Tre potenti nemici

I tre potenti nemici (sanrui no goteki)
San=tre, rui=tipi, no=di, go=forte, potente teki=nemico. Il Sutra del Loto insegna che è inevitabiile incontrarli, quando il movimento di kosen-rufu avanza. Sono i laici ignoranti, i preti intrig

Diffondere la dottrina corretta provoca le persecuzioni
Nel tredicesimo secolo Nichiren Daishonin si accinse a ristabilire le basi corrette dell’insegnamento buddista sfidando la miriade di scuole buddiste giapponesi del suo tempo, più interessate a conquistare una fetta di potere secolare attraverso collusioni con i vari esponenti governativi che alla felicità della gente. Turbato dal caos che regnava nel mondo politico, sociale e religioso e che si rifletteva nell’ambiente naturale sotto forma di calamità che procuravano enormi sofferenze alla popolazione, egli aveva studiato tutti i sutra di Shakyamuni e i commentari dei grandi maestri successivi fino a giungere alla conclusione che Nam-myoho-renge-kyo, l’essenza del Sutra del Loto era l’insegnamento corretto per trasformare il suo tempo, per permettere alle persone della sua epoca e di quelle future di raggiungere l’Illuminazione. Nichiren Daishonin verificò con la sua vita le parole del Sutra del Loto, fra cui la descrizione degli ostacoli che il suo devoto avrebbe dovuto inevitabilmente incontrare come effetto della sua opera di propagazione. Subì una lunga serie di persecuzioni che, invece di amareggiarlo e scoraggiarlo, lo colmarono di “immensa gioia” perchè gli permisero di attestare la validità degli insegnamenti buddisti.

La descrizione dei tre potenti nemici nel Sutra del Loto
I mandanti di queste persecuzioni, la cui apparizione era stata predetta nel tredicesimo capitolo del Sutra del Loto, Esortazione alla devozione sono tre categorie di persone che il Gran Maestro Miao-lo avrebbe chiamato in seguito “i tre potenti nemici”. Nella famosa “strofa di venti versi” del capitolo tredicesimo (vedi SDL, 13, 253-254) si legge: «Ci saranno molte persone ignoranti che ci malediranno e parleranno male di noi; ci attaccheranno con spade e bastoni». Questa è il primo potente nemico (zokushu zojoman), laici ignoranti di Buddismo che denunciano e attaccano il devoto del Sutra del Loto. La seconda categoria viene così descritta: «In quell’epoca malvagia ci saranno monaci di saggezza perversa, adulatori e sleali». È il secondo potente nemico (domon zojoman): preti intriganti e presuntuosi che «pretendono di aver conseguito ciò che non hanno conseguito» e calunniano i devoti del Sutra del Loto. La terza categoria di potenti nemici (sensho zojoman) sono preti riveriti come santi dall’opinione pubblica che per paura di perder fama e profitto inducono le autorità secolari a perseguitare il devoto del Sutra del Loto. Come afferma il sutra: «Avidi di vantaggi materiali e sostegni, predicheranno la Legge ai laici vestiti di abiti bianchi e saranno rispettati e riveriti dal mondo quasi fossero arhat in possesso dei poteri sovrannaturali […] cercando costantemente di diffamarci nelle grandi assemblee, si rivolgeranno ai sovrani, agli altri dignitari, ai brahmani e ai capifamiglia […] calunniandoci e parlando male di noi».

Oggi come ai tempi del Daishonin
Ieri come oggi, qualsiasi movimento che miri sinceramente a diffondere Nam-myoho-renge-kyo e il messaggio del Sutra del Loto, che attribuisce supremo valore alla dignità della vita di ogni singola persona, inevitabilmente a un certo punto della sua crescita è destinato a incontrare i tre potenti nemici. I tre potenti nemici apparvero puntualmente a contrastare Nichiren Daishonin, che dedicò la sua vita a diffondere la Legge. La sua prima persecuzione fu a opera di una banda di seguaci Nembutsu, laici ignoranti di Buddismo, sobillati dai preti di questa setta e di altre sette che temevano che il Daishonin insidiasse il loro potere e la loro credibilità. E nell’ultima persecuzione, la più grave in cui fu quasi decapitato e poi esiliato sull’isola di Sado, ai primi due si unì anche il terzo potente nemico, i capi religiosi delle varie sette che con ogni mezzo lecito e illecito indussero le autorità governative a perseguitare il Daishonin. Il Daishonin affrontò ogni persecuzione spinto dal desiderio di salvare tutte le persone, deciso a sconfiggere l’arroganza del potere che non rispetta le persone. Un desiderio altruistico che produce un coraggio senza limiti grazie al quale poté manifestare lo stato vitale di Buddità, ed ebbe sempre la meglio sui tre potenti nemici, dimostrando così ai suoi discepoli, di tutte le epoche, la strada da seguire.

 

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