Quattro debiti di gratitudine

Shion sho
Gosho Zenshu, pag. 935
Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 7 pag. 129

Chi studia il Buddismo deve assolutamente ripagare i quattro debiti di gratitudine. Secondo il Sutra Shinjikan, il primo debito di gratitudine è quello verso tutti gli esseri viventi. Se non fosse per essi, non sarebbe possibile fare il voto di salvare innumerevoli esseri viventi. Inoltre, se non fosse per le persone malvagie che li perseguitano, come potrebbero i bodhisattva accrescere i loro meriti?
Il secondo debito di gratitudine è quello per il padre e la madre: per nascere nei sei sentieri, è indispensabile avere dei genitori. Se uno nasce in una famiglia di assassini, di ladri, di gente che viola le regole di condotta o di gente che offende la Legge, benché egli non commetta tali colpe, partecipa del loro karma. Quanto ai miei genitori in questa esistenza, dandomi la vita mi hanno fatto diventare un credente nel Sutra del Loto. Perciò devo ai miei attuali genitori una gratitudine ancora più grande che se fossi nato nella famiglia di Bonten, Taishaku, dei quattro grandi Re celesti o di un Re che gira la ruota1 e avessi ereditato il triplice mondo o i quattro continenti e fossi venerato dalle quattro categorie di credenti2 nei mondi umani e celesti.
Il terzo è il debito di gratitudine dovuto al sovrano. Grazie alla benevolenza del sovrano, possiamo riscaldare il nostro corpo nelle tre luci del cielo3 e possiamo mantenerci in vita con i cinque cereali4 della terra. Per di più in questa esistenza ho potuto aver fede nel Sutra del Loto e ho incontrato un sovrano che mi ha permesso di liberarmi dalle sofferenze di nascita e morte in questa vita. Come posso stupidamente serbargli rancore per l’insignificante male che mi ha fatto?
Il quarto è il debito di gratitudine dovuto ai tre tesori. Quando Shakyamuni si impegnò per innumerevoli kalpa nelle pratiche dei bodhisattva, accumulò ogni genere di fortuna e di meriti. I benefici che aveva ottenuto li divise in sessantaquattro parti, una delle quali la tenne per sé, mentre le altre sessantatré le lasciò in questo mondo: «Ci sarà un’epoca in cui predomineranno le cinque impurità, fioriranno le eresie e le persone che offendono la Legge riempiranno il mondo. Le innumerevoli divinità benevolenti private del gusto della Legge esauriranno la loro autorità e il loro potere. Il sole e la luna perderanno la loro luce, i draghi celesti non faranno cadere la pioggia e le divinità della terra diminuiranno la fertilità del suolo e alberi e piante, radici e foglie, fiori e frutti perderanno le proprietà medicinali e i sette sapori5. Anche i re che hanno osservato i dieci buoni precetti6 diventeranno avidi, collerici e stupidi, i figli non rispetteranno i genitori e si romperanno i legami dei sei parenti7. I miei discepoli, pur radendosi il capo, saranno ignoranti e senza precetti e, abbandonati anche dalle divinità tutelari, non avranno di che vivere. Per sostenere la vita di questi monaci e monache [lascio loro sessantatré parti dei miei meriti]».
Inoltre, i benefici dello stato di Budda conseguito come effetto della sua pratica, li divise in tre parti di cui ne utilizzò per sé solo due: infatti egli avrebbe dovuto vivere fino all’età di centoventi anni, ma morì dopo gli ottant’anni, offrendo a noi gli altri quarant’anni. Anche adoperando tutta l’acqua dei quattro oceani8 per stemperare l’inchiostro, bruciando tutti gli alberi e le piante per fare l’inchiostro, raccogliendo i peli di tutti gli animali per fare i pennelli e usando tutte le superfici dei mondi delle dieci direzioni come carta per descrivere la nostra riconoscenza, non potremmo mai ripagare il debito di gratitudine per il Budda.
Quanto al debito di gratitudine per la Legge, la Legge è la maestra di tutti i Budda. I Budda sono rispettabili grazie alla Legge. Perciò, chi vuole ripagare il debito di gratitudine dovuto al Budda, deve ripagare il debito di gratitudine verso la Legge.
Infine, per quanto riguarda il debito di gratitudine per il prete, il tesoro del Budda e il tesoro della Legge sono invariabilmente perpetuati dal prete. Per fare un esempio, se non c’è legna da ardere, non c’è fuoco e, se non c’è terra, gli alberi e le piante non crescono. Allo stesso modo, anche se il Buddismo esisteva, senza i preti che lo hanno studiato e trasmesso, non avrebbe potuto propagarsi attraverso i duemila anni del Primo e Medio giorno fino all’Ultimo giorno della Legge. Per questo il Sutra Daijuku (della Grande assemblea) afferma: «Supponete che nel quinto periodo di cinquecento anni qualcuno tormenti monaci ignoranti e senza precetti accusandoli di qualche colpa. Sappiate che quell’uomo sta spegnendo la grande torcia del Buddismo». È veramente difficile ripagare il debito di gratitudine che dobbiamo al prete!
Pertanto dobbiamo ripagare il debito di gratitudine ai tre tesori. Nel tempi antichi, c’erano santi come Sessen Doji, il bodhisattva Jotai9, il bodhisattva Yakuo, il re Fumyo10 e altri. Tutti costoro offrirono [la propria vita], o dando il corpo in pasto a un demone, o vendendo il sangue e il midollo, o bruciando il braccio o offrendo la testa. I comuni mortali dell’Ultimo giorno invece, pur ricevendo i benefici dei tre tesori, non ripagano il debito di gratitudine. Come potranno mai raggiungere la Via del Budda? I Sutra Shinjikan, Bommo e altri affermano che coloro che studiano il Buddismo e ricevono il precetto della perfetta e immediata Illuminazione devono assolutamente ripagare i quattro debiti di gratitudine. Io non sono che un comune mortale ignorante il cui corpo è fatto di carne e sangue, non mi sono liberato neppure di una frazione delle tre categorie di illusioni, eppure, poiché per la causa del Sutra del Loto sono stato insultato, calunniato, attaccato con spade e bastoni e mandato in esilio, penso di potermi paragonare ai grandi santi che si bruciarono il braccio, si spezzarono le ossa e offrirono la testa. Per questo provo un’immensa gioia.

note:

1] Re che girano la ruota: sovrani ideali della mitologia indiana. Nel Buddismo, sono i re che governano il mondo con la giustizia e non con la forza. Posseggono trentadue caratteri distintivi e governano i quattro continenti che circondano il monte Sumeru girando la ruota ricevuta dal cielo al momento dell’incoronazione. La ruota può essere d’oro, d’argento, di rame e di ferro.

2] Quattro categorie di credenti: monaci, monache, credenti laici e laiche.

3] Tre luci del cielo: la luce del sole, della luna e delle stelle.

4] Cinque cereali: grano, riso, fagioli e due tipi di miglio. Cereali in genere.

5] Sette sapori: dolce, pungente, acre, amaro, salato, stringente e sapore sottile.

6] Dieci buoni precetti: proibizioni contro le dieci azioni malvagie citate nella nota 2. Nascere re era ritenuto effetto della fortuna accumulata in esistenze precedenti osservando i dieci precetti.

7] Sei parenti: padre, madre, fratello maggiore, fratello minore, moglie, figlio o figlia. Secondo un’altra classificazione, sono: padre, figlio o figlia, fratello maggiore, fratello minore, marito e moglie.

8] Quattro oceani: secondo la visione indiana del mondo, circondano i quattro continenti.

9] Jotai: bodhisattva che appare nei Sutra Hannya. Egli non si curava di fama e ricchezza, ricercava solo la perfetta saggezza.

10] Fumyo: nome di Shakyamuni in un’esistenza precedente quando era impegnato nella paramita dell’osservanza dei precetti.

cenni
storici

Questa lettera, datata 16 gennaio 1262, è indirizzata a Kudo Sakon-no-jo Yoshitaka, conosciuto anche come Kudo Yoshitaka, signore di Amatsu, nella provincia di Awa. Nichiren aveva allora quarantuno anni e si trovava in esilio a Izu. Si ritiene che Yoshitaka sia diventato discepolo di Nichiren nel 1256, nello stesso periodo di Shijo Kingo e Ikegami Munenaka. Durante l’esilio del Daishonin, Kudo Yoshitaka mantenne una fede pura e continuò a inviare offerte al maestro. Rimase ucciso, insieme a Kyonin-bo – un altro discepolo del Daishonin – durante la persecuzione di Komatsubara, nel novembre del 1264, dove era accorso per proteggere il Daishonin, attaccato da Tojo Kagenobu e i suoi soldati: in quel combattimento il Daishonin stesso fu ferito alla fronte da un colpo di spada e si fratturò la mano sinistra. Questo è l’unico Gosho ancora esistente indirizzato a Kudo Yoshitaka. Il 28 aprile 1253 Nichiren aveva proclamato Nam-myoho-renge-kyo e iniziato le attività di propagazione. Il 16 luglio del 1260, aveva inviato alle autorità il Rissho ankoku ron (Adottare la dottrina corretta per la pace nel paese), per questo si era attirato le ire dei discepoli della setta Nembutsu. Un mese dopo, il 27 agosto del 1260, un gruppo di seguaci Nembutsu attaccò la sua capanna, a Matsubagayatsu, con l’intenzione di ucciderlo: fortunatamente Nichiren, avvertito, riuscì a fuggire e si rifugiò nella dimora di Toki Jonin. L’anno successivo, nella primavera del 1261, tornò a Kamakura e riprese le attività di propagazione. A seguito delle calunnie dei preti Nembutsu, venne arrestato con il reato di diffamazione e il 12 maggio del 1261, senza alcun processo, il governo decretò per il Daishonin la pena dell’esilio. Il luogo prescelto fu la penisola di Izu, una roccaforte della setta Nembutsu, dove rimase quasi due anni. Ottenne infatti il perdono il 22 febbraio 1263.

spiegazione

a cura di
anna conti

All’inizio di questa lettera Nichiren manifesta la sua gioia riguardo all’esilio, perché è la prova di ciò che è scritto nel Sutra del Loto, e grazie a questo ha potuto «praticare il Sutra ventiquattro ore al giorno, anche senza doverci pensare» (SND, 7, 133). Egli è perfettamente consapevole di subire persecuzioni poiché propaga il Sutra del Loto: «Sono incolpato unicamente per aver cercato di diffondere il Sutra del Loto – afferma – […] Non riesco a esprimere la mia gioia al pensiero che una persona così umile, ignorante e senza precetti, sia menzionata nel Sutra del Loto predicato più di duemila anni fa, e che il Budda abbia profetizzato le persecuzioni che avrebbe subito. […] Quale gioia più grande potrebbe esistere per chi nasce essere umano?» (ibidem, pagg. 132-133).
«Ciò dimostra la vastità del suo stato vitale che gli permise di considerare le persecuzioni che incontrava per il Sutra del Loto come una gioia suprema – scrive il presidente della SGI Daisaku Ikeda nel Mondo del Gosho – […] Il suo comportamento esprime un coraggio assoluto pur mantenendo una profonda umanità. Ogni volta che il Daishonin incontrava una persecuzione diventava più forte e capace. Questo perché manifestava dentro di sé la forza vitale del Tathagata che mette a repentaglio la sua vita per la Legge» (Il Nuovo Rinascimento, n. 280, pag. 17).

Chi studia il Buddismo deve assolutamente ripagare i quattro debiti di gratitudine.

Il concetto di gratitudine è molto importante nel Buddismo, così come in altre religioni e culture. La sua importanza è riconosciuta universalmente: per millenni ripagare i debiti di gratitudine è stato un principio guida per gli esseri umani. Nel Buddismo è considerato un’azione da Bodhisattva che pone i semi per l’Illuminazione ed è la chiave per aprire e sviluppare la nostra vita.
Il desiderio di ripagare i debiti di gratitudine è stato al centro della vita del Daishonin, che ha sempre manifestato una grande umanità e una profonda riconoscenza, come dimostra nelle sue lettere in cui non solo ha parole di ringraziamento per i discepoli che gli inviavano offerte, ma anche per coloro che lo perseguitavano. «Proprio le persone che mi hanno falsamente accusato e il governante che mi ha esiliato sono le persone con le quali ho il più profondo debito di gratitudine», così affermava nonostante le innumerevoli persecuzioni e minacce alla sua vita (SND, 7, 134).
In una spiegazione del Gosho L’esilio di Izu Ikeda afferma: «La gratitudine è fonte di umanità… Fa di una persona un vero essere umano. […] Il senso di gratitudine rafforza e nobilita la vita, mentre dare per scontato i favori e l’aiuto che abbiamo la fortuna di ricevere può renderci meschini (Gli eterni insegnamenti di Nichiren Daishonin, Esperia, pag. 17).
Nella realtà di tutti i giorni è spesso difficile esprimere con naturalezza questo sentimento tanto nobile: a volte è considerato come qualcosa di superfluo o di scontato e spesso il nostro orgoglio ci impedisce di manifestarlo, soprattutto quando la nostra vita è chiusa in se stessa.
Persino nel mondo animale, dominato dall’istinto, esistono manifestazioni di gratitudine, a maggior ragione dovrebbero esserci tra gli esseri umani, proprio come spiega il Daishonin: «La vecchia volpe non dimentica la collinetta in cui è nata, e la tartaruga bianca ripagò il favore ricevuto da Mao Pao. Persino gli animali conoscono la gratitudine, a maggior ragione dovrebbero conoscerla gli esseri umani. […] Ma per ripagare questi grandi debiti (chi si dedica al Buddismo) deve assolutamente studiare a fondo la Legge buddista e diventare un saggio» (SND, 2, 115-116).
«Studiare a fondo la Legge buddista» significa mettere in pratica l’insegnamento buddista nelle nostre azioni, utilizzando la saggezza che emerge dal nostro cuore ogni qualvolta preghiamo il Gohonzon con sincerità: questo richiede un impegno continuo per far sì che il nostro “essere buddisti” viva nella quotidianità e non rimanga pura teoria.
Secondo il Buddismo, non solo abbiamo debiti di gratitudine verso molte persone o entità, ma vi sono anche tre metodi per ripagare i debiti di gratitudine, in ordine crescente di significato. Il primo è fornire i mezzi necessari a sostenere la vita: ad esempio dare cibo e vestiti a una persona, o pagare le tasse al governo. Il secondo è non andare contro quella persona o contro le volontà del governo. Il terzo – il migliore ma anche il più difficile – consiste nel manifestare nella nostra vita la Buddità e utilizzare questa condizione vitale per condurre le altre persone alla felicità e per migliorare la società intera.
Il Daishonin è consapevole di quanto sia difficile questo terzo percorso, ciononostante ci incoraggia continuamente in questa direzione.

Secondo il Sutra Shinjikan … come potrebbero i bodhisattva accrescere i loro meriti?

Senza gli esseri viventi per i bodhisattva sarebbe difficile realizzare il grande desiderio di salvare la gente dalla sofferenza.
Gli esseri viventi sembrano separati gli uni dagli altri, in realtà fanno tutti parte della grande vita cosmica: nessun fenomeno esiste in sé, ma solo in relazione a tutto il resto del mondo; tramite questo principio (engi, origine dipendente) il Buddismo insegna che siamo legati gli uni agli altri e nessuno può vivere isolato.
Proprio perché esistono le altre persone noi possiamo fare la nostra rivoluzione umana, perciò il nostro debito verso gli altri è immenso. Anche grazie alle persone che ci creano difficoltà o sofferenza possiamo migliorare e rafforzare la nostra vita.
Succede spesso, ad esempio, che proprio quando abbiamo problemi con qualcuno – che sia un familiare, un’amica, un collega, ecc. – ci sforziamo di recitare Daimoku con più forza e convinzione, e quest’azione fa emergere dalla nostra vita uno stato vitale così alto che ci permette di affrontare le difficoltà con grande coraggio. La via della Buddità non esiste distaccata dalla sofferenza, anzi più grande è la sofferenza, più grandi saranno i benefici.
Da un punto di vista più ampio ripagare il debito di gratitudine verso gli esseri viventi significa far conoscere l’insegnamento di Nichiren, propagare Nam-myoho-renge-kyo, donare a tutte le persone il seme per l’ottenimento della Buddità.

Il secondo debito di gratitudine … dalle quattro categorie di credenti nei mondi umani e celesti.

Anche in Ripagare i debiti di gratitudine, Nichiren afferma: «A maggior ragione chi si dedica al Buddismo non dovrebbe dimenticare la gratitudine verso i genitori…» (SND, 2, 116).
Spesso i figli si ribellano ai genitori, in certi casi li accusano di essere la causa della loro insoddisfazione o infelicità. Questo contrasto generazionale può essere particolarmente ricorrente negli anni dell’adolescenza e nella prima giovinezza, poi, con gli anni, i conflitti tendono a placarsi e nella maggior parte dei casi si riesce a ricreare un buon rapporto con i genitori. Al di là delle storie personali, il Buddismo insegna che ciascuno di noi ha un grande debito di gratitudine verso i genitori. Prima di tutto perché ci hanno donato la vita, il bene più prezioso: grazie a loro siamo nati come esseri umani e abbiamo così avuto la possibilità di incontrare il Buddismo di Nichiren Daishonin in questa esistenza. Per questo, qualunque siano le circostanze in cui viviamo, dovremmo sempre essere disponibili e benevoli verso i nostri genitori. «L’inferno esiste nel cuore di chi disprezza suo padre e non si cura di sua madre», ci avverte Nichiren nel Gosho di Capodanno (SND, 4, 271).
Nel caso in cui i nostri genitori siano defunti, possiamo ripagare il nostro debito pregando sinceramente ogni giorno per la loro eterna felicità. Mentre sono in vita, possiamo manifestare in tanti modi il nostro amore e la nostra gratitudine, ad esempio prendendoci cura di loro, assistendoli in caso di malattia, sostenendoli economicamente laddove fosse necessario.
A questo proposito, Daisaku Ikeda dice: «In una lettera al giovane Nanjo Tokimitsu il Daishonin scriveva: “Anche quando si desidera far felici i nostri genitori ma non ci è possibile, si dovrebbe sorridere loro almeno due, tre volte al giorno”. I genitori sono sinceramente felici quando vedono i volti radiosi dei loro figli, i cui sorrisi sono come raggi di sole che pervadono i loro cuori. Questo comportamento nei confronti dei genitori è coerente con il Buddismo. Non vi è fonte di gioia più grande di avere un figlio sereno e responsabile, del quale si possa dire: “Che figlio meraviglioso!”. […] Penso sia naturale continuare a pregare sinceramente perché i propri genitori raggiungano l’illuminazione» (Il Nuovo Rinascimento, n. 113, pag. 18).
Provare gratitudine per i genitori non vuol dire solamente essere figli affettuosi, premurosi, consapevoli di quanto hanno fatto per noi, e quindi ripagarli, ma significa prima di tutto manifestare la gioia di vivere e realizzare una vita che ci soddisfi pienamente, tanto che ringraziare mamma e papà per averci messo al mondo diventa un atto spontaneo, naturale.

Il terzo è il debito di gratitudine … per l’insignificante male che mi ha fatto?

Il terzo debito di gratitudine è verso il sovrano o, in termini moderni, verso la società in cui viviamo.
Nella nostra epoca si tende a considerare l’individuo e la società come due entità a se stanti, in realtà siamo individui sociali, di continuo in relazione con gli altri. Nella Proposta di pace di quest’anno il presidente Ikeda scrive: «Quando Ortega Y Gasset afferma: “Io sono me stesso più il mio ambiente; se io non lo salvo, non posso salvare me stesso”, […] stava dando voce a un imperativo che tutti dovremmo considerare, e cioè che non c’è “sé” senza “l’altro”, non c’è umanità senza natura. In questo stesso senso il fondatore della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi, nella sua opera La geografia della vita umana del 1903 affermò con grande preveggenza: “Nobili sentimenti come la compassione, la buona volontà, l’amicizia, la gentilezza, l’onestà e la semplicità non possono essere coltivati con successo al di fuori della comunità locale» (Buddismo e società, n. 97, pag. 44).
Secondo il Buddismo esiste unicità tra vita e ambiente: la nostra vita comprende anche le nostre famiglie, i nostri amici, la società e i luoghi in cui viviamo, e persino l’universo. Questo è il motivo per cui ogni nostro cambiamento interiore si traduce in un cambiamento nell’ambiente in cui viviamo. «L’ambiente è come l’ombra e la vita come il corpo, senza il corpo non può esistere ombra» afferma Nichiren «Allo stesso modo, senza vita non può esistere ambiente, anche se la vita è sostenuta dal suo ambiente» (SND, v. 6, p. 130). Ogniqualvolta ci dedichiamo alla nostra rivoluzione umana e ci impegniamo ad aiutare le altre persone, ci sarà inevitabilmente un cambiamento positivo nella società, proprio come si legge nella prefazione al romanzo La rivoluzione umana: «Una grande rivoluzione nel carattere di una sola persona permetterà di realizzare un cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità…».

Il quarto è il debito di gratitudine … non potremmo mai ripagare il debito di gratitudine per il Budda.

Ripagare i debiti di gratitudine verso i tre tesori (il Budda, la Legge e il prete) nel Buddismo è fondamentale.
Dedicandoci ai tre tesori ripaghiamo anche il debito di gratitudine verso gli esseri viventi, verso i nostri genitori e verso la società.
Il primo dei tre tesori è il Budda. In questo Gosho il Daishonin spiega che Budda equivale a compassione. Per questo, nonostante le difficoltà dell’esilio, il suo pensiero costante era rivolto alla felicità di ogni persona. Attraverso il suo comportamento ci insegna a vivere con grande benevolenza verso ogni essere vivente, e con il grande desiderio di vederli felici quanto noi stessi, proprio come recita il Sutra del Loto:

Questo è il mio pensiero costante:
come posso far sì che tutti gli esseri viventi
accedano alla via suprema
e acquisiscano rapidamente il corpo del Budda?
(SDL, 16, 305)

Dedicarsi agli altri è il modo migliore per ripagare il debito di gratitudine al Budda. Nel suo discorso di investitura del 3 maggio 1951 Josei Toda disse: «Se la nostra mente è la stessa del Budda e noi desideriamo dedicarci sinceramente alla causa di kosen-rufu, spinti da un amore sincero per gli esseri umani, dobbiamo necessariamente sviluppare l’azione di shakubuku, la via migliore per realizzare la felicità individuale e contemporaneamente dare un contributo alla prosperità della nazione» (Il Nuovo Rinascimento, n. 259, pag. 17).

Quanto al debito di gratitudine per la Legge … deve ripagare il debito di gratitudine verso la Legge.

Il secondo dei tre tesori è la Legge. «La Legge è la maestra di tutti i Budda»: da questa frase si comprende l’importanza del tesoro della Legge. I sutra precedenti al Sutra del Loto lodavano i benefici del Budda, mentre nel Sutra del Loto la Legge è più importante della persona.
Il Daishonin ci insegna a basarci sulla Legge, non sulla persona. Così ne parla Ikeda nel Mondo del Gosho: «Anche Nichiren Daishonin, sia nella pratica personale che insegnando ai discepoli, diede sempre particolare importanza alla frase: “Segui la Legge, non le persone”. La fede nel Buddismo del Daishonin è sempre fondata sulla Legge. Noi pratichiamo la Legge e noi la diffondiamo» (Il Nuovo Rinascimento, n. 272, pag. 11). Abbracciando e avendo fede in questa Legge – Nam-myoho-renge-kyo – ogni persona, senza eccezione, può manifestare il suo vero io, la sua natura di Budda, ossia può raggiungere la Buddità in questa esistenza. Per noi membri della SGI, ripagare i debiti di gratitudine alla Legge significa propagare Nam-myoho-renge-kyo condividendo con gli altri le nostre esperienze di fede, incoraggiandoci e sostenendoci l’un l’altro. Nel Gosho Ripagare i debiti di gratitudine, Nichiren scrive: «Il sutra del Nirvana dice: “Basatevi sulla Legge, non basatevi sulla persona”. Basarsi sulla Legge significa basarsi sui vari sutra; non basarsi sulla persona significa che, all’infuori del Budda, non bisogna basarsi su nessun altro, né sui bodhisattva Fugen o Manjushiri, né sui vari maestri summenzionati» (SND, 2, 119-120).
Questo è un monito per tutti noi credenti: durante il nostro percorso di fede c’è sempre il rischio di appoggiarsi a qualcuno, a qualche persona che ci piace particolarmente, o a qualcuno con un carisma particolare, ma Nichiren ci esorta a basarci solo su Nam-myoho-renge-kyo, e a costruire una fede forte e autonoma, in cui ciò che conta siamo noi e il Gohonzon, noi e Nam-myoho-renge-kyo, noi e Nichiren Daishonin.
Non è sempre facile mantenere questa consapevolezza, per questo è fondamentale, nella nostra pratica quotidiana, mantenere un fresco spirito di ricerca e il desiderio di approfondire ogni giorno la nostra fede, anche attraverso lo studio dei Gosho, dei principi fondamentali e dei discorsi dei tre presidenti Makiguchi, Toda e Ikeda.

Infine, per quanto riguarda il debito … sono invariabilmente perpetuati dal prete.

Il terzo dei tre tesori è il prete, o il sangha, la comunità dei credenti. Senza il prete che insegna e propaga correttamente il Buddismo, non esistono neanche il tesoro del Budda e della Legge. Nel Buddismo di Nichiren, il tesoro del Budda è Nichiren Daishonin, il tesoro della Legge è Nam-myoho-renge-kyo, il tesoro del prete è Nikko Shonin, che ha ereditato gli insegnamenti di Nichiren e li ha trasmessi alle generazioni successive fino ai nostri giorni. Nikko non solo ha trasmesso correttamente gli insegnamenti di Nichiren, ma ha dimostrato come vivere da discepolo di Nichiren. Inoltre, nei suoi Ventisei ammonimenti ha severamente ripreso preti e laici; ad esempio nell’articolo 8 scrive: «I monaci che non hanno la padronanza della filosofia buddista e che non cercano altro che celebrità e profitto non sono miei discepoli», e ancora nell’articolo 17: «Non bisogna seguire chi formula princìpi erronei, anche se è il patriarca in persona» (DuemilaUno n. 68, pag. 12).
Nella storia della Nichiren Shoshu, molti preti e patriarchi, nonostante fossero esperti di teoria buddista, non solo hanno praticato in modo scorretto, ma hanno anche cercato di distruggere la purezza degli insegnamenti del Daishonin: l’attuale patriarca Nikken è un esempio eclatante di questo modo di fare. Rispetto alla corruzione del clero attuale della Nichiren Shoshu afferma Ikeda (Il Nuovo Rinascimento, n. 151, pagg. 16-17): «La setta Nikken non rispecchia alcuna delle quattro virtù e non mette in pratica i quattro debiti di gratitudine che il Daishonin ha insegnato. Il clero, oggi, non è un degno figlio del Daishonin, e non è fedele a colui che incarna le tre virtù del sovrano, maestro e genitore. I preti si dimostrano inoltre privi di autentica compassione nei confronti della gente. È questo un esempio di come il clero viva nella più totale inosservanza degli insegnamenti racchiusi nel Gosho. Per questa ragione la SGI, che sostiene la verità insegnata dal Daishonin, si oppone agli errori della setta Nikken. Il clero ha cercato di sopprimere la nostra associazione, ma la sua colpa è di aver attaccato gli insegnamenti del Daishonin» (per un approfondimento sulla storia della Nichiren Shoshu vedi DuemilaUno n. 68 e n. 76).
Quasi cinquant’anni fa, nel novembre 1953, durante una riunione generale della Soka Gakkai, il presidente Toda così spiegò il significato originale del termine buddista “prete” (giapponese: so): «Un prete è una persona qualificata a guidare la società e a condurre le persone verso la felicità.
Nella nostra epoca, chi sta svolgendo la “funzione del prete”? Tutti noi membri della SGI, che pratichiamo correttamente il Buddismo di Nichiren Daishonin e lo diffondiamo in tutto il mondo. È importante essere consapevoli che attualmente la SGI è l’unica organizzazione che sta realizzando gli obiettivi di Nichiren Daishonin. Con la guida dei primi tre presidenti, infatti, la Soka Gakkai ha fatto proprio il grande desiderio di kosen-rufu e l’ha diffuso in 185 paesi.
«La Soka Gakkai cerca di creare solidarietà tra la gente – disse Ikeda durante una riunione a Milano nel 1994 – tramite la compassione basata sul condividere la sofferenza degli altri. […] È tramite la SGI che il Buddismo di Nichiren Daishonin ha messo forti radici nel cuore degli italiani, degli europei e dei popoli di tutto il mondo. È un fatto indiscutibile, ed è successo perché gli insegnamenti del Buddismo non sono stati applicati in modo superficiale o astratto, ma messi in pratica nella vita e nella comunità dai nostri membri di ogni nazione. E questo non cambierà mai» (Il Nuovo Rinascimento, n. 150, pag. 6).
Ancora oggi, più di allora, questo dovrebbe essere il nostro impegno: approfondire giorno dopo giorno la nostra fede per vivere nella nostra vita, “ventiquattro ore al giorno”, il cuore dell’insegnamento di Nichiren Daishonin. 

Bibliografia

Il Nuovo Rinascimento n.283 1 giugno 2003

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Un pensiero su “Quattro debiti di gratitudine

  1. GRAZIE PER LA SPIEGAZIONE NON AVEVO IL GOSHO PER QUESTO MESE MI è SCADUTO L ABBONAMENTO , è UN PERIODO MOLTO DIFFICILE DOVE STO CERCANDO DI FAR EMERGERE LA FEDE DAL MIO CUORE SENTIRE LA COMPASSIONE SGORGARE DALLA MIA VITA. SENTIRE DI POTER TRASFORMARE LA MIA SOFFERENZA IN GIOIA .
    NMHO

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