La trasformazione del karma

di Katsuji Saito

 Il Daishonin espose il principio della trasformazione del karma all’epoca dell’esilio di Sado. Poiché tale persecuzione non fu diretta soltanto a lui ma colpì pesantemente anche i suoi discepoli, causando loro sofferenza, Nichiren volle indicare l’atteggiamento da avere davanti a tali difficoltà attraverso il principio del cambiamento del karma. Spiegò che stavano affrontando questi problemi per espiare le offese karmiche commesse nel passato e raggiungere la condizione vitale di Buddità. Tali persecuzioni erano quindi occasioni uniche per ottenere l’Illuminazione.
Il presidente Ikeda nel Mondo del Gosho afferma: «Il principio della trasformazione del karma è uno degli insegnamenti che mettono maggiormente in luce l’umanesimo del Buddismo di Nichiren. Il Daishonin lo espose all’epoca dell’esilio di Sado perché c’erano tantissimi discepoli sinceri e devoti che stavano improvvisamente affrontando una dura repressione. E poiché considerava le loro sofferenze come se fossero le proprie spiegò perché, in quanto buddisti, dovevano incontrare simili difficoltà. Così si concentrò sulla spiegazione del karma, che è l’origine della sofferenza» (Il mondo del Gosho, quindicesima puntata, di prossima pubblicazione sul Nuovo Rinascimento).

Il principio generale della trasformazione del karma nel Buddismo
Originariamente, nell’India antica, la parola “karma” indicava le azioni, commesse nel passato, che determinano la felicità o l’infelicità di una persona in questa vita, concetto che fu adottato dal Buddismo. Il termine “karma” comprende sia il buono che il cattivo karma, ma viene più spesso usato per spiegare come un particolare karma negativo produca effetti negativi nella vita presente.
Poiché il principio del karma afferma che tutte le cause di felicità o infelicità risiedono nelle vite passate, ha il risvolto negativo di indurre nelle persone un atteggiamento passivo nei confronti della propria esistenza, che appare predestinata e impossibile da cambiare.
Il Buddismo invece, pur ammettendo che sono le cause poste nel passato a creare il presente, insegna che è possibile nel presente determinare il proprio futuro, attraverso i pensieri, le parole e le azioni basate sul libero arbitrio individuale.
Tuttavia, negli insegnamenti provvisori precedenti al Sutra del Loto, il ruolo del libero arbitrio non era ancora compreso esattamente. Non si può negare che nell’evoluzione del Buddismo fu dimenticato il punto di partenza originario [espresso nel Sutra del Loto, ndr] e che divenne dominante l’idea di un karma che vincola la vita dell’individuo. Dire alle persone che avevano accumulato un numero incalcolabile di offese dalle vite precedenti fino a quella presente le faceva sentire impotenti e senza alcuna speranza di sradicare una mole così imponente di karma.
L’assunzione di fondo è che fosse impossibile nell’esistenza presente espiare tutte le azioni negative – il karma – accumulate nel corso di infiniti kalpa e che al massimo si poteva sperare di ridurre, in minima parte, questo saldo negativo nella profondità della propria vita. Contemporaneamente si sarebbe continuato ad accumulare altro karma negativo, rimanendo bloccati in un ciclo che avrebbe portato soltanto a essere afflitti da una sensazione di impotenza.
Gli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto avevano una visione inadeguata del karma e per questo motivo tale concetto veniva interpretato erroneamente.
Ciò era dovuto in parte anche all’intervento di preti dalle opinioni distorte, che sfruttavano la propria autorità religiosa per intimidire i fedeli, affermando che solo il clero aveva il potere di cancellare le offese passate liberando così le persone dalla prigionia del karma.
Nell’antica India il karma era un principio della religione brahmana: i preti sostenevano la possibilità di una rinascita in paradiso nella vita successiva solo grazie ai rituali religiosi celebrati dal clero. Un’idea simile fu sostenuta anche nell’insegnamento buddista.
Solo una religione autoritaria può cercare di asservire l’individuo strumentalizzando concetti come il karma pesante o le offese commesse in passato.

Le caratteristiche del principio della trasformazione del karma nell’insegnamento del Daishonin
Spiegando questo principio, il Daishonin afferma che il karma è qualcosa che si può combattere e superare. In altre parole, il suo approccio è basato sull’umanesimo e non sull’autoritarismo.
Permettetemi di elencare adesso alcune caratteristiche del principio del cambiamento del karma secondo Nichiren Daishonin facendo riferimento ad alcuni brani del Mondo del Gosho.
1) Il Buddismo di Nichiren Daishonin rivela esplicitamente quali siano il modo e la forza motrice per trasformare il karma (“manifestare la Buddità attraverso la lotta per proteggere la Legge”):
«Di fatto, il principio del cambiamento del karma che il Daishonin insegna è sostanzialmente identico ai due principi “gli ostacoli conducono all’Illuminazione” e “le persecuzioni conducono all’ottenimento della Buddità”, che abbiamo già discusso in precedenza.
SAITO: Il principio delle persecuzioni che conducono all’ottenimento della Buddità indica che superando persecuzioni e difficoltà, facendo scaturire la condizione vitale interiore della Buddità, noi possiamo rafforzare e temprare la nostra vita ottenendo l’Illuminazione in questa esistenza.
IKEDA: La dottrina del cambiamento del karma del Daishonin è un insegnamento che ponendo l’accento sulle difficoltà dell’esistenza rivela il principio per realizzare la trasformazione interiore della vita» (Ibidem).
2) Il Buddismo di Nichiren Daishonin parla del karma innanzitutto per spiegare come trasformarlo:
«IKEDA: È la rivelazione del principio di trasformazione del karma che può liberare le persone dal proprio destino. Il Buddismo parla del karma per spiegare come trasformarlo. In altri termini, esporre alle persone la teoria del karma senza spiegare fino in fondo i mezzi per cambiarlo significa interpretare erroneamente il Buddismo. Simili insegnamenti fanno soltanto sì che le persone rimangano prigioniere delle pastoie del fato» (Ibidem).
3) Il Daishonin ci esorta ad affrontare il nostro karma così com’è, puntando lo sguardo sulla nostra vita personale:
«Un’altra caratteristica distintiva del concetto di karma secondo il Daishonin è la severa attenzione che riserva all’analisi di se stessi. Ci insegna a riflettere più attentamente sul nostro karma e sulle azioni per cambiarlo, usando il potere della Legge che la vita possiede.
MORINAKA: Dunque per cambiare il karma dobbiamo guardare bene in faccia la nostra vita.
IKEDA: Esatto. Fronteggiando direttamente il nostro karma così com’è, affrontandolo a testa alta, possiamo far sgorgare lo stato vitale di Buddità» (Ibidem).
4) Nichiren Daishonin, basandosi sul Sutra del Loto secondo cui tutte le persone hanno la potenzialità di ottenere l’Illuminazione, incoraggia a non limitare la propria attenzione al karma individuale ma a cercare anche di agire per liberare tutti coloro che soffrono a causa del karma.
«Inoltre non dobbiamo limitarci a riflettere sul nostro karma personale. Una volta che ci siamo liberati dalle catene del karma dobbiamo adoperarci anche per liberare le altre persone che soffrono per lo stesso motivo. Questa è la strada per il raggiungimento della Buddità propria e degli altri.
Mentre lottiamo per cambiare il nostro karma, ci sforziamo di aiutare gli amici a cambiare il loro. Questo è il significato di tutte le attività della SGI, la strada della pratica buddista corretta» (Ibidem).

Le basi documentarie
Le basi documentarie del principio del cambiamento del karma secondo il Daishonin sono due: il principio dell’alleggerimento della retribuzione karmica esposto nel Sutra del Nirvana e la frase «dopo aver espiato le sue colpe» contenuta nel capitolo del Sutra del Loto dal titolo Il Bodhisattva mai sprezzante.
1)Il principio dell’alleggerimento della retribuzione karmica è uno dei fondamenti del principio del cambiamento del karma per Nichiren Daishonin. “Alleggerimento della retribuzione karmica” significa che, come beneficio della nostra pratica di proteggere la Legge, possiamo trasformare il pesante karma negativo accumulato dal passato e viverlo in maniera alleggerita. Questo principio suggerisce come sia possibile cambiare “l’effetto” del nostro karma.
Il Sutra del Loto insegna che la Legge mistica che ci permette di rivitalizzare la nostra vita esiste dentro di noi e ci consente di cambiare gli effetti del nostro karma.
2) Il brano che il Daishonin usa per spiegare il principio del cambiamento del karma è quello del capitolo Il Bodhisattva mai sprezzante del Sutra del Loto, che afferma: «Dopo aver espiato le sue colpe…». Esso rivela che il Bodhisattva mai sprezzante, rispettando ogni persona attraverso la pratica di salutarla e di recitarle il Sutra del Loto di ventiquattro caratteri, fu oggetto di grandi persecuzioni che gli permisero di espiare tutte le sue cause negative.
Come sapete, il Sutra del Loto di ventiquattro caratteri che recitava il Bodhisattva mai sprezzante afferma che non dovremmo mai trattare nessuno con disprezzo o arroganza perché tutte le persone otterranno senza alcun dubbio l’Illuminazione.
«Nutro per voi un profondo rispetto; non oserei mai trattarvi con disprezzo o arroganza. Perché? Perché voi tutti state praticando la via del bodhisattva e conseguirete certamente la Buddità» (Il Sutra del Loto, p. 20, 355).
Lo spirito di rispettare gli altri espresso nel Sutra del Loto di ventiquattro caratteri è l’essenza del Sutra del Loto. Il Bodhisattva mai sprezzante continuava a recitarlo e a riverire tutte le persone. Perciò fu perseguitato ma perseverò nella sua pratica e protesse la Legge, espiando così le proprie colpe.
Il capitolo Il Bodhisattva mai sprezzante conferma l’affermazione del Daishonin che si possono espiare le offese passate proteggendo la Legge.

La fede nel Sutra del Loto ci permette di trasformare il karma
In precedenza ho detto che una delle caratteristiche del principio del karma secondo il Daishonin è il fatto che ci incoraggia ad affrontarlo direttamente e a puntare il nostro sguardo su di esso. In Lettera da Sado il Daishonin stesso riflette a fondo sul proprio karma creato nelle vite precedenti ed esamina con franchezza la propria esistenza presente:
«Anche le persecuzioni che Nichiren sta subendo non sono che un effetto del karma passato. Il capitolo Fukyo afferma: “…Dopo aver espiato le sue colpe”, intendendo che il bodhisattva Fukyo fu insultato e percosso da innumerevoli persone che disprezzavano la Legge, a causa del suo karma passato. A maggior ragione questo è il caso di Nichiren che in questa esistenza è nato povero e umile in una famiglia chandala. Benché il mio cuore possa avere un po’ di fede nel Sutra del Loto, il mio corpo ha l’aspetto di un uomo, ma è un corpo animale che si è nutrito di pesce e pollo e fu concepito dai fluidi maschile e femminile. In questo corpo risiede il mio spirito, come la luna riflessa sull’acqua fangosa o l’oro contenuto in una borsa lurida. Poiché il mio cuore crede nel Sutra del Loto, non temo né Bonten né Taishaku ma il mio corpo è quello di un animale. A causa della disparità fra corpo e spirito, è naturale che gli stolti mi deridano. Il mio spirito, di fronte al corpo, è paragonabile alla luna e all’oro» (Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 4, pp. 73-74).
Egli esamina senza compromessi la sua vita, compresi i suoi natali e la sua condizione sociale, e afferma che le attuali condizioni sono l’inevitabile risultato del karma che ha creato nel passato.
Ma aggiunge anche che l’unica cosa su cui può contare è la “fede nel Sutra del Loto”, perché essa è la chiave per il cambiamento del karma.
La fede ci permette di costruire quello spirito forte che è una sola cosa con la Legge mistica e di attingere al potere illimitato della nostra Buddità intrinseca. Per questo il Daishonin afferma: «Poiché il mio cuore crede nel Sutra del Loto, non temo né Bonten né Taishaku». Bonten e Taishaku (in sanscrito Brahma e Shakra) secondo il pensiero indiano antico erano le due più potenti divinità che governano il mondo. La fede che il Daishonin nutriva nel Sutra del Loto, che gli permetteva di non temere nemmeno simili divinità, è il tipo di fede di chi è una sola cosa con la Legge mistica ed è in grado di manifestare la condizione vitale di Buddità.
Tuttavia il Daishonin non dice che il suo cuore è meraviglioso così com’è. Afferma che sebbene sia paragonabile alla luna o all’oro (in contrasto col suo corpo che fondamentalmente è quello di un animale), il cuore umano di per sé è veramente molto fragile.
Egli è consapevole della mutevolezza del cuore umano, che induce a intossicarsi delle illusioni e a soccombere ai miraggi della natura demoniaca. La via per cambiare il karma consiste nel superare questa debolezza interiore.
Così possiamo affermare che il cuore ha sia un aspetto debole sia un aspetto forte.

Combattere il male fondamentale dell’offesa alla Legge
Nel Buddismo di Nichiren Daishonin, la chiave per cambiare il karma è la pratica di proteggere la Legge e in particolare la fede nel Sutra del Loto. La causa fondamentale del karma negativo insondabile è l’offesa alla Legge, che costituisce il male fondamentale, e questo può essere vinto soltanto attaverso la saggezza del Budda o fede nella Legge.
In Lettera da Sado il Daishonin dichiara che calunniare il Sutra del Loto è l’offesa fondamentale. L’unico modo per sradicare questa miscredenza e annullare così l’offesa alla Legge consiste nel rafforzare la fede nella Legge stessa, e la determinazione a proteggerla. Questa offesa fondamentale equivale all’oscurità innata: è l’ignoranza della Legge mistica.
Il Buddismo spiega che l’ignoranza o illusione fondamentale che dà origine al male esiste anche nella vita umana. Al tempo stesso insegna che le persone possono liberarsene e manifestare la propria natura del Dharma o Illuminazione intrinseca. Manifestare la natura del Dharma significa far emergere lo stato vitale di Buddità, cioè diventare una sola cosa con la Legge mistica. Il termine “natura di Budda” si riferisce al nostro potenziale di manifestare questo stato di Buddità.
Le nostre vite sono dotate sia dell’oscurità (illusione), che è la causa alla radice di tutti i mali, sia della natura del Dharma (Illuminazione), che è l’origine fondamentale del bene.
Nell’Entità della Legge mistica il Daishonin afferma che, quando ci rendiamo conto che la nostra vita contiene sia l’oscurità che la natura del Dharma, dovremmo abbandonare l’oscurità che è associata al male e basarci invece sulla natura del Dharma caratterizzata dal bene (cfr. op. cit., vol. 9, p. 5).
Basarsi sulla natura del Dharma significa vivere basandosi sulla fede nel Sutra del Loto, un insegnamento nel quale il Budda illustra la condizione vitale di Buddità. Una forte fede nella Legge mistica è il mezzo meraviglioso con il quale le persone illuse possono attingere alla propria Buddità, che è una sola cosa con la natura del Dharma, e rivelarla. Più specificamente la fede nel Gohonzon, che è una manifestazione della condizione illuminata di Buddità di Nichiren Daishonin, è la chiave per vivere basandosi sulla natura del Dharma.
Basarsi sulla natura del Dharma significa anche aver fede nel potenziale di Illuminazione proprio e degli altri, avere la saggezza di riconoscere che tutte le forme di vita sono egualmente entità della Legge mistica e sviluppare compassione per tutti gli esseri viventi.

Superare la “causalità generale” e vivere la “causalità più grande dell’ottenimento della Buddità”
Perché grazie al potere della fede è possibile sconfiggere l’oscurità o male fondamentale? Perché la fede è la causa essenziale per manifestare la nostra Buddità. Questa causalità del bene fondamentale trascende qualsiasi altra causalità. Nel Mondo del Gosho viene chiamata la «causalità più grande dell’ottenimento della Buddità».
«IKEDA: In sostanza offendere la Legge significa non credere, dubitare dell’esistenza della natura di Budda in noi e negli altri. Questo dubbio è la causa fondamentale che impedisce al mondo di Buddità di emergere e che genera vari tipi di karma negativo. Sradicare questo dubbio e far emergere il mondo di Buddità è la legge causale più importante che permette di cambiare il karma.
SAITO: Secondo la teoria dei dieci mondi questo significa manifestare lo stato di Buddità mentre alla luce della dottrina delle nove coscienze equivale a manifestare la nona coscienza.
IKEDA: Il karma negativo viene avvolto dal mondo di Buddità e purificato dal suo potere. Per fare un’analogia, l’apparizione del mondo di Buddità è come il sorgere del sole. Quando il sole sorge a est le stelle che brillavano così vividamente nel cielo notturno svaniscono immediatamente, come se non esistessero.
MORINAKA: In realtà le stelle non hanno cessato di esistere, sono soltanto diventate invisibili.
IKEDA: La loro scomparsa contrasterebbe con il principio di causa ed effetto. Ma così come la luce delle stelle e della luna sembra svanire quando sorge il sole, quando facciamo emergere lo stato di Buddità nella nostra vita cessiamo di soffrire per gli effetti negativi di ogni singola offesa passata.
Ciò non nega né contraddice la legge generale di causa ed effetto, che rimane una delle premesse fondamentali del Buddismo. Essa viene però inclusa in una “legge causale più grande”, la legge causale dell’ottenimento della Buddità, il principio causale del Sutra del Loto e della Legge mistica» (D. Ikeda, op. cit.).
Nel Buddismo di solito si ragiona in termini di “causalità generale”, secondo la quale se si pongono buone cause si riceveranno effetti positivi e se si pongono cattive cause si riceveranno effetti negativi.
La “causalità più grande” è la legge causale per l’ottenimento della Buddità, un tipo di causalità in cui la fede permette di annientare l’oscurità fondamentale che sta alla radice di ogni male e manifestare la Buddità.
Il presidente Toda, riferendosi a una persona comune che vive basandosi su questa causalità più grande, la definiva «un comune mortale illuminato dal tempo senza inizio».
Un “comune mortale illuminato dal tempo senza inizio” indica una persona comune che si è risvegliata all’essenza fondamentale della sua vita che esiste dal tempo senza inizio.
«Dedicarsi alla Legge mistica e recitare Nam-myoho-renge-kyo rappresenta il mezzo per trasformare il proprio destino per il meglio. Grazie a questo mezzo tutte le cause e gli effetti intermedi svaniscono ed emerge il vero io di persone comuni illuminate dal tempo senza inizio» (Toda Josei Zenshu, vol. 3).
Recitare Nam-myoho-renge-kyo permette di tornare al vero io eterno e di riuscire a vivere basandosi sulla causalità più grande dell’ottenimento della Buddità. Allora possiamo superare tutte le cause e gli effetti positivi e negativi che esistono nella nostra vita, ossia “le cause e gli effetti intermedi”.
Per Toda il “tempo senza inizio” è un mondo pieno di gioia, purezza, luminosità e armonia. Per questo le persone nella Soka Gakkai sono sempre gioiose e luminose.
Le “cause e gli effetti intermedi” equivalgono alla legge causale generale.
Le persone comuni sono in grado di aprirsi un varco in queste cause ed effetti intermedi per manifestare il loro stato originale, il Budda di Myoho-renge, che rappresenta la simultaneità di causa ed effetto cioè l’originale causa ed effetto del tempo senza inizio.
In altre parole, possiamo trasformarci da persone comuni incatenate al karma in persone comuni dotate del mondo di Buddità e manifestare concretamente il mutuo possesso dei dieci mondi. Le persone comuni alla mercè del proprio destino si trasformano in persone comuni dotate di una missione, che agiscono animate dalla volontà e dalla determinazione di cambiare il destino dell’umanità.

Le grandi difficoltà danno l’opportunità di forgiare e temprare la vita
Che significato ha, per una persona comune illuminata dal tempo senza inizio, che si è liberata dalla legge causale generale e vive sulla base della legge causale più grande, incontrare grandi difficoltà?
Consideriamo il seguente brano di Lettera da Sado: «Una bella spada si ottiene battendo il ferro incandescente. I santi e i saggi sono provati dalle calunnie. La mia attuale disgrazia non è dovuta ad alcun crimine mondano, ma soltanto perché possa espiare in questa esistenza il karma del passato ed essere libero dai tre cattivi sentieri nella esistenza futura» (Nichiren Daishonin, op. cit., vol. 4, p. 78).
Il presidente Ikeda lo commenta così:
«“Una bella spada si ottiene battendo il ferro incandescente”: questo è uno dei concetti essenziali nel principio del cambiamento del karma secondo Nichiren. Il ferro quando viene forgiato diventa una spada. Allo stesso modo, lo scopo della fede o della religione è quello di forgiare la nostra vita.
Nel Buddismo di Nichiren lo scopo non è meramente ripagare il nostro debito karmico in modo che il bilancio torni in pari; piuttosto è convertire il bilancio negativo in positivo. E ciò è possibile grazie alla natura di Budda che esiste nella vita di ogni persona. L’idea di cambiamento del karma è saldamente sostenuta dalla fede nella natura di Budda.
Le grandi difficoltà ci danno l’opportunità di forgiare e temprare la vita. I momenti di maggior sofferenza sono quelli in cui possiamo maggiormente arricchire la nostra umanità.
Descrivendo in sintesi il suo atteggiamento rispetto all’esilio a Sado e alle grandi persecuzioni che aveva incontrato, il Daishonin afferma [nell’Apertura degli Occhi]: “Questo io affermo. Che gli dèi mi abbandonino. Che tutte le persecuzioni mi assalgano. Io continuerò a dare la mia vita per la Legge!” (op. cit., vol. 1, p. 194). Sta affermando che anche se gli portassero via tutto, anche se i cieli lo abbandonassero, egli continuerebbe serenamente a seguire le proprie convinzioni. Niente può nuocere a una persona così risoluta. E la fede ci consente di costruire dentro di noi questa forza d’animo.
Per questo le grandi difficoltà sono occasioni senza pari per espiare le nostre offese passate. E, mentre le affrontiamo, ci danno l’occasione per manifestare l’immenso stato vitale della Buddità» (D. Ikeda, op. cit.).
Ikeda fa riferimento al brano de L’apertura degli occhi nel quale il Daishonin dichiara: «Che gli dèi mi abbandonino…» per esprimere il suo voto di continuare a combattere il male. In tal senso il principio del cambiamento del karma nel Buddismo di Nichiren Daishonin è sostenuto dal potere del voto e la dottrina di “assumere volontariamente il karma appropriato” spiega proprio questo.

“Assumere volontariamente il karma appropriato”. Trasformare il karma in missione
Quando consideriamo le difficoltà secondo la dottrina del cambiamento del karma, capiamo che i problemi che consideravamo effetti del karma negativo in realtà ci danno l’opportunità di temprare e rafforzare la vita. Una persona che ha stabilito questa forza interiore può comprendere che lo scopo di superare le difficoltà e dimostrare il potere della sua vita consiste proprio nella missione di salvare gli altri, la missione alla quale avevamo originariamente aspirato.
Noi abbiamo scelto di nascere in un mondo malvagio per realizzare la nostra missione di salvare le persone. Proprio in virtù di questo desiderio condividiamo con loro le avversità e i dolori di questo mondo malvagio. Questo è il significato di “assumere volontariamente il karma appropriato”.
Nel Mondo del Gosho questo concetto viene così spiegato:
«IKEDA: Alla base della visione buddista del cambiamento del karma c’è il concetto di “assumere volontariamente il karma appropriato”.
MORINAKA: Nel decimo capitolo del Sutra del Loto, Il maestro della Legge, vengono descritti dei grandi bodhisattva che, animati dal desiderio di salvare coloro che soffrono, sono apparsi in un mondo malvagio per diffondervi la Legge mistica, accumulando un’immensa quantità di fortuna e benefici [«Queste persone hanno rinunciato volontariamente alla ricompensa che hanno meritato per le loro azioni pure e, nell’epoca successiva alla mia estinzione, mosse da compassione per gli esseri viventi, sono nate in questo mondo malvagio per poter propagare ampiamente questo sutra» (Il Sutra del Loto, pp. 208-209)].
SAITO: Il Gran Maestro cinese Miao-lo definisce ciò: “assumere volontariamente il karma appropriato”. Sebbene non avessero il karma di nascere in un mondo malvagio, questi bodhisattva scelgono di farlo e di accollarsi i problemi e le sofferenze di un’epoca simile a causa del loro desiderio di salvare le persone dalla sofferenza» (D. Ikeda, op. cit.).
Una persona che ha costruito una grande forza vitale, ed è perciò capace di superare ogni sorta di avversità nella vita, considera le difficoltà una fonte di grande gioia.
Nella conclusione de L’apertura degli occhi il Daishonin esprime così questa gioia: «Sono stato condannato all’esilio, ma è una piccola sofferenza da sopportare nell’esistenza presente, non tale da piangerci sopra. Nelle vite future godrò di immensa felicità, un pensiero che mi riempie di soddisfazione infinita» (Nichiren Daishonin, op. cit., vol. 1, p. 209).
E riferendosi a questo brano il presidente Ikeda afferma:
«Il Daishonin era pienamente consapevole che le grandi persecuzioni che stava vivendo erano le difficoltà che aveva ricercato a causa del desiderio di realizzare la sua missione. Erano fonte di grande gioia perché le stava affrontando per condurre le persone all’Illuminazione.
Egli poteva aiutare coloro che soffrono soltanto condividendo dolori e avversità e mostrando, da essere umano come loro, la via per superarli. È per questa titanica impresa che lo consideriamo il Budda dell’Ultimo giorno della Legge» (D. Ikeda, op. cit.).
Il presidente Toda diceva che il mondo di una persona comune illuminata dal tempo senza inizio è gioioso, puro, luminoso e armonioso. Il desiderio originale presente nella nostra vita è quello di realizzare, per noi e per gli altri, questa felicità. Il Buddismo di Nichiren Daishonin basato sul voto permette di ricordare questo grande desiderio per sforzarsi di realizzarlo concretamente.
Non è eccessivo affermare che il principio del cambiamento del karma costituisce l’ossatura religiosa del Buddismo di Nichiren Daishonin. Sebbene gli occidentali non abbiano familiarità con l’idea di reincarnazione o trasmigrazione, affrontare le avversità della vita è un problema universale. In particolare sono convinto che possiamo utilizzare il principio di trasformazione del karma del Daishonin come un mezzo per affrontare le difficoltà della vita. 

Bibliografia 

Buddismo e Società n.102 gennaio febbraio 2004

Be Sociable, Share!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>