La trasformazione del karma

Il Buddismo è nato dalla scoperta della possibilità per ogni persona di trasformare il proprio karma. Centrale nell’insegnamento di Nichiren Daishonin è la spiegazione concreta di come creare il futuro a partire dal momento presente per costruire, attraverso la trasformazione del karma di tutte le persone, una società umana basata sulla felicità e la pace. Tutto parte dal potenziale di trasformazione dell’essere umano, capace di far emergere la propria natura originaria nel momento presente e costruire così, istante per istante, il suo futuro.

Il Buddismo spiega che la felicità e l’infelicità che viviamo nel presente derivano dalle cause da noi poste nel passato. Queste cause sono le azioni positive e negative compiute in questa vita e in quelle passate, dove per azioni si intendono sia i pensieri, sia le parole sia le azioni vere e proprie. Secondo la Legge di simultaneità di causa ed effetto, ogni volta che compiamo un’azione (causa), questa porta con sé il suo effetto latente o potenziale, che diventerà manifesto nelle condizioni opportune (causa esterna o relazione). In questa trattazione l’effetto latente viene definito “potere di influenza”. Quindi, ogni volta che parliamo di causa, questa implica sempre il suo potere di influenza.
L’insieme delle azioni compiute nelle vite passate e in questa vita fino a oggi – e il loro potere di influenza – si chiama “karma”.
Il karma è positivo e negativo. Quello positivo porta retribuzioni di serenità e gioia, quello negativo porta retribuzioni di sofferenza. Nella maggior parte dei casi però, quando si parla di karma, si tende a indicare le cause negative poste nel passato, che sono l’origine delle sofferenze dell’esistenza presente.
Sebbene quanto detto sopra possa farlo intendere, il Buddismo non parla di determinismo o predestinazione. Infatti la filosofia buddista non insegna solo che la felicità e l’infelicità attuali dipendono dal karma passato, ma sottolinea anche che attraverso le azioni di oggi si può costruire un futuro nuovo. In altri termini, il comportamento nella vita presente è la causa della felicità o dell’infelicità in questa esistenza e nelle prossime.
Il concetto di karma e quello di causalità insieme costituiscono la “Legge di causa ed effetto che opera attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro” che Nichiren Daishonin, citando le scritture buddiste, espone in modo molto chiaro nel brano che segue: «Il Sutra dell’osservazione della mente come la terra afferma: “Se vuoi conoscere le cause del passato, guarda gli effetti del presente; se vuoi conoscere gli effetti del futuro, guarda le cause del presente”» (L’apertura degli occhi, RSND, 1, 252).
«Questo – commenta Daisaku Ikeda in una recente analisi di questo passo – è il funzionamento della Legge generale di causa ed effetto (o causalità generale). Nell’Apertura degli occhi, scritto durante il suo esilio a Sado, il Daishonin spiega il principio ancora più profondo della causalità della Legge mistica: possiamo trasformare definitivamente in questa esistenza il karma che abbiamo creato nelle vite passate. Lottando per kosen-rufu e affrontando coraggiosamente i tre potenti nemici possiamo liberarci dal karma che abbiamo accumulato. Nichiren ci assicura che possiamo sconfiggere qualunque difficoltà e creare un futuro ricco di grandi benefici» (Il nuovo rinascimento, n. 426, pp. 5-6).
Qui il presidente Ikeda, riguardo alla Legge di causa ed effetto che opera attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro, mette al centro della sua interpretazione «questa esistenza», cioè il momento presente. Ikeda sottolinea innanzitutto che possiamo trasformare definitivamente in questa esistenza il karma che abbiamo accumulato nel passato. Subito dopo chiarisce l’elemento indispensabile per operare tale trasformazione: «Lottando per kosen-rufu e affrontando coraggiosamente i tre potenti nemici possiamo liberarci dal karma che abbiamo creato». L’azione di lottare per kosen-rufu, affrontando con coraggio le manifestazioni demoniache, o impedimenti, e le avversità della vita è l’elemento indispensabile per trasformare il nostro karma in questa esistenza.

Nel brano che segue Ikeda racconta come ha vissuto in prima persona il principio della “causalità della Legge mistica”: «Ho incontrato per la prima volta il mio maestro, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, il 14 agosto 1947, quando avevo diciannove anni. Era un periodo molto cupo per il Giappone, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Io ero un giovane come tanti, affetto da una malattia polmonare cronica per la quale i medici mi avevano detto che non avrei visto il mio trentesimo compleanno. Il sole iniziò a sorgere nella mia vita solo quando incontrai il signor Toda, cominciai a studiare il Buddismo della rivoluzione umana e mi impegnai nella missione di realizzare kosen-rufu. Nel mio cuore promisi solennemente: “Seguirò questo maestro. Per lui sarei disposto anche a dare la vita!”. “Da dove viene la vita, e dove va?”, continuavo a chiedermi. Quando osservavo la società, vedevo le persone fare una fatica infinita, intrappolate in un circolo vizioso di sofferenza. Io stesso stavo combattendo una battaglia contro il demone della malattia. Fu nel mezzo di tutto ciò che mi imbattei in questo brano, tratto dal Sutra dell’osservazione della mente come la terra, e ne rimasi profondamente toccato. In quel momento compresi davvero la grandezza di questa filosofia» (Ibidem).
Grazie all’incontro col presidente Toda e con il Buddismo della rivoluzione umana il giovane Ikeda – afflitto da una malattia incurabile che avrebbe potuto condurlo in breve tempo alla morte – si risvegliò alla filosofia della speranza del Buddismo del Daishonin e rimase fortemente colpito dall’incredibile concetto della “trasformazione del karma in questa esistenza” esposto nel Sutra dell’osservazione della mente come la terra.

Possiamo dire che il Buddismo sia nato dalla scoperta della possibilità di trasformare il karma. L’obiettivo del Buddismo è quello di costruire una società umana basata sulla felicità e la pace attraverso la trasformazione del karma di tutte le persone della terra.
E il passaggio dall’idea deterministica di karma, o destino, alla filosofia della speranza è l’essenza del Buddismo del Daishonin.
La Legge di causa ed effetto che opera attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro esprime una visione dell’esistenza dove tutto scorre in base al tempo e, sebbene tale visione contenga l’idea della potenzialità del cambiamento, porta facilmente a cadere nell’inganno del determinismo o della predestinazione.
Consideriamo invece i princìpi del mutuo possesso dei dieci mondi e quello di ichinen sanzen (tremila condizioni in un istante di vita), che rivelano il principio mistico per il quale la vita nell’istante presente (ichinen) compenetra tutto l’universo.
Secondo il principio del mutuo possesso dei dieci mondi, una vita in un istante può passare dal mondo di Inferno al mondo di Buddità. Perciò l’essenza di questa teoria è la trasformazione della condizione vitale, il “potenziale di trasformazione della vita presente”. La teoria di ichinen sanzen, che afferma che tutto l’universo (sanzen) è insito nella vita (mente, cuore) dell’istante presente (ichinen), esprime ancora più precisamente l’enorme influenza che ha la nostra condizione vitale nell’istante presente.
Entrambi questi principi esprimono il potenziale di trasformazione della vita nell’attimo presente (ichinen), cioè la “trasformazione dell’ichinen“.
Ponendo al centro della Legge di causa ed effetto che opera attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro la trasformazione della nostra vita nell’istante presente, cioè la trasformazione del nostro ichinen, possiamo trasformare il nostro karma.
Dunque al centro della trasformazione del karma ci sono due elementi: il presente e il cuore dell’essere umano.
Per riassumere, nella teoria della trasformazione del karma il punto cruciale non è la teoria generale della causalità deterministica che va dal passato al presente al futuro, bensì il potenziale di trasformazione insito nell’essere umano che vive nel presente e costruisce istante per istante il suo futuro.

Ma come deve cambiare l’ichinen?
Nel Gosho Alleggerire la retribuzione karmica Nichiren Daishonin scrive: «Nel Sutra del Nirvana si trova il principio dell’alleggerimento della retribuzione karmica. Se il karma pesante del passato non viene espiato in questa esistenza, si dovranno sopportare le sofferenze dell’inferno nel futuro, tuttavia, incontrando grandi difficoltà in questa vita [a causa del Sutra del Loto], le sofferenze dell’inferno svaniranno immediatamente. Alla morte si otterranno i benefici dei mondi umano e celeste, dei tre veicoli e dell’unico veicolo» (RSND, 1, 173).
Il Daishonin ha una comprensione molto più profonda delle cause del karma rispetto alla tradizione buddista in generale. Nel passo che abbiamo letto c’è scritto: «Se il karma pesante del passato non viene espiato in questa esistenza, si dovranno sopportare le sofferenze dell’inferno nel futuro».
Ma cosa si intende per “karma pesante”? Di solito, parlando del karma delle vite precedenti, si dice che esso si estingue vivendo retribuzioni di sofferenza in questa esistenza. Nichiren, però, parla anche di un karma molto più pesante che non si cancella così semplicemente ma anzi si autoalimenta, ed è quello che scaturisce dall’offesa alla Legge. Il Daishonin rivela che alla radice di questo karma pesante c’è il fatto di non credere nella Legge mistica.
La sua sostanza è l’oscurità fondamentale o ignoranza, il non riconoscere la Legge, un atteggiamento interiore che ci trascina in una spirale negativa infinita, in un male sempre più profondo che porta infine il nostro cuore, le nostre parole e le nostre azioni a rinnegare la Legge mistica. Questa è l’”offesa alla Legge”. L’influenza di questo cattivo karma non si estingue, anzi esso continua ad accumularsi diventando sempre più profondo, fino a causare la retribuzione delle «sofferenze dell’inferno» non solo nella vita presente ma anche nelle vite future.
Come si può trasformare dunque questo tipo di karma pesante? Poiché la radice di questo cattivo karma è l’offesa alla Legge, cioè il non credere nella Legge, chi compie l’azione opposta di avere fede, proteggere e propagare la Legge mistica trasforma completamente questo karma nell’esistenza presente.
La chiave della trasformazione del karma sta quindi nella trasformazione dell’ichinen rispetto alla Legge mistica. Per sradicare la radice del cattivo karma – non credere nella Legge mistica e offenderla – bisogna passare nel proprio cuore (nella propria mente o pensiero) da una condizione in cui non si crede a una condizione in cui si crede. I livelli successivi sono quelli della parola e dell’azione, che diventano parole e azioni che proteggono e propagano la Legge. Così la trasformazione del karma avviene in tutti i livelli delle azioni, e si manifesta nel nostro carattere e nel nostro modo di vivere.
Diventa indispensabile la relazione maestro discepolo: il maestro insegna qual è l’ichinen necessario per trasformare il karma, e il discepolo sviluppa nel proprio cuore lo stesso ichinen del maestro. Questa relazione è necessaria affinché ogni persona mantenga l’ichinen corretto per poter trasformare il proprio karma in questa esistenza. In base all’esperienza fatta in gioventù, Ikeda evidenzia la causa principale che genera la trasformazione del karma, la presenza di un maestro che insegna a vivere in modo sempre più nobile: «Toda era una persona di incomparabile coraggio. Essere suo discepolo mi ha aiutato a superare qualsiasi sentimento di tristezza o di autocommiserazione. Il mio cuore ardeva della gioia straordinaria di poter lottare con tutto me stesso per il mio maestro e per kosen-rufu. Ho combattuto contro tutti gli ostacoli sul nostro cammino utilizzando, come “causa” alla base dei miei sforzi, la potente determinazione che emerge dalla relazione di non dualità di maestro e discepolo. Attraverso l’incontro con un maestro nella fede, rispondendo al suo appello, lottando al suo fianco e incidendo il suo coraggio e la sua saggezza nella nostra vita, possiamo rompere il guscio del nostro piccolo io. Questa è la forza motrice della vittoria, che ci consente di costruire un grande e forte io» (Ibidem).

Il pensiero del Daishonin sulla trasformazione del karma riguarda in particolare tre aspetti: l’alleggerimento della retribuzione karmica, la possibilità di sradicare tutte le offese e il cambiamento di direzione della vita relativamente alla Legge di causa ed effetto che opera attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro.
Il primo aspetto, l’alleggerimento della retribuzione karmica (tenjukyoju), riguarda la retribuzione di sofferenza: grazie al beneficio derivante dal credere e proteggere la Legge in questa esistenza, la retribuzione di sofferenza derivante dal karma pesante accumulato a causa delle offese alla Legge commesse nelle vite passate si alleggerisce e infine si cancella dalla nostra vita.
L’offesa consiste nel non credere, nel non riconoscere la Legge. Ma quando iniziamo a credere e a proteggere la Legge, otteniamo il beneficio immenso del conseguimento della Buddità.
Non dimentichiamo che l’alleggerimento della retribuzione karmica e la trasformazione del karma non sono che un aspetto del grande beneficio del conseguimento della Buddità. Ikeda parla della Buddità come di un grande oceano che risucchia la sofferenza. Questo è lo stato vitale della Buddità. In questo senso le sofferenze che avremmo dovuto subire le viviamo in forma alleggerita, non solo, ma le trasformiamo e quindi alla fine le cancelliamo dalla nostra vita.
Quindi la strada per cancellare le pesanti retribuzioni derivanti dall’offesa alla Legge è la “pratica di proteggere la Legge”.
Nichiren scrive: «Incontrando grandi difficoltà in questa vita [a causa del Sutra del Loto], le sofferenze dell’inferno svaniranno immediatamente». L’espressione «incontrando grandi difficoltà» si riferisce alle gravi sofferenze vissute dal Daishonin, che ha subìto grandi persecuzioni e scrive il Gosho Alleggerire la retribuzione karmica subito dopo la mancata decapitazione di Tatsunokuchi e poco prima di partire in esilio verso l’isola di Sado. Non è esagerato affermare che quelle che sta vivendo sono pesanti sofferenze mai affrontate prima d’ora da altri.
L’espressione “pesanti sofferenze” contiene anche un altro importantissimo significato: il Daishonin subisce tali persecuzioni poiché ha propagato il corretto insegnamento del Sutra del Loto, e quindi questa espressione indica una “sofferenza dovuta alla dedizione al Sutra del Loto”.
Come afferma nel Gosho, il Daishonin in base al suo karma avrebbe dovuto affrontare – non solo nell’esistenza presente ma anche nelle vite future – pesanti retribuzioni per le offese alla Legge commesse nelle vite passate: «Uomini devoti, poiché le persone hanno commesso innumerevoli offese e accumulato molto cattivo karma nel passato, devono aspettarsi di ricevere retribuzioni per tutto ciò che hanno fatto. Potranno venire disprezzate, essere afflitte da un brutto aspetto, mancare di vesti e di cibo, cercare invano la ricchezza, nascere in una famiglia povera e di umile condizione sociale o che nutre opinioni errate, essere perseguitate dal sovrano. Esse possono andare soggette a varie altre sofferenze o retribuzioni» (L’apertura degli occhi, RSND, 1, 254).
Ma grazie alla pratica di proteggere la Legge nell’esistenza presente, Nichiren cancella le gravi offese commesse nelle vite passate e allo stesso tempo riceve retribuzioni più leggere: «È grazie ai meriti acquisiti proteggendo la Legge che si può diminuire in questa vita la propria sofferenza e retribuzione» (Ibidem). Quindi le grandi persecuzioni che sta affrontando sono in realtà benefici, poiché grazie a esse sta cancellando le gravi offese del passato.

Il secondo aspetto riguarda la possibilità di “sradicare tutte le offese” attraverso la trasformazione dell’ichinen dall’oscurità fondamentale alla fede nella Legge mistica, in altri termini la possibilità di cancellare il potere di influenza del cattivo karma delle vite passate. L’espressione “cancellare” non significa che il comportamento o le azioni fatte nelle vite passate vengono cancellati, ma che viene cancellato il loro potere di influenza.
L’offesa alla Legge ha come radice l’oscurità fondamentale o ignoranza. Ma quando abbiamo fede la natura di Budda emerge dalla nostra vita, e come conseguenza l’oscurità scompare e il potere di influenza del karma negativo dovuto all’offesa si cancella.
La pratica di proteggere la Legge a cui si riferisce il Daishonin è naturalmente la pratica dello shakubuku, la pratica di kosen-rufu, cioè propagare ampiamente l’insegnamento corretto.
L’epoca dell’Ultimo giorno della Legge è il periodo in cui la Legge dovrebbe estinguersi. In un periodo così malvagio, confutando le offese alla Legge e praticando la propagazione della Legge emergono grandi benefici.
Grazie a questi benefici cancelliamo il potere di influenza dell’offesa commessa nelle vite passate, eliminiamo le pesanti retribuzioni che ne derivano e tagliamo alla radice tutte le cause e gli effetti negativi.
Per questo il Daishonin scrive: «Le sofferenze dell’inferno svaniranno immediatamente». Nel momento in cui il nostro cuore in balia dell’oscurità si trasforma in un cuore che crede, tutte le offese derivanti dall’ignoranza fondamentale e dall’offesa alla Legge delle vite passate vengono cancellate e le sofferenze vengono del tutto sradicate. La cosa più importante, dunque, è che le “sofferenze dell’inferno” svaniscono in questa vita presente. Questo è il grande beneficio derivante dalla “trasformazione dell’ichinen“.
Il terzo aspetto è la trasformazione del karma considerata dal punto di vista della Legge di causa ed effetto che opera attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro: in questo senso, se l’offesa alla Legge ci immette in una spirale negativa che va da un male a un male sempre più profondo, dal momento in cui iniziamo a nutrire fede, a proteggere e a propagare la Legge, cominciamo a risalire percorrendo un circolo virtuoso verso un bene sempre più profondo. In altri termini si ha la trasformazione della direzione della vita.
Nichiren scrive: «Alla morte si otterranno i benefici dei mondi umano e celeste, dei tre veicoli e dell’unico veicolo». Quindi non soltanto cancelliamo le offese, e le sofferenze dell’inferno svaniscono immediatamente, ma la nostra vita entra in una spirale che sale verso mondi sempre più alti, fino a conseguire la Buddità. Invece di vivere nella spirale negativa dei mondi più bassi – Inferno, Avidità, Animalità, Collera – entriamo in una spirale positiva che porta a un bene sempre più grande, si ottengono i benefici dei mondi di Umanità e di Cielo, si superano i sei sentieri fino a giungere ai livelli dei benefici dei tre veicoli e a quelli dell’unico veicolo, cioè l’ottenimento della Buddità.
Quando iniziamo a credere trasformando il nostro ichinen, la nostra vita comincia a manifestare tutti i benefici di cui è già dotata. Inoltre qui l’espressione “alla morte” non significa che questi benefici si otterranno solo dopo la morte – infatti nell’istante della trasformazione dell’ichinen tutti i benefici dei mondi più elevati si manifestano immediatamente nella nostra vita – ma si riferisce al fatto che si innesca un circolo virtuoso verso i mondi più elevati o di trasmigrazione verso il bene che inizia in questa vita ma prosegue anche dopo la morte, nelle vite successive.

Nel Sutra del Loto la figura del bodhisattva Mai Sprezzante viene utilizzata come esempio di trasformazione del karma. E lo stesso Daishonin afferma spesso di aver trasformato il proprio karma basandosi sulla pratica del bodhisattva Mai Sprezzante.
Questo bodhisattva onorava chiunque incontrasse attraverso il cosiddetto “Sutra del Loto in ventiquattro caratteri”: «Non vi disprezzerò mai, poiché state praticando la via; voi tutti diverrete Budda!» (SDL, 358).
La sua pratica è nota come “inchinarsi agli altri, rispettandoli”. Durante la sua predicazione le persone lo denigravano, arrivando a colpirlo con bastoni e pietre. Ma nonostante ciò il bodhisattva Mai Sprezzante non smise mai di avere questo atteggiamento rispettoso. Sempre più indomito e saggio continuò a perseverare nel suo comportamento mantenendo fino in fondo la convinzione che la natura di Budda esiste in ogni vita. In questo modo protesse e diffuse la Legge in un’epoca in cui il Buddismo era in decadenza, e incurante delle persecuzioni propagò il concetto contenuto nel Sutra del Loto secondo il quale tutti gli esseri sono Budda.
Nichiren scrive: «Il bodhisattva Mai Sprezzante non fu deriso, insultato e colpito con pietre e bastoni senza motivo: probabilmente aveva offeso l’insegnamento corretto nel passato. La frase “quando le sue colpe furono espiate” indica che il bodhisattva Mai Sprezzante poté sradicare le colpe delle precedenti esistenze grazie alle persecuzioni che incontrò» (Alleggerire la retribuzione karmica, RSND, 1, 173).
Il risultato del suo comportamento fu la trasformazione del suo karma attraverso la purificazione dei sei sensi (lo sradicamento dei desideri e delle illusioni causati dall’azione dei sei organi di senso – occhi, orecchie, naso, lingua, corpo, mente – grazie al quale si può condurre un’esistenza felice e appagata) e infine, come effetto della sua pratica, conseguì la Buddità e rinacque come Budda Shakyamuni. Infatti nel Sutra del Loto Shakyamuni afferma: «Il bodhisattva Mai Sprezzante [...] non è altri che me stesso! Se nelle vite precedenti non avessi accettato, sostenuto, letto e recitato questo sutra, e non lo avessi predicato agli altri, non sarei mai stato in grado di conseguire l’anuttara-samyak-sambodhi (l’Illuminazione, n.d.r.) così rapidamente» (SDL, 357). La pratica del bodhisattva Mai Sprezzante fu la causa fondamentale per il suo conseguimento della Buddità, e dimostra che praticare la via di “inchinarsi agli altri, rispettandoli” conduce sicuramente alla trasformazione del karma e quindi all’Illuminazione.
Possiamo quindi concludere che alla base di tutto il Buddismo, fondato storicamente da Shakyamuni dopo il suo ottenimento dell’Illuminazione, c’è la pratica del rispetto del bodhisattva Mai Sprezzante.
Il Daishonin dichiara ai suoi discepoli che la sua pratica è la stessa del bodhisattva Mai Sprezzante.

Riassumendo fin qui.
Nichiren Daishonin insegna che la causa fondamentale del karma negativo è l’offesa alla Legge mistica, e che per trasformare questo karma è necessaria la pratica di credere e proteggere la Legge. Quando siamo infelici pensiamo che la causa della nostra infelicità sia qualcosa di insormontabile. Ma il Daishonin spiega che la fonte del karma negativo è semplicemente l’oscurità, o ignoranza rispetto alla Legge. Questa ignoranza in realtà è qualcosa di poco conto, anche se noi possiamo farci influenzare fino a cadere completamente sotto il suo giogo. Poiché la causa dell’infelicità è l’ignoranza della Legge, basta manifestare la saggezza della nostra natura di Budda per cancellarla. L’oscurità fondamentale è inerente alla nostra vita: nel momento stesso in cui richiamiamo la saggezza del Budda, questa oscurità sparisce. È come accendere la luce in un luogo buio. Quando illuminiamo un luogo buio, il cambiamento è immediato.
Ignoranza fondamentale significa non riconoscere che dentro la nostra vita esiste questa potenzialità infinita, che ogni vita, anche la nostra, è un’entità della Legge mistica. Significa non credere che in noi esiste la natura di Budda, non credere che in noi è inerente il potenziale per provare la stessa felicità assoluta realizzata dal Budda.
L’ignoranza fondamentale non riguarda soltanto la Legge, ma anche il vero aspetto della vita, e noi stessi. Nichiren Daishonin ci ha indicato la strada e ci ha fornito il mezzo per sconfiggere questa oscurità, ha iscritto il Gohonzon per attestare che ognuno di noi è un’entità della Legge mistica. Ha affrontato i tre ostacoli e i quattro demoni, e infine il demone del sesto cielo e la paura della morte, lottando fino in fondo senza mai dubitare. Namu significa proprio questo: «Io fino alla fine ho creduto profondamente nella Legge mistica». Grazie a questa perseveranza nella fede, Nichiren ha potuto manifestare il potere della Legge mistica nella sua vita. Questa è la condizione vitale che ci trasmette nel Gohonzon. «Se credi in questo Gohonzon – sta dicendo – anche tu sconfiggerai l’oscurità fondamentale nella tua vita». Con il suo esempio ha voluto dimostrarci la grandezza, la dignità suprema della vita umana. Ognuno di noi è la Torre preziosa al centro dell’universo. Ognuno di noi è un’entità di Myoho-renge-kyo. La nostra vita è preziosa e degna del massimo rispetto.
Qual è dunque il nostro compito?
Richiamare continuamente, sviluppare e consolidare la nostra fede nel Gohonzon: in questo modo possiamo sconfiggere l’oscurità fondamentale nella nostra vita. Questa non è un’impresa semplice, perché ogni giorno ci imbattiamo in cause esterne o relazioni karmiche che risvegliano la nostra parte oscurata. Per questo è necessario recitare quotidianamente Daimoku. Dobbiamo recitare Nam-myoho-renge-kyo costantemente per rafforzare la nostra fede, per continuare a sconfiggere ogni giorno l’oscurità che si manifesta nella nostra vita. La recitazione del Daimoku ha la funzione di risvegliarci a una profonda fede, ma anche quella di permetterci di continuare a praticare. Nichiren paragona la nostra vita illusa di comuni mortali a uno specchio appannato, e ci esorta a lucidare questo specchio “notte e giorno”. Se non affrontiamo la nostra oscurità, se non lottiamo costantemente per approfondire la fede, la nostra vita inevitabilmente finirà in un circolo vizioso. Alla base delle nostre esistenze c’è la natura di Budda. Lucidando la nostra vita come uno specchio permettiamo a questa natura originaria di felicità assoluta – il nostro vero aspetto – di emergere e manifestarsi. Questo significa “trasformare il karma”.

Quando una persona intraprende questo cammino verso l’ottenimento della Buddità, anche il significato della sofferenza si modifica. Alla luce della teoria della trasformazione del karma insegnata dal Daishonin, infatti, le sofferenze e le difficoltà che incontriamo acquistano la funzione di forgiare e di nobilitare la nostra vita.
In Lettera da Sado il Daishonin parla del proprio esilio come di un’opportunità preziosa per sradicare le offese passate e per purificare e rafforzare la sua vita. «È impossibile sondare il proprio karma – scrive. Una bella spada si ottiene battendo il ferro incandescente. I santi e i saggi sono messi alla prova dagli insulti. Il mio attuale esilio non è dovuto ad alcun crimine mondano; è per permettermi di espiare in questa esistenza le mie gravi offese passate ed essere libero dai tre cattivi sentieri nell’esistenza futura» (RSND, 1, 269).
E nel Gosho Lettera ai fratelli incoraggia i fratelli Ikegami ad affrontare le difficoltà ricordando loro che le sofferenze permettono di rafforzare la fede e raggiungere la Buddità: «Voi due avete continuato ad aver fede nel Sutra del Loto e perciò vi state liberando delle gravi colpe commesse in passato. Forgiando il ferro, tutti i suoi difetti vengono in superficie. Una roccia messa sul fuoco si ridurrà in cenere, mentre l’oro diverrà oro puro. Questa prova, più di ogni altra cosa, dimostrerà l’autenticità della vostra fede e le dieci fanciulle demoni del Sutra del Loto vi proteggeranno» (RSND, 1, 442).
Quindi la sofferenza non è mai gratuita, ma è l’occasione per trasformare il nostro ichinen e manifestare la Buddità, per credere, proteggere e propagare la Legge mistica.
Inoltre, alla luce della teoria della trasformazione del karma spiegata dal Buddismo di Nichiren Daishonin, non soltanto si chiarisce il senso delle difficoltà che incontriamo, ma cambia profondamente anche il significato della vita. Questo concetto è espresso dal principio di ganken ogo, “scegliere deliberatamente il karma appropriato”, contenuto nel Sutra del Loto.
Secondo questo principio, vi sono due motivi per cui nasciamo e sperimentiamo le sofferenze nell’Ultimo giorno della Legge: la rinascita secondo la retribuzione karmica (giapp. gossho) e la rinascita per realizzare il grande desiderio del bodhisattva, ossia il desiderio di aiutare tutte le persone (giapp. gansho).
Anche in questo secondo caso si dovranno affrontare le sofferenze legate al karma, ma il concetto di retribuzione viene sostituito dall’idea della libera scelta, giacché si crea deliberatamente il karma appropriato per poter realizzare il grande desiderio del bodhisattva di rinascere in questo mondo per poter aiutare le altre persone.
C’è un passo del Sutra del Loto che rivela il principio di ganken ogo: «Sappi che tali persone [maestri della Legge che propagano il Sutra del Loto dopo la scomparsa del Budda] hanno già offerto doni a centomila milioni di Budda; sotto quei Budda hanno adempiuto il loro grande voto e, mossi da compassione per gli esseri viventi, sono nati in questo mondo umano» (SDL, 208).
Coloro che propagano la Legge rinascono in questo mondo per poter aiutare le altre persone, e per fare questo è necessario che affrontino difficoltà e problemi. In sostanza essi incontrano la sofferenza non per retribuzione karmica, ma per poter capire e condividere la sofferenza altrui. In questa prospettiva il senso profondo della vita in questo mondo cambia radicalmente.
Scrive Ikeda: «Il presidente Toda spesso diceva: “Chi è troppo perfetto ha difficoltà a inserirsi tra la gente. Allo scopo di diffondere il Buddismo scegliamo intenzionalmente di nascere come persone povere o malate”. Un’altra sua frase abituale era: “Vivere è come ricoprire il ruolo di un attore in una commedia”. Diceva anche: “Ho subito la perdita di mia moglie e di mia figlia, le mie imprese sono fallite. Ma proprio perché ho sperimentato tali sofferenze, mi è stato possibile diventare presidente della Soka Gakkai”. Le persone che non hanno sperimentato lotte difficili e sofferenze non possono capire il cuore degli altri. Solamente chi ha gustato l’amarezza della vita può aiutare gli altri» (La saggezza del Sutra del Loto, vol. 2, Esperia, pp. 93-94).
Quindi, sebbene nella vita si subiscano le conseguenze delle azioni passate, se si conosce il principio della trasformazione del karma l’esistenza smette di essere dolorosa e diventa il mezzo – attraverso la propria rivoluzione umana – per guidare molte altre persone a trasformare il proprio karma.
Scrive ancora Ikeda: «Considerare semplicemente le nostre sofferenze come karma significa guardare indietro. Il nostro atteggiamento dovrebbe essere piuttosto: “Queste sono le sofferenze che ho scelto per realizzare la mia missione. Ho giurato di superare questi problemi attraverso la fede”. Quando comprendiamo il significato dell’espressione “scegliere deliberatamente il karma appropriato” (ganken ogo), la nostra percezione della vita cambia: ciò che avevamo precedentemente considerato come karma cominciamo a vederlo come missione e, senza alcun dubbio, riusciamo a superare il karma che noi stessi abbiamo scelto» (Ibidem).
Se guardiamo così alla vita, con uno sguardo libero dal pessimismo e dai sentimentalismi, riusciamo a sconfiggere l’oscurità fondamentale e consentiamo che emerga in noi, istante dopo istante, la forza inerente al mondo di Buddità attraverso la quale possiamo consolidare la nostra determinazione di vincere.
Riusciamo così a costruire, a forgiare, un io potente e solido. Un io che non ci fa fuggire davanti ai problemi ma, al contrario, ci spinge a risolverli risolutamente facendo nostre le sofferenze altrui e lottando per la nostra felicità e per quella delle altre persone. Questo è lo stato vitale del bodhisattva basato sul mondo di Buddità. 

Bibliografia

Buddismo e Società n.137 novembre dicembre 2009

 

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