Karma

Capita spesso di identificare la nostra vita con gli effetti che viviamo: sto bene se vivo cose belle, sto male se vivo cose brutte. Eppure il Buddismo dice che la cosa più importante sta nel mettere cause piuttosto che concentrarsi sugli effetti.

Il karma non sono solo le cose che ci capitano. Il karma, nella visione dinamica del Buddismo, è soprattutto “come” reagiamo alle cose. Lì c’è il cambiamento, la trasformazione. C’è una parolina giapponese che la definisce, soku.

Soku definisce la condizione di qualcosa che è già anche qualcos’altro.

Io piena di rabbia o di paura, e io capace di coraggio e allegria. Quello che si può dire è che entrambe le qualità esistono nello stesso corpo.

Questa trasformazione avviene assai più facilmente e rapidamente se indirizziamo i desideri non solo per noi, facendo entrare nell’orizzonte della rivoluzione umana la visione più ampia e luccicante della trasformazione del mondo che abbiamo intorno.

Nel Mondo del Gosho vol.2 il Presidente Ikeda spiega la trasformazione del karma: non si tratta tanto di capire meglio come funziona, in che modo le cause e gli effetti si manifestano nella nostra vita dall’infinito passato, in un susseguirsi di concatenazioni che spesso ci inchiodano a situazioni di sofferenze conosciute, quanto di comprendere che oltre la legge del karma, oltre l’orizzonte dettato dai nostri limiti, esiste qualcosa di puro, libero, incontaminato che il karma non tocca, non distrugge, non fa morire. Qualcosa che è in noi così come gli occhi, il respiro, un piede. Così come un sorriso. Come la vita.

Ma parlarne è difficile, le parole non bastano a spiegarela Buddità, l’Illuminazione. Non ci si arriva tramite concetti, con l’intelligenza o la riflessione. Ci si arruiva con un salto che solo la fede permette di fare. Un salto che d’un tratto porta oltre i limiti dell’io e nello stesso tempo nel luogo più proprio, più vero e consono al nostro essere umani. Il luogo della libertà assoluta, del tempo senza inizio, quel luogo da cui la realtà, la stessa realtà che ci fa soffrire per una malattia, per un incidente, per un rapporto andato a male, ci appare per quello che veramente è: la terra del Budda. La terra in cui la nostra Buddità, il nostro amore, la nostra libertà possono manifestarsi. Quella terra è il nostro karma.

Spiega il Presidente Ikeda:<< Il karma negativo viene avvolto dal mondo di Buddità e purificato dal suo potere. Per fare un’analogia l’apparizione del mondo di Buddità è come il sorgere del sole. Quando il sole sorge a est le stelle che brillavano così vividamente nel cielo notturno svaniscono immediatamente, come se non esistessero. In realtà le stelle non hanno cessato di esistere, sono soltanto diventate invisibili.>>

Anche se la realtà che ci dà dolore dovesse rimanere immutata, anche se tutto dovesse peggiorare, qualsiasi cosa accada, aprendo ogni giorno la porta alla nostra Buddità possiamo trovare la forza e la gioia di pensare, parlare e agire in maniera libera, in un modo che la catena di cause ed effetti del nostro karma non prevede. Così la nostra terra diventa la terra del  Budda. Così il karma diventa l’occasione preziosa per cercare e manifestare la nostra Buddità.

Nichiren insegna che riconoscere che noi siamo Budda e che lo sono pure tutti gli altri, e agire di conseguenza, è la causa positiva fondamentale da cui scaturiscono tutti gli effetti benefici. Mentre non credere in questa realtà è la causa negativa fondamentale, l’offesa alla Legge, che ha come effetto la sofferenza.

A questo punto è chiaro: il semplice atto di cercare con il Daimoku la nostra Buddità per affrontare una sfida è la causa positiva fondamentale che ha come conseguenza di illuminare tutti gli effetti dannosi delle cause negative poste in innumerevoli vite precedenti, destituendoli di ogni potere di farci soffrire, rendendoli occasione per creare valore, comprensione, realizzazione e, dunque, sostanzialmente modificandoli di segno. 

Buddismo e Società n°121 marzo aprile 2007

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