Il privilegio di offrire

 Nichiren Daishonin dà all’offerta un nuovo significato: non è finalizzata al mantenimento del monaco, ma alla propagazione del Sutra del Loto. Oggi il movimento di kosen-rufu è diffuso in tutto il mondo grazie alla Soka Gakkai. È quindi del tutto naturale considerare il sostegno al gruppo che svolge l’opera del Budda come un’offerta al Budda stesso. Nel dopoguerra, il presidente Toda provvedeva alle necessità dell’organizzazione di tasca propria. La maggior parte dei membri della Soka Gakkai versava in condizioni economiche difficili e lui non intendeva gravare su di loro. La decisione di accettare le offerte dei membri fu molto sofferta, ma il punto di vista che prevalse, come racconta il presidente Ikeda nella Nuova rivoluzione umana, (vedi pp. 20-23) fu permettere loro di ricevere i benefici che derivano dall’offerta. È grazie a quella scelta che noi oggi possiamo sostenere il movimento di kosen-rufu. Se si riconosce il grande valore del Buddismo e del movimento di kosen-rufu, nasce spontaneo il desiderio di sostenerlo e proteggerlo in tutti i modi possibili. È da questo atteggiamento sincero che derivano i benefici della pratica buddista. Questo sostegno può manifestarsi attraverso la recitazione del Daimoku, lo shakubuku, il tempo che si dedica all’attività buddista, l’offerta della casa per le riunioni e il sostegno alle attività tramite lo zaimu. In una parola, è l’offerta della propria vita. L’offerta come la intendiamo noi non è un semplice finanziamento, è una pratica che è sempre esistita nel Buddismo fin dalle origini e il suo spirito è chiarito molto bene da una storia che racconta Nagarjuna nel Daichido ron: nell’Ultimo giorno della Legge del Budda Sentara, Shariputra stava conducendo la pratica della donazione da sessanta eoni (ne mancavano “soltanto” quaranta per completare cento eoni) quando un brahmano gli chiede di donargli un occhio; Shariputra glielo diede, ma questi lo annusò e poi, disgustato, lo gettò a terra e lo calpestò. La storia non ci racconta cosa accadde poi al brahmano, ma ci dice invece che Shariputra iniziò a dubitare, abbandonò la pratica e cadde nell’inferno per innumerevoli eoni.                                                                           NR, n. 358

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