Il Buddismo della semina

di Daisaku Ikeda, Katsuji Saito, Masaaki Morinaka
 È l’insegnamento che ha il potere di piantare il seme dell’Illuminazione nella vita di coloro che lo ascoltano per la prima volta risvegliando la loro natura di Budda.

SAITO: Le caratteristiche uniche del Buddismo del Daishonin si possono riassumere nella definizione “Buddismo della semina”.

IKEDA: È un punto importante nel nostro dialogo sulla religione umanistica. L’umanesimo buddista non è astratto, ma richiede di lottare e vincere nella realtà. Pensiamo per esempio a una persona in preda alla disperazione più nera. Incoraggiandola con tutto il cuore a non darsi per vinta e a continuare ad andare avanti, possiamo risvegliare in lei una nuova speranza, un nuovo coraggio, e aiutarla a rialzarsi con energia e vigore. Nella Soka Gakkai ci sono infiniti esempi di persone che lottano insieme per superare le difficoltà e che insieme ottengono la vittoria. Questo è vero umanesimo, umanesimo vivo. Parlare di umanesimo è inutile se non c’è uno sforzo concreto di vincere sulla natura demoniaca che esiste in noi e negli altri.
Gettare il seme di Nam-myoho-renge-kyo è una forma fondamentale di incoraggiamento, perché risveglia il potere del coraggio e della speranza che esistono profondamente nella vita di ognuno e ne attiva l’infinita forza latente. Questa non è altro che la natura di Budda, la nostra Buddità innata.
Tutti gli esseri umani sono degni di rispetto perché sono dotati della natura di Budda che è sorgente d’infinito coraggio, speranza e saggezza. Quando manifestiamo concretamente questa natura di Budda sotto forma di coraggio, speranza e saggezza, e percorriamo con impegno costante la strada della verità e della felicità, possiamo far risplendere la suprema dignità umana della nostra vita. Questo è l’umanesimo buddista.

MORINAKA: Questo umanesimo si concretizza nella lotta per sconfiggere la natura demoniaca e manifestare la natura del Budda; per questo lo definiamo umanesimo attivo o “combattivo”.

IKEDA: Il Budda espone i suoi insegnamenti per aiutare gli esseri viventi a manifestare il potere innato della propria natura di Budda. Perciò una dottrina che miri a piantare il seme della Buddità nella vita delle persone, cioè una «dottrina della semina», deve essere in grado di toccarne e attivarne concretamente la natura di Budda. Solo allora si può affermare di aver piantato il seme della Buddità – il seme per ottenere l’Illuminazione – e di aver risvegliato la natura di Budda nelle persone, grazie al potere di tale dottrina.

SAITO: Il seme della Buddità viene piantato grazie all’interrelazione di tre fattori: il Budda, le persone e l’insegnamento. In Ammonimenti contro la calunnia, Nichiren Daishonin afferma: «Il Sutra del Loto è il seme, il Budda è il seminatore e la gente è il campo» (SND, 4, 101).

IKEDA: Usa un’allegoria molto semplice per spiegare la relazione fra questi tre elementi. Il Budda è la persona che espone l’insegnamento e che getta il seme. A differenza dell’idea di un dio assoluto o creatore presente nella tradizione monoteistica, il Budda è, prima e soprattutto, una persona che si è illuminata alla Legge o verità ultima della vita e che cerca di comunicare questa verità agli altri. Il luogo in cui il Budda pianta i semi è il «campo» del cuore delle persone. Il Budda è colui che si adopera incessantemente per risvegliare gli altri.

MORINAKA: Quando questi semi danno un frutto, esso appartiene alle persone stesse. Vale a dire che ciascun individuo diventa un Budda. È un concetto molto diverso da quello delle religioni monoteistiche, in cui l’individuo non può aspirare a manifestare completamente la saggezza e la perfezione della divinità assoluta.

IKEDA: In questo brano il Daishonin indica le condizioni necessarie per la semina: il potere dell’insegnamento, l’azione del Budda e la potenzialità degli esseri viventi. La relazione fra questi tre elementi si può comprendere secondo la dottrina buddista fondamentale dell’origine dipendente1.

MORINAKA: Origine dipendente significa che tutte le cose vengono in essere in risposta a cause interne e condizioni esterne.

IKEDA: Esatto. Sebbene la Buddità esista dentro di noi, se non avessimo il mezzo per manifestarla, sarebbe come se non esistesse; allo stesso tempo, il fatto che non venga manifestata non significa che non esista. Infatti essa emerge soltanto in risposta a determinate condizioni. Perciò il Daishonin facendo riferimento al brano del secondo capitolo del Sutra del Loto, Espedienti, afferma: «Poiché i semi della Buddità germogliano in risposta alla giusta influenza, si deve esporre l’unico veicolo» (SND, 7, 237). L’unico veicolo è il Sutra del Loto.
La Legge mistica alla quale il Budda si è illuminato è imperscrutabile e al di là della comprensione delle persone comuni. Non è visibile all’occhio né si può esprimere compiutamente con le parole e tuttavia esiste. È veramente “mistica”.
Il punto di partenza del Buddismo è il forte desiderio di aiutare gli esseri comuni non illuminati a percepire il “mistico” regno della Legge. Ma risvegliare le persone nel profondo della loro vita non è un compito facile: perciò, dopo aver ottenuto l’Illuminazione, Shakyamuni dapprima esitò se condividere con gli altri la verità che aveva compreso. Alla fine decise di provare a predicare usando il “potere degli espedienti”. Invece di esporre direttamente la verità fondamentale, il suo metodo mirava a farla comprendere alle persone in maniera graduale; questi insegnamenti, che dovevano fungere da espedienti, sono raccolti in diversi sutra. Tuttavia, poiché furono esposti in accordo con la mente degli esseri viventi dei nove mondi, non hanno il potere di risvegliare questi ultimi al mondo di Buddità.
La cosa importante è se un insegnamento sia o meno in grado di fungere da condizione esterna per il risveglio della natura di Budda nella vita delle persone. E il Sutra del Loto, un insegnamento esposto in accordo con la mente stessa del Budda, ha il potere di rendere le persone consapevoli di possedere il seme della Buddità. Per questo i due brani che abbiamo citato affermano che il Sutra del Loto, o unico veicolo, rappresenta “l’insegnamento della semina”, la condizione per far percepire agli esseri viventi il seme della Buddità presente dentro di loro.
Il Daishonin spiega in maniera ancor più precisa questo punto nel Vero oggetto di culto, quando discute delle tre divisioni del Buddismo della semina celate nelle profondità del Sutra del Loto2.

MORINAKA: Egli afferma: «L’insegnamento honmon del tempo di Shakyamuni e l’insegnamento del vero Buddismo all’inizio dell’Ultimo giorno sono entrambi puri insegnamenti3: quello di Shakyamuni è il Buddismo del raccolto, questo è il Buddismo della semina; il suo è “un capitolo e due metà”4, questo è solo i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo» (SND, 1, 240).

SAITO: Anzitutto il Daishonin afferma che l’insegnamento essenziale (seconda metà) del Sutra del Loto al tempo di Shakyamuni e l’insegnamento essenziale di Nichiren (l’insegnamento nascosto nelle profondità del Sutra del Loto, cioè Nam-myoho-renge-kyo) all’inizio dell’Ultimo giorno della Legge sono entrambi «insegnamenti puri e perfetti». «Puro e perfetto» denota un insegnamento perfetto, libero da qualsiasi impurità. Un insegnamento perfetto è completo, senza alcuna mancanza, in altre parole è un insegnamento che consente a tutte le persone di ottenere l’Illuminazione.

IKEDA: L’intero Sutra del Loto è un insegnamento puro e perfetto, ma è nel suo insegnamento essenziale che la dottrina pura e perfetta viene esposta completamente.
In altre parole, l’insegnamento teorico (prima metà) del Sutra del Loto espone il conseguimento della Buddità da parte delle persone dei due veicoli, cioè gli ascoltatori della voce e i risvegliati alla causa, indicando così che persino questi individui, dalla mente profondamente illusa, possono ottenere la Buddità grazie al potere della Legge mistica. Rivela il grande potere della Legge mistica che può trasformare tutte le sofferenze e le illusioni degli esseri viventi, anche le più profonde, in Illuminazione.
L’insegnamento essenziale (seconda metà) del sutra rivela la vera identità di Shakyamuni come Budda eterno che è una sola cosa con la Legge mistica e il suo ottenimento dell’Illuminazione nel remoto passato. Allo stesso tempo integra i tre principi mistici5 di vera causa, vero effetto e vera terra, spiegando che gli esseri viventi e la terra sono inscindibili dalla vera identità di Shakyamuni e che insieme essi costituiscono l’entità della Legge mistica. Con ciò emerge l’immagine completa del perfetto insegnamento, in grado di condurre tutte le persone all’Illuminazione.
Pur affermando che sia l’insegnamento essenziale di Shakyamuni durante la sua vita sia l’insegnamento essenziale di Nichiren nell’Ultimo giorno sono entrambi insegnamenti puri e perfetti, il Daishonin spiega che il primo è il “Buddismo del raccolto” e il secondo il “Buddismo della semina”. Questa affermazione significa che la dottrina di Nam-myoho-renge-kyo è l’insegnamento essenziale per l’ottenimento dell’Illuminazione da parte degli esseri viventi nell’Ultimo giorno e l’insegnamento perfetto dotato del potere di risvegliare la natura di Budda in tutti gli esseri viventi.

MORINAKA: Il “Buddismo del raccolto” è l’insegnamento che consente a coloro che avevano già udito l’insegnamento perfetto in passato di raccogliere il frutto dell’Illuminazione e ottenere il beneficio del conseguimento della Buddità. Il Buddismo della semina è l’insegnamento che ha il potere di piantare il seme dell’Illuminazione nella vita di coloro che lo ascoltano per la prima volta, cioè di risvegliare la loro natura di Budda.

IKEDA: Come dicevo prima, nell’insegnamento essenziale del Sutra del Loto la Legge mistica viene rivelata attraverso il conseguimento dell’Illuminazione da parte di Shakyamuni nel remoto passato e l’integrazione dei tre principi mistici. Coloro che praticavano al tempo di Shakyamuni compresero che la Legge mistica era l’insegnamento della semina che avevano ricevuto nel remoto passato, cioè il seme della Buddità intrinsecamente contenuto nella loro vita, che avrebbe consentito loro di ottenere l’Illuminazione.
Anche se alla fine si risvegliarono alla Legge mistica, della quale avevano ricevuto il seme nel remoto passato, e poterono raccogliere il frutto dell’Illuminazione attraverso l’insegnamento del raccolto [cioè l'insegnamento essenziale del Buddismo del raccolto di Shakyamuni] ciò fu possibile soltanto perché avevano vissuto un lungo periodo di maturazione in cui tale seme era stato coltivato per farlo crescere. L’insegnamento della maturazione [cioè gli insegnamenti provvisori precedenti al Sutra del Loto e l'insegnamento teorico del Sutra del Loto] non enunciava direttamente la Legge, o verità, a cui il Budda si era illuminato; era un insegnamento esposto secondo i diversi livelli di comprensione delle persone, destinato a nutrirne e farne crescere la capacità di ottenere l’Illuminazione.

SAITO: L’”insegnamento del raccolto” del Buddismo di Shakyamuni, cioè la seconda metà o insegnamento essenziale del Sutra del Loto, è efficace soltanto per coloro che hanno beneficiato in precedenza dell’insegnamento della maturazione.

MORINAKA: Dal Sutra del Loto si può dedurre che questo processo di semina, maturazione e raccolto6 che ha luogo fra il Budda e gli esseri viventi ebbe inizio in un tempo inconcepibilmente remoto, pari a «tanti kalpa quante le particelle di polvere di un sistema maggiore di mondi»7 o «tanti kalpa quante le particelle di polvere di innumerevoli sistemi maggiori di mondi»8. Dunque, da quando il seme della Buddità era stato gettato per la prima volta nella loro vita, le capacità degli esseri viventi erano state coltivate per un periodo di tempo estremamente lungo e, quando infine giunse il Sutra del Loto di Shakyamuni, esse furono in grado di raccogliere il frutto dell’Illuminazione attraverso il suo insegnamento essenziale.

IKEDA: Se la comprensione dell’insegnamento essenziale «puro e perfetto» del Sutra del Loto fosse subordinata al trascorrere di questo lungo periodo di tempo allora sarebbe molto difficile realizzare il desiderio del Budda dell’Illuminazione di tutte le persone.

SAITO: Probabilmente per la maggior parte di noi persone dell’Ultimo giorno della Legge sarebbe insopportabile dover passare attraverso un processo così lungo e tortuoso.

IKEDA: Per questo è necessario “l’insegnamento della semina”, che può piantare istantaneamente i semi della Buddità nella vita delle persone dell’Ultimo giorno, anche se totalmente immerse nei tre sentieri dei desideri terreni, del karma e della sofferenza9 e rivelare la loro natura di Budda. È un insegnamento che può permettere a questo tipo di persone di rivelare nella propria vita le tre virtù del corpo del Dharma, della saggezza e dell’emancipazione10. Esso insegna che anche una condizione vitale illusa in cui si è controllati dai desideri terreni, dal karma e dalla sofferenza, cioè la condizione diametralmente opposta alla Buddità, può divenire il seme per l’ottenimento della Buddità. Questa è la dottrina dei “semi contrastanti”11.
Nel Gosho Ascoltare per la prima volta il veicolo del Budda il Daishonin afferma: «I “semi contrastanti” sono i tre sentieri dei desideri terreni, del karma e della sofferenza. Controllandoli, possono diventare ciò che chiamiamo il corpo del Dharma, la saggezza e l’emancipazione» (GZ, 983). «Controllandoli» significa che possiamo manifestare le tre virtù del corpo del Dharma, della saggezza e dell’emancipazione nella nostra vita così come siamo, senza dover prima eliminare i tre sentieri.

SAITO: Nello stesso scritto, riguardo ai semi (o cause) per l’ottenimento della Buddità, il Daishonin spiega che ce ne sono di due tipi: i «semi corrispondenti»12 e i «semi contrastanti». Il concetto di «semi corrispondenti» riflette l’idea che la causa per il conseguimento della Buddità (natura di Budda) deve essere dello stesso tipo dell’effetto (frutto della Buddità). In altre parole, per ottenere l’effetto positivo del conseguimento della Buddità una persona deve possedere cause positive.

IKEDA: L’idea della natura di Budda nel Sutra del Loto non è limitata alla visione ristretta che solo i “semi corrispondenti” conducono alla Buddità perché ciò significherebbe porre limiti al potere della Legge mistica. Il grande potere della Legge mistica comprende anche il male ed è in grado di trasformarlo in condizione esterna per ottenere il bene.
Non occorre eliminare completamente dalla nostra vita i tre sentieri di desideri terreni, karma e sofferenza; il dolore può diventare una fonte di creatività e le avversità un trampolino per migliorare. La Legge mistica è la grande forza fondamentale per creare valore.
Il Daishonin spiega che il carattere myo di myoho o Legge mistica, ha tre significati: aprire, essere pienamente dotato e rivitalizzare. Il vero potere della Legge mistica è la sua capacità di abbracciare ogni cosa, di usare positivamente qualsiasi cosa, di trasformare ogni cosa nella direzione del bene e di dare nuova vita a tutto.
Il vero intento del Sutra del Loto è mostrare la grandezza della Legge mistica per spiegare che tutte le persone sono entità della Legge mistica e possono ottenere la Buddità.
Shakyamuni visse in un’epoca in cui le religioni dominanti del suo tempo si basavano sul culto di una divinità creatrice assoluta. E, poiché egli mirava a indicare a tutte le persone che loro stesse potevano diventare Budda, non aveva altra scelta che iniziare con l’esporre l’insegnamento della maturazione per coltivarne la capacità di ottenere l’Illuminazione. Questo gli richiese l’ulteriore passo di «integrare l’insegnamento della maturazione», un insegnamento parziale che serviva da espediente, nel Sutra del Loto.
Invece Nichiren Daishonin distillò ed estrasse il vero intento del Sutra del Loto che include il concetto dei semi contrastanti, esponendo il conseguimento della Buddità da parte di coloro che più erano immersi nelle illusioni, come le persone dei due veicoli e le persone malvagie. Inoltre espose il mezzo col quale anche le persone malvagie dell’Ultimo giorno della Legge, prigioniere dei tre sentieri di desideri terreni, karma e sofferenza, potevano conseguire l’Illuminazione così come sono: la fede e la pratica dei cinque caratteri di Myoho-renge-kyo in cui crediamo, ovvero il potere illimitato della Legge mistica dentro di noi.
Perciò, nel brano del Vero oggetto di culto citato in precedenza, il Daishonin afferma che «questo [il nucleo del mio insegnamento] è solo i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo» (SND, 1, 240).

SAITO: Viene chiamato Buddismo della semina perché si basa sul credere che le nostre vite, qui e adesso, sono entità della Legge mistica, dotate dei semi della Buddità.

IKEDA: Il Buddismo della semina che il Daishonin istituì estraendo l’essenza del Sutra del Loto, assume un significato ancor maggiore nell’epoca attuale.
L’umanesimo moderno, con la sua enfasi sulla ragione, la scienza e la dignità dell’essere umano, ha liberato gli individui dalla fede nel sovrannaturale. Ma è impossibile non rendersi conto che, malgrado tutta questa liberazione che è stata loro recata, gli esseri umani sono caduti vittime del loro ego e dei desideri egoistici. E questo a sua volta ha dato origine a sviluppi reazionari come il nazionalismo e il fondamentalismo religioso che hanno incatenato le persone ai dogmi, costringendole a subordinare la loro vita allo stato o alla religione.
Il problema fondamentale che l’u­manesimo moderno condivide con il nazionalismo e il fondamentalismo religioso è il mancato riconoscimento della dignità intrinseca dell’essere umano, qui e adesso. Perciò anche oggi, nel ventunesimo secolo, sia che osserviamo le guerre fra le nazioni, il terrorismo o i crimini individuali, ci rendiamo conto di quanto la società umana sia pervasa da una violenza estrema che disprezza totalmente il valore della vita. Oggi c’è un urgente bisogno di una società e di una religione votate alla dignità umana.
Il Buddismo della semina insegna la suprema dignità degli esseri umani e rivela la grandezza cosmica dell’essere umano, così com’è. E non si limita semplicemente a spiegarlo, ma ci esorta a vivere concretamente sulla base di questo insegnamento. Questa è la “religione della rivoluzione umana” che trascende le limitazioni dell’umanesimo moderno e che risveglia le persone alla grandezza dell’essere umano.

(continua)

1. Origine dipendente: dottrina buddista che afferma l’interdipendenza di tutte le cose. Essa insegna che nessun essere o fenomeno esiste di per sé in maniera isolata, ma che tutti gli esseri e i fenomeni esistono in virtù della loro relazione con altri esseri o fenomeni.

2. Un’analisi degli insegnamenti buddisti che dimostra come Nam-myoho-renge-kyo sia l’insegnamento da praticare e propagare nell’Ultimo giorno della Legge. Le tre divisioni del Buddismo della semina sono le tre partizioni del sutra: preparazione, rivelazione e trasmissione.

3. Letteralmente «insegnamenti puri e perfetti» (WND, 370).

4. Un capitolo e due metà: il nucleo essenziale del Sutra del Loto comprende la seconda metà del quindicesimo capitolo Emergere dalla terra, l’intero sedicesimo capitolo Durata della vita del Tathagata e la prima metà del diciassettesimo capitolo Distinzioni dei benefici.

5. Tre principi mistici: sono i primi tre dei dieci principi mistici dell’insegnamento essenziale del Sutra del Loto, esposti da T’ien-t’ai. La vera causa è la pratica svolta dal Budda Shakyamuni per conseguire la sua Illuminazione originale. Il vero effetto è l’Illuminazione originale che ottenne e la vera terra è questo mondo di saha in cui il Budda ha continuato a esporre il suo insegnamento sin dall’ottenimento originario dell’Illuminazione. Il principio mistico della vera causa è espresso dal brano del capitolo Durata della vita: «In origine ho praticato la via del bodhisattva e la durata della vita che ho acquisito allora non si è ancora esaurita» (SDL, 16, 298). Il principio mistico del vero effetto dal brano: «Da quando ho conseguito la Buddità a oggi, è trascorso un tempo estremamente lungo» (SDL, 16, 298) e il principio mistico della vera terra dal brano: «Da allora ho sempre dimorato qui nel mondo di saha, predicando la legge, istruendo e convertendo» (SDL, 16, 297).

6. Semina, maturazione e raccolto: le tre fasi del processo attraverso il quale il Budda conduce le persone alla Buddità. Secondo l’insegnamento essenziale (seconda metà) del Sutra del Loto, Shakyamuni piantò per la prima volta i semi dell’Illuminazione nella vita dei suoi discepoli, in un tempo passato pari a tanti kalpa quante le particelle di polvere di innumerevoli sistemi maggiori di mondi. Poi li fece crescere come sedicesimo figlio del Budda Grande Saggezza Universale, in un’epoca passata pari a tanti kalpa quante le particelle di polvere di un sistema maggiore di mondi e in seguito come Budda in India, predicando loro gli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto e l’insegnamento teorico (prima metà) del Sutra del Loto. Infine li portò a maturazione o Illuminazione con il sedicesimo capitolo del Sutra del Loto, Durata della vita. Secondo questa teoria, l’insegnamento essenziale di Shakyamuni fu esposto allo scopo di raccogliere il frutto dell’Illuminazione e per questo si chiama «insegnamento del raccolto». Nichiren Daishonin si riferisce all’insegnamento complessivo di Shakyamuni chiamandolo Buddismo del raccolto.

7. Tanti kalpa quante le particelle di polvere di un sistema maggiore di mondi (sanzen jintengo): periodo di tempo immensamente lungo descritto nel settimo capitolo del Sutra del Loto, per indicare il tempo trascorso da quando Shakyamuni predicò il sutra ai suoi discepoli ascoltatori della voce, come sedicesimo figlio del Budda Grande Saggezza Universale.

8. Tanti kalpa quante le particelle di polvere di innumerevoli sistemi maggiori di mondi (gohyaku jintengo): periodo di tempo di lunghezza inconcepibile descritto nel capitolo sedicesimo del Sutra del Loto, per indicare il remoto passato in cui Shakyamuni ottenne la sua Illuminazione originale.

9. Desideri terreni, karma e sofferenza sono chiamati “sentieri” perché uno conduce all’altro. I desideri terreni, che comprendono l’avidità, la collera, la stupidità, l’arroganza e il dubbio, danno origine ad azioni che creano cattivo karma, i cui effetti a sua volta si manifestano sotto forma di sofferenza. La sofferenza aggrava i desideri terreni, conducendo a ulteriori azioni fuorvianti che a loro volta producono ancora più karma e sofferenza.

10. Le tre virtù del corpo del Dharma, della saggezza e dell’emancipazione sono i tre attributi di un Budda. Il corpo del Dharma indica la verità che il Budda ha compreso. La saggezza è la capacità di comprendere questa verità e l’emancipazione è la condizione vitale libera dalle sofferenze di nascita e morte.

11. “Semi contrastanti”: sono i desideri terreni, il karma e la sofferenza, ritenuti le cause innate per non ottenere la Buddità. Tuttavia, ascoltando la dottrina del Sutra del Loto, questi semi diventano cause per il conseguimento della Buddità e si trasformano rispettivamente nel corpo del Dharma, nella saggezza e nell’emancipazione.

12. “Semi corrispondenti”: sono le tre potenzialità intrinseche della natura di Budda innata, della saggezza per percepirla e delle buone azioni, o pratica per svilupparla che rappresentano le cause o «semi» per conseguirela Buddità. 

Bibliografia

Il Nuovo Rinascimento n.337 15 ottobre 2005

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