I caratteri della torre preziosa

di Daisaku Ikeda, Katsuji Saito, Masaaki Morinaka
Il Gohonzon riproduce fedelmente la Cerimonia nell’aria in cui il nome di ogni personaggio rappresenta un aspetto della vita.

MORINAKA: Presidente Ikeda, nel vostro dialogo1, lo studioso indiano Lokesh Chandra afferma riguardo alla Cerimonia nell’aria:
«La Cerimonia nell’aria che vede al centro la torre preziosa, esprime un insegnamento esclusivo del Sutra del Loto. Shakyamuni, il Budda del presente e Molti Tesori, il Budda dall’infinito passato, vengono presentati su un piano di totale eguaglianza.
«Ciò simboleggia la verità eterna, l’infinita fortuna e i benefici che si manifestano nella vita di ciascun individuo. Inoltre esprime anche il principio dell’ottenimento della Buddità nella propria forma presente.
«Nichiren Daishonon non si limitò a leggere il Sutra del Loto, ma lo mise in pratica, dimostrando con la sua vita che i cinque caratteri del Daimoku sono veramente la strada diretta per ottenere la Buddità.
«La torre preziosa del Budda Molti Tesori non rappresenta tanto un singolo insegnamento fra i molti contenuti nel sutra, ma serve a mettere in luce la superiorità di tutti questi insegnamenti e dello spirito che permea il sutra. Perciò la torre preziosa è il Daimoku, è il sutra stesso».

IKEDA: In senso verticale la torre preziosa simboleggia le tre esistenze di passato, presente e futuro mentre in senso orizzontale simboleggia la Legge che è una sola cosa con il Budda e che pervade l’universo intero. Quando siamo di fronte a questa torre preziosa dovremmo mirare alle sue sublimi altezze e aspirare a un illimitato miglioramento di noi stessi.

SAITO: Riguardo al significato della torre come oggetto, lo studioso giapponese di estetica Toshio Takeuchi afferma: «La torre che sale a grandi altezze eleva gli spiriti di coloro che la osservano, e ne nobilita i pensieri indirizzandoli verso la pura spiritualità. Perciò possiede una qualità sublime». La torre simboleggia l’innalzarsi della propria realtà verso un più alto ideale.

IKEDA: La torre preziosa nasce dalle profondità delle terra e s’innalza nel cielo sopra il mondo di saha. Simboleggia l’emersione dall’eterna fonte del mondo, il passaggio attraverso la dura realtà di questo regno di sofferenza e l’ascesa verso il futuro e verso più alti ideali.
Il nepalese dottor Soorya B. Shakya2, che fra l’altro si dice discendesse dal clan di Shakyamuni, spiega che la Cerimonia nell’aria rappresenta l’immensa condizione vitale del Budda. Essa include nel suo “presente” sia “i mondi delle dieci direzioni del passato” che “i mondi delle dieci direzioni del futuro”. Secondo lo studioso rappresenta la condizione di Buddità che trascende il tempo e lo spazio: quando ci risvegliamo alla realtà esposta nella Cerimonia nell’aria acquisiamo la capacità di realizzare qualsiasi cosa.

SAITO: La dottoressa Margarita I. Vorobyova-Desyatovskaya dell’Istituto di studi orientali dell’Accademia delle scienze russa, studiosa del Sutra del Loto di fama mondiale, sostiene che il capitolo Durata della vita spiega la condizione vitale di fusione con il Budda e la descrive come un concetto che trascende il tempo, in cui l’energia dell’universo diventa la propria energia. A suo avviso ciò che il Sutra del Loto chiama eternità è questa condizione vitale nella quale si riesce a percepire questo senso di unicità con l’universo.

IKEDA: La Cerimonia nell’aria trascende il tempo e lo spazio. Non si svolge in un luogo o in un tempo particolare. Proprio per questo siamo in grado di unirci a essa in ogni momento e in ogni luogo.
Pregando il Gohonzon, che fu iscritto sulla base della Cerimonia nell’aria, diventiamo in quello stesso momento una sola cosa con la vita eterna e universale e riveliamo una condizione vitale nella quale possiamo osservare l’intero universo dal punto in cui ci troviamo. Con la pratica giornaliera di Gongyo e Daimoku possiamo unirci all’eterna Cerimonia nell’aria qui e ora. Possiamo far risplendere la torre preziosa dentro di noi in modo che illumini la nostra vita e le nostre attività quotidiane. Questa è la meraviglia del Gohonzon. Un magnifico “cosmo” di vita si apre per noi e la realtà ci appare come un mondo di creazione di valore.
C’è un poema che Shakyamuni compose quando ottenne l’Illuminazione, nel quale egli afferma di essere diventato un Budda percependo che il sole della Legge mistica splendeva luminoso nella sua vita, era la stessa cosa della sua vita.

MORINAKA: Una strofa recita:
Quando il Dharma si rivela davvero
in un praticante che medita sinceramente,
in quel momento egli ha demolito gli eserciti del demone
e dimora in pace.
È come il sole che brilla nel cielo.

IKEDA: Immediatamente prima di ottenere l’Illuminazione, Shakyamuni si risvegliò alla legge di origine dipendente [cioè al fatto che tutte le cose sono interconnesse e indissolubilmente legate in una rete di rapporti causali] e sradicò le relazioni karmiche che sorgono dall’ignoranza. Di conseguenza tutti i suoi dubbi e le sue illusioni scomparvero. Egli ottenne questa condizione mentale manifestando il Dharma3, cioè la Legge mistica.

SAITO: Sradicare le relazioni karmiche che sorgono dall’ignoranza e manifestare la Legge mistica sono due concetti strettamente legati. Nei sutra si cita l’affermazione di Shakyamuni secondo cui chiunque comprende l’origine dipendente comprende il Dharma e viceversa.

IKEDA: Il termine “relazioni karmiche che sorgono dall’ignoranza” si riferisce al ciclo di sofferenze di nascita e morte causato dai desideri fondamentali o desideri egoistici di autoconservazione che sono paragonati a una freccia che trafigge il cuore delle persone. Sta a indicare le relazioni karmiche che sorgono dall’ignoranza o illusione innata, cioè dall’oscurità fondamentale. E si riferisce anche ai “tre sentieri5 dei desideri terreni, karma e sofferenza” e alla “trasmigrazione nei sei sentieri”.
L’ignoranza fondamentale dà origine ai desideri terreni che a loro volta portano all’accumulo di karma negativo intrappolondoci in un ciclo di trasmigrazione da una condizione di sofferenza alla successiva. Sradicare i legami karmici che sorgono dall’ignoranza significa porre radicalmente fine a questa trasmigrazione sradicando e liberandosi dalle relazioni karmiche che hanno dato origine al ciclo. La chiave per farlo consiste nel fare ritorno alla Legge mistica fondamentale.
All’opposto dell’oscurità fondamentale, la Legge mistica fondamentale corrisponde alla natura del Dharma o all’Illuminazione. Se le cause e le condizioni per soffrire nel ciclo di nascita e morte risiedono nei tre sentieri dei desideri terreni, karma e sofferenza, il modo per ottenere la Buddità si trova nelle tre virtù6 del corpo del Dharma, della saggezza e dell’emancipazione.
Ci si risveglia alla Legge (percependo così il nostro corpo del Dharma), si manifesta saggezza (rivelando così la nostra saggezza) e si ottiene una libertà sostanziale dalla sofferenza (ottenendo così l’emancipazione). Infine si pone fine alla trasmigrazione attraverso le sofferenze di nascita e morte che sopportiamo sin dal tempo senza inizio e si ottiene lo stato vitale di un Budda, dotato delle quattro virtù7 di eternità, felicità, vero io e purezza.

MORINAKA: Nel Raggiungimento della Buddità in questa esistenza il Daishonin spiega8 che per liberarci dalle sofferenze di nascita e morte dobbiamo percepire la «mistica verità che è sempre esistita nella vita degli esseri umani» (SND, 4, 3) [di tutti gli esseri viventi (WND, 3)], e il mezzo per far questo non è altro che recitare Myoho-renge-kyo.

SAITO: In Ascoltare per la prima volta la dottrina del veicolo del Budda il Daishonin dice: «Per innumerevoli eoni passati noi esseri viventi abbiamo incarnato i tre sentieri [dei desideri terreni, karma e sofferenza]. Adesso, poiché abbiamo incontrato il Sutra del Loto, i tre sentieri sono diventati le tre virtù [del corpo del Dharma, della saggezza e dell’emancipazione]» (GZ, 983).
Nello stesso scritto cita il principio9 di “cambiare il veleno in medicina” esposto da Nagarjuna nel Daichido ron. Egli afferma che, abbracciando la Legge mistica, noi che viviamo immersi nei tre sentieri possiamo, così come siamo, conseguire le tre virtù e ottenere la Buddità10.

IKEDA: Quando crediamo nella Legge mistica essa si manifesta dentro di noi e la nostra condizione vitale cambia radicalmente. Vengono sradicati i legami karmici che sorgono dall’ignoranza e la Legge mistica arricchisce la nostra vita, espandendosi anche al nostro ambiente. Il mondo si trasforma radicalmente. Questa è il beneficio fondamentale del Gohonzon.

MORINAKA: La presenza alla Cerimonia nell’aria degli esseri viventi dei dieci mondi illuminati dalla Legge mistica è molto significativa. Vuol dire che, indipendentemente dalle loro sofferenze gli esseri viventi possono rivelare la propria identità di entità della Legge mistica, essere liberati dalla sofferenza e ottenere l’Illuminazione, grazie al Gohonzon.

SAITO: Nel Vero oggetto di culto il Daishonin descrive il Gohonzon come «la rappresentazione di quel Budda» [del capitolo Durata della vita] (SND, 1, 236). Il Daishonin non creò una statua o un’immagine dipinta ma un mandala composto di caratteri scritti [cinesi e sanscriti]. Perché?

IKEDA: Nell’Apertura degli occhi di immagini dipinte o scolpite il Dashonin evidenzia, fra le trentadue caratteristiche che distinguono un Budda, la voce pura e penetrante, che è l’unico attributo invisibile. Di conseguenza una forma scolpita o dipinta non può esprimere la totalità del Budda (vedi SND, 6, 19). L’infinita ricchezza della mente va al di là del tempo e dello spazio e di certo la mente del Budda non può essere completamente espressa da una rappresentazione fisica, come una statua o un dipinto che sono circoscritte nel tempo e nello spazio.

MORINAKA: La Legge eterna, anche se invisibile, sicuramente esiste e poiché non può essere espressa solo con un’immagine il Daishonin fece uso di caratteri scritti.

IKEDA: Inoltre l’apprezzamento di un dipinto o di una scultura varia da una persona all’altra. È umano essere catturati dalla forma estetica che abbiamo davanti agli occhi e questo può essere un ostacolo per la comprensione della verità che quella forma rappresenta.

SAITO: Per esempio si può finire col notare solo certe distinzioni: se una certa figura è maschile o femminile, grassa o snella.

IKEDA: È estremamente difficile esprimere la Legge universale ed eterna con un dipinto o una scultura. Per questo, per rivelare la “legge eterna che è una sola cosa con il Budda eterno” a tutte le persone e assicurarne la propagazione, il Daishonin scelse un testo scritto invece che un’immagine.

MORINAKA: Sicuramente un testo scritto ci invita a prendere in considerazione l’autore e il signficato delle parole. Ci spinge a riflettere su chi lo ha scritto e sulla sua intenzione.

IKEDA: Parole e scrittura ci guidano verso lo spirito, verso la “causa”, mentre dipinti e sculture tendono a indirizzare la nostra attenzione sull’ “effetto”.

MORINAKA: Spesso ci può capitare di essere attratti dalla bellezza di un dipinto o di una scultura ma raramente ci soffermiamo a riflettere sul punto di vista del suo creatore. Solo in tempi moderni è andato crescendo l’interesse verso i creatori delle opere d’arte. Nel Medioevo molti compositori e artisti erano semplicemente anonimi.
Dunque, di causa ed effetto, le immagini dipinte o scolpite esprimono l’effetto e, fra gli attributi visibili e invisibili, esprimono soltanto quelli visibili.

IKEDA: Quindi non potranno mai esprimere totalmente Nam-myoho-renge-kyo, la Legge fondamentale che comprende tutte le cause (pratiche) e tutti gli effetti (virtù). Però gli attributi invisibili del cuore e della mente possono essere espressi dalle parole. Come afferma il Daishonin: «Le parole esprimono e comunicano attraverso la voce i sentimenti del nostro cuore» (GZ, 563). E le parole possono essere conservate e trasmesse attraverso la scrittura. I sutra infatti conservano e trasmettono in forma scritta la mente del Budda.
Scrivere è un’espressione del cuore e della mente. Così la parola scritta possiede la funzione del Budda di condurre eternamente le persone all’Illuminazione. Il Daishonin afferma che «il Budda salva le persone attraverso la parola scritta» (GZ, 153) e che «i sutra fondamentalmente sono parole scritte. T’ien-t’ai commenta che le parole sono la fonte della vita di tutti di Budda attraverso le tre esistenze» (GZ, 381). Inoltre dice: «La voce pura e penetrante svanisce [nell’epoca successiva alla morte del Budda], mentre, assumendo una forma nei caratteri scritti, può portare benefici agli esseri umani» (SND, 6, 23).

SAITO: Dopo la morte del Budda sono le parole scritte che ne svolgono la funzione di condurre le persone all’Illuminazione.

IKEDA: Ma nell’Apertura degli occhi di immagini dipinte o scolpite il Daishonin spiega che anche le cose scritte possono differire in altezza o profondità. C’è una differenza fra i sutra che espongono insegnamenti “in accordo con la mente degli altri”, che tengono contro delle capacità delle persone per guidarle, e quelli esposti “secondo la mente del Budda” che rivelano la vera intezione di quest’ultimo.
Perciò, nella seconda metà del Vero oggetto di culto, quando discute del metodo per stabilire correttamente l’oggetto di culto da propagare nell’Ultimo giorno della Legge, il Daishonin impiega un’analisi in cinque fasi basata sui tre stadi11 della preparazione, della rivelazione e della trasmissione per spiegare il vero intento del Budda. È la cosiddetta quintupla visione12 della rivelazione.

IKEDA: Il Daishonin percepì la Legge mistica dentro di lui e utilizzò la Cerimonia nell’aria per rappresentare graficamente il cosmo della sua stessa vita. Questo mandala è il Gohonzon che materializza i dieci mondi.
Il Daishonin conclude il Vero oggetto di culto affermando: «Con grande compassione per coloro che ignorano la gemma di ichinen sanzen, il Budda l’ha avvolta con i cinque ideogrammi e l’ha appesa al collo della gente ignorante dell’Ultimo giorno» (SND, 1, 251).
Nel Gohonzon di Nam-myoyo-renge-kyo dell’ichinen sanzen concreto il Daishonin iscrisse il seme fondamentale o causa per l’ottenimento della Buddità e lo donò a tutta l’umanità. Quando abbracciamo il Gohonzon e crediamo in esso diventiamo capaci di percepire concretamente la Legge mistica nella nostra vita.
Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, spiegava così13 la Cerimonia nell’aria: «Il grande e mistico stato vitale della Buddità è latente nelle nostre vite. Il potere e la condizione di questo stato vitale va oltre ogni immaginazione e descrizione. Eppure possiamo manifestarlo nella nostra vita. La cerimonia del capitolo L’apparizione della torre preziosa spiega che possiamo effettivamente manifestare la condizione latente di Buddità all’interno della nostra stessa esistenza».
La nostra vita è una splendida torre preziosa ma è difficile percepire questa verità. Percepirla signfica “vedere14 la torre preziosa” e lo “specchio” che ci permette di farlo è la cerimonia del capitolo L’apparizione della torre preziosa.
Ma, nell’epoca dell’Ultimo giorno dopo la morte del Budda, l’insegnamento corretto è caduto in disuso e le persone non capiscono più il significato simbolico della Cerimonia nell’aria. Per questo il Daishonin la utilizzò per iscrivere il Gohonzon rivelando così che la Legge fondamentale di Nam-myoho-renge-kyo è il “limpido specchio” per percepire la vera natura della nostra vita.
Questo Gohonzon, così come la stessa cerimonia della torre preziosa, rende possibile la manifestazione del mondo di Buddità nella vita di ogni persona e in tutto il paese. Quando noi persone dell’Ultimo giorno della Legge, utilizzando il Gohonzon come limpido specchio, crediamo che lo stesso vasto cosmo di vita esista dentro di noi, possiamo schiudere nella nostra vita questa vasta e illimitata condizione, eliminando così alla radice ogni sofferenza e costruendo una felicità indistruttibile ed eterna.

SAITO: La chiave per mettere in pratica tutto questo consiste nel principio per cui abbracciare il Gohonzon equivale a osservare la propria mente, cioè a ottenere l’Illuminazione. E, come lei ha già spiegato più volte, l’aspetto centrale nell’“abbracciare il Gohonzon” è l’atteggiamento di non risparmiare la propria vita.

MORINAKA: Alla fine del Vero oggetto di culto il Daishonin spiega che i Bodhisattva della Terra appariranno per stabilire l’oggetto di culto: «Questo è il periodo in cui appariranno i Bodhisattva della Terra che stabiliranno in questo paese l’oggetto di culto universale, con il Budda Shakyamuni di honmon che assiste [il Budda originale]. Questo oggetto di culto non è mai apparso in India o in Cina» (SND, 1, 250).

IKEDA: Naturalmente Nichiren Daishonin è il precursore dei Bodhisattva della Terra di cui sta parlando e fu lui a stabilire il Gohonzon. Perciò l’affermazione che «questo è il periodo» è molto importante. Citando15 un commentario del Gran maestro Dengyo il Daishonin lo descrive come “un’epoca di conflitti”.
E, riferendosi alla propria epoca, spiega che quest’espressione significa: «i due disastri, la presente lotta intestina e l’invasione del mare occidentale» (SND, 1, 250).

SAITO: Sono i disastri predetti nel Rissho ankoku ron (1260). Il disastro della lotta intestina si verificò con i disordini16 del febbraio 1272, l’anno prima che il Daishonin scrivesse Il vero oggetto di culto. Il disastro dell’invasione straniera, che è ciò che intende con «invasione del mare occidentale», si concretizzò con l’invasione del Giappone da parte dell’esercito mongolo.

IKEDA: Il fatto che i Bodhisattva della Terra appaiano per stabilire l’oggetto di culto in un’epoca di conflitti è di per se una testimonianza eloquente che il Buddismo è un insegnamento per la pace e la felicità umana.
I conflitti hanno come effetto una duplice brutalità. Anzitutto danneggiano direttamente la vita e in secondo luogo straziano il cuore della gente e recidono i legami umani. Queste sono funzioni del “demone” che distrugge il “cosmo” o ordine armonioso della vita umana. La guerra è deprecabile.
È brutale e crudele. Ed è in una simile epoca di conflitto che i Bodhisattva della Terra stabiliscono il Gohonzon per la salvezza di tutte le persone.
Prima abbiamo analizzato la relazione fra l’aspetto formale del Gohonzon e la Cerimonia nell’aria. A questo proposito vorrei ribadire che il Gohonzon comprende in sé tutti gli esseri dei dieci mondi così come tutti i membri dell’assemblea, senza eccezioni, erano inclusi nella Cerimonia nell’aria.
Gli insegnamenti provvisori esposti prima del Sutra del Loto, abbandonano gli esseri dei sei sentieri e dei due veicoli (ascoltatori della voce e pratyekabuddha) e infine anche i bodhisattva. Comunicano un’avversione nei confronti dei nove mondi. Il Sutra del Loto ha un’approccio diametralmente opposto.

MORINAKA: In effetti ci sono religioni che mirano soltanto alla salvezza di un ristretto gruppo di “prescelti”.

IKEDA: La struttura del Gohonzon suggerisce l’uguale dignità e nobiltà di tutte le persone. Il Gohonzon (Nam-myoho-renge-kyo) ha il potere di creare collaborazione e armonia e dissolvere divisione e conflitti. Ha il potere di salvare le persone dei sei sentieri che soffrono più di tutti. I Bodhisattva della Terra sono coloro che manifestano questo potere.
Il Daishonin afferma: «A meno che […] non si stabilisca che questo è l’insegnamento supremo, i disastri e le calamità non potranno cessare» (SND, 5, 81). Nella lotta fra la natura demoniaca e la natura di Budda la missione dei Bodhisattva della Terra è vincere a qualsiasi costo. Se i Bodhisattva della Terra non trionfano sul male, il mondo rimarrà per sempre prigioniero di un ciclo di malvagità incessante. Quando vinciamo sul male la natura del Dharma si manifesta e si realizza un mondo armonioso basato sull’unicità di bene e male17.

SAITO: L’inclusione di Devadatta nel Gohonzon può essere considerata un’esortazione a trionfare sulla natura demoniaca della vita.

IKEDA: Esatto, si dice che per la sua sfiducia, gelosia, arroganza e odio nei confronti degli altri Devadatta sia caduto nell’inferno da vivo. In qualsiasi altra religione chiunque si fosse opposto così aspramente al fondatore o alla figura centrale, cercando persino di ucciderlo, sarebbe stato condannato alla dannazione eterna. Eppure la luminosa compassione del Sutra del Loto risplende anche sul sofferente Devadatta che era caduto nell’inferno.

SAITO: Nell’Introduzione del Sutra del Loto un raggio di luce scaturisce dal ciuffo bianco fra le sopracciglia di Shakyamuni e illumina come un faro il mondo delle dieci direzioni. Questa luce raggiunge persino l’inferno di incessante sofferenza.

IKEDA: Negli Insegnamenti orali il Daishonin afferma che «la luce che emana dal ciuffo di peli bianchi è Nam-myoho-renge-kyo» (GZ, 712).
Poiché questa luce illumina tutti i regni dei dieci mondi sigifica che «gli esseri dei dieci mondi possono tutti ottenere la Buddità simultaneamente» (GZ, 712).
Afferma inoltre: «Perciò sono indotto a concludere che la frase “raggiunge persino l’inferno di incessante sofferenza” significa che il Budda proietta la sua luce per condurre Devadatta a ottenere la Buddità» (GZ, 712).

MORINAKA: Secondo il Daishonin il raggio di luce che raggiunge l’inferno di incessante sofferenza, rendendo possibile l’ottenimento della Buddità nella loro forma presente agli esseri che vi si trovano, indica il potere del Daimoku di recare benefici ai defunti (vedi GZ, 712). Viene da chiedersi se Shakyamuni avesse perdonato la malvagità di Devadatta.

IKEDA: Shakyamuni rimproverò con la massima severità il comportamento malvagio di Devadatta. Su questo non v’è alcun dubbio. È proprio denunciando il male che possiamo aprire gli occhi alle persone malvagie perché l’udire voci in cui riecheggia la giustizia della Legge mistica attiva la natura di Budda che giace latente dentro il loro cuore. Ma poichè il cuore di queste persone è coperto da una spessa e dura coltre di ignoranza una voce debole non li raggiungerà. Occorre una voce che critichi severamente, che richiami il male alle proprie responsabilità per spezzare questa scorza dura e illuminare la natura di Budda.

SAITO: Fu così per i quattro tipi di credenti che perseguitavano il bodhisattva Mai Sprezzante. Poiché questi continuava a mostrare rispetto nei loro confronti anche se lo attaccavano, cominciarono a provare rimorso. Nella Scelta del tempo il Daishonin spiega18 che la pratica del bodhisattva Mai Sprezzante di riverire gli altri equivale a rimproverare il male.

IKEDA: Il bodhisattva Mai Sprezzante continuò a lottare e alla fine ebbe la meglio. Se la giustizia rimane in silenzio il male prospererà sempre di più. Insistere a denunciare il male fino a quando le persone malvagie stesse non provano rimorso significa agire con compassione.

MORINAKA: In Giappone molti non lo capiscono. A causa di un’errata visione della tolleranza tendono a pensare che, una volta messo in evidenza un errore, ciò sia sufficiente.
Poiché Shakyamuni insistette fino in fondo e senza compromessi a rimproverare Devadatta per la sua malvagità anche questi alla fine provò rimorso. Ma secondo19 La scelta del tempo, a causa del suo cattivo karma fece in tempo solo a gridare Namu! (devozione) prima di cadere nell’inferno di incessante sofferenza. E così Shakyamuni diresse la luce della Legge mistica verso quell’inferno.

IKEDA: Nel Gohonzon non è rappresentato soltanto il Devadatta che tradì Shakyamuni e fu tormentato da atroci sofferenze. Nel Gohonzon vediamo anche il Devadatta che, illuminato dalla Legge mistica, è diventato un devoto della Legge nel mondo d’Inferno assumendosi la missione unica di armonizzare quel regno di estrema infelicità. La Buddità di quest’unica persona malvagia apre la strada per la Buddità a infinite persone malvagie.
Parlavamo in precedenza dei tre significati del carattere myo. L’oggetto di culto del Buddismo di Nichiren Daishonin contiene il potere di creare armonia, che è l’ideale di tante religioni. Perciò il Dashonin lo iscrisse in un’epoca di conflitti, in un tempo caratterizzato dall’oscurità più tetra.

SAITO: In Giappone, che divenne il punto di partenza e il centro di kosen-rufu, c’è un profondo legame fra diffusione degli insegnamenti e conflitti. Il Daishonin iscrisse il Gohonzon all’epoca dell’invasione mongola, una minaccia di proprozioni inaudite per il paese. Anche la Soka Gakkai nacque nel bel mezzo degli eventi che condussero alla Seconda guerra mondiale, un periodo di conflitti senza precedenti, e il presidente Toda iniziò a propagare la Legge mistica nella desolazione del dopoguerra. Il nucleo di questa propagazione è il Gohonzon. Portando avanti il voto del suo maestro e predecessore Tsunesaburo Makiguchi, il presidente Toda si alzò deciso a salvare attraverso la Legge mistica le persone che soffrivano nel Giappone post-bellico.

IKEDA: In ogni suo sforzo per kosen-rufu Toda partì dal Gohonzon. L’alba di kosen-rufu sorse nel cuore della notte del 3 luglio 1945, il giorno del suo rilascio dal carcere. Ebbe inizio nella stanza del mio maestro.

MORINAKA: Nel capitolo Alba del primo volume della Rivoluzione Umana, la storia romanzata della Soka Gakkai, lei descrive così la scena:
«Le tende per l’oscuramento coprivano le finestre delle stanze al piano superiore. Josei Toda si inchinò davanti al Gohonzon, la casa avvolta nel silenzio minaccioso che precedeva l’attacco aereo. Mise tra le labbra una foglia di sempreverde e staccò il Joju Gohonzon dal gancio a cui era appeso. Si tolse gli occhiali e osservò attentamente i singoli ideogrammi, tenendo il rotolo così vicino che quasi lo sfiorava con la faccia.
«“Era proprio così. Nulla di sbagliato. Esattamente come lo vidi allora…”.
«Mormorando con un filo di voce, provò una profonda soddisfazione nel verificare che la Cerimonia nell’aria che aveva visualizzato interiormente durante la prigionia era rappresentata nel Gohonzon. Si sentì appagato e le lacrime iniziarono a scendergli lungo le guance. Le sue mani ebbero un fremito; con tutta la sua energia gridò: “Gohonzon! Daishonin! Io, Toda, realizzerò kosen-rufu!”
«Sentì che questa sua determinazione ardeva nell’anima come un oggetto incandescente. Bruciava suo malgrado, una fiamma che niente poteva estinguere, il sole eternamente sorgente di kosen-rufu» (RU, 1, 23).

IKEDA: Toda me ne parlò diverse volte condividendo con me la gioia irrefrenabile che aveva provato in quell’occasione.
Fu il punto di partenza per una propagazione senza precedenti del Gohonzon, un risultato senza pari nei settecento anni trascorsi dalla morte di Nichiren Daishonin. Grazie al voto di Toda, al suo desiderio di condurre le persone alla felicità con il Gohonzon, lo spirito di Nichiren Daishonin ora si è diffuso in tutto il mondo.
Come afferma il Daishonin nella conclusione del Vero oggetto di culto. Il Gohonzon incarna la compassione del Budda. Tuttavia se lo preghiamo senza agire concretamente per kosen-rufu l’immensa compassione del Budda originale non si trasmetterà alla nostra vita. È quando abbiamo “la stessa mente di Nichiren” e diventiamo suoi discepoli, cioè ci battiamo per kosen-rufu con la sua stessa determinazione che quest’immensa compassione scorre dentro di noi come un grande fiume.
Il beneficio del Gohonzon è infinito e inesauribile. È così illimitato e incommensurabile che gli immensi benefici che avete ricevuto finora non sono niente in confronto.
Il supremo beneficio del Gohonzon è la trasformazione del destino dell’umanità e la fede dei membri della Soka Gakkai gli sta pemettendo di manifestarsi.
È giunto il momento che la nostra rete di Bodhisattva della Terra, ora diffusa in 185 paesi del mondo, dia prova del meraviglioso potere del Gohonzon, disperdendo l’oscurità che ottenebra il mondo.
(continua)

note:

1. Lokesh Chandra e Daisaku Ikeda, Toyo no Tetsugaku o Kataru (Dialogo sulle filosofie orientali), Tokyo, Daisan Bummeisha, 2002, pag. 305.
Lokesh Chandra è direttore dell’Accademia internazionale di cultura indiana. Suo padre era Raghu Vira, grande sanscritista. Il dottor Chandra è autore di numerose opere e possiede una vasta conoscenza del Buddismo.

2. Fu vicerettore della Tribhuvan University. Morì nel 1999 all’età di settantaquattro anni.

3. L’altra strofa del poema recita: «Quando il Dharma si manifesta davvero / in un praticante che continua a meditare sinceramente / in quel momento tutti i suoi dubbi e le sue illusioni scompaiono / perché egli ha compreso la legge di origine dipendente» e «Quando il Dharma si manifesta davvero / in un praticante che continua a meditare sinceramente / in quel momento tutti i suoi dubbi e le sue illusioni scompaiono / perché egli ha sradicato tutti i tipi di relazione karmica».

4. Vedi The Middle Length Sayings (Majjhima Nikaya) trad. a c. di I. B. Horner, Oxford, The Pali Text Society, 1995, vol. 1, pagg. 236-37. Espressioni simili si trovano anche in altri sutra. Nel Samyutta Nikaya si trova il brano: «Chi vede il Dharma vede me [il Budda]. E nel Prasannapada: «Chi vede l’origine dipendente vede il Dharma. Chi vede il Dharma vede il Budda».

5. Sono chiamati sentieri perché uno conduce all’altro. I desideri terreni, fra cui avidità, collera, stupidità, arroganza e dubbio, danno origine ad azioni che creano karma negativo, i cui effetti si manifestano come sofferenza. La sofferenza incrementa i desideri terreni, conducendo a ulteriori azioni distorte che creano ancor più karma negativo e sofferenza. Intrappolate in questo circolo vizioso le persone sono destinate a soffrire negli stati inferiori dell’esistenza.

6. Le tre virtù sono i tre attributi di un Budda: 1) il corpo del Dharma è la verità che il Budda ha compreso o vero aspetto di tutti i fenomeni (vera entità della vita, n.d.t.); 2) la saggezza è la capacità ci comprendere questa verità; 3) l’emancipazione è la condizione di libertà dalle sofferenze di nascita e morte.

7. Sono le quattro nobili qualità della vita di un Budda: “eternità” significa che la natura di Budda è immutabile ed eterna; “felicità” significa tranquillità interiore di fronte a qualsiasi sofferenza; “vero io” significa che il Budda esprime la propria natura intrinseca; “purezza”signfica libertà dall’illusione e dai comportamenti sbagliati.

8. «Se vuoi liberarti dalle sofferenze di nascita e morte che sopporti dall’eternità e raggiungere sicuramente la suprema Illuminazione in questa esistenza, devi risvegliarti alla mistica verità che è sempre esistita nella vita degli esseri umani. Questa verità è Myoho-renge-kyo. Di conseguenza recitare Myoho-renge-kyo ti permetterà di percepire la mistica verità dentro di te» (SND, 4, 3).

9. Si trova in un brano in cui si parla di “un grande medico che può trasfromare il veleno in medicina”. L’allegoria del “grande medico” viene usata perché il Sutra del Loto apre la possibilità dell’ottenimento della Buddità alle persone dei due veicoli – ascoltatori della voce e pratyekabuddha, ai quali gli altri sutra la negavano.

10. Scrive il Daishonin: «Il bodhisattva Nagarjuna, nell’interpretare il carattere myo di myoho (Legge mistica) dice che [il Sutra del Loto] è come un grande medico che può cambiare il veleno in medicina. Cambiare il veleno in medicina signfica trasformare i tre sentieri di desideri terreni, karma e sofferenza nelle tre virtù del corpo del Dharma, della saggezza e dell’emancipazione» (GZ, 984).

11. Tre stadi della preparazione, rivelazione e trasmissione. Riferimento alla “tre divisioni di un sutra”, una struttura in tre parti usata per interpretare i sutra, il cui autore presunto è il cinese Tao-an (312-285).

12. Nel Vero oggetto di culto il Daishonin spiega che l’essenza del Buddismo risiede nell’insegnamento implicito nel capitolo Durata della vita, applicando i tre stadi di preparazione, rivelazione e trasmissione a cinque gruppi di dottrine: 1) tutti gli insegnamenti di Shakyamuni; 2) il triplice Sutra del Loto (Muryogi, Sutra del Loto e Fugen); 3) l’insegnamento terorico del Sutra del Loto (prima metà); 4) l’insegnamento essenziale del sutra (seconda metà); 5) l’insegnamento implicito nel capitolo Durata della vita (sedicesimo). Il suo scopo è dimostrare che Nam-myoho-renge-kyo è l’insegnamento corretto da praticare e propagare nell’Ultimo giorno della Legge.

13. Toda Josei Zenshu, Tokyo, Seikyo Shimbunsha, 1986, vol.6, pag. 275.

14. “Vedere la torre preziosa” è il titolo letterale del capitolo del Sutra del Loto L’apparizione della torre preziosa.

15. Nello Hokke Shuku il Gran Maestro Dengyo scrive: «A proposito dell’epoca, [la propagazione del vero insegnamento avrà inizio] in un’epoca in cui termina il Medio giorno della Legge e comincia l’Ultimo giorno. Per quanto riguarda la terra, comincerà in una terra a est di T’ang e a ovest di Katsu. Per quanto riguarda le persone, si diffonderà fra la gente macchiata dalla cinque impurità che vive in un’epoca di conflitti. Il sutra afferma: “Poiché odio e gelosia verso questo sutra abbondano persino durante l’esistenza del Budda, quanto maggiori saranno dopo la sua morte?” Aveva ragione a dire ciò» (vedi SND, 1, 249-250). La “terra a est di T’ang e a ovest di Katsu” secondo le antiche carte corrisponde al Giappone.

16. Cospirazione in cui Hojo Tokisuke, fratellastro del reggente Hojo Tokimune cercò di impadronirsi del potere. Ma Tokimune ne fu messo al corrente e la represse facendo uccidere Tokisuke.

17. Unicità di bene e male: principio secondo il quale bene e male non sono separati e distinti ma esistono in tutti i fenomeni. Ciò signfica che il seme o potenziale della bontà esiste anche nelle persone o nelle circostanze più malvagie.

18. «I monaci corrotti e arroganti descritti nel Sutra del Loto, dapprima si armarono di spade e bastoni per colpire il bodhisattva Fukyo, ma in seguito giunsero le mani e si pentirono dei loro errori» (SND, 2, 95).

19. «Devadatta ingiuriò il Budda Shakyamuni e lo ferì, ma quando fu sul punto di morire gridò: “Namu!”. Se solo avesse pronunciato “Namu Budda [devozione al Budda]!” si sarebbe salvato dall’inferno. Ma le sue colpe erano così gravi che riuscì a dire soltanto “Namu” e non fu in grado di pronunciare la parola “Budda”. E ben presto anche gli eminenti preti del Giappone cercheranno di gridare: “Namu Nichiren Shonin [devozione al saggio Nichiren]!”, ma quasi certamente potranno pronunciare solo la parola “Namu!”. Che pena mi fanno!» (ibidem, pagg. 95-96). 

Bibliografia

Il Nuovo Rinascimento n.297 15 gennaio 2004

 

Be Sociable, Share!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>