Cosa significa il termine giapponese zaimu?

Il punto di partenza è avere gratitudine per Nichiren Daishonin e per la Soka Gakkai, perciò lo spirito fondamentale dello zaimu è la gratitudine verso il Buddismo. Alle origini del Buddismo, i monaci si dedicavano alla Legge e i laici li sostenevano materialmente. Con il passare del tempo, questo atteggiamento sincero divenne consuetudine. Il Daishonin non dava per scontato che i suoi discepoli gli inviassero offerte come atto dovuto. Nel Gosho, infatti, esprime sempre profonda gratitudine per le offerte ricevute dai discepoli e non manca di sottolineare che queste saranno fonte di benefici. Quello che noi oggi chiamiamo zaimu ha questa origine. Nell’etimologia della parola, zai significa “tesoro” mentre mu significa “diritto-dovere”, cioè il diritto-dovere di sostenere materialmente l’organizzazione o la comunità a cui si appartiene. La cosa importante è l’atteggiamento con cui si fa questa azione, non la cifra che si offre. Come risultato di questa azione, che racchiude il desiderio di sostenere il movimento di kosen-rufu, sicuramente si riceverà un incredibile beneficio che va al di là di ciò che si possa immaginare. Prima di tutto è necessario che ciascuno si sforzi di approfondire lo spirito dell’offerta nella propria vita. Non bisogna mai fare pressione sui membri affinché partecipino allo zaimu: è una questione di fede e riguarda il cuore di una persona. È un’opportunità che hanno tutti, ma è un’azione che deve nascere spontanea. Si può dire che la partecipazione allo zaimu è il barometro con cui misurare la fiducia che i compagni di fede nutrono verso la nostra organizzazione.                                                                    NR, n. 431.

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