Con lo stesso intento del Daishonin

di Tamotsu Nakajima 

Ancora una volta vorrei riflettere con voi sul significato dell’unità e sull’importanza di vivere basandosi sugli insegnamenti di Nichiren Daishonin.
Il Buddismo insegna il principio di itai doshin (diversi corpi, stessa mente): a livello teorico il significato sembra abbastanza chiaro, ma cosa significa concretamente? Significa ricercare in ogni momento la stessa mente, lo stesso cuore, lo stesso voto di Nichiren Daishonin. In questo modo, pur agendo in modo diverso a seconda delle capacità e delle caratteristiche individuali, siamo sempre uniti al cuore del Daishonin mentre ci impegniamo nella nostra vita e nell’attività buddista. Se due o più persone si sforzano di praticare con lo stesso cuore del Budda, impegnandosi a portare avanti la propria rivoluzione umana e kosen-rufu, si creerà in modo del tutto naturale una grande unità che produce una forza assai maggiore della semplice somma delle capacità di ogni singola persona.
Per chi decide di essere discepolo di Nichiren è importante creare con gli altri compagni di fede questo tipo di unità, mettendo al centro della propria vita Nam-myoho-renge-kyo e la sua propagazione per la felicità di tutti gli esseri umani. Per questo è necessario che ognuno si sforzi – in ogni momento dell’esistenza – di partire sempre dall’insegnamento buddista. Dico questo perché, malgrado si parli spesso della “pratica corretta”, in realtà è difficile accorgersi che è sempre in agguato la tendenza a mettere davanti a tutto il proprio punto di vista e le proprie ragioni: questo ostacola lo sviluppo di kosen-rufu e la propria felicità, nonostante gli sforzi che ciascuno compie ogni giorno. Il presidente Ikeda ci indica come mantenere il corretto sentiero nella pratica buddista e nella vita quotidiana. Ogni giorno leggiamo i suoi discorsi, è difficile tuttavia inciderli profondamente nel nostro cuore e metterli in pratica nella vita quotidiana.
Nel suo editoriale di agosto scrive: «Il valore di un essere umano non dipende dal suo patrimonio o dalla posizione sociale, ma dalla filosofia che abbraccia e dalle azioni che sta compiendo» (NR, 357, 3).
Si può pensare che per essere buddisti basti recitare Gongyo e Daimoku, ma non è così. È proprio come afferma Nichiren: «Il vero significato dell’apparizione del Budda Shakyamuni in questo mondo sta nel suo comportamento da essere umano» (SND, 4, 179).
Per noi discepoli di Nichiren, il punto fondamentale è proprio il nostro comportamento nella vita di tutti i giorni. Il Buddismo va utilizzato, verificato continuamente nella propria vita e trasmesso agli altri, affinché ogni singola persona possa diventare felice. Il Daishonin nei suoi scritti ci incoraggia sempre a migliorare la nostra vita e a realizzare una società migliore: sta a noi crederci e continuare a farlo in ogni istante, giorno dopo giorno.
Non dimentichiamoci mai che il nemico principale della felicità è l’arroganza: nel momento in cui pensiamo, ad esempio, di conoscere bene anche una piccolissima parte della dottrina buddista, il nostro spirito di ricerca si affievolisce e questo atteggiamento ci impedirà di avanzare ulteriormente nella nostra rivoluzione umana. L’unica comprensione che ci fa progredire è la gioia che si avverte quando sperimentiamo nella vita di tutti i giorni la validità del Buddismo e dei consigli del nostro maestro. 

Bibliografia 

Il Nuovo Rinascimento n.360 15 ottobre 2006

Be Sociable, Share!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>