Verso lo stesso obiettivo

Durante il corso della SGI in Giappone dello scorso novembre, in diverse occasioni, i partecipanti hanno rivolto alcune domande a Eiko Akiyama, responsabile generale delle donne della SGI, e a Minoru Harada, presidente della Soka Gakkai giapponese. Presentiamo un breve resoconto.

Domanda: Si parla sempre di itai doshin (diversi corpi, stessa mente), ma spesso si pensa che per poter cambiare una situazione difficile debbano essere gli altri a cambiare. Cosa fare in una situazione in cui c’è difficoltà a creare itai doshin?

NEL PORTARE AVANTI il movimento di kosen-rufu la cosa più importante è l’unità di itai doshin. Il presidente Ikeda dice sempre di andare avanti in armonia; come sappiamo bene, ciò è facile da dire, ma difficile da realizzare veramente. Tuttavia la chiave per lo sviluppo della nostra organizzazione consiste nel creare unità.
A livello personale, l’obiettivo è il raggiungimento della Buddità, mentre a livello collettivo è portare avanti la realizzazione di kosen-rufu. Per concretizzare entrambi non bisogna vedere le cose dal punto di vista egocentrico, ma impegnarsi per creare unità. Nel momento in cui ci dirigiamo tutti verso lo stesso obiettivo si riesce a fare meglio attività e si ottengono più risultati. Quando si mette se stessi al centro si tende sempre a dare la colpa agli altri o all’ambiente, e si è portati a lamentarsi e a pensare che i nostri sforzi non vengono riconosciuti. I membri del Kansai sono molto forti perché si sentono collegati direttamente a sensei, non c’è nessun altro tra loro e il maestro. Bisogna incoraggiare ciascuno a creare una relazione diretta con il presidente Ikeda.
Quando ci preoccupiamo per gli altri, per la loro felicità, il nostro stato vitale cresce.
Non dovremmo concentrarci sui difetti delle altre persone né criticarle, ma cambiare e crescere noi stessi per primi. La rivoluzione umana continua per tutta la vita, non venti o trent’anni, perciò in ogni momento dovremmo sforzarci di migliorare noi stessi e, fino all’ultimo istante, continuare a crescere. Quando ci incontriamo con altre persone è naturale che emerga il karma individuale, perciò è importante continuare a trasformare la nostra vita quotidianamente. Come si fa a elevare il nostro stato vitale? Recitando ogni giorno un forte Daimoku.
Quando incontriamo qualcuno con cui non riusciamo ad andare d’accordo, quella è un’occasione per crescere. Se riusciamo a comprendere questo, significa che siamo sulla strada giusta. La fede in ogni singolo istante è l’unica cosa che conta per la nostra felicità.

Domanda: Come proteggere le organizzazioni SGI dei vari paesi dalla corruzione e dalla decadenza che potrebbero verificarsi in futuro?

IN OGNI PAESE è importante consolidare l’unità di itai doshin e agire seguendo le parole del presidente Ikeda, con fede pura e con grande spirito di ricerca, ricordando sempre che se la sorgente è pura, lo sarà anche il fiume (cfr. SND, 2, 215). Le singole azioni si devono basare su una fede pura. Per lottare contro le funzioni negative è necessaria una fede pura che ricerca sempre il cuore del maestro: questa è la chiave per proteggere l’organizzazione e questo è il compito di ogni responsabile.
Quando l’organizzazione si espande possono apparire persone che non capiscono lo spirito corretto della Soka Gakkai; in quel momento è molto importante la fede e la determinazione dei responsabili.

Domanda: Il motto del Kansai è “Josho Kansai” (Kansai sempre vittorioso). In cosa consiste l’invincibilità del Kansai?

LA FORZA dei membri del Kansai si basa su due aspetti: 1) la relazione diretta con il presidente Ikeda; 2) quando si trovano in qualsiasi tipo di difficoltà mantengono la convinzione che non si può perdere, ma bisogna vincere assolutamente. Per questo i membri del Kansai sono “sempre vittoriosi”. Queste radici sono state costruite più di cinquant’anni fa, nel 1956, quando il giovane Ikeda andò a fare attività nel Kansai e insieme ai membri di allora convertì 11.111 famiglie nel solo mese di aprile: in così poco tempo fu realizzato questo scopo incredibile. Avendo fatto questa esperienza, hanno sviluppato la sicurezza di poter vincere in qualsiasi circostanza e questo non riguarda solo chi già praticava allora, ma si trasmette a ogni persona che inizia a praticare. Il presidente Toda diceva di prendere come esempio il Kansai; lì i membri sono sinceri, diretti, calorosi, si prendono cura di ogni persona, come una famiglia. Il Kansai è una sorgente di energia per condurre ogni persona alla felicità. 

Bibliografia 

Il Nuovo Rinascimento n.391 15 febbraio 2008

 

In armonia con il maestro e con i compagni di fede

di Tamotsu Nakajima 

Il 2006 sta finendo e il nuovo anno è alle porte.
È importante sforzarsi fino all’ultimo di realizzare gli scopi di quest’anno e allo stesso tempo lanciarsi subito verso quelli del prossimo.
Basiamo la nostra attività sul principio di non dualità di maestro e discepolo e itai doshin: se si è deciso di realizzare il desiderio del nostro maestro Ikeda viene spontaneo creare armonia e unità intorno a noi.
Nikko Shonin affermò: «Il Daishonin insegna il corretto sentiero di maestro e discepolo per ottenere la Buddità. Se si commette anche il più piccolo errore sulla via di maestro e discepolo, allora, pur abbracciando il Sutra del Loto, si cadrà nell’inferno di incessante sofferenza» (MDG, 1, 158). Scrive a questo proposito il presidente Ikeda: «Oltre a quella tra maestro e discepolo c’è un’altra relazione umana che si basa sulla Legge: quella tra compagni di fede. [...] L’insieme dei praticanti buddisti può essere visto da due prospettive. Essi possono essere assimilati all’ordito e alla trama di un tessuto. Per tessere si stende l’ordito nel senso della lunghezza e poi lo si intreccia con la trama. L’ordito rappresenta il legame maestro e discepolo, la trama quello tra i membri. Quando questi si intrecciano si crea lo splendido broccato di kosen-rufu» (MDG, 1, 140).
Sensei ci sta mostrando la strada per kosen-rufu attraverso il suo esempio concreto: quello che conta nel Buddismo è come viviamo il momento presente nella vita di tutti i giorni. Ciò significa diventare pienamente responsabili di se stessi, partendo prima di tutto dalla propria rivoluzione umana. Ma questo non basta, il Daishonin ha insegnato anche la “pratica per gli altri”: diventare responsabili della felicità di quanti vivono con noi, che pratichino o meno il Buddismo. Sentire gratitudine per la loro vita che, in un modo o nell’altro, sostiene la nostra.
Maestro e discepolo, itai doshin, assumersi la responsabilità della felicità propria e di quella degli altri: tutto questo si può sintetizzare nella semplice frase “realizzare kosen-rufu“. Kosen-rufu è l’unico scopo per cui è nata la Soka Gakkai nel 1930 ed è anche lo scopo della comparsa in questa vita di ognuno di noi Bodhisattva della Terra.
Vorrei approfittare di questa occasione per far arrivare a ognuno di voi il mio più profondo ringraziamento per l’impegno costante che tutti state mettendo nell’attività. In questo 2006 ho un motivo in più per sentirmi felice di fare attività con tutti voi: il 2 novembre scorso ho giurato fedeltà alla Costituzione italiana e sono diventato cittadino di questo grande Paese. Sono fiero di questo! E mi impegnerò ancora di più per realizzare kosen-rufu in Italia, con voi e con il presidente Ikeda. 

Bibliografia 

Il Nuovo Rinascimento n.364 15 dicembre 2006

Diversi corpi, stessa mente

di Daisaku Ikeda 

In questo regno di benefici,
con lealtà e costanza
praticate l’insegnamento del Daishonin
di unirsi nello spirito
di “diversi corpi, stessa mente”.

Nichiren Daishonin afferma: «Quando le persone sono in itai doshin (diversi corpi, stessa mente) realizzeranno tutti i loro scopi, mentre in dotai ishin (stesso corpo, diverse menti) non possono ottenere niente di notevole» (Itai doshin, SND, 4, 267).
L’unità è sana, bella e piacevole e niente è più forte di quell’unione che rispetta e valorizza le diversità. Discutendo di alcuni eventi della storia antica cinese, il Daishonin distillò questa importante verità sul valore supremo dell’unità nell’espressione “diversi corpi, stessa mente”, e la consegnò all’umanità, come frase stupenda e preziosa da custodire per sempre.
“Diversi corpi, stessa mente”, quindi unità di intenti, è la regola immutabile per il successo in ogni paese e organizzazione. In particolare nella pratica buddista, non saremmo in grado di produrre forza o alcun vero beneficio se non seguissimo questo nobile principio.
«Siamo come i passeggeri di una nave che navigano con uno stesso cuore e uno stesso scopo. Dobbiamo rispettarci, considerandoci vicendevolmente Onorati dal Mondo» scrive T’ien-t’ai in Grande concentrazione e visione profonda. Nel regno della fede non c’è distinzione tra superiori e inferiori, tutti i membri sono uguali, sono tutti Budda degni del massimo rispetto. Tutti nobili paladini.
«È il cuore che è importante» (La strategia del Sutra del Loto, NR, 346, 17), ci insegna il Daishonin. La Soka Gakkai, dove i cuori dei membri sono uniti dal grande voto di realizzare kosen-rufu, è la sintesi di “diversi corpi, stessa mente”. È un gruppo armonioso di credenti in perfetto accordo con la Legge mistica. Anche l’eredità della Legge fondamentale di vita e morte, il principio cardine del Buddismo, fluisce con energia nelle vite di coloro che stanno con la Gakkai nella fortuna e nell’avversità.

La nostra è una cittadella di gente di talento
che condivide uno spirito prezioso
e preziosi legami umani.

Giuseppe Mazzini (1805-72), propugnatore dell’unità e dell’indipendenza d’Italia, usò queste parole: «Se vi associate centuplicate le vostre forze». Quando siete uniti ad altri tutti gli ostacoli si sgretolano davanti a voi. Quando all’interno di un’organizzazione ognuno va a ritmo, si avverte una vitalità nuova e le persone di valore possono esprimere in pieno il loro potenziale.
La poetessa spagnola Concepción Arenal (1820-93), che fu anche pioniera come attivista dei diritti umani, sosteneva: «Le forze che si uniscono per una giusta causa non si sommano, si moltiplicano». La nostra grande alleanza di “diversi corpi, stessa mente” sta guadagnando forza, avanzando con gioia e armonia verso la vittoria nelle nostre nobili imprese per kosen-rufu, non solo in Giappone ma su tutta la scena mondiale.
L’Ultimo giorno della Legge è caratterizzato da dispute e controversie, è pieno di conflitti e antagonismi. Ovunque guardiamo nel mondo, vediamo amari contrasti e rivalità. Anche i più svariati gruppi e organizzazioni vengono distrutti da lotte spietate e vivono con l’assillo dello spettro della divisione.
Ma non dobbiamo permettere a nessuno di seminare zizzania intenzionalmente nel nostro armonioso gruppo di fedeli, che si sta dando da fare con lo spirito compassionevole di condividere quanto più possibile i princìpi e gli ideali del Buddismo di Nichiren Daishonin per la felicità dell’umanità intera. Non dobbiamo permettere a nessuno di causare deliberatamente disunità nel regno della fede. Questo ci ingiunsero, sia Shakyamuni sia il Daishonin. Per questo Tsunesaburo Makiguchi, presidente fondatore della Soka Gakkai, dichiarò con veemenza che gli individui egoisti, che cercano intenzionalmente di distruggere l’armoniosa unità della Gakkai, dovrebbero essere cacciati via.
All’epoca dell’incidente di Osaka, il mio maestro Josei Toda, secondo presidente della Soka Gakkai, esclamò con ammirazione ed emozione: «I membri del Kansai si sono alzati in piedi e hanno affrontato la persecuzione al tuo fianco, Daisaku. Hanno lottato con grande coraggio e, come risultato, la nostra organizzazione nel Kansai diventerà ancora più forte. Hanno fatto passi da gigante nell’ottenimento di uno stato vitale senza limiti, traboccante di fortuna». [Incidente di Osaka: la circostanza in cui Daisaku Ikeda venne arrestato e accusato ingiustamente di violazioni della legge elettorale, durante le elezioni straordinarie amministrative del 1957 a Osaka. Nel gennaio 1962, la causa, protrattasi quasi cinque anni, si concluse con una assoluzione completa, n.d.r. ].
Lo spirito di “diversi corpi, stessa mente” si trova in questo coraggio, nella perseveranza e nell’unità che si basano sull’impegno condiviso di maestro e discepolo, è questo che vorrei incidere nel vostro cuore.
«Quando le persone sono in itai doshin (diversi corpi, stessa mente) realizzeranno tutti i loro scopi» scrive il Daishonin, ed è per questo che anche il potere di realizzare la pace mondiale risiede nell’unità di scopo descritta da “diversi corpi, stessa mente”.
Adolfo Pérez Esquivel, attivista argentino dei diritti umani e premio Nobel per la Pace, con cui sto conducendo un dialogo, affermò una volta a questo proposito: «Se le persone hanno il coraggio di accettare la sfida, è certo che raccoglieranno risultati positivi. Questa sfida consiste nel trovare un modo per rendere unita l’umanità, cioè una nuova strada basata su una cultura di solidarietà».
Pérez Esquivel ha inoltre molto apprezzato lo spirito di maestro e discepolo, riscontrato nella Soka Gakkai, e il nostro grande impegno affinché la speranza di una coesistenza pacifica illumini tutto il mondo.
Avanziamo con energia verso lo splendido anniversario del tre maggio, giorno della Soka Gakkai, seguendo la ricetta per una vittoria assoluta: “diversi corpi, stessa mente!”.

Trionfate
con gioia e allegria
in questa vita,
orgogliosi
della nostra unità senza uguali.
 

Bibliografia 

Il Nuovo Rinascimento n.373 1 maggio 2007

Con lo stesso intento del Daishonin

di Tamotsu Nakajima 

Ancora una volta vorrei riflettere con voi sul significato dell’unità e sull’importanza di vivere basandosi sugli insegnamenti di Nichiren Daishonin.
Il Buddismo insegna il principio di itai doshin (diversi corpi, stessa mente): a livello teorico il significato sembra abbastanza chiaro, ma cosa significa concretamente? Significa ricercare in ogni momento la stessa mente, lo stesso cuore, lo stesso voto di Nichiren Daishonin. In questo modo, pur agendo in modo diverso a seconda delle capacità e delle caratteristiche individuali, siamo sempre uniti al cuore del Daishonin mentre ci impegniamo nella nostra vita e nell’attività buddista. Se due o più persone si sforzano di praticare con lo stesso cuore del Budda, impegnandosi a portare avanti la propria rivoluzione umana e kosen-rufu, si creerà in modo del tutto naturale una grande unità che produce una forza assai maggiore della semplice somma delle capacità di ogni singola persona.
Per chi decide di essere discepolo di Nichiren è importante creare con gli altri compagni di fede questo tipo di unità, mettendo al centro della propria vita Nam-myoho-renge-kyo e la sua propagazione per la felicità di tutti gli esseri umani. Per questo è necessario che ognuno si sforzi – in ogni momento dell’esistenza – di partire sempre dall’insegnamento buddista. Dico questo perché, malgrado si parli spesso della “pratica corretta”, in realtà è difficile accorgersi che è sempre in agguato la tendenza a mettere davanti a tutto il proprio punto di vista e le proprie ragioni: questo ostacola lo sviluppo di kosen-rufu e la propria felicità, nonostante gli sforzi che ciascuno compie ogni giorno. Il presidente Ikeda ci indica come mantenere il corretto sentiero nella pratica buddista e nella vita quotidiana. Ogni giorno leggiamo i suoi discorsi, è difficile tuttavia inciderli profondamente nel nostro cuore e metterli in pratica nella vita quotidiana.
Nel suo editoriale di agosto scrive: «Il valore di un essere umano non dipende dal suo patrimonio o dalla posizione sociale, ma dalla filosofia che abbraccia e dalle azioni che sta compiendo» (NR, 357, 3).
Si può pensare che per essere buddisti basti recitare Gongyo e Daimoku, ma non è così. È proprio come afferma Nichiren: «Il vero significato dell’apparizione del Budda Shakyamuni in questo mondo sta nel suo comportamento da essere umano» (SND, 4, 179).
Per noi discepoli di Nichiren, il punto fondamentale è proprio il nostro comportamento nella vita di tutti i giorni. Il Buddismo va utilizzato, verificato continuamente nella propria vita e trasmesso agli altri, affinché ogni singola persona possa diventare felice. Il Daishonin nei suoi scritti ci incoraggia sempre a migliorare la nostra vita e a realizzare una società migliore: sta a noi crederci e continuare a farlo in ogni istante, giorno dopo giorno.
Non dimentichiamoci mai che il nemico principale della felicità è l’arroganza: nel momento in cui pensiamo, ad esempio, di conoscere bene anche una piccolissima parte della dottrina buddista, il nostro spirito di ricerca si affievolisce e questo atteggiamento ci impedirà di avanzare ulteriormente nella nostra rivoluzione umana. L’unica comprensione che ci fa progredire è la gioia che si avverte quando sperimentiamo nella vita di tutti i giorni la validità del Buddismo e dei consigli del nostro maestro. 

Bibliografia 

Il Nuovo Rinascimento n.360 15 ottobre 2006

Con lo stesso cuore del Budda per superare disunità e divisioni

di Tamotsu Nakajima 

Per portare avanti il grande desiderio del Budda di realizzare kosen-rufu, adesso e nel futuro, occorre realizzare unità tra tutti i praticanti, dialogando con ogni singola persona e rispettandosi reciprocamente. Il presidente Ikeda ha più volte chiarito quanto sia importante itai doshin (diversi corpi, stessa mente) per lo sviluppo futuro del nostro movimento. Stessa mente, o stesso cuore, indica il cuore del Budda, che desidera realizzare la felicità di tutta l’umanità.
Scrive Ikeda nell’ultimo editoriale: «L’unità, che potrebbe sembrare un argomento vecchio e ormai noto, è in realtà un tema che genera ogni volta rinnovata vitalità. Fidel Ramos [...] spiegava che quando le persone lavorano insieme, possono realizzare molto di più della somma dei loro sforzi individuali. [...] Oggi l’unità è diventato il motto dei nostri membri che in tutto il mondo si impegnano instancabilmente per kosen-rufu. Nichiren Daishonin scrive: “Sebbene Nichiren e i suoi discepoli siano pochi di numero, poiché hanno lo spirito di diversi corpi, stessa mente, realizzeranno la loro grande missione di propagare ampiamente il Sutra del loto”» (NR 426, 3).
Come ha spiegato Katsuji Saito, responsabile del Dipartimento di studio della SGI, durante il corso europeo di studio, la disunità si verifica quando si dimentica il cuore del Budda, a causa dell’egoismo, della gelosia e dell’arroganza. Avere lo stesso cuore significa invece crescere e fare la propria rivoluzione umana, collegandosi con gli altri per realizzare una società pacifica.
Se litighiamo tra noi non realizzeremo nulla, nonostante gli sforzi che ciascuno compie. Quando ci sono problemi di unità è necessario dialogare. Ci vuole il coraggio del dialogo, che è la concretizzazione di itai doshin. Per fare questo è necessario ricercare sempre il cuore di Nichiren Daishonin e metterlo al centro della nostra vita. Siamo tutti differenti, ma se ognuno condivide lo stesso desiderio del Budda non ci sarà più posto per l’egoismo e si potranno superare disunità e divisioni.
Se saremo capaci di realizzare una forte unità, nella nostra organizzazione ci sarà una grande espansione, in accordo con il desiderio di pace per tutta l’umanità espresso dal Budda.
Nikko Shonin diceva: «Finché kosen-rufu non sarà realizzato, propagate la Legge al massimo delle vostre capacità, senza risparmiare la vostra vita (art. 13 dei Ventisei ammonimenti). In altre parole ciò significa che, oltre a recitare Daimoku per la propria felicità, è fondamentale diffondere il più possibile l’insegnamento del Daishonin per consentire a ogni persona di trasformare il proprio karma e diventare felice.
Ora, Ultimo giorno della Legge, è il tempo adatto per espandere la Legge mistica in tutto il mondo, e noi discepoli stiamo portando avanti questo flusso insieme al nostro maestro, il presidente Ikeda.
Per ciò che riguarda la fede bisogna ritornare al tempo di Nichiren Daishonin, mettendo al centro il Gosho e il maestro, sforzandoci di mettere in pratica ciò che studiamo, perché nel Buddismo più di tutto conta come ci si comporta nella vita di ogni giorno.
Ognuno ha un modo suo di ragionare sulle cose, ma bisogna cercare di ragionare basandosi sul Daimoku e sul Gosho, così possiamo migliorare noi stessi. È importante anche continuare a dialogare con gli altri; in tal senso il sangha, la nostra comunità buddista, ha un grande valore, perché ci aiuta a restare “diritti”, a mantenere il corretto atteggiamento nella fede, grazie allo scambio e al confronto continuo con le altre persone. 

Bibliografia

Il Nuovo Rinascimento n.427 15 settembre 2009