Il mutuo possesso dei dieci mondi

Kosen rufu è come una grande rappresentazione sul palcoscenico della Terra del Budda. Che comincia quando si decide di trasformare il proprio stato vitale. Il principio del mutuo possesso dei dieci mondi spiega che tutti gli esseri viventi e tutti gli ambienti sono manifestazioni di Myoho-renge-kyo: per questo è possibile trasformare lo stato vitale. Lottare nei nove mondi rafforza il mondo di Buddità

IKEDA: Lo studio è uno dei cardini della pratica del Buddismo. La cosa importante è come si studia e come si mette in pratica quello che si è imparato.
Per incoraggiare i giovani che stanno studiando questi difficili princìpi, vorrei ricordare un episodio. Verso la fine del 1950, avevo 22 anni, Toda e io dovemmo andare a Kanagawa. In quel periodo gli affari di Toda erano in una situazione disastrosa e parecchi membri, vedendo Toda sommerso da una montagna di debiti, si erano allontanati dalla Soka Gakkai.
Come sempre quando eravamo in treno, Toda ne approfittava per farmi studiare il Gosho. Quella volta mi spiegò i benefici dell’Oggetto di culto per l’osservazione della propria mente. Guardando dal finestrino la distesa dell’Oceano Pacifico, mi disse:_«Il Gosho deve esser letto con una fede vasta e infinita come il Pacifico. Altrimenti noi persone ordinarie non possiamo avvicinarci allo spirito del Budda».
Negli Insegnamenti orali leggiamo i seguenti brani:
«”Io”, nel brano “ma in verità il tempo trascorso da quando [io] ho conseguito la Buddità è estremamente lungo”1, letteralmente indica Shakyamuni illuminato nel remoto passato, ma nel suo significato profondo “io” indica gli esseri viventi del regno del Dharma, ogni singolo essere dei dieci mondi».2
«”Non esistenza di nascita e morte”relativa al passaggio: “Non vi è nascita né morte, non vi è esistenza in questo mondo né estinzione” significa che tutti i fenomeni del regno del Dharma sono funzioni di Myoho-renge-kyo. “L’esistenza” indica che l’entità della meravigliosa Legge dei dieci mondi esiste nella sua interezza nell’Inferno».3
Il principio del mutuo possesso dei dieci mondi è la dottrina più importante del Sutra del Loto. Il Daishonin spiega: «Le cause e gli effetti dei dieci mondi furono rivelati negli insegnamenti precedenti, ora, solo nel Sutra del Loto è rivelato il mutuo possesso delle cause e degli effetti di tutti i dieci mondi”.4
Per ora limitiamoci a chiarire cosa s’intende per mutuo possesso e come la comprensione di questo principio possa cambiare la nostra vita.
SUDA: Mutuo possesso dei dieci mondi significa che ciascun mondo, da Inferno a Buddità, contiene tutti i dieci mondi, ovvero che ognuno contiene gli altri nove.
Nel Gosho si legge: «Il mutuo possesso dei dieci mondi significa che ciascun mondo contiene al suo interno gli altri nove. Poiché ciascuno dei dieci mondi li contiene tutti e dieci, abbiamo cento mondi».5
ENDO: Una delle domande più frequenti è: «Se i dieci mondi s’includono a vicenda per un totale di cento mondi, ciò vuol dire che ci sono cento diversi stati vitali? Per esempio, fra questi cento mondi c’è il mondo di Buddità contenuto nel mondo d’Inferno o il mondo di Buddità contenuto in quello di Umanità. In cosa differiscono il mondo di Avidità contenuto nel mondo d’Inferno e il mondo d’Inferno contenuto in quello di Avidità?».
SUDA: Noi entriamo nel mondo di Umanità quando nasciamo come esseri umani, a causa di una malattia sperimentiamo le sofferenze dell’Inferno e in seguito ci risvegliamo alla missione di bodhisattva. Possiamo descriverlo come “il mondo di Bodhisattva contenuto nel mondo d’Inferno, contenuto nel mondo di Umanità”? Avremmo allora dieci mondi per dieci per dieci, cioè mille mondi.
SAITO: Ciò significherebbe che un unico istante di vita contiene non tremila ma trentamila regni!
IKEDA: Mi accorgo che c’è un fondamentale errore di calcolo. Abbiamo analizzato ciascuno dei dieci mondi basandoci sulla premessa del loro mutuo possesso e, in particolare, sull’esistenza dei dieci mondi all’interno del mondo di Umanità. Un simile approccio sarebbe stato impossibile senza il Sutra del Loto.
SAITO: Gli insegnamenti precedenti consideravano ciascun mondo come distinto e separato dagli altri. Chi si trovava nel mondo di Umanità non avrebbe mai raggiunto quello di Buddità se non dopo aver superato questo mondo. Perciò bisognava praticare per numerosi eoni, eliminare una dopo l’altra le condizioni vitali inferiori, fino a rinascere nei mondi più alti e infine diventare Budda. Alcune scuole, per rendere il Buddismo più accessibile, insegnavano che si può rinascere in un’altra terra, lontana da questo tormentato mondo di saha, come la Pura Terra di perfetta beatitudine del Budda Amida.
IKEDA: Che il mondo di Umanità contenga i dieci mondi è il punto fondamentale della dottrina del mutuo possesso dei dieci mondi.
Ma i dieci mondi esistono anche nell’universo. Anche i mondi di Umanità, Animalità, Avidità e Collera dell’universo contengono i dieci mondi.
Il Sutra del Loto espone il mutuo possesso dei dieci mondi principalmente per rivelare che il mondo di Umanità contiene i dieci mondi e in particolare quello di Buddità. E cioè per rivelare che le persone comuni possono manifestare la propria Buddità così come sono, senza dover rinascere in un’altra forma o in un’altra terra.
SAITO: Comprendere questa verità si dice “osservare la propria mente”(kanjin). Il Daishonin spiega che “osservare la propria mente” significa percepire in essa i dieci mondi.6
SUDA: Nel Gosho Il vero oggetto di culto il Daishonin esamina i dieci mondi presenti nel mondo di Umanità, in particolare il mondo di Buddità.
ENDO: Ora che abbiamo chiarito lo scopo della dottrina del mutuo possesso dei dieci mondi penso che non abbia più molto senso fermarsi a disquisire sul mondo di Avidità che esiste nel mondo d’Inferno e viceversa.
SUDA: E la domanda sui mille mondi, cioè il mondo di Bodhisattva contenuto nel mondo di Inferno contenuto nel mondo di Umanità? C’è ancora confusione su questo punto.
SAITO: Se affermiamo che i dieci mondi esistono nell’universo e che le persone nate in uno di questi mondi sono entità del mutuo possesso dei dieci mondi (cioè posseggono i cento mondi), allora l’universo conterrebbe mille mondi. Tuttavia l’intento del Sutra del Loto nel presentare il principio del mutuo possesso è spiegare che tutti gli esseri viventi, indipendentemente dallo specifico mondo in cui si trovano in un determinato istante, sono dotati di tutti i dieci mondi.
Essenzialmente il Sutra del Loto spiega la verità mistica e insondabile secondo cui la “parte”, cioè un solo mondo, di fatto contiene l’”intero”, cioè tutti i dieci mondi. Possiamo quindi affermare che la nostra vita è dotata di cento mondi.

I cento mondi esistono nell’universoe nella nostra vita

IKEDA: L’individuo è un microcosmo e, poiché il microcosmo è inseparabile dal macrocosmo, l’io è inseparabile dall’universo. Dal momento che quest’ultimo è un’entità vivente che possiede cento mondi, anche la nostra vita, che è una sola cosa con l’universo, possiede cento mondi.
SUDA: Se noi e l’universo siamo una cosa sola, affermare che noi (il microcosmo) possediamo cento mondi mentre l’universo (il macrocosmo) ne possiede mille sarebbe una contraddizione.
ENDO: L’universo è un’unica grande vita. Poiché anche noi possediamo la vita, siamo uguali. La dottrina del mutuo possesso spiega il vero aspetto mistico di quest’unica grande vita.
IKEDA: Dall’analisi del principio della vera entità di tutti i fenomeni avevamo appreso che, in qualsiasi dei dieci mondi ci troviamo, il vero aspetto della nostra vita in quel momento è un microcosmo perfetto. Nichiren Daishonin spiega a riguardo che «le entità degli esseri viventi e dei loro ambienti in ciascuno dei dieci mondi, dall’Inferno, il più basso, alla Buddità, il più elevato, sono tutte, senza eccezioni, manifestazioni di Myoho-renge-kyo».7
La frase «le entità degli esseri viventi e dei loro ambienti in ciascuno dei dieci mondi» indica tutti i fenomeni dell’universo, classificati nei dieci mondi.
«Le entità degli esseri viventi e dei loro ambienti» esprime l’inseparabilità della vita e dell’ambiente, o dell’universo, e significa che, se ad esempio qualcuno è nel mondo d’Inferno, anche il suo ambiente sarà quello del mondo d’Inferno.
Come insegna il Daishonin, tutti i fenomeni senza eccezione sono «manifestazioni di Myoho-renge-kyo». Questo è il loro vero aspetto. Ognuno è un’espressione della grande vita dell’universo, di Nam-myoho-renge-kyo.
SAITO: Per il principio della vera entità di tutti i fenomeni, qualsiasi manifestazione di vita (tutti i fenomeni) è espressione della vita universale (vera entità).
Applicando ciò ai dieci mondi, vediamo che gli esseri viventi in ciascun mondo sono dotati dell’intero universo, cioè dei dieci mondi.
IKEDA: Nichiren Daishonin afferma: «Erbe e piante, alberi e foreste, montagne e fiumi, la grande terra e un singolo granello di polvere – ogni cosa è dotata dei dieci mondi».8
SUDA: Mi ricorda una poesia di William Blake (1757-1827):

Vedere il mondo in un granello di sabbia
E il paradiso in un fiore selvatico,
Tenere l’infinito nel palmo della mano
E l’eternità in un’ora.
9

IKEDA: Un granello di sabbia o un fiore di campo sono entrambi entità della Legge mistica, e contengono la vita dell’universo nella sua interezza.
ENDO: Questa concezione va oltre le distinzioni superficiali tra i fenomeni come, per esempio, quella fra grande e piccolo.
Ne Il Triplice insegnamento segreto Nichikan Shonin, alla domanda di come sia possibile affermare che un singolo momento di vita contenga l’immensità dei tremila regni, risponde che il Sutra del Loto rivela il principio di “contenere e pervadere”: «Il regno dei dharma è contenuto nella sua interezza in ciascun momento di vita, e il momento di vita, nella sua interezza, pervade il regno dei dharma. Per spiegare, un granello di polvere è dotato di tutte le componenti che costituiscono la vasta terra che lo circonda. E quando aggiungiamo una goccia d’acqua all’oceano, questa si diffonde pervadendolo completamente».
SUDA: Probabilmente è impossibile comprendere tali misteri senza aver capito la verità di ku (letteralmente: vuoto, sunya in sanscrito, non-sostanzialità).
Mi hanno chiesto spesso se affermare che i dieci mondi esistono nell’universo significa che certe parti di esso corrispondono a particolari mondi. Qualcuno ha suggerito che lo spazio nei pressi della terra corrisponderebbe al mondo di Umanità.

Che cos’è ku

IKEDA: Per spiegare il concetto di ku applicato ai dieci mondi, il presidente Toda usava spesso l’esempio delle onde radio.
ENDO: Le onde radio trasmesse da molte stazioni differenti, anche all’altro capo della terra, giungono tutte in una stessa stanza. Nonostante siano così numerose, non è possibile vederle. Eppure non dubitiamo della loro presenza perché basta accendere la radio e sintonizzarsi sui canali desiderati per riceverle tutte. La presenza di tante frequenze nella stanza non la rende più piccola né fa sì che interferiscano fra loro. Toda spiegava che lo stesso accade ai dieci mondi nell’universo.
IKEDA: Naturalmente si tratta solo di una metafora; la condizione di esistenza delle onde radio non è quella di ku. Nell’universo, le condizioni che compongono i dieci mondi non sono né allineate una di fianco all’altra né concentrate in un punto particolare. Sono presenti tutte in tutto l’universo e si manifestano in risposta a una causa esterna (en). Lo stesso avviene nella nostra vita.
SAITO: Quando la nostra vita manifesta il mondo d’Inferno, per quanto cerchiamo di sfuggirne troveremo solo Inferno e saremo incapaci di immaginare un’altra condizione vitale. Ma può succedere che un istante dopo le nostre sofferenze svaniscano e subentri il mondo di Estasi. Da dove è venuto? Non certo da qualche luogo fuori di noi.
Mentre soffrivamo nell’Inferno, il mondo di Estasi era nella condizione di ku. Quando uno dei dieci mondi appare, gli altri nove recedono nella condizione di ku. I mondi si manifestano nella nostra vita come “esistenza temporanea”, ke, in risposta a una causa esterna.
IKEDA: Il concetto di ku o non-sostanzialità non è facile da spiegare e forse richiede un ulteriore approfondimento. Letteralmente, “dieci mondi” significa “dieci regni dei dharma“. Cosa significa “regno dei dharma“?
SUDA: “Regno dei dharma” è il mondo dei fenomeni, cioè l’intero universo. Qui il termine “dharma” non significa Legge ma fenomeno, indica tutti i fenomeni che sono provocati da diverse catene di causalità. Ci sono dieci diversi tipi di causalità che corrispondono ai dieci mondi.
“Regno” indica un dominio specifico distinto dagli altri. Perciò “i dieci regni dei dharma” sono i dieci tipi di mondi fenomenici, o universi, che appaiono in risposta ai dieci tipi di cause.
IKEDA: Ma allora esisterebbero dieci universi differenti?
ENDO: C’è un solo universo. Il termine “un regno dei dharma” indica l’intero universo. Un regno dei dharma (un mondo) contiene i dieci regni dei dharma (i dieci mondi) dentro di sé.

Tre modi di interpretare i “dieci regni dei dharma
IKEDA: Il Daishonin afferma che «il regno dei dharma non è vasto né ristretto»10. Il Gran Maestro T’ien-t’ai, nello Hokke gengi, ne dà tre interpretazioni.
SAITO: Esatto. Abbiamo i “dieci regni dei dharma“, il “regno dei dieci dharma” e “i dieci (regni dei dharma) equivalgono al regno dei dharma“. Queste interpretazioni corrispondono alle tre verità di non-sostanzialità, esistenza temporanea e Via di mezzo (ku, ke, chu).
La prima interpretazione, “dieci regni dei dharma“, significa che, nonostante le differenze tra loro, ciascuno dei dieci mondi è un regno dei dharma, cioè un mondo della “vera entità” come viene percepita dal Budda, che è identica all’intero universo, un’entità della vita universale o della Legge mistica.
ENDO: Questo è il punto di vista di ku, della non-sostanzialità.
SAITO: Infatti le differenze tra i vari mondi, Inferno e Umanità per esempio, sono ritenute prive di sostanza.
IKEDA: In altre parole, ciascun mondo rappresenta la totalità dell’universo. Questo equivale a dire che “tutti i fenomeni sono la vera entità” e che “la parte è l’intero”, che un singolo granello di sabbia contiene l’intero universo.
Il corollario di questa interpretazione è che, poiché la vera entità è tutti i fenomeni, l’intero è la parte. Secondo questo punto di vista, la vita dell’universo si manifesta in tutti i fenomeni con le loro infinite differenze.
SUDA: Questa è la verità di ke, l’esistenza temporanea. Benché tutti i fenomeni siano manifestazioni del regno dei dharma, presentano le differenze dei dieci mondi. Ciò ci porta alla seconda interpretazione: “il regno dei dieci dharma“. In questo caso “regno” è sinonimo di “differenza”.
IKEDA: Perché esistono simili differenze?
ENDO: Dipende da come il regno dei dharma viene percepito. Persone differenti percepiranno i fenomeni in maniera differente. Esisteranno dieci modi diversi di vedere le cose a seconda della propria condizione vitale.
IKEDA: I dieci regni dei dharma (cioè i dieci mondi) non vanno intesi come aspetti oggettivi dell’universo, ma come percezioni soggettive o stati vitali.
L’oceano è lo stesso, ma la quantità d’acqua che le persone possono estrarne dipende dalle dimensioni dei mestoli che usano. Lo stesso vale per l’”acqua” della saggezza.
Indipendentemente dal loro stato vitale gli esseri viventi sono una sola cosa con l’universo, ma essendo incapaci di comprenderlo soffrono nell’Inferno o nell’Avidità, combattono l’uno contro l’altro nel mondo di Collera e, quando raggiungono i mondi più alti di Studio o parziale Illuminazione, pensano di aver raggiunto la massima condizione possibile.
In realtà, anche il mondo d’Inferno contiene la totalità del regno dei dharma. Questo è il punto di vista di chu, della Via di mezzo che corrisponde alla terza interpretazione di T’ien-t’ai.
SAITO: Affermare che «i dieci (regni dei dharma) equivalgono al regno dei dharma» vuol dire che l’Inferno, così com’è, è il regno dei dharma. Non c’è bisogno di spostarsi in un altro mondo. L’Inferno contiene già tutti i fenomeni. E poiché “tutti i fenomeni” significa “tutti gli esseri dei dieci mondi e i loro ambienti”, il mondo d’Inferno contiene i dieci mondi. Lo stesso naturalmente vale per ogni altro mondo.
SUDA: Secondo la nostra logica abituale, un insieme di parti costituisce un intero. Nella visione buddista della vita quest’assunzione non vale più: la parte, o il singolo frammento, così com’è, è l’intero.

Kosen-rufu consiste nella felicità dell’individuo

IKEDA: Per questo ribadisco sempre l’immensa importanza di ogni singolo individuo. La sua vita è vasta come tutto l’universo e degna di supremo rispetto. È importante tenere in grande considerazione non solo le persone vicine o che sono in primo piano, ma anche coloro che lavorano dietro le quinte e soprattutto quelli che non si mettono in mostra. Solo così si può parlare di kosen-rufu.
Il vero aspetto della vita, in cui parte e intero sono la stessa cosa, indubbiamente va contro il nostro comune modo di ragionare, e per questo viene definito “insondabile” o “mistico”.
ENDO: Nel Maka shikan T’ien-t’ai usa la dottrina del mutuo possesso dei dieci mondi per esprimere la “regione dell’insondabile” alla quale si era risvegliato. È impossibile comprendere la verità della vita in maniera puramente razionale.
IKEDA: Ma “la regione dell’insondabile” non esiste in qualche luogo lontano. Non esiste alcun “luogo mistico” o “meraviglioso essere mistico” diverso dalla realtà delle vite delle persone comuni. In ultima analisi, la “regione dell’insondabile” non è altro che il Gohonzon e il regno della fede.
Si legge nel Gosho che «è il cuore quello che conta»11 e che «solo la fede è realmente importante»12. Chi prega davanti al Gohonzon in maniera formale alla fine sarà vinto dal dubbio e dalla passività e non riceverà veri benefici.
«Se la tua preghiera avrà risposta oppure no, dipende dalla tua fede. Non è assolutamente colpa di Nichiren [se non ottieni risposta]».13
La fede nel Gohonzon è il più meraviglioso dei tesori.
Praticando con gioia e convinzione si ricevono benefici illimitati. Ma se crediamo che esista un luogo ancor più meraviglioso in un altro mondo o qualche metodo superiore alla fede nella Legge mistica, la nostra capacità di manifestare il mondo di Buddità sarà enormemente ridotta.
Quando manifestiamo il mondo di Buddità nella nostra vita possiamo constatare personalmente la validità del principio che la Buddità contiene i nove mondi e viceversa.
SAITO: Senza fede, la dottrina del mutuo possesso dei dieci mondi si riduce a una serie di belle parole.
ENDO: Nichikan Shonin spiega che, secondo il Daishonin, la frase «osservare la propria mente» indica la fede nel Gohonzon il quale, proprio per questo, è chiamato “l’oggetto di culto per osservare la propria mente”, e che trovare i dieci mondi dentro di essa significa recitare la Legge mistica.
IKEDA: Noi che invochiamo la Legge mistica corrispondiamo ai nove mondi e la Legge mistica corrisponde al mondo di Buddità. Recitando la Legge mistica di Nam-myoho-renge-kyo, i nove mondi diventano una sola cosa con il mondo di Buddità e il mutuo possesso dei dieci mondi diventa una realtà concreta. Ciò produce un’immensa trasformazione nel nostro stato vitale.
La teoria del mutuo possesso dei dieci mondi è molto sottile e complessa, ma ci sono tantissimi membri della SGI che hanno dimostrato concretamente la sua validità.

Trasformare lo stato vitale: il dramma di una madre

ENDO: Mi hanno appena raccontato l’esperienza di un’altra vittima della bomba atomica di Hiroshima, la signora Chan Boksoon, nata a Osaka da genitori coreani immigrati in Giappone. In Corea la sua famiglia conduceva una grande azienda agricola ma, quando i giapponesi invasero il paese, perse la proprietà a causa della politica colonialista del Giappone.
Non ebbero altra scelta che emigrare, fidandosi della propaganda che parlava della meravigliosa vita che li attendeva in Giappone. Dopo essere stati inviati in diversi pericolosi cantieri edili giunsero infine in un piccolo villaggio nelle montagne dove avrebbero lavorato al servizio di un fattore. Fu assegnato loro un minuscolo alloggio nell’angolo di una bozzolaia, isolato dal resto soltanto da una stuoia di paglia. Il campo che dovevano coltivare in realtà era una palude. Era impossibile ottenere un raccolto decente da quel misero pezzo di terra e poiché la loro sopravvivenza dipendeva solo da un magro sussidio e dalla frutta e verdura che riuscivano a raccogliere, pativano costantemente la fame.
SUDA: In quel periodo molti coreani furono indotti a emigrare in Giappone con l’inganno.
ENDO: In seguito la famiglia della signora Chan si trasferì nei pressi di Hiroshima. Un anno dopo, il 6 agosto 1945, si sparse la voce che la città era stata totalmente distrutta da un nuovo tipo di bomba. La signora Chan e sua madre, preoccupate per gli amici e i parenti, giunsero in città immediatamente dopo l’esplosione. Così la signora Chan, che allora aveva dodici anni, rimase vittima delle radiazioni secondarie della bomba.
Riuscirono a trovare la zia e il cugino, ma così gravemente ustionati che non c’era più nulla da fare. La zia si disperava: «I dottori e le medicine sono troppo pochi…. non sono sufficienti anche per i coreani. Non possiamo fare altro che aspettare la morte!». E sua madre si lamentava: «Hanno invaso il nostro paese, ci hanno portato fin qui in Giappone per farci lavorare come animali da soma. Non ci facilitano nemmeno la morte, costringendoci a morire straziati dalle fiamme. Quale peccato abbiamo commesso? Perché continuano a discriminarci anche nella morte?». Ancora oggi la signora Chan ha un vivido ricordo di sua madre che singhiozzava e si disperava picchiando i pugni per terra.
La signora Chan si sposò a soli sedici anni, perché i mezzi della famiglia erano limitati e c’erano troppe bocche da sfamare. All’epoca della nascita del primo figlio cominciò ad accusare una grave anemia e diversi disturbi organici, probabilmente conseguenza dell’esposizione alle radiazioni atomiche, e dovette sottoporsi a numerose operazioni. I dottori le dissero che non c’erano speranze di guarigione e quando la trasferirono in un ospedale di Hiroshima era in coma.
Il marito cessò di andare a visitarla e i due figlioletti dividevano con lei il magro pasto dell’ospedale. Non avendo denaro, dovette lasciare anche l’ospedale e si ridusse a vivere in un’angusta capanna priva d’acqua e servizi. Erano costretti a usare i bagni pubblici del vicino parco. Un’esistenza davvero miserabile.
Solo le donne della Soka Gakkai del quartiere le tesero una mano. La incoraggiavano dicendole: «Riusciremo a diventare felici!» e di tanto in tanto portavano qualche piatto di minestra calda per lei e i bambini. La signora Chan, che aveva perso ormai ogni fiducia nella gente, ne fu profondamente colpita.
Nel 1964, a trentadue anni, si convertì al Buddismo di Nichiren Daishonin e, praticando sinceramente, riuscì a recuperare la buona salute. Dopo questa esperienza anche il marito si convertì.
Per lungo tempo la signora Chan si era arrovellata pensando al perché doveva soffrire così tanto nella vita. Non solo aveva patito la discriminazione nei confronti dei coreani, ma era stata anche colpita dagli effetti della bomba atomica. Quando il Buddismo le insegnò che ognuno sceglie liberamente il proprio karma, cioè accetta volontariamente di sottoporsi alle sofferenze per aiutare le persone che si trovano nelle stesse situazioni, finalmente riuscì a comprendere il significato della propria difficile esistenza.
«Ho capito!» esclamò. «Ho una missione che solo io posso realizzare. Io sono responsabile della mia situazione». Leggendo la Dichiarazione per l’abolizione delle armi nucleari del presidente Toda e studiando le sue guide, presidente Ikeda, la signora Chan maturò una profonda decisione. «Ci deve essere una maniera in cui io, una coreana vittima della bomba atomica, che vive in Giappone, possa contribuire alla pace. Realizzerò la mia missione! Studierò di più!».
All’età di cinquantadue anni si iscrisse a una scuola media serale, e poi anche a un liceo serale dove otteneva sempre i voti più alti della sua classe. A cinquantasette anni fu ammessa ai corsi serali dell’Università di Hiroshima.
ENDO: Racconta che non ricorda di essersi coricata una sola volta nel suo letto nel periodo in cui studiava, e che spesso non capiva più se era sveglia o se dormiva. Con tali tenaci sforzi, nella primavera 1995, all’età di sessantadue anni, riuscì a laurearsi.
Attualmente, oltre a insegnare part-time nella stessa scuola serale che aveva frequentato, partecipa a conferenze e convegni come portavoce della pace. Ha sostenuto le scuole per adulti analfabeti e ha svolto attività di volontariato per promuovere programmi educativi in molti paesi dell’Asia, tra cui il Nepal e le Filippine.
Quando la persona che l’aveva introdotta al Buddismo le aveva detto: «Otterrai una inimmaginabile felicità», ricorda di aver pensato: «Mi accontenterei di una felicità che posso facilmente immaginare. Mi basterebbe che mio marito smettesse di bere e trovasse un lavoro». In realtà ha realizzato uno stato vitale superiore a ogni sua più rosea immaginazione.
«Ho fatto mio lo spirito del Monumento di preghiera per la pace mondiale che il presidente Ikeda ha voluto erigere a Hiroshima – ha dichiarato con entusiasmo – e sono decisa a impegnarmi con tutte le mie forze per adempiere la mia missione per la pace e la felicità delle persone di tutto il mondo».
IKEDA: È un’esperienza meravigliosa, un magnifico esempio di vittoria ottenuta con la fede.
Negli Insegnamenti orali il Daishonin parla del bodhisattva Suono Meraviglioso, che appare nel ventiquattresimo capitolo del Sutra del Loto: «Egli manifesta trentaquattro diverse forme corporee, che illustrano il principio del mutuo possesso dei dieci mondi, per predicare la Legge a beneficio di tutti gli esseri».14
A volte la signora Chan aveva sofferto nel mondo d’Inferno, a volte nel mondo di Avidità. Ma praticando la Legge mistica aveva compreso che erano gli effetti del karma da lei stessa creato e che un bodhisattva, passando attraverso le più dure prove, alla fine vince, dimostrando agli altri la grandezza della Legge mistica. Una vita come la sua è la manifestazione delle “trentaquattro forme fisiche” e illustra il principio del mutuo possesso dei dieci mondi.
SAITO: Nel Gosho Il vero oggetto di culto, Nichiren Daishonin sostiene che il brano: «Talvolta parlo di me stesso, talvolta di altri; talvolta presento me stesso, talvolta altri; talvolta mostro le mie azioni, talvolta quelle di altri»15 esprime la verità che «il mondo di Budda contiene i dieci mondi».16 Secondo la sua interpretazione, “me stesso” si riferisce alla vita del Budda o mondo di Buddità e “altri” indica i vari stati vitali degli esseri dei dieci mondi.
IKEDA: Sin dal remoto passato il Budda, pur manifestando le varie condizioni vitali dei nove mondi, aveva continuato a comportarsi da Budda. I nove mondi continuavano a esistere nella sua vita anche dopo aver ottenuto l’Illuminazione. Questo è il significato della frase: «Tutti gli esseri dei dieci mondi sono essenzialmente dei Budda».
Mentre il capitolo Espedienti espone teoricamente il mutuo possesso dei dieci mondi, il capitolo Durata della vita del Tathagata lo espone concretamente attraverso il comportamento del Budda.
Così come il bodhisattva Suono Meraviglioso conduce le persone all’Illuminazione manifestando trentaquattro corpi, noi avanziamo verso kosen-rufu svolgendo i nostri vari ruoli o attività. E sia che sperimentiamo il doloroso mondo d’Inferno, il gioioso mondo di Estasi o quello di Collera, ognuno di essi serve alla nostra crescita.
SUDA: Non è ancora del tutto chiaro il significato dei cento mondi contenuti nel mondo di Umanità.
IKEDA: Potremmo considerarli in termini di tendenza vitale. Tutti noi apparteniamo al mondo di Umanità, ma alcuni, in base alla propria tendenza di base, vivono principalmente nella condizione di Inferno, altri, per esempio, in quella di Bodhisattva.
SAITO: Chi è legato al mondo d’Inferno tenderà a deprimersi e a scoraggiarsi al minimo ostacolo.
IKEDA: La tendenza di base, e quindi anche la personalità, si forma accumulando la stessa causa nelle varie esistenze.
ENDO: È l’”orbita” fondamentale della vita di quell’individuo, la “base” o la “casa” alla quale fa sempre ritorno.
IKEDA: Come una molla che dopo essere stata tesa riassume la forma originale, la nostra vita torna sempre alla propria tendenza di base. Anche se qualcuno ha la propria “base” nel mondo d’Inferno, non vuol dire che rimanga sempre in quella condizione. Il suo stato vitale oscillerà da un mondo all’altro. Una persona che cerca in ogni modo di primeggiare sugli altri (il mondo di Collera) potrà manifestare a volte anche i mondi di Bodhisattva o Estasi.
SUDA: Sarebbero i mondi di Bodhisattva ed Estasi contenuti nel mondo di Collera.
IKEDA: Però, chi ha il mondo di Collera come tendenza di base, anche se manifesta il mondo di Bodhisattva tenderà a ritornare quasi subito al mondo di Collera. Solo trasformando la nostra condizione vitale a un livello più profondo potremo cambiare la nostra tendenza, la nostra “mente fondamentale”.
In un certo senso la tendenza di base determina la nostra vita. Chi tende ad agire sempre secondo il mondo di Avidità a volte sperimenta gioia e a volte sofferenza ma, nonostante i cambiamenti e le oscillazioni, continuerà ad avanzare per la sua strada. Il suo modo di vedere sarà sempre influenzato dal mondo di Avidità e, dopo la morte, la sua vita si fonderà con il mondo di Avidità dell’universo.
Ottenere la Buddità significa fare del mondo di Buddità la nostra tendenza vitale fondamentale. Naturalmente avremo ancora i nove mondi, e di conseguenza preoccupazioni e sofferenze. Ma alla sua base, la nostra vita sarà caratterizzata da speranza, gioia e pace della mente.
Il presidente Toda spiegava: «Anche quando ci ammaliamo, dovremmo pensare: “Va tutto bene. So che recitando Daimoku mi sentirò meglio”. Buddità non significa forse essere capaci di vivere con assoluta fiducia e tranquillità? Dato che il mondo di Buddità contiene i nove mondi, a volte ci capiterà ancora di arrabbiarci o di preoccuparci. Godere della pace della mente non significa cessare di sperimentare la collera o l’ansia. Un problema rimane comunque un problema. Ma sotto ogni turbamento proveremo una profonda sensazione di pace mentale. Chi sperimenta questa condizione è un Budda. Per un Budda, il fatto stesso di vivere è un’immensa gioia. Questo era lo stato vitale del Daishonin. Anche davanti alla prospettiva di essere decapitato rimase calmo e composto. Nella stessa situazione chiunque di noi sarebbe stato pronto ad arrendersi. E quando fu esiliato a Sado, il Daishonin continuò a istruire i suoi discepoli e a scrivere Gosho come L’apertura degli occhi e Il vero oggetto di culto. Senza la pace della mente non avrebbe mai potuto scrivere quei grandi trattati».
SUDA: Anche Toda, pur sommerso da gravi difficoltà, mantenne una «fede vasta e infinita come l’Oceano Pacifico», uno stato di perfetta calma e sicurezza.

Lottare nei nove mondi rafforza il mondo di Buddità

ENDO: Recitare Gongyo e Daimoku è il mezzo per stabilire la Budditàcome tendenza vitale di base.
IKEDA: Gongyo è la solenne cerimonia in cui fondiamo la nostra vita con la vita del Budda. Continuando con sincerità e assiduità la pratica di Gongyo e Daimoku, il nostro mondo di Buddità si consoliderà su solide fondamenta e potremo vivere serenamente l’avvicendarsi dei nove mondi.
Kosen-rufu è una battaglia per fare del mondo di Buddità la tendenza di base della società. Praticamente, significa creare legami con un numero sempre crescente di amici e compagni.
Quando ci basiamo sul Buddismo di Nichiren Daishonin, nessuno sforzo va sprecato. Facendo del mondo di Buddità la nostra tendenza, possiamo avanzare con speranza verso il futuro ottenendo il massimo valore dalle nostre attività, passate e presenti, nei nove mondi. Di fatto i nostri sforzi nei nove mondi diventano il nutrimento che fortifica il mondo di Buddità.
Come dice il Daishonin, le sofferenze e i desideri terreni, o i nove mondi, diventano “legna da ardere” per l’Illuminazione. È un processo simile a quello con cui i nostri corpi digeriscono il cibo e lo trasformano in energia.
SUDA: Senza legno non c’è fiamma, senza cibo il corpo è privo di energia, e senza i nove mondi anche la Buddità si indebolisce.
IKEDA: Un Budda privo dei nove mondi e delle loro sofferenze non è un vero Budda.
Potremmo dire che il mondo di Buddità si esprime nella disponibilità ad accollarsi anche le sofferenze dell’Inferno. Questo è l’Inferno contenuto nella Buddità. Accettare volontariamente di soffrire per gli altri esprime un senso di responsabilità e compassione. Diffondere l’insegnamento di Nichiren Daishonin e incoraggiare gli amici rafforza il nostro mondo di Buddità. Fede significa assumere volentieri i compiti più gravosi; manipolare gli altri per indurli ad agire per noi non è fede, è autoritarismo.
SAITO: Gettarsi con entusiasmo in mezzo alle sofferenze corrisponde allo spirito del bodhisattva di scegliere deliberatamente un karma negativo per compassione dei suoi simili.
IKEDA: Non è possibile crescere come essere umano senza fare grandi sforzi. Il presidente Toda disse una volta: «Il pagello del mare Interno nasce nelle acque interne, cresce fra le furiose onde del mare esterno di Genkai e poi fa nuovamente ritorno al mare Interno. Avendo resistito alle forti correnti del mare di Genkai, la sua carne è compatta, le ossa forti ed è molto saporito. Anche i giovani che passano attraverso le tempeste del mondo possono sviluppare una forte personalità… ».
Un famoso cuoco sostiene che la carne del pesce più vicina alla coda o alle pinne ha più sapore perché sono i muscoli che i pesci usano di più.
Anche fra gli esseri umani, quelli che si sono impegnati di più hanno più “sapore”. Chi si arrende nei momenti difficili finisce col cadere nella disperazione. Se abbiamo una grande forza vitale, possiamo trasformare ogni problema in fonte di nutrimento spirituale.
Ma per ottenere la Buddità non basta aver fede nella Legge mistica e recitare Gongyo e Daimoku, bisogna impegnarsi per il progresso di kosen-rufu.

Essere se stessi
SAITO: Ottenere la Buddità non significa sradicare i nove mondi, bensì riuscire a sfruttarli tutti nel modo migliore. Questo dimostra la grandezza del pensiero buddista.
IKEDA: Gli insegnamenti buddisti che non spiegano il mutuo possesso dei dieci mondi trattano i nove mondi con disprezzo e postulano che solo sradicandoli si possa entrare nel mondo di Buddità. Cercano di limitare l’essere umano imponendo restrizioni e condannando i difetti. Ciò conduce all’idea di «annullare la coscienza e ridurre il corpo in cenere», o in altre parole liberarsi dai desideri terreni e dagli attaccamenti.
Naturalmente è importante riflettere sui propri difetti, ma se non lo fa in maniera positiva l’individuo corre il pericolo di annichilirsi e non riusciamo più a capire se è vivo o morto. Secondo un proverbio giapponese, cercare di raddrizzare le corna alla mucca può ucciderla. Invece di accanirsi sui piccoli difetti, nella maggioranza dei casi è meglio incoraggiare ad andare avanti senza preoccuparsi, con grande speranza e grandi scopi. In tal modo se si vive avendo fiducia in sé e con vigore, i nostri difetti scompaiono naturalmente. Per esempio, l’impulsività si trasforma in capacità di agire.
Ciò vale anche per la crescita personale. Possiamo essere completamente noi stessi, non c’è bisogno di cercare di apparire diversi da come siamo. Se, da persone comuni, facciamo di kosen-rufu il nostro scopo, il mondo di Buddità diventerà la nostra tendenza fondamentale. Allora ci arrabbieremo al momento giusto, soffriremo quando ci sarà da soffrire e rideremo se ci sarà da ridere. Il Daishonin invita a soffrire per quel che c’è da soffrire e a gioire per quel che c’è da gioire.17 Così facendo avanzeremo a grandi passi verso la felicità assoluta e aiuteremo anche gli altri a farlo.
Bisogna dedicarsi a kosen-rufu con senso di responsabilità. Un atteggiamento svogliato o fatalistico, pensare che tanto qualcun altro se ne occuperà o che in qualche modo si farà, danneggia il mondo di Buddità della nostra vita. Per esempio, quando decidiamo le attività del mese, non basta scriverle sull’agenda; tutta la nostra energia mentale e fisica dovrebbe essere concentrata sui compiti da svolgere. Allora la nostra preghiera ha una direzione precisa e, secondo il principio di ichinen sanzen, l’intero universo sosterrà il nostro successo.
Il Sutra del Loto afferma: «Demoni malvagi si impossesseranno di altre persone».18 Noi invece dobbiamo diventare persone di cui «il Budda prende possesso». Kosen-rufu è il «pensiero costante»19 del Budda. Il Daishonin afferma: «Se concentri gli sforzi di cento milioni di eoni in un singolo momento di vita, allora i tre corpi del Budda appariranno dentro di te in ogni istante».20
Quando lavoriamo per kosen-rufu, la Buddità brilla come il sole nella nostra vita.

NOTE
1) Il Sutra del Loto, Esperia, 1998, p. 298.
2) Nichiren Daishonin, Gosho Zenshu, p. 753.
3) Ibid., p. 754.
4) Ibid., p. 401.
5) Ibid., p. 400.
6) Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 1, p. 217.
7) Ibid., vol. 4, p. 229.
8) Gosho Zenshu, p. 561.
9)The Poetry and Prose of William Blake, Nonesuch Press, 1932, p.118.
10) Nichiren Daishonin, Gosho Zenshu, p. 769.
11) Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 7, p. 219.
12) Ibid., vol. 4, p. 194.
13) Ibid., vol. 7, p. 211.
14) Nichiren Daishonin, Gosho Zenshu, p. 801.
15) Il Sutra del Loto, Esperia, 1998, pp. 297-8.
16) Gli Scritti di Nichiren Daishonin, vol. 1, p. 219.
17)Ibid., vol. 4, p. 157.
18) Il Sutra del Loto, Esperia, 1998, p. 254.
19) Ibid., p. 305.
20) Nichiren Daishonin, Gosho Zenshu, p. 790. 

Bibliografia

Buddismo e Società n.87 luglio agosto 2001