Messaggio del Presidente Ikeda per il 2012

UN TESORO DI SAGGEZZA

MESSAGGIO PER IL 2012 DI DAISAKU IKEDA

da Il Nuovo Rinascimento N. 481

 E’ iniziato il 2012, l’ “Anno dello sviluppo della Soka Gakkai dei giovani”, un anno colmo di nuove possibilità. Congratulazioni!

Grazie ai vostri sforzi meravigliosi siamo entrati in una nuova epoca di kosen-rufu, in cui la SGI continua a crescere come non mai ed un folto numero di giovani e capaci Bodhisattva della Terra appare in tutto il globo. Insieme ai nostri compagni di fede di 192 tra aree e nazioni del mondo, facciamo sorgere nei nostri cuori, giorno dopo giorno, il sole splendente del tempo senza inizio, e rischiariamo le nostre comunità, la società in cui viviamo e il futuro con la potente luce della speranza.

Sessant’anni fa, nel 1952, durante un seminario di studio della Divisione giovani, il mio eterno maestro e secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda espose dettagliatamente la sua visione di una “cittadinanza globale”. Ci chiese se avremmo accettato di realizzare la nobile misisone di kosen-rufu, della pace mondiale. Noi rispondemmo di sì con entusiasmo. Fedele a quel voto che feci da giovane al mio maestro, insieme ai miei compagni di fede ho dedicato tutte le mie forze per costruire le fondamenta di kosen-rufu in tutto il mondo. Adesso, innumerevoli giovani successori in tutto il mondo stanno agendo con la stessa determinazione e lo stesso impegno. Niente potrebbe essere più esaltante e rassicurante.

Scrive Nichiren Daishonin:<< Poichè la Legge è meravigliosa, la persona è degna di rispetto; poichè la persona è degna di rispetto, la terra è sacra>> ( La persona e la Legge, RSDN, 1, 972). Come è riuscita la SGI a far crescere così tante persone ammirevoli in tutto il globo, persone che si adoperano calorosamente per la prosperità della società e delle proprie comunità? Il motivo è che abbiamo basato la nostra attività sugli scritti di Nichiren Daishonin, un ricco tesoro di saggezza che affonda le radici nel rispetto della dignità della vita, e abbiamo continuato ad avanzare costantemente mettendo in pratica il Buddismo nella società.

Quest’anno cade il sessantesimo anniversario della pubblicazione del Gosho Zenshu ( Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin in lingua giapponese), che fu realizzata sotto gli auspici di Toda. Il discepolo diretto del Daishonin, Nikko Shonin, scrisse:<< Quando verrà il tempo che le sagge parole di questo nostro maestro giapponese [ Nichiren Daishonin] siano trasmesse al mondo, potranno essere tradotte in sanscrito e in cinese>> (GZ, 1613). Oggi, grazie alle iniziative della SGI, gli scritti del Daishonin sono stati tradotti in inglese, cinese, spagnolo, francese e altre lingue, e vengno letti in tutto il mondo. Quanto ne sarebbero felici il Daishonin e il suo diretto successore!

Carlos Rubio, supervisore della traduzione spagnola degli scritti di Nichiren Daishonin e professore di lingua e letteratura giapponese all’Università Complutense di Madrid, è stato colpito dal fatto che Nichiren, un prete di umili origini, nel Giappone del XIII secolo abbia preso fermamente posizione a sostegno della causa della felicità delle persone, a rischio della sua stessa vita. E ha anche espresso ammirazione per la forza di carattere dimostrata dal Daishonin, che egli ha definito un “combattente”, nella battaglia durata tutta la vita di fronte a continue persecuzioni.

L’apprezzato studioso di Buddismo e teologo cristiano esperto di dialogo interreligioso Dennis Gira, supervisore della traduzione francese degli scritti di Nichiren Daishonin, ha detto che se le persone trascendono le differenze religiose e ascoltano con spirito aperto ciò che Nichiren sta cercando di comunicare, auspicabilmente scopriranno ciò che è fondamentale nella sua esperienza religiosa, un’esperienza diversa dalla loror, e saranno arricchiti dalla sua filosofia che è parte dell’eredità spirituale dell’umanità.

Gli insegnamenti di Nichiren Daishonin hanno il potere di far emergere l’energia intrinseca, la forza vitale dell’individuo, al di là di ogni differenza di etnia, cultura e lingua. Essi sono una fonte di ispirazione e illuminazione in grado di rafforzare l’impegno delle persone in difesa della giustizia e dell’umanesimo e di promuovere una maggiore apertura e comprensione. Il Buddismo del Daishoni , e lo dichiaro con forza, è la grande filosofia di rinnovamento e rivitalizzazione della quale il mondo è assetato.

Nichiren Daishoni scrive:<< Non c’è vera felicità se non quella di avere fede nel Sutra del Loto. questo si intende con “pace e sicurezza nell’esisenza presente e nasceranno in circostanze favorevoli nelle successive” (SDL, 5, 127). Non permettere mai che le avversità della vita ti preoccupino, nemmeno i santi o i saggi possono evitarle. [..]do c’è da soffrire, soffri; quando c’è da gioire, gioisci. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam-myo-ho-renge-kyo>> (Felicità in questo mondo, RSND, 1, 607).

Quando le nostre vite sono in armonia con la Legge mistica non abbiamo niente da temere. La SGI è una rete indistruttibile di individui dedicati ala causa del bene, che affrontano con coraggio le avversità e superano insieme tutti gli ostacoli, basandosi sul principio, colmo di speranza, della “trasformazione del veleno in medicina”. Il filosofo svizzero Henry-Fréderic Amiel (1821-1881) osservò che il bene, quando viene messo alla prova, migliora, mentre gli individui che non hanno mai sofferto mancano di profondità.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una serie di disastri naturali: il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo in Giappone, le alluvioni in Thailandia, gli uragani devastanti negli Stati Uniti, mentre perdura la crisi dell’economia globale. Nonostante questo, in tutto il mondo le persone si sono risollevate con sforzo ammirevole per ricostruire la propria vita. Anche i membri della SGI sono stati colpiti da molte di queste calamità e si sono impegnati con coraggio per sostenere e aiutare gli altri, comportandosi come pilastri della loro comunità e dando prova del comportamento profondamente nobile dei Bodhisattva della Terra.

Nichiren Daishonin scrive:<< Rafforza sempre più il tuo spirito di ricerca e consegui la Buddità in questa esistenza>> (Il ricevimento di nuovi feudi, RSND, 1, 840). La nostra pratica buddista, volta al conseguimento della Buddità in questa esistenza e alla realizzazione di kosen-rufu, inizia sempre dal momento presente, esattamente dal luogo in cui ci troviamo adesso. Questo spirito luminoso e positivo di andare sempre avanti è lo spirito della Soka Gakkai.

<<La SGI è ancora giovane e in pieno sviluppo- ha detto Jim Garrison, ex presidente della Società John Dewey negli Stati Uniti.- Fino a quando i suoi membri saranno aperti, flessibili e desiderosi di imparare, la SGI non smetterà di crescere>>. Proseguiamo a esercitarci nelle << due vie della pratica e dello studio>> (Il vero aspetto di tutti i fenomeni, RSND, 1, 342) con spirito di ricerca eternamente giovane, facendo il massimo per continuare sempre a imparare e per agire con coraggio e spirito d’iniziativa. Questo è il modo per sviluppare una condizione vitale più vasta, una cerchia di amicizie più estesa e una SGI sempre giovane.

Quest’anno cadrà anche il cinquantesimo anniversario della Dichiarazione di Josei Toda per l’Abolizione delle armi nucleari. Io ho raccolto il suo memorabile appello, il cui adempimento egli affidò ai giovani, e l’ho diffuso in tutto il globo. <<Il tuo palcoscenico è il mondo>>, mi diceva Toda. Con queste parole nel cuore mi sono impegnato in innumerevoli dialoghi per costruire una grande rete per la pace mondiale. il mio unico desiderio era sempre di fare il massimo per lui e renderlo felice, per questo non ho mai esitato e per questo non ho rimpianti. Quando ci dedichiamo a realizzare il voto condiviso di maestro e discepolo possiamo manifestare la nostra forza innata e il nostro potenziale senza limiti. Mentre continuiamo a recitare con voce vibrante Nam-myo-ho-renge-kyo per infondere nella nostra vita << la più grande di tutte le gioie>> (La raccolta degli insegnamenti orali, BS, 124,54) creiamo una magnifica rete di pace, cultura ed educazione che risplenda come un faro di speranza per l’umanità.

Mia moglie e io stiamo pregando assiduamente per la vostra salute, felicità, sicurezza e per il successo di ogni vostra attività. I  miei migliori auguri a tutti voi per l’anno che abbiamo davanti.

Daisaku Ikeda

Presidente della Soka Gakkai Internazionale

Rendere possibile l’impossibile

Furuya: Makiguchi fu imprigionato durante la seconda guerra mondiale, perseguitato dal governo militarista del tempo per essersi rifiutato di scendere a compromessi con i propri intenti di diffondere il Buddismo di Nichiren. Morì in prigione per ciò in cui credeva, sostenendo profondamente, fino alla fine, il concetto di “adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese”.

Ikeda: In L’apertura degli occhi il Daishonin dichiara fortemente: «Che gli dei mi abbandonino. Che tutte le persecuzioni mi assalgano. Io continuerò a dare la mia vita per la Legge!» (RSND, 1, 253). Nella sua copia del Gosho, Makiguchi aveva sottolineato questo passo in rosso. Il primo presidente della Soka Gakkai lottò proprio come il Daishonin aveva insegnato e dedicò la propria vita a kosen-rufu. Con immensa stima, Toda accompagnò il suo maestro in prigione e durante i due anni di detenzione continuò a combattere per la giustizia.

Kumagai: Presidente Ikeda, lei ha fatto fronte al peso delle persecuzioni nel Kansai, facendo tutto quello che ha potuto per proteggere Toda nel mezzo dell’incidente di Osaka2. Ha sconfitto tutti gli attacchi dei tre potenti nemici e ha gettato le basi per l’odierno sviluppo globale di kosen-rufu. Le siamo profondamente debitori.

Ikeda: In La scelta del tempo il Daishonin afferma che i suoi insegnamenti si diffonderanno in tutto il mondo nell’Ultimo Giorno: «Può esserci qualche dubbio che [...] la grande pura Legge del Sutra del Loto si diffonderà ampiamente nel Giappone e in tutti gli altri paesi di Jambudvipa [il mondo intero]?» (RSND, 1, 491). La Soka Gakkai ha tradotto in realtà questa predizione diffondendo il Buddismo di Nichiren in centonovantadue paesi e territori nel mondo. Questa è l’unica organizzazione che adempie all’intento e al desiderio del Budda, trionfando sui tre ostacoli e i quattro demoni e promuovendo kosen-rufu a livello globale nell’epoca attuale in completo accordo con gli insegnamenti del Daishonin. Questo spiega perché i nostri benefici sono incommensurabili.

Furuya: La campagna di Osaka vide la Soka Gakkai realizzare ciò che tutti avevano ritenuto impossibile. Si trattò davvero di una lotta per dimostrare alla società la grandezza del Gosho e il potere benefico della Legge mistica.

 

Ikeda: Toda una volta affermò: «Se continuate a sostenere la Legge mistica e a sforzarvi costantemente, realizzerete sicuramente la vostra rivoluzione umana e kosen-rufu. Questo è chiaramente affermato nel Gosho. Quello che ci resta da fare è decidersi e agire». Ciascuno dei partecipanti alla campagna di Osaka provò la verità di queste parole.

Messaggio per il 50°anniversario di kosen-rufu in Europa

 Congratulazioni vivissime per questo gioioso cinquantesimo anniversario del movimento di kosen-rufu in Europa! Sono immensamente felice di poter celebrare questa pietra miliare insieme a tutti voi, miei amati compagni di fede della SGI europea. Oggi la grande alleanza della Soka Gakkai Internazionale, fondata sui principi umanistici del Buddismo, risplende sempre di più, continuando a espandere il suo raggio di speranza e di amicizia in tutto il continente europeo. Ciò è accaduto grazie alla vostra sincera dedizione in questi lunghi anni. La SGI europea ha trionfato. Tutti voi avete trionfato. Dichiariamo oggi a gran voce le nostre grandiose vittorie. Nichiren Daishonin afferma: «Più profonde sono le radici, più rigogliosi crescono i rami; più lontana è la sorgente, più lungo è il corso del fiume». Le radici di un grande albero e la sorgente di un fiume possente rimangono per lo più nascosti. Ma laddove crescono radici forti e profonde ed esistono ricche sorgenti di acqua pura, lì si trovano crescita duratura e sviluppo eterno. Questo basilare principio riguarda sia le vite individuali sia i gruppi e le organizzazioni. La linfa vitale e la sorgente del Buddismo vivono nell’indomito spirito dei maestri e dei discepoli Soka, lo spirito di ereditare correttamente l’essenza del Buddismo di Nichiren Daishonin delle persone comuni e vivere in esatto accordo con i suoi principi. Finché questo spirito verrà fermamente riconfermato, non c’è dubbio che la vivace corrente di kosen-rufu in Europa continuerà ad accrescere la sua spinta come un fiume imponente, a scorrere vigorosa e senza sosta non solo per i prossimi cinquant’anni ma per tutti i secoli a venire. Ognuno di voi, che ha vissuto con me durante gli anni pionieristici del movimento di kosen-rufu pregando sinceramente per la felicità degli amici e continuando ad avanzare per la prosperità del proprio paese in mezzo a infinite sfide e difficoltà, ha stabilito la preziosa “sorgente fondamentale” della corrente di kosenrufu in Europa che vediamo oggi. Alla luce degli insegnamenti del Budda non c’è alcun dubbio che la fortuna da voi accumulata continuerà ad accrescersi anno dopo anno, proteggendo e avvolgendo voi, i vostri discendenti e le persone a cui siete legati da una profonda relazione karmica. Sono deciso a vegliare su di voi e a proteggervi per l’eternità e continuerò a inviarvi le mie più fervide preghiere affinché tutti voi, che siete uniti da profondi legami mistici e condividete una così nobile missione, continuiate ad avanzare in armoniosa unità e possiate tutti, senza eccezioni, accedere a una suprema condizione vitale come vittoriosi campioni di umanità. È mio profondo desiderio che ognuno di voi faccia di questa riunione generale europea una nuova partenza per avanzare ancora, e vi chiedo di lottare in allegria e con gioia per continuare a diffondere la pace, la felicità e l’amicizia nella società. Invio a ognuno di voi, miei preziosi compagni di fede della Soka Gakkai europea, le mie sincere preghiere per la vostra salute, per il successo dei vostri sforzi e per la felicità e la prosperità dei vostri familiari. Vi prego di stare bene!

Daisaku Ikeda, ottobre 2011

 

La pratica del bodhisattva Mai Sprezzante

di Daisaku Ikeda, Katsuji Saito, Masaaki Morinaka
Analizzando i due metodi di propagazione shoju e shakubuku, Ikeda prende ad esempio il bodhisattva Mai Sprezzante, che riconosceva la Buddità in ogni persona.

IKEDA: Nella pratica di shakubuku sono contenuti due elementi fondamentali: la compassione e la filosofia. La compassione è il desiderio del Budda di alleviare la sofferenza delle persone. Nella nostra pratica significa preoccuparci della felicità e del benessere dei nostri amici e si manifesta nel coraggio e nella perseveranza con cui continuiamo a parlare profondamente alle persone degli insegnamenti buddisti. La filosofia è un’incrollabile convinzione nell’insegnamento del Sutra del Loto che tutte le persone possono ottenere la Buddità e che ognuno ha il diritto di diventare felice.

SAITO: «La compassione e la filosofia sono l’orgoglio dei Bodhisattva della Terra», recitano i versi di una famosa canzone della Soka Gakkai.

IKEDA: L’essenza di shakubuku è il desiderio del Budda di permettere a ogni persona di raggiungere la vera felicità e il voto dei veri discepoli è di far proprio questo spirito, lottando per kosen-rufu. È il voto dei Bodhisattva della Terra.
La parola giapponese per compassione è jihi. Ji significa amore, significa guidare le persone come se fossero i propri figli e hi significa dispiacersi delle loro sofferenze e condividerne il dolore come se fosse nostro.

MORINAKA: In Recitare il Daimoku del Sutra del Loto (GZ, 1-16) il Daishonin usa una metafora per spiegare hi: «È come nel caso di una madre che sa che il figlio è malato ma non ha il coraggio di procurargli una sofferenza e così non lo sottopone subito a un trattamento con la moxa1» (GZ, 15). Mentre ji «è come nel caso di un padre che vedendo il figlio malato, non è frenato dal fatto di fargli provare una sofferenza momentanea ma si preoccupa solo del suo benessere complessivo e così lo cura con la moxa» (GZ, 15).

IKEDA: Attualmente accade spesso che siano i padri a viziare i figli e le madri a mantenere una disciplina severa! Quando si allevano le persone coniugando all’amore “materno” che avvolge e consola, il severo amore “paterno” che guida e indirizza, esse crescono dotate di un bel carattere e di ricchezza interiore. Chi è oggetto soltanto di un amore eccessivo non svilupperà fiducia in se stesso e chi viene solo represso non riuscirà a sviluppare pienamente la propria individualità.
Il Budda incarna le virtù di entrambi i genitori e le usa per guidare le persone nella giusta direzione. Non si limita a liberare le persone dalla sofferenza ma insegna loro il giusto modo di vivere e il mezzo col quale trasformare la propria condizione interiore e ottenere concretamente la felicità. Shakubuku non è che questa compassionevole pratica di “levare la sofferenza e dare gioia2.

SAITO: Rispetto ai quattro metodi di predicazione, i metodi di propagazione3 descritti nel Daichido ron e in altri trattati, shakubuku corrisponde al terzo e quarto metodo, rispettivamente all’”aiutare le persone ad abbandonare le proprie illusioni, liberarsi dai tre veleni” e “rivelare direttamente la verità fondamentale”.

IKEDA: La verità fondamentale qui significa il supremo valore universale, la suprema verità, il bene supremo che le persone devono sforzarsi di riconoscere e riverire. L’Ultimo giorno della Legge è un’epoca di confusione dei valori in cui le persone non riescono più a capire ciò che è giusto e importante. In una simile epoca è importante spiegare chiaramente dove sta la verità e la giustizia e qual è la cosa più importante.
Shakubuku significa condividere questa verità universale con gli altri. Dichiararla apertamente con coraggio e difenderla. Shakubuku è la battaglia per stabilire concretamente il valore e la verità universale che tutte le persone dovrebbero riverire. Non è assolutamente, e non deve diventare, un’espressione di settarismo e di ristrettezza mentale. Il Sutra del Loto viene generalmente considerato il “sutra di shakubuku” perché espone direttamente la verità dell’illuminazione del Budda.

SAITO: T’ien-t’ai afferma: «Il Sutra del Loto è l’insegnamento di shakubuku, la re­futazione delle dottrine provvisorie»4. La verità alla quale il Budda si è illuminato è che “tutti possono conseguire la via del Budda”, cioè che tutti possono ottenere la Buddità.

IKEDA: Esatto. Ogni essere umano è prezioso e insostituibile. Il Sutra del Loto spiega diffusamente la verità della santità della vita e la suprema pratica di rispettare gli esseri umani. Nichiren Daishonin, il Budda dell’Ultimo giorno della Legge, dimostrò questo spirito del Sutra del Loto con la sua pratica altruistica in mezzo alla dura realtà sociale piena di sofferenze e conflitti. Manifestò questo spirito in Nam-myoho-renge-kyo che iscrisse sotto forma di Gohonzon perché potessimo usarlo come specchio per riflettere la nostra vita interiore.

MORINAKA: Commentando un brano del Vero oggetto di culto5, il ventiseiesimo patriarca Nichikan Shonin afferma che le azioni del Daishonin per stabilire l’entità della Legge da propagare nell’Ultimo giorno, cioè Nam-myoho-renge-kyo delle Tre grandi Leggi segrete – unite alla sua refutazione degli insegnamenti provvisori esposti dalle altre scuole buddiste dell’epoca – corrispondono a “shakubuku dell’entità della Legge”. Invece propagare ampiamente il Gohonzon nella società attraverso il proprio comportamento umano e mettere in grado una persona dopo l’altra di abbracciare la fede rappresenta “shakubuku della concretizzazione”.

SAITO: Nei settecentocinquant’anni trascorsi dalla fondazione della dottina del Daishonin, solo i membri della Soka Gakkai e della SGI hanno svolto la pratica di “shakubuku della concretizzazione”, facendo progredire kosen-rufu a livello mondiale. L’hanno fatto praticando saldamente uniti sotto la guida dei primi tre presidenti che hanno rischiato la vita per diffondere la Legge. Il movimento di kosen-rufu a livello mondiale e le attività per la pace, la cultura e l’educazione basate sul Buddismo costituiscono una nobile battaglia per far sì che l’umanesimo buddista diventi l’eterno principio ispiratore di tutte le attività umane.

IKEDA: Finché ci sarà anche una sola persona che si leverà in difesa della verità, la gente non cadrà nella confusione e ognuno potrà godere di pace interiore. Le persone si riuniranno per sostenere quella giusta causa incoraggiandosi e avanzando insieme. Niente è più gioioso dell’eterno viaggio di kosen-rufu. Niente è più pieno di entusiasmo e allegria.
Naturalmente durante un viaggio si incontrano montagne e vallate. Ci sono giorni di sole e giorni di pioggia e di vento. Ma se si continua ad avanzare attraversando sofferenze e gioie, tutto alla fine brillerà come un prezioso ricordo. D’altro canto se ci si dà per vinti e si cede lungo la strada, tutto verrà avvolto dall’oscurità e dalla tristezza, persino la nostra intera vita fino a quel momento.
Quando qualcuno ottiene la sua vittoria fondamentale attraverso una coraggiosa lotta, gli appare chiaro che tutto ciò che di buono o cattivo ha vissuto fino a quel momento serviva come causa per quel successo. Così diventa vincitore attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro. Questa è l’immutabile Legge della vita. Praticare shakubuku è rispondere all’appello di coronare insieme le nostre vite di eterna vittoria.

SAITO: Come ha già accennato, shakubuku significa anche combattere la natura demoniaca che esiste nella vita.

IKEDA: Ne La pratica dell’insegnamento del Budda e in altri scritti il Daishonin parla della necessità di “refutare i nemici del Sutra del Loto”. Vorrei chiarire questo concetto per evitare che sia frainteso.
A volte limitarsi a esporre l’essenza del Buddismo a qualcuno può metterlo sulla difensiva e rafforzare il suo attaccamento a visioni distorte. Per questo è importante condurre un dialogo paziente per spiegare la verità e aiutarlo a risvegliarsi a essa. Naturalmente quando una persona è così attaccata alle proprie opinioni distorte da rispondere in malo modo oppure offendendo noi e la Legge, è importante refutare i suoi attaccamenti e spiegare dove è in errore. Chi trascura di confutare un’affermazione che denigra la Legge non è un discepolo di Nichiren Daishonin. Perdere lo spirito di refutare il male significa perdere lo spirito animatore della Soka Gakkai.

MORINAKA: Nella Pratica dell’insegnamento del Budda il Daishonin dice: «Osserviamo cosa accadrebbe se egli [che proclama la superiorità del Sutra del Loto su tutti gli altri sutra] cercasse di confutare i maestri e le dottrine di tutte le altre sette» (SND, 4, 16).

IKEDA: “Confutare” naturalmente non significa litigare o mettersi a urlare e tantomeno impiegare mezzi diversi dal dialogo. Significa spiegare ciò che è vero e ciò che è falso, affermare l’insegnamento corretto. Limitarsi a far notare che un’opinione è “sbagliata” non è sufficiente. La persona che stiamo cercando di convincere non si persuaderà. Solo facendo capire esplicitamente qual è il punto di vista corretto potremo mettere veramente le persone in grado di compiere il primo passo verso la trasformazione della propria vita.

SAITO: Dunque il metodo di rivelare direttamente, di spiegare la verità fondamentale, e quello di aiutare le persone ad abbandonare le proprie illusioni e liberarsi dai tre veleni sono inseparabili, sono la stessa cosa.

IKEDA: Alla base di entrambi, dopo tutto c’è la compassione. Ne L’apertura degli occhi il Daishonin spiega il significato della propria pratica di shakubuku e la sua severa confutazione delle altre scuole buddiste del suo tempo. E cita un brano di Chang-an che appare nelle Note sul Sutra del Nirvana.

MORINAKA: Il brano è il seguente: «Il commento di Chang-an è questo: “Chi offende o porta confusione alla Legge buddista è un nemico della Legge. Se una persona è amica di un’altra ma manca della compassione per correggerla, nella realtà è un suo nemico. Ma chi desidera riprendere e correggere il calunniatore è una persona che realmente comprende e difende la Legge, un vero discepolo del Budda. Mette in grado il calunniatore di liberarsi dal male, e quindi agisce per lui come un genitore. Chi desidera rimproverare i calunniatori è un discepolo del Budda. Ma chi non espelle i calunniatori è un nemico della Legge buddista”» (SND, 1, 206-207).

SAITO: “Rimproverare” qui significa ammonire il male, mentre “espellere” significa cacciare il male. In questo senso la refutazione del Daishonin degli errori delle sette tradizionali buddiste era suo dovere come buddista e costituiva un atto di autentica compassione. Perché tali insegnamenti non solo contrastano con lo spirito del Sutra del Loto di permettere a tutte le persone di ottenere l’Illuminazione, ma contribuiscono anche a creare confusione nel mondo del Buddismo e a distruggere l’insegnamento corretto.

IKEDA: Alla radice della pratica di shakubuku del Daishonin c’era la sua immensa compassione di aprire gli occhi delle persone ingannate dagli insegnamenti errati e condurle all’Illuminazione. E la nostra pratica di shakubuku deve ispirarsi alla sua stessa compassione e sorgere dal desiderio di riuscire assolutamente a condurre gli altri alla felicità.

MORINAKA: Il Daishonin cita come esempio di shakubuku la pratica del bodhisattva Mai Sprezzante (Fukyo) descritta nel Sutra del Loto. Nell’Apertura degli occhi scrive: «Ma nell’epoca in cui ci sono persone dalle vedute perverse che offendono la Legge, allora si deve principalmente fare shakubuku, così come viene descritto nel capitolo Fukyo» (SND, 1, 203).

SAITO: La pratica del bodhisattva Mai Sprezzante consiste semplicemente nell’inchinarsi di fronte agli altri in segno di rispetto. In un’epoca malvagia in cui la Legge sta per estinguersi, nonostante le critiche e le calunnie delle persone di scarsa comprensione, il bodhisattva Mai Sprezzante continua con grande convinzione la sua pratica di riverire gli altri, salutandoli con la frase costituita dal cosiddetto “Sutra del Loto di ventiquattro caratteri”: «Nutro per voi un profondo rispetto; non oserei mai trattarvi con disprezzo o arroganza. Perché? Perché voi tutti state praticando la via del bodhisattva e conseguirete certamente la Buddità» (SDL, 20, 355). Viene così chiamato perché nella traduzione cinese di Kumarajiva consiste di ventiquattro caratteri cinesi. Delle tre versioni del sutra, generale, abbreviata ed essenziale, corrisponde al “Sutra del Loto abbreviato”.

IKEDA: È chiamato Sutra del Loto abbreviato perché l’intero insegnamento del sutra è condensato in quest’affermazione di ventiquattro caratteri. Tutti gli esseri viventi hanno la natura di Budda, sono dotati del mondo di Buddità. Ed è a questa Buddità intrinseca che il bodhisattva Mai Sprezzante rende omaggio.
Il termine “natura di Budda” non appare nel Sutra del Loto ma, attraverso la pratica del bodhisattva Mai Sprezzante, il sutra spiega chiaramente che tutti gli esseri viventi posseggono questa natura illuminata. La natura di Budda non viene descritta in termini teorici ma tramite il comportamento del bodhisattva Mai sprezzante. È una maniera impareggiabile di esprimere la sacralità della vita.

SAITO: Il filosofo buddista indiano Vasubandhu, considerato un maestro corretto della Legge nel Primo giorno, spiega nel suo Hokke ron che la pratica di rispetto e venerazione svolta dal bodhisattva Mai Sprezzante sta alla base dell’affermazione del sutra che tutti gli esseri viventi posseggono la natura di Budda.

MORINAKA: T’ien-t’ai commenta nel Maka shikan che il brano in cui Mai Sprezzante riverisce le persone con il Sutra del Loto in ventiquattro caratteri rivela la “natura di Budda innata”.

IKEDA: Tutti coloro che vengono considerati corretti maestri della Legge hanno compreso questo punto. Il Sutra del Loto inoltre spiega che anche i nemici del sutra e coloro che vi si oppongono sono tutti nobili “figli del Budda”.

MORINAKA: Qualcuno può non essere consapevole della Buddità innata nella propria vita ma questo non cambia il fatto che la sua vita è una nobile entità dotata di quel potenziale. Ciò induceva Mai Sprezzante a inchinarsi in segno di rispetto davanti a ogni persona. Lo spirito del Sutra del Loto che apprezza la dignità e la sacralità della vita, non genererà mai violenza.

SAITO: Il capitolo Il bodhisattva Mai Sprezzante non dice niente di particolare rispetto al refutare il male. Piuttosto è Mai Sprezzante che subisce violente critiche e persecuzioni. Se lo considerassimo unicamente dal punto di vista di aiutare le persone ad abbandonare le proprie illusioni e a liberarsi dai tre veleni, cioè il terzo e il quarto metodo di predicazione, non sarebbe del tutto chiaro il motivo per cui il Daishonin lo considera un esempio di shakubuku.

IKEDA: Penso che si debba considerarlo alla luce del quarto metodo di predicazione, la diretta rivelazione della verità fondamentale. Il Sutra del Loto di ventiquattro caratteri esprime sinteticamente lo spirito fondamentale del Sutra del Loto, cioè il rispetto per gli esseri umani. E il Daishonin definisce la pratica di Mai Sprezzante come shakubuku perché quest’ultimo esprimeva questo spirito e si sforzava di insegnarlo agli altri.
Come dicevamo nella prima puntata di questi dialoghi, nel Gosho I tre tipi di tesori il Daishonin afferma che il profondo rispetto per le persone è di per sé il nucleo della pratica del Sutra del Loto e lo scopo dell’apparizione nel mondo del Budda Shakyamuni6.

MORINAKA: Sebbene fosse attaccato e trattato con disprezzo, Mai Sprezzante continuava imperterrito nella sua pratica di venerare gli altri. Allo stesso modo il Daishonin, mentre affrontava le persecuzioni che lo colpivano, non faceva che rafforzare il suo impegno per propagare l’insegnamento corretto.

IKEDA: In Un saggio percepisce le tre esistenze della vita il Daishonin afferma di stare portando avanti la pratica del bodhisattva Mai Sprezzante7. E nella Profezia del Budda cita tre motivi per cui la sua pratica è uguale a quella del bodhisattva Mai Sprezzante.

MORINAKA: Il brano della Profezia del Budda recita: «Le parole dei ventiquattro caratteri di Fukyo sono diverse dai cinque caratteri di Nichiren, ma lo spirito è lo stesso. Anche il metodo di propagazione è esattamente lo stesso, sia alla fine del Medio giorno del Budda Ionno che adesso, all’inizio dell’Ultimo giorno. Il bodhisattva Fukyo [Mai Sprezzante] era una persona di shozuiki [stadio iniziale di provare gioia] e Nichiren è un comune mortale di myoji-soku [stadio di udire il nome e le parole della verità], che sono ambedue gli stadi iniziali della pratica» (SND, 4, 25).

SAITO: Per prima cosa l’insegnamento è lo stesso, i ventiquattro caratteri di Mai Sprezzante e i cinque caratteri del Daimoku esprimono lo stesso spirito.

IKEDA: Sia il Daishonin che il bodhisattva Mai Sprezzante esprimono in maniera inequivocabile l’insegnamento corretto.

SAITO: Inoltre c’è accordo anche rispetto al tempo. Il bodhisattva Mai Sprezzante visse alla fine del Medio giorno del Budda Ionno (Re del Suono Meraviglioso). Il Daishonin all’inizio dell’Ultimo giorno della Legge del Budda Shakyamuni. Entrambe erano epoche malvagie in cui la Legge stava per andare perduta, tempi i cui nel mondo religioso e nella società in genere c’erano tante persone arroganti. Di conseguenza sia il Daishonin che Mai Sprezzante incontrarono ostilità e persecuzioni che affrontarono battendosi tenacemente per diffondere il corretto insegnamento.

IKEDA: In un’epoca malvagia bisogna combattere senza tregua e senza timore la natura demoniaca intrinseca nella vita.

SAITO: Terzo, il Daishonin e Mai Sprezzante erano allo stesso “livello di pratica”. Di Mai Sprezzante si dice che fosse al livello iniziale di provare gioia, riferito a coloro che nelle epoche successive alla morte del Budda gioiscono nell’udire il Sutra del Loto. È il primo dei cinque stadi in cui viene suddivisa la pratica della Legge mistica dopo l’estinzione del Budda8.
Nel Gosho si afferma che il Daishonin era allo stadio di udire il nome e le parole della verità, il secondo dei sei stadi della pratica9. Significa aver udito la Legge mistica ed essersi convertiti a essa. Si tratta sempre dello stadio iniziale della pratica poiché il primo dei sei stadi, quello dell’essere Budda in teoria, rappresenta una persona che non è ancora entrata in contatto con la pratica buddista.
Di conseguenza sia il livello di coloro che provano gioia sia quello di coloro che ascoltano il nome e le parole della verità corrisponde alle persone comuni che hanno appena iniziato la pratica del bodhisattva.

IKEDA: La nostra è una battaglia per l’Illuminazione di tutte le persone perciò ognuno deve vincere e riuscire a manifestare il meraviglioso stato di Buddità da persona comune. Non si tratta di diventare qualcuno o qualcosa di speciale.

MORINAKA: Il Sutra del Loto identifica il bodhisattva Mai Sprezzante con Shakyamuni in un’esistenza precedente in cui praticava la via del bodhisattva. Grazie alla sua pratica di shakubuku, che consisteva semplicemente nell’inchinarsi agli altri in segno di rispetto, il bodhisattva Mai Sprezzante condusse ogni tipo di persona alla via del Budda; anche coloro che l’avevano trattato con ostilità. Grazie ai benefici acquisiti con questa pratica si risvegliò alla Legge mistica e ottenne la Buddità.

IKEDA: Il capitolo Il bodhisattva Mai Sprezzante è l’unico punto dell’insegnamento essenziale del Sutra del Loto in cui il Budda Shakyamuni, dopo aver spiegato di aver ottenuto l’Illuminazione nel remoto passato, descrive le proprie pratiche in una vita precedente. Possiamo concludere che la vera causa dell’ottenimento della Buddità da parte di Shakyamuni nel remoto passato fu la pratica del bodhisattva Mai Sprezzante.
A questo proposito negli Insegnamenti orali il Daishonin commenta l’affermazione del capitolo Durata della vita del Tathagata «in origine [io] ho praticato la via del bodhisattva» (SDL, 16, 298) affermando: «La parola “io” qui si riferisce al Budda al tempo della vera causa [cioè quand'egli svolse varie pratiche di bodhisattva nelle vite passate per ottenere la sua illuminazione originale]. La frase “in origine ho praticato la via del bodhisattva” si riferisce al bodhisattva Mai Sprezzante e significa che il Budda svolse la pratica di riverire gli altri» (GZ, 768).
Si può interpretare questo brano come un’affermazione del fatto che Sha­kyamuni – che praticò la via del bodhisattva per innumerevoli kalpa nel remoto passato per ottenere la sua Illuminazione originale – non è altro che il bodhisattva Mai Sprezzante.

SAITO: Il brano «in origine ho praticato la via del bodhisattva» rivela la vera causa che permise a Shakyamuni di ottenere la Buddità nel remoto passato. La Legge di Nam-myoho-renge-kyo, che è l’insegnamento della vera causa per diventare un Budda, è celata nelle profondità di questo passo. Il Daishonin rivelò questo insegnamento e lo insegnò agli altri, materializzandolo nel Gohonzon delle tre grandi Leggi segrete, e dando così la possibilità a tutte le persone di ottenere la Buddità.

IKEDA: Nel remoto passato Shakyamuni si risvegliò alla Legge mistica eterna che è connaturata alla vita di tutte le persone, la praticò e ottenne l’illuminazione. Risvegliandosi alla verità che la vita di tutti è una preziosa entità della Legge mistica egli fu in grado di elevarsi alla suprema condizione vitale, il mondo di Buddità.
Negli Insegnamenti orali (GZ, 767) il Daishonin dice anche che la pratica di venerazione del bodhisattva Mai Sprezzante corrisponde al brano del capitolo Durata della vita: «Questo è il mio pensiero costante; come posso far sì che tutti gli esseri viventi accedano alla via suprema e acquisiscano rapidamente il corpo di Budda?» (SDL, 16, 305).

MORINAKA: Questo brano significa che “costantemente” il Budda sta pregando e anelando all’Illuminazione di tutti gli esseri viventi.

IKEDA: Il Budda desiderava l’Illuminazione di tutte le persone sia prima di aver ottenuto lui stesso l’Illuminazione che dopo. Perché questo è l’eterno desiderio originario che esiste nel profondo della vita di ogni essere. La determinazione di Mai Sprezzante e questo spirito del Budda sono la stessa cosa.
Da ciò comprendiamo che la pratica del bodhisattva Mai Sprezzante, cioè la pratica di shakubuku, è la via diretta per l’ottenimento della Buddità nostra e degli altri, la nobile pratica che permette il raggiungimento di una felicità autentica e duratura sia a noi che agli altri.

MORINAKA: Ai tempi del Daishonin la pratica del bodhisattva Mai Sprezzante veniva svolta solo in maniera formale. Sembra che fosse tradizione fare apertamente mostra di rispetto per gli altri in un giorno particolare, ma ciò non aveva alcun legame con la pratica quotidiana.
Nel suo Meigetsu ki, Fujiwara no Teika scrive che il 14 luglio, in occasione della festa tradizionale buddista in onore dei defunti, egli s’inchinava personalmente a chiunque gli capitasse d’incontrare.

IKEDA: In quell’epoca fu il Daishonin a comportarsi davvero come il bodhisattva Mai Sprezzante, comunicando alle persone l’essenza della Legge mistica e affrontando le feroci persecuzioni che minacciavano la sua vita. Dimostrò alle persone cosa significa essere un devoto del Sutra del Loto e praticare esattamente come il Budda insegna.
Rifiutando le pratiche che erano costituite ormai soltanto da vuota retorica e formalità, il Daishonin praticò lo spirito della Legge mistica vivendolo concretamente nella sua vita. Con il suo nobile comportamento rese possibile a tutti il raggiungimento della felicità eterna.

MORINAKA: Il capitolo Il bodhisattva Mai Sprezzante tratta dei benefici di sradicare le offese passate e purificare i sei organi di senso. Descrive come il bodhisattva Mai Sprezzante praticò shakubuku pur venendo perseguitato, cancellando così tutte le retribuzioni derivanti dal karma negativo accumulato nelle sue vite passate (sradicare le offese passate). Si dice che, all’approssimarsi della morte, Mai Sprezzante poté purificare la sua vita (purificare i sei organi di senso) ascoltando la Legge mistica [che qui corrisponde al Sutra del Loto del Budda Ionno (Re del Suono Meraviglioso)]. Dice inoltre che prolungò la sua vita e continuò a promuovere la diffusione di questo sutra. Potremmo affermare che questo è il beneficio di shakubuku.

SAITO: Nel nostro recente dialogo in cui si parlava del cambiamento del karma lei ha spiegato dettagliatamente il significato di “sradicare le offese passate”, dicendo che si può ottenere la Buddità solo quando si risveglia interiormente lo stesso desiderio del Budda – la felicità nostra e degli altri – e poi si affronta direttamente e si trasforma il nostro karma negativo personale.

IKEDA: La base di tutto è fondersi con lo spirito del Budda, del Sutra del Loto. Quando diventiamo una cosa sola con esso e armonizziamo la nostra vita con la Legge mistica non c’è difficoltà impossibile da superare. Il cuore del Budda è nel suo desiderio pieno di immensa compassione e nella sua solenne promessa di condurre tutte le persone all’Illuminazione. Nello sforzo di far nostro questo voto e di realizzarlo, possiamo sviluppare e temprare la nostra vita stessa.

MORINAKA: Attraverso la lotta per condurre gli altri a una vera felicità e realizzazione, si purificano i nostri sei organi di senso.

IKEDA: Perché la pratica di shakubuku ha il potere di infrangere l’ignoranza o oscurità fondamentale, nella nostra vita e in quella degli altri. Solo un diamante può lucidare un diamante. Egualmente solo gli esseri umani possono aiutare altri esseri umani a far brillare le proprie potenzialità.

SAITO: Negli Insegnamenti orali il Daishonin afferma: «Ora Nichiren e i suoi discepoli che recitano Nam-myoho-renge-kyo stanno purificando i propri sei organi di senso. Di conseguenza essi sono maestri della Legge di Myoho-renge-kyo e godranno di grandi benefici» (GZ, 762). Coloro che abbracciano e diffondono la Legge mistica nella malvagia epoca dell’Ultimo giorno ne deriveranno benefici immensi.

IKEDA: Il Daishonin afferma che coloro che si impegnano coraggiosamente per la realizzazione di kosen-rufu come il Budda insegna, senza temere le persecuzioni, riceveranno il beneficio di “ottenere l’Illuminazione nella propria forma presente” e “purificare i sei organi di senso”. Noi riceviamo benefici e realizziamo la nostra rivoluzione umana solo nella misura in cui ci sfidiamo coraggiosamente per far progredire kosen-rufu.
Negli Insegnamenti orali si legge: «Ku [di kudoku che significa beneficio] significa estinguere il male e doku far emergere il bene» (GZ, 762). Il potere benefico della Legge mistica emerge soltanto quando lottiamo intrepidi per sconfiggere il male e la negatività in noi stessi e negli altri. Senza sforzi coraggiosi è inutile aspettarsi benefici significativi. Per condurre una vita veramente grande è importante portare avanti la pratica di shakubuku.
La vita, apparentemente lunga, in realtà è breve. C’è un limite alle esperienze che possiamo vivere in una sola vita. Ma quando consideriamo le sofferenze degli altri come se fossero le nostre, pregando e lottando con una persona dopo l’altra, e vincendo insieme a loro, allora la ricchezza della nostra vita aumenta senza limiti, di due, tre, mille, diecimila volte.
Solo nella misura in cui ci preoccupiamo dei problemi e delle sofferenze degli altri e agiamo per la loro felicità e il loro benessere, possiamo accumulare i “tesori del cuore” e stabilire una condizione di felicità nella nostra vita che nessuna difficoltà o avversità potrà distruggere.

SAITO: Pur essendo perseguitato senza posa, il bodhisattva Mai Sprezzante continuava imperterrito a diffondere la Legge. E anche il Daishonin, mentre lottava per superare una persecuzione dopo l’altra, continuava a combattere per condurre tutte le persone all’Illuminazione.
Perché continuavano a persistere anche se la gente reagiva in maniera così violenta? Forse perché sapevano che così facendo avrebbero recato un immenso beneficio non solo a se stessi ma anche alle persone a cui si rivolgevano.

IKEDA: È il beneficio che, da un lato, deriva dal piantare il seme della Buddità e dall’altra, dal riceverlo nella propria vita.

MORINAKA: Il Sutra del Loto insegna che la vita di tutti gli esseri viventi è intrinsecamente dotata della natura di Budda, la causa per ottenere la Buddità. Ma è l’azione specifica della “semina” che attiva questa natura di Budda.

IKEDA: Il Daishonin cita le parole del Sutra del Loto: «I Budda sanno che i semi della Buddità germogliano in accordo con le condizioni; perciò essi espongono l’unico veicolo» (SND, 7, 237, nota 1 – vedi anche SDL, 2, 52. Nella traduzione italiana la frase esatta del Daishonin è: «Poiché i semi della Buddità germogliano in risposta alla giusta influenza, si deve esporre l’unico veicolo», n.d.t.). Ascoltare la Legge mistica, l’unico insegnamento che permette alle persone di ottenere la Buddità è la “condizione”. Quando una persona incontra questa condizione il seme della Buddità prende forma nella sua vita fino a germogliare.
Parlare a qualcuno del Buddismo di Nichiren Daishonin è un’azione del massimo valore che crea la condizione necessaria affinché quella persona possa ottenere l’Illuminazione. Perciò il beneficio di fare shakubuku è infinito.

MORINAKA: Si dice che il processo di incontrare e abbracciare la Legge avvenga in due fasi: udire la Legge e risvegliare la fede in essa. Il Gran Maestro Miao-lo dice che ascoltare la Legge è il seme e risvegliare la fede corrisponde al germogliare di questo seme.

IKEDA: Il secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda, osservò a proposito: «Ci sono due tipi di semina [nel Buddismo]: seminare permettendo alle persone di ascoltare l’insegnamento e seminare conducendo le persone a prender fede nell’insegnamento. Poniamo che incontriate per la prima volta qualcuno e gli parliate del Buddismo del Daishonin ma quella persona non si converta. Questo è “seminare permettendo alle persone di ascoltare l’insegnamento”. Ma supponiamo che in seguito un altro praticante si avvicini a quella persona parlandogli nuovamente della fede nella Legge mistica e questa decida di ricevere il Gohonzon. Questo è “seminare conducendo le persone a prender fede nell’insegnamento”. Si tratta sempre di seminare i semi della Buddità e il beneficio è lo stesso». È sempre la stessa nobile azione di insegnare la Legge mistica agli altri. In entrambi i casi il beneficio che si riceve, agendo come inviati del Budda, è illimitato.
Detto questo però il Daishonin insiste particolarmente sull’importanza di piantare il seme permettendo alle persone di udire l’insegnamento, cioè parlare agli altri della Legge mistica in modo che possano creare un legame con il Buddismo: «Perciò dobbiamo in ogni modo insistere a insegnare il Sutra del Loto affinché possano ascoltarlo: quelli che prendono fede otterranno la Buddità, quelli che lo insultano stabiliscono la “relazione del tamburo letale”10 e otterranno egualmente la Buddità» (Il Sutra del Loto porta all’Illuminazione coloro che per la prima volta aspirano alla strada, SND, 8, 24).
La relazione del tamburo letale è chiamata anche relazione inversa. Si riferisce per esempio a qualcuno che, dopo aver sentito parlare del Sutra del Loto, non decide di convertirsi ma anzi lo denigra. L’aver udito il corretto insegnamento ha fatto sì che quella persona vi stabilisse una relazione e in seguito, prima o poi, otterrà immancabilmente la Buddità.

SAITO: Quando permettiamo agli altri di udire la Legge mistica, la natura di Budda che esiste profondamente nella loro vita viene immancabilmente attivata. Il fatto che reagisca negativamente o decida di convertirsi dipende dall’individuo; ma in ogni caso la natura di Budda latente in quella persona viene senza alcun dubbio stimolata.

IKEDA: Può succedere che qualcuno non riesca a credere immediatamente nel corretto insegnamento ma poi verrà il momento in cui, avendo ricevuto nella sua vita il seme tramite l’ascolto della Legge mistica, si convertirà. Così come un seme, una volta piantato, prima o poi germoglia quando incontra le condizioni adatte.
Perciò, indipendentemente dal fatto che le persone prendano fede o meno, la cosa importante è pregare per la loro felicità, sforzarci sinceramente per il loro bene e spiegargli coraggiosamente la grandezza del Buddismo. Il Daishonin continuò con calma a proclamare l’insegnamento corretto senza la minima esitazione anche a coloro che lo minacciavano o lo trattavano con inimicizia, facendolo perseguitare sia con pressioni politiche che con la violenza fisica.
Margarita I. Vorobyova-Desyatovskaya, supervisore alla Sezione manoscritti di San Pietroburgo dell’Istituto di studi orientali dell’Accademia delle scienze russa, un’autorità negli studi sul Sutra del Loto, ha scritto nella sua introduzione all’edizione russa delle mie Lezioni sul Sutra del Loto, Il capitolo Hoben e Juryo:
«Chiunque voi siate, qualsiasi azione malvagia possiate avere commesso o comunque siate caduti in basso, il Budda non vi abbandonerà mai. La vostra vita non perde di valore. Con pazienza e tenacia il Budda insegna, ammonisce, rimprovera e perdona. Il Sutra del Loto dichiara che a questo mondo le persone non sono deboli o impotenti. Questo insegnamento del Budda, col suo messaggio di fiducia in se stessi, offre alla gente una fonte di immenso incoraggiamento.
«Nel lungo periodo trascorso da quando Shakyamuni lasciò questo mondo, il Budda non è rimasto a guardare le persone in silenzio da qualche regno lontano. La sua voce continua a parlarci anche oggi, attraverso le voci di coloro che hanno ereditato correttamente il suo insegnamento». Non sono altro che le nostre voci mentre svolgiamo la pratica di shakubuku.
Il comportamento del Budda, di voler liberare fino in fondo le persone dalla sofferenza senza abbandonarne nemmeno una, vive nella nostra pratica di parlare del Buddismo agli altri per risvegliarli alla Legge mistica. La Soka Gakkai sta portando avanti lo spirito e le azioni del Budda. Chiunque prenda parte a questa lotta è certo di ottenere incommensurabili benefici.
“Difendi la verità e la tua forza raddoppierà” è un motto che ho impresso nel mio cuore sin da giovane. Nessuno può competere con una persona che ha deciso di difendere ciò che è giusto. Nessuno è forte come una persona che difende la verità. Il filosofo americano Ralph Waldo Emerson diceva: «Un uomo che conta su se stesso, può contare anche sul sostegno dell’universo»11.

MORINAKA: Martin Luther King Jr., leader del movimento americano per i diritti civili, disse che la resistenza nonviolenta «si basa sulla convinzione che l’universo sta dalla parte della giustizia»12.

IKEDA: Il Daishonin scrive: «[Nonostante il Demone del sesto cielo sia intervenuto personalmente per ostacolarmi] io sono sopravvissuto persino alla persecuzione di Tatsunokuchi e sono riuscito a salvarmi da altre grandi persecuzioni perché le divinità celesti sono venute in mio aiuto. Ormai il re demone si deve essere totalmente scoraggiato» (GZ, 843). In tutto l’universo nessun alleato è più forte degli dèi buddisti, dei Budda e dei bodhisattva. Quando decidiamo fermamente di batterci per ciò che è vero e giusto, il potere dell’universo pervade il nostro intero essere. Coraggio e saggezza sgorgano come un grande torrente.
Il Daishonin rivela la sua condizione vitale immensa e colma di gioia con le parole: «Per quello che io ho fatto, sono stato condannato all’esilio, ma è una piccola sofferenza da sopportare nell’esistenza presente, non tale da piangerci sopra. Nelle vite future godrò di immensa felicità, un pensiero che mi riempie di soddisfazione infinita» (SND, 1, 209).
Dobbiamo aver fiducia che, con le nostre giuste azioni per diffondere la Legge mistica in accordo col cuore del Budda dell’Ultimo giorno, stiamo creando benefici e una fortuna grande come l’universo.

Note:

1. Moxa: rimedio popolare in Oriente per la cura di diverse malattie che consiste nel bruciare una miscela di erbe molto vicino alla pelle.

2. Levare la sofferenza e dare gioia: quest’espressione simboleggia le azioni piene di compassione del Budda. Nel Daichido ron (Trattato della grande perfezione della saggezza), vol. 27, Nagarjuna afferma: «Grande compassione (ji) significa dare gioia a tutti gli esseri viventi. Grande empatia (hi) significa rimuovere la sofferenza da tutti gli esseri viventi». Anche nel Sutra del Nirvana, vol. 15, si legge: «Rimuovere il danno e le condizioni sfavorevoli da tutti gli esseri viventi è detta grande compassione (ji). Elargire infiniti benefici e gioia a tutte le persone è detta grande empatia (hi)».

3. Nel Daichido ron vengono spiegati i quattro modi con cui il Budda espone il suo insegnamento: 1) insegnare il Buddismo in termini secolari, spiegando alle persone che realizzeranno i propri desideri e invogliandole così a convertirsi; 2) insegnare in accordo con le rispettive capacità delle persone, permettendo loro di aumentare la propria riserva di karma positivo; 3) aiutare le persone ad abbandonare le proprie illusioni e a liberarsi dai tre veleni di Avidità, Collera e Stupidità, insegnando a coloro che sono preda dell’Avidità a riconoscere l’impurità dei propri attaccamenti, a coloro che sono dominati dalla Collera a praticare atti compassionevoli e a coloro che sono accecati dalla Stupidità a percepire la legge causale; 4) rivelare direttamente la verità fondamentale, facendo sì che le persone si risveglino a essa.

4. Questa frase appare nel nono volume dell’Hokke Gengi in cui, paragonando il Sutra del Loto e quello del Nirvana, T’ien-t’ai afferma che quest’ultimo è l’insegnamento di shoju mentre il Sutra del Loto è l’insegnamento di shakubuku in quanto abbandona gli espedienti per esporre la verità, refutando così gli insegnamenti provvisori.

5. Si tratta del brano: «Sappiate che questi bodhisattva [i Bodhisattva della Terra] al tempo di shakubuku appaiono come saggi re che ammoniscono e perseguitano i cattivi re, e al tempo di shoju appaiono come preti che proteggono e diffondono la vera Legge» (SND, 1, 249).

6. «La chiave di tutti gli insegnamenti di Shakyamuni è il Sutra del Loto e la chiave della pratica del Sutra del Loto è esposta nel capitolo Fukyo. Cosa significa il profondo rispetto del bodhisattva Fukyo per la gente? Il vero significato dell’apparizione del Budda Shakyamuni in questo mondo sta nel suo comportamento da essere umano. [...] Il saggio si può dire umano, ma gli sconsiderati non sono nient’altro che animali» (SND, 4, 179).

7. «I miei discepoli devono sapere che io, Nichiren, sono il devoto del Sutra del Loto. Poiché io seguo la medesima strada del bodhisattva Fukyo, coloro che mi disprezzano e mi calunniano avranno la testa spaccata in sette pezzi, mentre coloro che credono in me accumuleranno una fortuna immensa come il monte Sumeru» (SND, 5, 54-55).

8. Cinque stadi della pratica. Classificazione elaborata da T’ien-t’ai nell’Hokke Mongu basata sul capitolo del Sutra del Loto Distinzioni dei benefici. Essi sono: 1) provare gioia nell’udire il Sutra del Loto; 2) leggere e recitare il sutra; 3) esporre il sutra agli altri; 4) abbracciare il sutra e praticare le sei paramita; 5) perfezionare la pratica delle sei paramita.

9. Sei stadi della pratica. Classificazione formulata da T’ien-t’ai nel Maka Shikan. Essi sono: 1) essere un Budda in teoria; 2) udire il nome e le parole della verità; 3) percezione e azione; 4) somiglianza all’Illuminzione; 5) progressivo risveglio; 6) Illuminazione fondamentale.

10. Relazione del tamburo letale: altro termine per relazione inversa, cioè un legame formato con il Sutra del Loto opponendosi a esso e offendendolo. L’espressione deriva dal nono capitolo del Sutra del Nirvana che dice: «Quando si batte il tamburo letale, tutti quelli che lo sentono muoiono, anche se non avevano alcuna intenzione di ascoltarlo». Similmente, quando si predica il Sutra del Loto, tutti quelli che lo ascoltano, sia che si convertano sia che si oppongano, ottengono ugualmente il seme della Buddità.

11. Ralph Waldo Emerson, The Complete Works of Ralph Waldo Emerson, Boston, Houghton Mifflin Company, 1903, vol. 6, pag. 193.

12. Martin Luther King Jr., Stride Toward Freedom: The Montgomery Story, San Francisco, Harper San Francisco, 1986, pag. 106.

Bibliografia
Il Nuovo Rinascimento n.314 15 ottobre 2004

Risposta a Kyo’o

Proprio quando desideravo ardentemente ricevere di nuovo tue notizie, è arrivato il messaggero che ti sei preoccupato di inviarmi. Nelle mie attuali circostanze, il tuo dono in denaro è di gran lunga più prezioso di qualsiasi tesoro si possa trovare sulla terra o nel mare.
Da quando mi hai scritto di Kyo’o Gozen, ho pregato per lei ogni momento del giorno gli dèi del sole e della luna. Custodisci sempre il Gohonzon che ti ho inviato qualche tempo fa e non lasciarlo mai. Questo Gohonzon non fu mai conosciuto da nessuno, né tantomeno iscritto nel Primo o nel Medio giorno della Legge. Si dice che il leone, re degli animali, avanzi di tre passi, poi si raccolga su se stesso per saltare sprigionando la stessa potenza nel catturare una piccola formica o nell’attaccare un animale feroce. Nell’iscrivere questo Gohonzon per la sua protezione, Nichiren è uguale al re leone. Questo è ciò che intende il Sutra con “la forza di un leone all’attacco”1. Credi in questo mandala con tutto il tuo cuore. Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito di un leone. Quale malattia può quindi essere un ostacolo?
È scritto che coloro che abbracciano il Daimoku del Sutra del Loto saranno protetti da Kishimojin e dalle sue dieci figlie. Assaporeranno la felicità di Aizen e godranno della fortuna di Bishamon2. Ovunque tua figlia possa giocare, non le accadrà niente di male; sarà libera dalla paura come il re leone. La protezione di Kodainyo3 è la più profonda tra quelle delle dieci figlie di Kishimojin. Ma tutto dipende dalla tua fede. Una spada sarà inutile nelle mani di un codardo. La potente spada del Sutra del Loto deve essere brandita da un coraggioso nella fede. Allora egli sarà come un demone armato di una mazza di ferro. Io, Nichiren, ho scritto questo Gohonzon in sumi4, trasfondendovi la mia anima, perciò credi in esso. Il volere del Budda è il Sutra del Loto, l’anima di Nichiren non è altro che Nam-myoho-renge-kyo. Miao-lo nelle sue interpretazioni afferma: «La rivelazione dell’Illuminazione originale del Budda è il cuore del Sutra»5.
Le sfortune di Kyo’o Gozen si trasformeranno in fortuna. Raccogli tutta la tua fede e prega questo Gohonzon. Allora, che cosa non può essere realizzato? Credi nel Sutra del Loto quando dice: «Questo Sutra esaudisce i desideri. È l’acqua fresca e limpida del laghetto che placa la sete»6 e: «Godranno di pace e sicurezza in questa vita e di circostanze favorevoli nella prossima»7. Quando mi sarà condonata la pena dell’esilio in questa provincia mi affretterò a Kamakura dove ci incontreremo. Se si riflette sul potere del Sutra del Loto, si trovano perpetua giovinezza e vita eterna davanti ai propri occhi. La mia unica preoccupazione è che la sua vita sia effimera come rugiada: per questo, sto pregando con tutte le forze gli dèi affinché la proteggano. Fa che diventi come la Signora Jotoku8 o la figlia del Re dei Naga.
Nam-myoho-renge-kyo, Nam-myoho-renge-kyo.

Rispettosamente,
Nichiren
15 agosto

 

NOTE:
1. Sutra del Loto, cap. 15.
2. Bishamon: uno dei Quattro Re Celesti.
3. Kodainyo: una delle Jurasetsu, le dieci figlie di Kishimojin.
4. Sumi: inchiostro nero giapponese.
5. Hokke mongu ki, decimo volume.
6. Sutra del Loto, cap. 23.
7. Ibidem cap. 5.
8. Jotoku: una fervente credente menzionata nel ventisettesimo capitolo del Sutra del Loto. La madre di Jozo e Jogen.


Kyo’o Dono Gohenji
Gosho Zenshu, pag. 1124
Scritto il 15 agosto 1273, a 52 anni, da Sado
Destinato a Shijo Kingo

CENNI STORICI – Nichiren Daishonin scrisse questo Gosho da Ichinosawa, nell’isola di Sado, il 15 agosto del 1273. Kyo’o Gozen, alla quale la lettera è indirizzata, era la figlia minore di Shijo Kingo. Poiché Kyo’o aveva allora solo un anno, il Daishonin indirizzò la lettera ai genitori, Shijo Kingo e Nichigennyo. Essi avevano due bambine: Kyo’o e Tsukimaro, di un anno più grande. Si pensa che il Daishonin avesse scelto il nome a entrambe. Il nome Kyo’o significa “Re dei Sutra”, mentre Gozen è una specie di titolo onorifico che si attribuiva alle donne. Come si evince dalle prime parole della lettera, essa fu redatta in risposta a un messaggio inviato da Shijo Kingo o da sua moglie per informare il Daishonin della grave malattia che aveva colpito la loro bambina.

 

Il Buddismo della semina

di Daisaku Ikeda, Katsuji Saito, Masaaki Morinaka
 È l’insegnamento che ha il potere di piantare il seme dell’Illuminazione nella vita di coloro che lo ascoltano per la prima volta risvegliando la loro natura di Budda.

SAITO: Le caratteristiche uniche del Buddismo del Daishonin si possono riassumere nella definizione “Buddismo della semina”.

IKEDA: È un punto importante nel nostro dialogo sulla religione umanistica. L’umanesimo buddista non è astratto, ma richiede di lottare e vincere nella realtà. Pensiamo per esempio a una persona in preda alla disperazione più nera. Incoraggiandola con tutto il cuore a non darsi per vinta e a continuare ad andare avanti, possiamo risvegliare in lei una nuova speranza, un nuovo coraggio, e aiutarla a rialzarsi con energia e vigore. Nella Soka Gakkai ci sono infiniti esempi di persone che lottano insieme per superare le difficoltà e che insieme ottengono la vittoria. Questo è vero umanesimo, umanesimo vivo. Parlare di umanesimo è inutile se non c’è uno sforzo concreto di vincere sulla natura demoniaca che esiste in noi e negli altri.
Gettare il seme di Nam-myoho-renge-kyo è una forma fondamentale di incoraggiamento, perché risveglia il potere del coraggio e della speranza che esistono profondamente nella vita di ognuno e ne attiva l’infinita forza latente. Questa non è altro che la natura di Budda, la nostra Buddità innata.
Tutti gli esseri umani sono degni di rispetto perché sono dotati della natura di Budda che è sorgente d’infinito coraggio, speranza e saggezza. Quando manifestiamo concretamente questa natura di Budda sotto forma di coraggio, speranza e saggezza, e percorriamo con impegno costante la strada della verità e della felicità, possiamo far risplendere la suprema dignità umana della nostra vita. Questo è l’umanesimo buddista.

MORINAKA: Questo umanesimo si concretizza nella lotta per sconfiggere la natura demoniaca e manifestare la natura del Budda; per questo lo definiamo umanesimo attivo o “combattivo”.

IKEDA: Il Budda espone i suoi insegnamenti per aiutare gli esseri viventi a manifestare il potere innato della propria natura di Budda. Perciò una dottrina che miri a piantare il seme della Buddità nella vita delle persone, cioè una «dottrina della semina», deve essere in grado di toccarne e attivarne concretamente la natura di Budda. Solo allora si può affermare di aver piantato il seme della Buddità – il seme per ottenere l’Illuminazione – e di aver risvegliato la natura di Budda nelle persone, grazie al potere di tale dottrina.

SAITO: Il seme della Buddità viene piantato grazie all’interrelazione di tre fattori: il Budda, le persone e l’insegnamento. In Ammonimenti contro la calunnia, Nichiren Daishonin afferma: «Il Sutra del Loto è il seme, il Budda è il seminatore e la gente è il campo» (SND, 4, 101).

IKEDA: Usa un’allegoria molto semplice per spiegare la relazione fra questi tre elementi. Il Budda è la persona che espone l’insegnamento e che getta il seme. A differenza dell’idea di un dio assoluto o creatore presente nella tradizione monoteistica, il Budda è, prima e soprattutto, una persona che si è illuminata alla Legge o verità ultima della vita e che cerca di comunicare questa verità agli altri. Il luogo in cui il Budda pianta i semi è il «campo» del cuore delle persone. Il Budda è colui che si adopera incessantemente per risvegliare gli altri.

MORINAKA: Quando questi semi danno un frutto, esso appartiene alle persone stesse. Vale a dire che ciascun individuo diventa un Budda. È un concetto molto diverso da quello delle religioni monoteistiche, in cui l’individuo non può aspirare a manifestare completamente la saggezza e la perfezione della divinità assoluta.

IKEDA: In questo brano il Daishonin indica le condizioni necessarie per la semina: il potere dell’insegnamento, l’azione del Budda e la potenzialità degli esseri viventi. La relazione fra questi tre elementi si può comprendere secondo la dottrina buddista fondamentale dell’origine dipendente1.

MORINAKA: Origine dipendente significa che tutte le cose vengono in essere in risposta a cause interne e condizioni esterne.

IKEDA: Esatto. Sebbene la Buddità esista dentro di noi, se non avessimo il mezzo per manifestarla, sarebbe come se non esistesse; allo stesso tempo, il fatto che non venga manifestata non significa che non esista. Infatti essa emerge soltanto in risposta a determinate condizioni. Perciò il Daishonin facendo riferimento al brano del secondo capitolo del Sutra del Loto, Espedienti, afferma: «Poiché i semi della Buddità germogliano in risposta alla giusta influenza, si deve esporre l’unico veicolo» (SND, 7, 237). L’unico veicolo è il Sutra del Loto.
La Legge mistica alla quale il Budda si è illuminato è imperscrutabile e al di là della comprensione delle persone comuni. Non è visibile all’occhio né si può esprimere compiutamente con le parole e tuttavia esiste. È veramente “mistica”.
Il punto di partenza del Buddismo è il forte desiderio di aiutare gli esseri comuni non illuminati a percepire il “mistico” regno della Legge. Ma risvegliare le persone nel profondo della loro vita non è un compito facile: perciò, dopo aver ottenuto l’Illuminazione, Shakyamuni dapprima esitò se condividere con gli altri la verità che aveva compreso. Alla fine decise di provare a predicare usando il “potere degli espedienti”. Invece di esporre direttamente la verità fondamentale, il suo metodo mirava a farla comprendere alle persone in maniera graduale; questi insegnamenti, che dovevano fungere da espedienti, sono raccolti in diversi sutra. Tuttavia, poiché furono esposti in accordo con la mente degli esseri viventi dei nove mondi, non hanno il potere di risvegliare questi ultimi al mondo di Buddità.
La cosa importante è se un insegnamento sia o meno in grado di fungere da condizione esterna per il risveglio della natura di Budda nella vita delle persone. E il Sutra del Loto, un insegnamento esposto in accordo con la mente stessa del Budda, ha il potere di rendere le persone consapevoli di possedere il seme della Buddità. Per questo i due brani che abbiamo citato affermano che il Sutra del Loto, o unico veicolo, rappresenta “l’insegnamento della semina”, la condizione per far percepire agli esseri viventi il seme della Buddità presente dentro di loro.
Il Daishonin spiega in maniera ancor più precisa questo punto nel Vero oggetto di culto, quando discute delle tre divisioni del Buddismo della semina celate nelle profondità del Sutra del Loto2.

MORINAKA: Egli afferma: «L’insegnamento honmon del tempo di Shakyamuni e l’insegnamento del vero Buddismo all’inizio dell’Ultimo giorno sono entrambi puri insegnamenti3: quello di Shakyamuni è il Buddismo del raccolto, questo è il Buddismo della semina; il suo è “un capitolo e due metà”4, questo è solo i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo» (SND, 1, 240).

SAITO: Anzitutto il Daishonin afferma che l’insegnamento essenziale (seconda metà) del Sutra del Loto al tempo di Shakyamuni e l’insegnamento essenziale di Nichiren (l’insegnamento nascosto nelle profondità del Sutra del Loto, cioè Nam-myoho-renge-kyo) all’inizio dell’Ultimo giorno della Legge sono entrambi «insegnamenti puri e perfetti». «Puro e perfetto» denota un insegnamento perfetto, libero da qualsiasi impurità. Un insegnamento perfetto è completo, senza alcuna mancanza, in altre parole è un insegnamento che consente a tutte le persone di ottenere l’Illuminazione.

IKEDA: L’intero Sutra del Loto è un insegnamento puro e perfetto, ma è nel suo insegnamento essenziale che la dottrina pura e perfetta viene esposta completamente.
In altre parole, l’insegnamento teorico (prima metà) del Sutra del Loto espone il conseguimento della Buddità da parte delle persone dei due veicoli, cioè gli ascoltatori della voce e i risvegliati alla causa, indicando così che persino questi individui, dalla mente profondamente illusa, possono ottenere la Buddità grazie al potere della Legge mistica. Rivela il grande potere della Legge mistica che può trasformare tutte le sofferenze e le illusioni degli esseri viventi, anche le più profonde, in Illuminazione.
L’insegnamento essenziale (seconda metà) del sutra rivela la vera identità di Shakyamuni come Budda eterno che è una sola cosa con la Legge mistica e il suo ottenimento dell’Illuminazione nel remoto passato. Allo stesso tempo integra i tre principi mistici5 di vera causa, vero effetto e vera terra, spiegando che gli esseri viventi e la terra sono inscindibili dalla vera identità di Shakyamuni e che insieme essi costituiscono l’entità della Legge mistica. Con ciò emerge l’immagine completa del perfetto insegnamento, in grado di condurre tutte le persone all’Illuminazione.
Pur affermando che sia l’insegnamento essenziale di Shakyamuni durante la sua vita sia l’insegnamento essenziale di Nichiren nell’Ultimo giorno sono entrambi insegnamenti puri e perfetti, il Daishonin spiega che il primo è il “Buddismo del raccolto” e il secondo il “Buddismo della semina”. Questa affermazione significa che la dottrina di Nam-myoho-renge-kyo è l’insegnamento essenziale per l’ottenimento dell’Illuminazione da parte degli esseri viventi nell’Ultimo giorno e l’insegnamento perfetto dotato del potere di risvegliare la natura di Budda in tutti gli esseri viventi.

MORINAKA: Il “Buddismo del raccolto” è l’insegnamento che consente a coloro che avevano già udito l’insegnamento perfetto in passato di raccogliere il frutto dell’Illuminazione e ottenere il beneficio del conseguimento della Buddità. Il Buddismo della semina è l’insegnamento che ha il potere di piantare il seme dell’Illuminazione nella vita di coloro che lo ascoltano per la prima volta, cioè di risvegliare la loro natura di Budda.

IKEDA: Come dicevo prima, nell’insegnamento essenziale del Sutra del Loto la Legge mistica viene rivelata attraverso il conseguimento dell’Illuminazione da parte di Shakyamuni nel remoto passato e l’integrazione dei tre principi mistici. Coloro che praticavano al tempo di Shakyamuni compresero che la Legge mistica era l’insegnamento della semina che avevano ricevuto nel remoto passato, cioè il seme della Buddità intrinsecamente contenuto nella loro vita, che avrebbe consentito loro di ottenere l’Illuminazione.
Anche se alla fine si risvegliarono alla Legge mistica, della quale avevano ricevuto il seme nel remoto passato, e poterono raccogliere il frutto dell’Illuminazione attraverso l’insegnamento del raccolto [cioè l'insegnamento essenziale del Buddismo del raccolto di Shakyamuni] ciò fu possibile soltanto perché avevano vissuto un lungo periodo di maturazione in cui tale seme era stato coltivato per farlo crescere. L’insegnamento della maturazione [cioè gli insegnamenti provvisori precedenti al Sutra del Loto e l'insegnamento teorico del Sutra del Loto] non enunciava direttamente la Legge, o verità, a cui il Budda si era illuminato; era un insegnamento esposto secondo i diversi livelli di comprensione delle persone, destinato a nutrirne e farne crescere la capacità di ottenere l’Illuminazione.

SAITO: L’”insegnamento del raccolto” del Buddismo di Shakyamuni, cioè la seconda metà o insegnamento essenziale del Sutra del Loto, è efficace soltanto per coloro che hanno beneficiato in precedenza dell’insegnamento della maturazione.

MORINAKA: Dal Sutra del Loto si può dedurre che questo processo di semina, maturazione e raccolto6 che ha luogo fra il Budda e gli esseri viventi ebbe inizio in un tempo inconcepibilmente remoto, pari a «tanti kalpa quante le particelle di polvere di un sistema maggiore di mondi»7 o «tanti kalpa quante le particelle di polvere di innumerevoli sistemi maggiori di mondi»8. Dunque, da quando il seme della Buddità era stato gettato per la prima volta nella loro vita, le capacità degli esseri viventi erano state coltivate per un periodo di tempo estremamente lungo e, quando infine giunse il Sutra del Loto di Shakyamuni, esse furono in grado di raccogliere il frutto dell’Illuminazione attraverso il suo insegnamento essenziale.

IKEDA: Se la comprensione dell’insegnamento essenziale «puro e perfetto» del Sutra del Loto fosse subordinata al trascorrere di questo lungo periodo di tempo allora sarebbe molto difficile realizzare il desiderio del Budda dell’Illuminazione di tutte le persone.

SAITO: Probabilmente per la maggior parte di noi persone dell’Ultimo giorno della Legge sarebbe insopportabile dover passare attraverso un processo così lungo e tortuoso.

IKEDA: Per questo è necessario “l’insegnamento della semina”, che può piantare istantaneamente i semi della Buddità nella vita delle persone dell’Ultimo giorno, anche se totalmente immerse nei tre sentieri dei desideri terreni, del karma e della sofferenza9 e rivelare la loro natura di Budda. È un insegnamento che può permettere a questo tipo di persone di rivelare nella propria vita le tre virtù del corpo del Dharma, della saggezza e dell’emancipazione10. Esso insegna che anche una condizione vitale illusa in cui si è controllati dai desideri terreni, dal karma e dalla sofferenza, cioè la condizione diametralmente opposta alla Buddità, può divenire il seme per l’ottenimento della Buddità. Questa è la dottrina dei “semi contrastanti”11.
Nel Gosho Ascoltare per la prima volta il veicolo del Budda il Daishonin afferma: «I “semi contrastanti” sono i tre sentieri dei desideri terreni, del karma e della sofferenza. Controllandoli, possono diventare ciò che chiamiamo il corpo del Dharma, la saggezza e l’emancipazione» (GZ, 983). «Controllandoli» significa che possiamo manifestare le tre virtù del corpo del Dharma, della saggezza e dell’emancipazione nella nostra vita così come siamo, senza dover prima eliminare i tre sentieri.

SAITO: Nello stesso scritto, riguardo ai semi (o cause) per l’ottenimento della Buddità, il Daishonin spiega che ce ne sono di due tipi: i «semi corrispondenti»12 e i «semi contrastanti». Il concetto di «semi corrispondenti» riflette l’idea che la causa per il conseguimento della Buddità (natura di Budda) deve essere dello stesso tipo dell’effetto (frutto della Buddità). In altre parole, per ottenere l’effetto positivo del conseguimento della Buddità una persona deve possedere cause positive.

IKEDA: L’idea della natura di Budda nel Sutra del Loto non è limitata alla visione ristretta che solo i “semi corrispondenti” conducono alla Buddità perché ciò significherebbe porre limiti al potere della Legge mistica. Il grande potere della Legge mistica comprende anche il male ed è in grado di trasformarlo in condizione esterna per ottenere il bene.
Non occorre eliminare completamente dalla nostra vita i tre sentieri di desideri terreni, karma e sofferenza; il dolore può diventare una fonte di creatività e le avversità un trampolino per migliorare. La Legge mistica è la grande forza fondamentale per creare valore.
Il Daishonin spiega che il carattere myo di myoho o Legge mistica, ha tre significati: aprire, essere pienamente dotato e rivitalizzare. Il vero potere della Legge mistica è la sua capacità di abbracciare ogni cosa, di usare positivamente qualsiasi cosa, di trasformare ogni cosa nella direzione del bene e di dare nuova vita a tutto.
Il vero intento del Sutra del Loto è mostrare la grandezza della Legge mistica per spiegare che tutte le persone sono entità della Legge mistica e possono ottenere la Buddità.
Shakyamuni visse in un’epoca in cui le religioni dominanti del suo tempo si basavano sul culto di una divinità creatrice assoluta. E, poiché egli mirava a indicare a tutte le persone che loro stesse potevano diventare Budda, non aveva altra scelta che iniziare con l’esporre l’insegnamento della maturazione per coltivarne la capacità di ottenere l’Illuminazione. Questo gli richiese l’ulteriore passo di «integrare l’insegnamento della maturazione», un insegnamento parziale che serviva da espediente, nel Sutra del Loto.
Invece Nichiren Daishonin distillò ed estrasse il vero intento del Sutra del Loto che include il concetto dei semi contrastanti, esponendo il conseguimento della Buddità da parte di coloro che più erano immersi nelle illusioni, come le persone dei due veicoli e le persone malvagie. Inoltre espose il mezzo col quale anche le persone malvagie dell’Ultimo giorno della Legge, prigioniere dei tre sentieri di desideri terreni, karma e sofferenza, potevano conseguire l’Illuminazione così come sono: la fede e la pratica dei cinque caratteri di Myoho-renge-kyo in cui crediamo, ovvero il potere illimitato della Legge mistica dentro di noi.
Perciò, nel brano del Vero oggetto di culto citato in precedenza, il Daishonin afferma che «questo [il nucleo del mio insegnamento] è solo i cinque caratteri di Myoho-renge-kyo» (SND, 1, 240).

SAITO: Viene chiamato Buddismo della semina perché si basa sul credere che le nostre vite, qui e adesso, sono entità della Legge mistica, dotate dei semi della Buddità.

IKEDA: Il Buddismo della semina che il Daishonin istituì estraendo l’essenza del Sutra del Loto, assume un significato ancor maggiore nell’epoca attuale.
L’umanesimo moderno, con la sua enfasi sulla ragione, la scienza e la dignità dell’essere umano, ha liberato gli individui dalla fede nel sovrannaturale. Ma è impossibile non rendersi conto che, malgrado tutta questa liberazione che è stata loro recata, gli esseri umani sono caduti vittime del loro ego e dei desideri egoistici. E questo a sua volta ha dato origine a sviluppi reazionari come il nazionalismo e il fondamentalismo religioso che hanno incatenato le persone ai dogmi, costringendole a subordinare la loro vita allo stato o alla religione.
Il problema fondamentale che l’u­manesimo moderno condivide con il nazionalismo e il fondamentalismo religioso è il mancato riconoscimento della dignità intrinseca dell’essere umano, qui e adesso. Perciò anche oggi, nel ventunesimo secolo, sia che osserviamo le guerre fra le nazioni, il terrorismo o i crimini individuali, ci rendiamo conto di quanto la società umana sia pervasa da una violenza estrema che disprezza totalmente il valore della vita. Oggi c’è un urgente bisogno di una società e di una religione votate alla dignità umana.
Il Buddismo della semina insegna la suprema dignità degli esseri umani e rivela la grandezza cosmica dell’essere umano, così com’è. E non si limita semplicemente a spiegarlo, ma ci esorta a vivere concretamente sulla base di questo insegnamento. Questa è la “religione della rivoluzione umana” che trascende le limitazioni dell’umanesimo moderno e che risveglia le persone alla grandezza dell’essere umano.

(continua)

1. Origine dipendente: dottrina buddista che afferma l’interdipendenza di tutte le cose. Essa insegna che nessun essere o fenomeno esiste di per sé in maniera isolata, ma che tutti gli esseri e i fenomeni esistono in virtù della loro relazione con altri esseri o fenomeni.

2. Un’analisi degli insegnamenti buddisti che dimostra come Nam-myoho-renge-kyo sia l’insegnamento da praticare e propagare nell’Ultimo giorno della Legge. Le tre divisioni del Buddismo della semina sono le tre partizioni del sutra: preparazione, rivelazione e trasmissione.

3. Letteralmente «insegnamenti puri e perfetti» (WND, 370).

4. Un capitolo e due metà: il nucleo essenziale del Sutra del Loto comprende la seconda metà del quindicesimo capitolo Emergere dalla terra, l’intero sedicesimo capitolo Durata della vita del Tathagata e la prima metà del diciassettesimo capitolo Distinzioni dei benefici.

5. Tre principi mistici: sono i primi tre dei dieci principi mistici dell’insegnamento essenziale del Sutra del Loto, esposti da T’ien-t’ai. La vera causa è la pratica svolta dal Budda Shakyamuni per conseguire la sua Illuminazione originale. Il vero effetto è l’Illuminazione originale che ottenne e la vera terra è questo mondo di saha in cui il Budda ha continuato a esporre il suo insegnamento sin dall’ottenimento originario dell’Illuminazione. Il principio mistico della vera causa è espresso dal brano del capitolo Durata della vita: «In origine ho praticato la via del bodhisattva e la durata della vita che ho acquisito allora non si è ancora esaurita» (SDL, 16, 298). Il principio mistico del vero effetto dal brano: «Da quando ho conseguito la Buddità a oggi, è trascorso un tempo estremamente lungo» (SDL, 16, 298) e il principio mistico della vera terra dal brano: «Da allora ho sempre dimorato qui nel mondo di saha, predicando la legge, istruendo e convertendo» (SDL, 16, 297).

6. Semina, maturazione e raccolto: le tre fasi del processo attraverso il quale il Budda conduce le persone alla Buddità. Secondo l’insegnamento essenziale (seconda metà) del Sutra del Loto, Shakyamuni piantò per la prima volta i semi dell’Illuminazione nella vita dei suoi discepoli, in un tempo passato pari a tanti kalpa quante le particelle di polvere di innumerevoli sistemi maggiori di mondi. Poi li fece crescere come sedicesimo figlio del Budda Grande Saggezza Universale, in un’epoca passata pari a tanti kalpa quante le particelle di polvere di un sistema maggiore di mondi e in seguito come Budda in India, predicando loro gli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto e l’insegnamento teorico (prima metà) del Sutra del Loto. Infine li portò a maturazione o Illuminazione con il sedicesimo capitolo del Sutra del Loto, Durata della vita. Secondo questa teoria, l’insegnamento essenziale di Shakyamuni fu esposto allo scopo di raccogliere il frutto dell’Illuminazione e per questo si chiama «insegnamento del raccolto». Nichiren Daishonin si riferisce all’insegnamento complessivo di Shakyamuni chiamandolo Buddismo del raccolto.

7. Tanti kalpa quante le particelle di polvere di un sistema maggiore di mondi (sanzen jintengo): periodo di tempo immensamente lungo descritto nel settimo capitolo del Sutra del Loto, per indicare il tempo trascorso da quando Shakyamuni predicò il sutra ai suoi discepoli ascoltatori della voce, come sedicesimo figlio del Budda Grande Saggezza Universale.

8. Tanti kalpa quante le particelle di polvere di innumerevoli sistemi maggiori di mondi (gohyaku jintengo): periodo di tempo di lunghezza inconcepibile descritto nel capitolo sedicesimo del Sutra del Loto, per indicare il remoto passato in cui Shakyamuni ottenne la sua Illuminazione originale.

9. Desideri terreni, karma e sofferenza sono chiamati “sentieri” perché uno conduce all’altro. I desideri terreni, che comprendono l’avidità, la collera, la stupidità, l’arroganza e il dubbio, danno origine ad azioni che creano cattivo karma, i cui effetti a sua volta si manifestano sotto forma di sofferenza. La sofferenza aggrava i desideri terreni, conducendo a ulteriori azioni fuorvianti che a loro volta producono ancora più karma e sofferenza.

10. Le tre virtù del corpo del Dharma, della saggezza e dell’emancipazione sono i tre attributi di un Budda. Il corpo del Dharma indica la verità che il Budda ha compreso. La saggezza è la capacità di comprendere questa verità e l’emancipazione è la condizione vitale libera dalle sofferenze di nascita e morte.

11. “Semi contrastanti”: sono i desideri terreni, il karma e la sofferenza, ritenuti le cause innate per non ottenere la Buddità. Tuttavia, ascoltando la dottrina del Sutra del Loto, questi semi diventano cause per il conseguimento della Buddità e si trasformano rispettivamente nel corpo del Dharma, nella saggezza e nell’emancipazione.

12. “Semi corrispondenti”: sono le tre potenzialità intrinseche della natura di Budda innata, della saggezza per percepirla e delle buone azioni, o pratica per svilupparla che rappresentano le cause o «semi» per conseguirela Buddità. 

Bibliografia

Il Nuovo Rinascimento n.337 15 ottobre 2005

I benefici del Daimoku

intervista a Tamotsu Nakajima
La preghiera, nel Buddismo di Nichiren, è il Daimoku, Nam-myoho-renge-kyo, da lui pronunciato per la prima volta il 28 aprile1253 a mezzogiorno. «Nam-myoho-renge-kyo è il mezzo meraviglioso per porre veramente fine agli ostacoli fisici e spirituali di tutti gli esseri viventi», scrive Nichiren. Il primo passo per sperimentare la verità di questa affermazione è crederci e metterla in pratica

Cosa significa, in giapponese, la parola Daimoku, e cosa indica nel Buddismo di Nichiren Daishonin?

La parola Daimoku è formata da due ideogrammi: dai, che significa “titolo”, e moku, “occhio”. Dai indica l’azione di estrarre il succo di qualcosa. Nel dizionario giapponese la definizione di Daimoku è: “Il contenuto di un libro o di un trattato espresso in sintesi”.
Il Daimoku, nel Buddismo del Daishonin, è Nam-myoho-renge-kyo, che Nichiren pronunciò per la prima volta il 28 aprile 1953.
Dunque il Daimoku, Nam-myoho-renge-kyo, è il succo del Buddismo. Letteralmente è il titolo del Sutra del Loto, ma in realtà è il succo dell’intero Buddismo, il nome della Legge universale.
All’epoca di Shakyamuni non esisteva una pratica come il Daimoku, e nemmeno esistevano trattati, insegnamenti o sutra. Il succo, la “pratica”, consisteva nel seguire direttamente ciò che il Budda predicava agendo nella vita quotidiana, la cosa fondamentale era il comportamento. Il Daimoku, Nam-myoho-renge-kyo, viene con Nichiren.
Spesso con la parola Daimoku si indica erroneamente il titolo del Sutra del Loto, che è Myoho-renge-kyo. Ma in realtà il Daimoku è molto di più di un semplice titolo: Nam-myoho-renge-kyo è la Legge, il nome del Budda – questo diceva Toda – e infatti la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo è la “pratica” della scuola Nichiren. Nel Buddismo di Nichiren “fare” equivale a recitare Daimoku.

Lo scopo della vita del Daishonin fu realizzare il Gohonzon come Oggetto di culto, nel quale egli concretizzò la Legge alla quale si era illuminato. Il Gohonzon quindi è la materializzazione della Legge, mentre il Daimoku è la Legge in suono. Per questo si recita Nam-myoho-renge-kyo al Gohonzon.
Nel Gosho è scritto: «Quando veneriamo come Oggetto di culto Myoho-renge-kyo presente nella nostra vita, la natura di Budda che è in noi viene richiamata dalla nostra recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e si manifesta. Questo si intende per “Budda”. Per fare un esempio, quando un uccello in gabbia canta, gli uccelli che volano liberi nel cielo sono richiamati e si radunano intorno a lui. E quando gli uccelli che volano nel cielo si radunano, l’uccello in gabbia cerca di uscir fuori. Così, quando con la bocca pronunciamo la mistica Legge, la nostra natura di Budda viene richiamata e invariabilmente emergerà. La natura di Budda di Bonten e di Taishaku, richiamata, ci proteggerà e la natura di Budda dei Budda e dei bodhisattva, richiamata, gioirà. Questo intendeva il Budda quando disse: “La persona che abbraccia [il Sutra del Loto] anche per breve tempo, darà gioia a me e a tutti gli altri Budda”» (Il Sutra del Loto porta all’Illuminazione coloro che per la prima volta aspirano alla strada, SND, 8, 34).
La vita stessa è Buddità, ma se non si fa niente questa non si manifesta. Qualcosa le impedisce di uscire, qualcosa la avvolge in modo così denso da impedirle di venire fuori. Recitando Daimoku al Gohonzon si fa emergere la propria Buddità; come avviene tra l’uccello in gabbia e gli altri uccelli, che cantando si richiamano l’uno con gli altri, così avviene tra me e il Gohonzon.
Il Gohonzon – ci riferiamo al Dai-Gohonzon, iscritto il 12 ottobre 1279 per tutta l’umanità, e a tutti i Gohonzon copiati da quello – è lo strumento fondamentale per manifestare la Buddità.
Perché? Secondo il Buddismo ogni fenomeno si manifesta attraverso l’incontro di una causa interna e di una circostanza esterna. Nel caso della Buddità, la causa interna è la natura di Budda, che tutti possediamo, mentre il Gohonzon è la circostanza esterna. Senza il Gohonzon non c’è l’occasione per manifestare la Buddità, per farla emergere dalla propria vita.
Ma recitare Daimoku cosa vuol dire? Nel Gosho è scritto che «adesso, nell’Ultimo giorno della Legge, il Daimoku che recita Nichiren è diverso da quello delle epoche precedenti. È Nam-myoho-renge-kyo che comprende la pratica per sé e la pratica per gli altri» (Le tre grandi Leggi segrete). Allora, quando si ha il massimo beneficio del Daimoku? Quando si ha lo stesso desiderio di Nichiren, il desiderio di far stare bene gli altri, e ci si sforza in questa direzione.

Cosa vuol dire avere lo stesso desiderio di Nichiren?

Se avviciniamo il nostro cuore alla compassione di Nichiren, quando recitiamo Daimoku manifestiamo immediatamente la nostra natura di Budda. Il Daishonin dice che la felicità più grande è recitare Daimoku e usare la propria vita, ogni situazione della propria vita, per gli altri. Usando ogni situazione per gli altri scompare del tutto l’attaccamento al proprio desiderio. Facendo così si sta già mettendo in pratica la compassione di Nichiren, o il pensiero del Budda. È questo che dobbiamo realizzare nella nostra vita. Quindi sono importanti il pensiero e la motivazione che ci spingono a recitare Daimoku, e le azioni concrete che compiamo nella vita quotidiana.
Ciascuno di noi riesce a pregare a seconda di quello che pensa. Perciò bisogna sforzarsi di avere il cuore sempre più grande, il più possibile. Desiderare che tutte le persone, senza alcuna eccezione, diventino felici.
L’efficacia della preghiera dipende da quanto è profondo e forte il desiderio della felicità delle altre persone. Ed è difficile, normalmente, pensare e agire per le altre persone.
Ad esempio, se hai parenti in Africa che ti mandano notizie da laggiù ti senti più coinvolto, senti la sofferenza di quei popoli. Ma anche in questo caso, dopo che hai cambiato il tuo stato d’animo e hai sentito la loro sofferenza, quanto riesci ad aiutarli?
La vita è fatta di attimi. Perciò se hai una sofferenza, è chiaro che la vuoi risolvere e reciti Daimoku per questo motivo. Ma recitando Daimoku emerge un altro desiderio, un’altra idea, e così prosegui facendo Daimoku per quel nuovo scopo. È un continuo processo di causa-effetto, causa-effetto, e il fine è riuscire a sentire la compassione del Budda.
La preghiera viene dal desiderio, da quello che si sente nella vita. Ognuno ha i suoi problemi, è normale che ce li abbia ed è normale che parta da lì. Ma quello che ci insegna il Buddismo è non rimanere fermi là.
Scrive Nichiren Daishonin nel Gosho L’apertura degli occhi: «Feci il voto di risvegliare in me il potente e invincibile desiderio della salvezza di tutti gli esseri viventi. E di non esitare mai nei miei sforzi» (L’apertura degli occhi, SND, 1, 194).
Josei Toda diceva: vorrei eliminare la parola miseria da questo mondo. Lui ha interpretato così il Gosho, e ha deciso di agire di conseguenza, ottenendo dei risultati incredibili, come la conversione di 750 mila famiglie al Buddismo di Nichiren Daishonin in soli sette anni.
Lavorare per realizzare kosen-rufu significa anche desiderare, e pregare profondamente, che non succedano disastri in nessuna parte del mondo. Nichiren Daishonin scrive: «La carestia si verifica come conseguenza dell’Avidità, la pestilenza come effetto della Stupidità e la guerra come risultato della Collera» (Re Rinda, SND, 4, 97). Queste, e tutte le altre calamità che si verificano ai nostri giorni, sono sempre causate da noi: perciò dobbiamo cambiare il nostro cuore.
Nichiren ha detto: io ho realizzato il Gohonzon e il Daimoku, kosen-rufu è la vostra missione. Ci ha lasciato il Gohonzon e il Daimoku affinché li utilizzassimo per realizzare kosen-rufu. E dopo settecento anni dall’iscrizione del Dai-Gohonzon, la Soka Gakkai ha cominciato a propagarlo, seguendo la guida dei suoi tre presidenti Makiguchi, Toda e Ikeda.

Come possiamo capire e spiegare agli altri perché si prova gioia recitando Nam-myoho-renge-kyo?

Purtroppo noi cerchiamo di “capire” cosa dice il Buddismo. Ma è estremamente difficile capire l’intero Buddismo. Quello che invece si deve fare è “praticare” il Buddismo, cioè lasciare il nostro punto di vista e adottare il punto di vista del Buddismo, in ogni momento della nostra vita quotidiana.
Secondo le scritture buddiste precedenti al Sutra del Loto, alle persone del mondo di Studio era preclusa la via per ottenere la Buddità non perché non riuscissero a “capire” il Buddismo, ma perché mancavano di fede, che è la via diretta alla Buddità.
Come si fa a capire il Buddismo? Cercando di credere, di avere fede, e di sperimentare. Se nel Gosho è scritto che «non c’è felicità più grande che recitare Nam-myoho-renge-kyo», dobbiamo sforzarci di credere che ciò è assolutamente vero. Forse chi riesce a spiegare questa frase è chi riesce a realizzare quella gioia, così come è scritto nel Gosho.
Noi pratichiamo in tanti. Il desiderio penso che sia uguale per tutti: essere felici. Ma qualcuno riesce a realizzarlo, qualcun altro no. Che differenza c’è, dal momento che pratichiamo lo stesso Buddismo? Tutti stanno praticando con fiducia, perciò stanno andando avanti. Ma in quale momento la fiducia diventa fede, quella fede che permette di credere “assolutamente” nelle parole di Nichiren? Perché il risultato è diverso. A noi per capire il Buddismo serve la fede.
E la fede si manifesta nell’azione. La fede porta a sperimentare la gioia di cui parla il Gosho, e quella felicità, la felicità del Budda, sta nella vita quotidiana. E in come ci si comporta.
Normalmente pensiamo che realizzare il nostro desiderio sia la felicità. Dal punto di vista del Budda la felicità è tutta un’altra: la felicità dipende da quanto si è capaci di utilizzare ogni situazione, da quanto si riesce a trovare la gioia in ogni momento, proprio in quelle situazioni che sono invece causa di sofferenza. Se è gioia deve essere gioia, perché così è scritto nel Gosho.

In che modo possiamo combattere l’oscurità che sta portando il mondo alla rovina?

Innanzitutto non dobbiamo ragionare in base a un dualismo tra oscurità e Illuminazione. Se pensiamo così è come se ci immaginassimo una parità tra le due. Invece al fondo di tutto c’è Nam-myoho-renge-kyo, c’è la Buddità, che lavora per creare armonia in tutto l’universo. Supponiamo che un giorno si rompa qualche anello della catena dell’ecosistema e ad esempio si verifichi un’invasione di cavallette. Quello è un semplice fenomeno. L’intero universo lavora per risistemare tutto e ottenere un nuovo equilibrio.
In natura c’è un equilibrio meraviglioso e difficile da capire. Lo squilibrio che noi vediamo è solo una piccola parte, sia nello spazio che nel tempo, ma alla fine tutto si riequilibra. Il Buddismo vede nella natura fondamentalmente funzioni positive, vede l’armonia; Myoho-renge-kyo è al fondo di tutto mentre i due estremi, oscurità e Buddità, sono i modi in cui la natura si manifesta. Grazie a quel fondo di Buddità si riesce a mantenere l’armonia. Altrimenti si distruggerebbe tutto.
Oggi la condizione su scala mondiale è terribile, ma a livello ancora più grande potrebbe non essere altro che una fase dell’evoluzione. Noi vediamo le cose da un punto di vista parziale, il luogo da cui stiamo parlando è appena un piccolo pianeta che ruota intorno a una piccola stella. Ciò non toglie che per noi questa terra è importantissima, perché è la “nostra situazione” il luogo dove trasformare ogni sofferenza in gioia, mettendoci a ritmo con Nam-myoho-renge-kyo, il “fondo” della vita. E proprio qui dobbiamo agire, le parole sono limitate. E agire significa fare shakubuku, trasmettere agli altri il mezzo per diventare felici.
La Legge è grande, dice il Gosho, e chi la propaga può diventare altrettanto grande. Noi mostriamo la grandezza della Legge da come ci comportiamo ogni giorno, siamo venuti qui per divertirci a trasformare il mondo. 

Bibliografia

Buddismo e Società n.114 gennaio febbraio 2006

L’arte di ascoltare con gli occhi del Budda

Di Linda Johnson   
(Conferenza per la divisione artisti, 30 ottobre – 2 novembre 2003)

Credo che sia la capacità di sentire se stessi, il nostro autentico io, e che sia la capacità di vedere tutto dal punto di vista di Nichiren Daishonin, il che significa essere in grado di guardare a tutta la vita dal punto di vista della legge di causa-effetto. Di questo vi parlerò.
Innanzitutto, per sentire davvero sé stessi, il nostro autentico io, la nostra capacità illimitata di saggezza, per comprendere quale sia la risposta corretta, credo che dobbiamo imparare a praticare correttamente. Penso che troppe persone praticano questo Buddismo con quello che io chiamo uno stile di vita cristiano-buddista.
E il problema è che, quando non si pratica correttamente, i risultati che si ottengono sono minimi in confronto ai risultati che si potrebbero ottenere praticando correttamente.
Quindi, il primo punto è che troppe persone pregano ancora al Gohonzon come se fosse un dio o una qualche altra forza al di fuori di noi.
L’attitudine con cui noi recitiamo, l’attitudine con cui noi guardiamo al Gohonzon, è molto importante. Mi capita di andare ai meeting, vedere la gente stare male e agitarsi, e allora mi domando cosa i responsabili dicano del Buddismo a queste persone.
La mia paura, fin da quando ho iniziato a praticare negli anni ’70, è che stiamo ancora spiegando il Buddismo nel modo in cui molti di noi se lo sono sentiti spiegare.
Ovvero:  “Recita pensando di poter ottenere tutto quello che vuoi”. Credo che si dica  così per attirare nuovi membri e ospiti. Senza spiegazioni più profonde, incoraggiamo la gente a iniziare a recitare, pregando al Gohonzon, che, da un punto di vista fisico è effettivamente un oggetto fuori di loro, come se esistesse davvero prima di loro.
E così si inizia a recitare in questo modo, come se stessimo supplicando, chiedendo a questa forza, questo essere, questo Gohonzon, di concederci, per favore, dei benefici. Questo non è il modo corretto di praticare il Buddismo.
Quindi, prima di tutto, vorrei parlare proprio del Gohonzon, in quanto oggetto fisico fuori di noi.
Da un certo punto di vista, sentire se stessi, dipende da quanto ognuno di noi davvero, profondamente, con ogni fibra del proprio essere capisce che il Gohonzon è lui. E’ il proprio sé. Nichiren Daishonin dice questo. Dice: “Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te”. Ma quanti di noi hanno compreso questo punto?
Mi aiuta, in questo, guardare il Gohonzon in modo diverso dal solito. Come sappiamo tutti, Nam-Myoho-Renge-Kyo è scritto proprio nel centro del Gohonzon. Questo perché Nichiren Daishonin ha compreso che l’essenza del Sutra del Loto, più tutto quello che si può dire a riguardo, è già tutto compreso nelle parole Nam-Myoho-Renge-Kyo, ed è stato in grado di comprendere questo proprio dal Sutra del Loto, che poi è Shakyamuni.
Il Budda Shakyamuni è degno della più alta considerazione.  Ed è stato a partire dal suo insegnamento che Nichiren Daishonin si è risvegliato a questa verità della vita e al fatto che fosse la sua missione il rivelarla. Questa è l’essenza, o la chiave – io la vedo come una chiave – la chiave che può sbloccare il potenziale umano che esiste dentro ogni essere vivente.
Ora, sappiamo che nella cultura asiatica si legge da destra a sinistra. Il contrario di come facciamo noi. Nella cultura asiatica, se si vuole rendere onore a qualcuno, il posto di massimo rispetto è perciò sulla destra.
Se si guarda il Gohonzon, il Budda Shakyamuni dovrebbe quindi essere alla nostra destra, a destra di Nam, ma non lo è. E’ a sinistra.
La ragione profonda del fatto che Nichiren ha messo il Budda Shakyamuni a sinistra è che voleva sottolineare che tutti gli esseri umani sono uguali. Che ognuno possiede ugualmente quel Budda potenziale nella propria vita.
Ancora, nella simbologia buddista il maestro ha la bocca aperta, il discepolo chiusa, perché lo sta ascoltando.
E così, coerentemente con lo spirito con cui Nichiren ha scritto il Gohonzon, e nel rispetto della cultura asiatica di cui dicevamo, il maestro dovrebbe essere a destra, e invece è a sinistra, ovvero, come prima, il maestro non è superiore al discepolo. Sono uguali.
L’altra cosa che mi esalta, anche senza saper leggere tutti i caratteri del Gohonzon, è sapere che questi rappresentano i due aspetti della vita. Tutti gli attributi positivi intrinsechi ad ogni essere vivente, così come quell’oscurità fondamentale che insieme a questi esiste all’interno di ogni vita umana.
Nichiren Daishonin ci dice che non esiste una vita umana che abbia una parte senza l’altra. Ogni vita, in ogni istante, possiede sempre entrambi i potenziali. I caratteri che rappresentano entrambi questi aspetti sono scritti nel Gohonzon.
Inoltre, anche se non lo so vedere da sola, mi piace l’idea che Nichiren Daishonin abbia scritto sul Gohonzon questi caratteri, che rappresentano ogni aspetto della vita, in modo che ogni carattere stia guardando verso il centro, come voi, come me.
Ogni carattere è scritto in modo da essere rivolto verso Nam-Myoho-Renge-Kyo.
Pensate alla Cerimonia dell’Aria, stiamo tutti formando un cerchio, Nam-Myoho-Renge-Kyo è l’asse dell’universo e tutti noi siamo intorno. Tutti noi guardiamo verso Nam-Myoho-Renge-Kyo. E’ il centro verso cui ogni carattere è rivolto.
Perché questo? Perché Nichiren Daishonin ci sta lanciando un messaggio, ovvero che dobbiamo basare la nostra vita sulla Legge, mai sulla persona.
E’ la Legge mistica che ha reso ogni Budda capace di esprimere il suo più pieno potenziale, che è la chiave, che è il centro di tutto. Noi dobbiamo fare di Nam-Myoho-Renge-Kyo il centro della nostra vita, dobbiamo basare la nostra vita su Nam-Myoho-Renge-Kyo.
Vediamo cosa vuol dire questo in relazione all’essere in grado di sentire se stessi.
Innanzitutto, di fronte a un problema la maggior parte di noi usa il cervello per cercare di immaginare una strategia per risolverlo. E così, molti di noi, dopo aver esercitato il proprio cervello su una strategia per andare, supponiamo dal punto A al punto B, per risolvere il problema, iniziano a recitare questa soluzione al Gohonzon per farla funzionare.
Credo che ciò sia praticamente scorretto, lasciatemi spiegare perché. E’ una cosa che ho scoperto, sperimentandola nella mia vita.
Pensiamo ai nove livelli della  coscienza. I primi cinque sono i nostri sensi: vista, udito, odorato, gusto e tatto. Il sesto livello è la mente cosciente. Il settimo è la mente incosciente. L’ottavo livello è il karma, il luogo dove sono accumulate tutte le cause che abbiamo messo durante le nostre esistenze.
Sotto a questo, il nono livello della coscienza, il Buddismo ci  dice che corrisponde alla pura, immutabile realtà della nostra vita.
Ora, ognuno di noi, singolarmente, possiede nella propria vita. un po’ di fortuna e un po’ di mancanza di fortuna.
Ognuno di noi, negli ambiti in cui è fortunato, può fare tutto quello che vede fare agli altri per ottenere le cose che vuole, e ottenerle. Ma negli ambiti in cui la nostra vita manca di fortuna, possiamo fare le stesse identiche cose che vediamo fare al nostro vicino di casa, eppure l’oggetto del nostro desiderio sembra spostarsi sempre un po’ più avanti. Giusto?
Il fatto è che i problemi con cui abbiamo a che fare hanno una causa connessa alla nostra vita. Molte volte derivano proprio da quella parte di noi in cui manchiamo di fortuna.
E così, tutte le volte che usiamo il nostro cervello per elaborare una strategia per risolverli, il nostro cervello non può che attingere, al massimo, all’ottavo livello della nostra coscienza, dove si trova il karma, dove sono stipate, per l’appunto, tutte le nostre cause. Ed è proprio il luogo in cui NON ABBIAMO FORTUNA!
Quindi, il nostro cervello penserà a una soluzione basata sull’assenza di fortuna, e questo ci porterà  sempre di più a rinforzare il nostro vecchio schema di risposta.
Ma quello che ci hanno insegnato è che, recitando Nam-Myoho-Renge-Kyo, si può bucare l’ottavo livello del karma, senza farsene contaminare, e attingere così alla pura e immutabile realtà e infinita saggezza della nostra vita, che non è condizionata dal karma.
Quella risposta è la risposta corretta per la nostra vita. Non è condizionata da quella parte del nostro karma che manca di fortuna. Ed ecco perché Nichiren Daishonin ci dice che dobbiamo diventare padroni della nostra mente, invece che lasciare che avvenga il contrario.
Credo che quando preghiamo dovremmo prima di tutto iniziare dalla determinazione che realizzeremo X. Qualunque sia X. Poi dobbiamo ricordiamoci che, dal punto di vista del Buddismo, noi, la nostra vita, la creiamo in ogni momento con i nostri pensieri , le nostre parole e le nostre azioni.
Pregare, nel Buddismo di Nichiren Daishonin, è profondamente diverso da pregare nelle altre religioni. Noi non stiamo pregando qualcuno di esterno a noi di concederci qualcosa.
Bensì, pregare, è per noi la determinazione che creerò l’oggetto per cui sto pregando attraverso cause fatte delle mie azioni, i miei pensieri e le mie parole.
Io sono il creatore della mia vita e mi prendo la responsabilità di creare quello per cui sto pregando, ovvero se io reciterò Daimoku con questo tipo di determinazione, allora realizzerò X. Io allora arriverò per forza a una realizzazione.
E come caspita farò a fare questo?
La risposta esiste solo dentro la mia vita. Io posso far emergere quella risposta quando so e sono convinto che la risposta esiste dentro di me.
E inizio a recitare con la determinazione di tirare fuori dalla mia vita la saggezza necessaria a vedere con chiarezza cosa devo fare per creare quella cosa  per cui sto pregando.
Per questo il presidente Ikeda ci dice che I BENEFICI VENGONO DA NOI. NESSUNO CI CONCEDE BENEFICI. Vi voglio dire ancora una cosa riguardo questo.
Dobbiamo comprendere che una delle ragioni per cui pratichiamo questo Buddismo è cambiare profondamente il nostro destino durante questa vita.
Tutti i genitori, naturalmente, vogliono offrire ai propri figli le migliori opportunità possibili, in modo che la loro vita sia migliore. Nella nostra società questo significa, che è imperativo ricevere una buona istruzione, perché sappiamo che, tendenzialmente, con una migliore istruzione sarà più facile guadagnare soldi e avere successo.
Ma se guardiamo tutto questo, e se guardiamo la vita,  dal punto di vista di Nichiren Daishonin, capiremo che non esiste una quantità sufficiente di istruzione al mondo che ci permetterà mai di cambiare il karma.
Andiamo più a fondo. Ognuno di noi ha scelto di nascere nella famiglia in cui è nato e di praticare in quella famiglia, perché condividiamo il karma con ogni individuo di quella famiglia, che ci piaccia o no. Anch’io.
Cresci e pensi: mio padre era un alcolizzato e per questo mia mamma l’ha lasciato. Mio padre mi è stato lontano mentre crescevo. E siccome era alcolizzato non ha rispettato nessuna delle promesse che mi aveva fatto.
Essendo una bambina mi sono convinta che ci fosse, in fondo, qualcosa che non andava in me, altrimenti papà mi avrebbe voluto bene. Io odiavo, odiavo quello che vedevo, quello che l’alcolismo gli faceva. Lo odiavo visceralmente . Ho fatto il voto di non diventare mai come lui, e ne ero proprio convinta.
E così non bevo. Non mi circondo di gente che beve. Non permetto che chi fa parte della mia vita beva molto. Mi spaventa a morte chi beve, perché ho visto quello che questo ha fatto a mio papà.
Posso bermi un bicchiere di vino ogni tanto, una o due volte l’anno, ma questo è tutto. Non mi sono mai ubriacata nella mia vita, i miei compagni di università hanno provato a farmi ubriacare, ma io versavo tutto sulle piante, non mi attirava l’idea. Mi disgustava.
Di nuovo, a causa della mia esperienza personale, quando sono diventata adulta mi sono sentita superiore a mio padre, perché, vedi, io non bevo, io sono superiore a te.
Devo essere onesta, e dirvi che sto cominciando a capire che non è stato un caso se sono nata in questa famiglia e quello che sto iniziando a vedere è che ho a che fare anch’io con quel tipo di tendenza.
La ragione per cui la maggior parte di noi non si accorge di ciò, è che ci aspettiamo che quella tendenza si manifesti nella nostra vita nell’identico modo in cui ciò è accaduto nella vita dei nostri genitori. Non è così.
Mio padre usava l’alcol per calmarsi, per festeggiare, per consolarsi dalle frustrazioni e dalla sofferenza. Io uso il cibo per gli stessi scopi. Io festeggio con il cibo, quando sono frustrata ricorro al cibo, quando sono depressa mangio. Uso il cibo per lo stesso scopo per cui lui usava l’alcol.
E quindi ho capito, che non importa quanto amore possiamo avere per i nostri figli. Non importa quanto amore i nostri genitori possano aver avuto per noi, non hanno potuto in questo modo farci vivere fuori dal nostro karma.
Ma la promessa di Nichiren Daishonin è che, nel tempo di questa vita, possiamo cambiare qualsiasi karma. E anche a questo proposito c’è stato un fraintendimento nella pratica. Molte persone pensano che solo perché recitiamo Daimoku, non soffriremo del nostro karma.
Non è assolutamente così, anzi, questa pratica è basata sulla rivoluzione umana. Sulla demistificazione della vita e sulla comprensione del fatto che le cose accadono alle persone in base alla legge di causa e effetto.
Nichiren Daishonin ci dice che dobbiamo comprendere che tutto quello che sta fuori dalla nostra pelle non è in alcun modo separato da noi, anche se così appare.
Tutto quello che succede ha un nesso causale con la nostra vita, sia dal punto di vista negativo che positivo. Dobbiamo capire in che senso noi creiamo continuamente la nostra vita con i nostri pensieri, le nostre parole e i nostri comportamenti.
Praticare correttamente non dipende solo dalla quantità di Daimoku che recitiamo ogni giorno. Quanti di noi si prendono la responsabilità delle cause che mettono in ogni momento del giorno? Quanti di noi si prendono la responsabilità dei propri pensieri?
Eppure ci hanno insegnato che creiamo la nostra vita attraverso i pensieri, le parole e i comportamenti. Lo chiamo vivere inconsciamente. Ci sono molte persone sincere di fronte al Gohonzon, ma sempre praticando con l’idea che questa forza estranea a noi ci aiuterà se saremo abbastanza buoni.
Preghiamo con sincerità perché ci venga concesso un beneficio e perché venga presa cura di noi. E quando ci alziamo, dopo aver recitato, non ci sembra di dover essere responsabili per le cose che facciamo, ma viviamo con leggerezza.
Lo facciamo. Noi viviamo così. E poi ci meravigliamo di aver recitato un milione di Daimoku senza aver risolto. Alle persone sfugge il punto fondamentale. Questa pratica è molto più profonda del semplice recitare Daimoku.
Possiamo recitare un milione di Daimoku senza credere di poter realizzare quello per cui stiamo pregando di fronte all’universo, e l’universo, che è un magnifico schermo, proietta indietro su di noi esattamente quello che noi chiediamo, nel bene e nel male.
Dobbiamo anche capire che la Legge mistica e il Gohonzon funzionano in senso positivo e negativo. Comprendono tutto nell’universo, e tutto nell’universo, in ogni istante, ha due potenziali esistenze.
Non sono le circostanze in cui ci troviamo a definire chi siamo. Non possiamo attraverso queste capire chi siamo o il nostro potenziale nel senso di quello che possiamo essere. Piuttosto credo che le nostre circostanze in questo momento siano in una relazione di causa ed effetto con noi, con quello che crediamo. Sono lo specchio di quello in cui noi crediamo.
Vi faccio un esempio. A Los Angeles ci sono molte persone che praticano con l’obiettivo di diventare attori di successo. Recitano tantissimo, poi vanno alle audizioni e non succede niente.
Va avanti così per un po’, finché non vengono da me e mi dicono: “Ho recitato tantissimo, ho fatto un sacco di provini, non è successo niente, quindi la realtà mi sta dicendo che è meglio che io inizi a pensare a fare qualcosa di diverso nella mia vita.”
Odio la parola realtà, quando le persone la usano con questo significato. La realtà è lo specchio di quello che sei tu, del tuo più profondo sistema di credenze.
Voglio che voi iniziate a recitare con questo tipo di saggezza, toccando quel nono livello della coscienza per vedere con chiarezza la vita dal punto di vista della sua reale prospettiva di causalità. Questa capacità di vedere esiste sempre dentro di voi, basta rendersene conto, e recitare Nam-Myoho-Renge-Kyo, con questo tipo di convinzione.
Recitate per vedere le cause e gli effetti che stanno agendo nella vostra vita. Recitate per capire quale sia la relazione tra l’assenza di risultati nella vostra vita e i vostri pensieri, le vostre parole e le vostre azioni.
Molto spesso l’assenza di risultati nell’ambiente è lo specchio del fatto che in fondo a noi stessi non crediamo davvero di poter realizzare il nostro obbiettivo.  E la legge di causa effetto è così severa che è l’unica cosa nella vita a cui non potrete sfuggire e che non potrete prendere in giro.
La nostra vita in ogni momento ci rispecchia quello in cui noi crediamo.
Lo dico perché l’ho provato. Ho recitato sinceramente di fronte al Gohonzon per il mio obbiettivo e, quando mi sono alzata di lì, mi sono resa conto che la  realtà della vita è che ogni singola persona sul pianeta, che pratichi o no, ognuno di noi, combatte contro la stessa nostra oscurità fondamentale, in ogni singolo momento della sua vita.
Scherzosamente, ma anche molto seriamente, chiamo quest’oscurità il nostro gemello demoniaco, che abita dentro di noi. E questo gemello demoniaco non va mai in vacanza e non se ne sta mai zitto! Provate a recitare seriamente su questo, quando siete di fronte al Gohonzon. (Ovviamente, quando dico di fronte, è chiaro che il Gohonzon in realtà  è dentro di noi.)
Percorriamo la nostra vita di tutti giorni, magari stiamo guidando per andare a lavorare, e intanto anche il nostro gemello demoniaco sta lavorando.
Noi iniziamo a pensare al nostro obiettivo, a quello per cui stiamo recitando, e il gemello demoniaco ci fornisce subito una lista di 21 ragioni per cui non potremo realizzare. Giusto? Vi è mai successo? La lista è sempre in azione!
Quello che ho sperimentato è che il modo in cui reagiamo al nostro gemello demoniaco determina l’effetto che produciamo nella nostra vita. I pensieri negativi non producono risultati concreti, la risposta ai pensieri negativi sì.
Parliamo di pensieri positivi, ma in realtà è facile arrendersi. Non credo che qualcuno potrebbe essere in grado di pensare positivamente per 24 ore al giorno. Non è naturale.
Nichiren Daishonin ci spiega che in ogni momento nella nostra vita si oppongono queste due forze. C’è la forza del Budda e c’è l’oscurità fondamentale, che combattono costantemente una contro l’altra, sia dentro che fuori di noi.
Questa è la natura della vita che noi dobbiamo accettare. Questo, e non che quando mi illuminerò il mio gemello demoniaco si zittirà per sempre. Non è proprio così che va.
Il Buddismo ci insegna, a proposito dei dieci mondi, che il mondo di Buddità esiste dentro ognuno degli altri. Quindi c’è un’altra dualità, un altro due ma non due, ovvero: anche in quel gemello demoniaco ci sono entrambi i lati, quello illuminato e quello oscurato.
C’è un lato di quel pensiero negativo che, se lo sfidiamo, diventa la ragione e la guida per il nostro cambiamento, il punto è come noi gli rispondiamo. Può diventare il più grande shoten zenjin del mondo.
Ma attenzione, perché ha anche un lato distruttivo, e il modo in cui noi decidiamo di guardarlo e di usarlo determina il risultato che otterremo. Non è l’ostacolo in sé stesso che determina il nostro risultato, ma come noi rispondiamo all’ostacolo.
Ora per capire meglio di cosa stiamo parlando, fermiamoci sul significato della parola responsabilità. La sentiamo spesso, si parla di prendersi il 100% della responsabilità. Ma molti di noi si rifiutano di farlo. Perché pensiamo: “Come sarebbe? Ho litigato con Eric, perché dovrei prendermi il 100% della responsabilità? Anche lui era lì! Al massimo faremo 50 e 50.”
Poi un giorno ho preso in mano il vocabolario e ho scoperto una cosa incredibile, entusiasmante per me. Ho realizzato che la parola responsabilità deriva dall’unione di due parole: risposta e abilità. E in questo senso spiega molto bene quel 100% di cui parla Nichiren Daishonin.
Qui stiamo parlando di cambiare il karma. Ovvero, cambiare il nostro destino ha a che fare con la nostra abilità nel rispondere al problema. Questo è il Buddismo della vera causa.
Il Buddismo della vera causa ci insegna che nessuno di noi può cambiare l’ieri. Ma in questo momento, il più prezioso di tutti i momenti, attraverso i nostri pensieri le nostre parole e le nostre azioni, noi possiamo cambiare qualsiasi cosa. La cosa più importante è l’abilità di essere al 100% presenti nel momento, con la determinazione di usare la nostra vita in modo CREATIVO.
Proprio così, CREATIVAMENTE.
In questo modo, attraverso pensieri parole e azioni, possiamo rispondere al problema in un modo che sia coerente con la direzione che noi vogliamo prendere, invece che rispondere nel modo in cui le cose sono adesso.
Mi seguite?
Questo è il Buddismo della vera causa, giusto? Perché dice che attraverso i nostri pensieri, parole e azioni possiamo cambiare qualsiasi cosa.
E questo è il punto che molte persone non colgono quando recitano, ad esempio  per realizzare la migliore delle relazione con Eric. In quel momento noi abbiamo questa lotta, e soltanto questa. No?
E allora io mi prendo la responsabilità che noi realizziamo la migliore relazione e mi prendo la responsabilità di superare io questo ostacolo e di creare qualcosa di meraviglioso, una relazione migliore di prima, di prima che litigassimo.
Normalmente, quando recito in questo modo, il risultato è che io e Eric abbiamo un altro litigio. “Ma come, stavo recitando per andare d’accordo, com’è che adesso litighiamo di più? Non era questo il mio obbiettivo!”
Il punto che non stiamo vedendo se ragioniamo così, è che questo nuovo litigio ci fornisce l’opportunità di trasformare la nostra relazione nel modo in cui noi abbiamo pregato di trasformarla.
Ma possiamo ottenere quel risultato solo se risponderemo nel modo giusto nel momento stesso del litigio. (applausi)
E’ il momento del manifestarsi dell’ostacolo che noi chiamiamo, nel Buddismo, il momento cruciale, quello è il momento cruciale. E’ esattamente quando l’ostacolo appare. E ci sta fornendo l’opportunità di cambiare il nostro destino a seconda di come risponderemo.
Ogni volta che, nel bel mezzo del mio litigio con Eric, io precipito nella mia parte oscura e inizio a rispondere da lì, sono condizionata dal lato negativo del problema, che mi ha catturato e mi ha portato a porre ancora e ancora cause negative, che causeranno il riemergere di quella tendenza nella mia vita.
Invece, se riesco a ricordarmelo, è in quel momento, proprio lì, che c’è la mia opportunità, ed è esattamente perché comparisse  quel momento che io ho pregato. Questo è il punto. I benefici vengono da voi. Voi create i benefici attraverso i vostri pensieri, le vostre parole e le vostre azioni.
Questa è l’essenza della Rivoluzione Umana. Rivoluzione Umana significa che dobbiamo guardare in faccia la nostra debolezza e questa volta rispondere diversamente.
E tutte le volte che rispondiamo in modo diverso, in modo coerente con la direzione che noi vogliamo che la nostra vita prenda, mettiamo, istante dopo istante, delle cause per trasformare la nostra vita.
La trasformiamo un  minuto alla volta, un’ora alla volta, un giorno alla volta.
Ma la parte più bella di questo è che, quando impariamo a guardare tutto dalla prospettiva della legge di causa effetto e usiamo il Buddismo di Nichiren Daishonin, nel senso che lo applichiamo alla realtà della nostra vita, senza limitarci a una comprensione teorica, la nostra vita acquisisce un intero nuovo significato. E invece che venire mortificata dai problemi, invece che interpretare i problemi come un segno che la direzione è sbagliata, iniziamo a vedere i problemi come opportunità per svelare sempre più bellezza nella nostra vita. I problemi sono tali solo perché veniamo risucchiati dal loro lato negativo. Quando impariamo a usarli problemi, prendendoli dal loro lato illuminato, in modo costruttivo, per muovere la nostra vita in avanti, anche nel bel mezzo del processo di trasformazione del nostro destino, possiamo provare gioia.
Perché la gioia non è limitata al momento in cui abbiamo superato la difficoltà, la gioia si manifesta in ogni momento in cui stiamo vincendo sulla difficoltà. Quando non soffriamo più al pensiero del problema.
Quando prendo il controllo del problema e lo uso in modo positivo per la mia vita, in quel momento mi carico, in quel momento la vita diventa eccitante.
Inizio a vedere tutti miei problemi come la mia missione. Ed è la mia missione quella di vincere su qualsiasi problema. Nichiren Daishonin ci ha lasciato questo Buddismo per diventare maestri di nel risolvere i problemi della vita.
Quello che lui dice è proprio che tutti gli esseri umani incontreranno problemi e difficoltà nella vita, compresi noi. E infatti proprio di questi ostacoli che abbiamo bisogno per costringerci a uscire dalla nostra “zona confortevole”!
I problemi ci portano a sfidarci, ad andare sempre un po’ oltre rispetto a dove pensavamo di poter arrivare. E sono quindi l’impeto e la motivazione che ci portano ogni giorno a fare di più di quello che pensavamo di poter fare.
Sono necessari a farci crescere. Dentro di noi la nostra vita, quella che Nichiren Daishonin chiama Legge mistica, o Gohonzon, quella che noi chiamiamo Nam-Myoho-Renge-Kyo, lui ci dice che questa cosa è illimitata. E questo potenziale esiste proprio adesso dentro la vita di ognuno di noi. Senza che dobbiamo diventare qualcun altro. Si tratta solo di imparare a chiamarlo fuori.
C’è questa infinita forza vitale dentro di noi, ma per l’appunto dobbiamo imparare a tirarala fuori, e farlo è molto simile a sviluppare i muscoli del nostro corpo. Siamo tutti in grado di capire che se vogliamo sviluppare muscoli dobbiamo esercitarci sulla resistenza.
Dobbiamo fare esercizi di resistenza, il che significa che dobbiamo prendere un peso e resistere mentre lo solleviamo. Ora quel peso, se i miei muscoli non sono sviluppati, è un problema, e potrebbe anche non farci sentire bene mentre continuiamo a eseguire le ripetizioni dell’esercizio.
Ma il risultato, se andiamo avanti, è che sviluppiamo sempre più muscoli. E il punto fondamentale da capire è che quel potenziale di forza, esisteva già nel nostro muscolo! Non potevamo tirarlo fuori, fino a quando non avessimo messo la giusta causa.