Come coloro che inizialmente aspirano alla via possono conseguire la Buddità attraverso il Sutra del Loto

 

spiegazione di Daisaku Ikeda

 

(brano scelto, testo integrale RSND, 1, 774-789)
Titolo originale: Hokke shoshin jobutsu sho, GZ, 544
Data e destinatario incerti

Quanto a Myoho-renge-kyo, si chiama Myoho-renge-kyo il principio per cui la natura di Budda di noi persone comuni, la natura di Budda di Brahma, Shakra e delle altre divinità, la natura di Budda di Shariputra, Maudgalyayana e degli altri ascoltatori della voce, la natura di Budda di Manjushri, Maitreya e degli altri bodhisattva, e la mistica Legge che è l’Illuminazione dei Budda delle tre esistenze, sono una sola identica cosa. Perciò, quando recitiamo una volta Myoho-renge-kyo, con questo singolo suono chiamiamo e manifestiamo la natura di Budda di tutti i Budda, di tutte le esistenze,1 di tutti i bodhisattva e gli ascoltatori della voce, di tutte le divinità come Brahma, Shakra e re Yama, il sole, la luna e le miriadi di stelle, di tutti gli dèi celesti e terreni, di tutti gli abitanti dell’inferno, degli spiriti affamati, animali, asura, esseri umani e celesti e di tutti gli altri esseri viventi. Questo è un beneficio immenso, incalcolabile.
Quando veneriamo il Myoho-renge-kyo che è nella nostra vita come oggetto di culto, la natura di Budda che è in noi viene richiamata dalla nostra recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e si manifesta. Questo si intende per “Budda”. Per fare un esempio, quando un uccello in gabbia canta, gli uccelli che volano liberi nel cielo sono richiamati e si radunano intorno a lui. E quando gli uccelli che volano nel cielo si radunano, l’uccello in gabbia cerca di uscire fuori. Così, quando con la bocca recitiamo la mistica Legge, la nostra natura di Budda viene richiamata e immancabilmente emergerà. La natura di Budda di Brahma e di Shakra, richiamata, ci proteggerà e la natura di Budda dei Budda e dei bodhisattva, richiamata, gioirà. Questo intendeva il Budda quando disse: «Se qualcuno potrà sostenerlo [questo sutra] anche solo per breve tempo, certo io ne gioirò e così faranno tutti gli altri Budda».2
Tutti i Budda delle tre esistenze hanno anch’essi conseguito la Buddità grazie ai cinque caratteri di Myoho-renge-kyo. Questi cinque caratteri sono la ragione dell’avvento nel mondo dei Budda delle tre esistenze; sono la mistica Legge con la quale tutti gli esseri viventi possono raggiungere la via del Budda. Comprendi bene il significato di tutto ciò e, sulla strada per il conseguimento della Buddità, recita Nam-myoho-renge-kyo senza arroganza o attaccamento a idee preconcette (RSND, 1, 789).

Note

1) Esistenze: giapp. ho = fenomeni, dharma, leggi. È lo stesso carattere che compare nel titolo del Gosho Il vero aspetto di tutti i fenomeni (Shoho jisso sho).
2) SDL, 234. «Questo sutra» indica la Legge mistica.

SPIEGAZIONE

RECITARE UN DAIMOKU VIBRANTE È LA FORZA TRAINANTE DI UN PROGRESSO SENZA LIMITI: TUTTO COMINCIA DALLA NOSTRA TRASFORMAZIONE INTERIORE

Il coraggio genera nuova determinazione, e una preghiera profonda e pervasa di rinnovata determinazione è il primo passo, pieno di speranza, verso una grande vittoria.
Tradizionalmente nella SGI maggio è un mese in cui fermenta nuova determinazione tra i membri, decisi a far progredire ancor di più kosen-rufu. Il 3 maggio, giorno della Soka Gakkai, incarna lo spirito Soka di maestro e discepolo e non è soltanto il punto di origine del nostro voto condiviso ma è l’inizio di una nuova partenza, il giorno che abbiamo fissato per ripartire verso il prossimo obiettivo delle nostre attività per kosen-rufu.
La storia del nostro movimento è fatta di sfide sempre nuove, che affrontiamo recitando sinceramente Nam-myoho-renge-kyo con fresca determinazione. Tutto inizia dal Daimoku. Mettendo a frutto al massimo la nostra saggezza e il nostro impegno basandoci su un Daimoku risoluto, abbiamo vinto ogni sorta di grandi ostacoli. Considerando le avversità come un’opportunità per approfondire la nostra fede, facendo scaturire il potere benefico della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e realizzando luminose esperienze personali di rinascita spirituale e rivitalizzazione, siamo riusciti ad avanzare senza sosta aprendo la strada verso kosen-rufu.
Indipendentemente dai tempi e dalle circostanze, la nostra base è la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo. Nichiren Daishonin scrive: «Quando c’è da soffrire, soffri; quando c’è da gioire, gioisci. Considera allo stesso modo sofferenza e gioia, e continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo» (Felicità in questo mondo, RSND, 1, 607). Ci esorta a recitare Daimoku sia nei momenti di sofferenza che in quelli di gioia. Continuare a recitare fino in fondo, nei momenti di felicità come in quelli di tristezza o sofferenza, è il cammino sicuro che conduce al conseguimento della Buddità in questa esistenza. Recitare Nam-myoho-renge-kyo è il mezzo per attingere alla Buddità che è in noi, per vincere le funzioni demoniache, per superare la nostra sofferenza karmica e trasformare il nostro stato vitale. è una pratica senza eguali che ci permette di assaporare la «gioia senza limiti della Legge».1 Recitare Daimoku ci permette di forgiare uno stato di felicità assoluta nel quale vivere è di per sé una gioia. Se continueremo a recitare qualsiasi cosa accada, giungeremo ad assaporare una totale pace della mente. Saremo capaci di far emergere lo stato vitale vasto e illimitato della Buddità dall’interno della nostra vita.
In questa lezione sul Gosho Come coloro che inizialmente aspirano alla via possono conseguire la Buddità attraverso il Sutra del Loto andiamo a vedere cosa dice il Daishonin riguardo alla pratica fondamentale della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, concentrandoci in maniera particolare sulla sua parte finale. In questo scritto il Daishonin spiega che solo il Sutra del Loto rivela il vero intento del Budda e che Nam-myoho-renge-kyo è la Legge per il conseguimento della Buddità da propagare nell’epoca malvagia successiva alla morte del Budda.
La data di stesura e il destinatario della lettera non sono chiari,2 mentre il contenuto verte sulla confutazione della visione della scuola Nembutsu riguardo all’esistenza di una Pura Terra ultramondana, che costituiva il nucleo del culto di Amida3 ai tempi del Daishonin. C’è anche un breve accenno all’ottenimento dell’Illuminazione da parte delle donne, insegnato nel Sutra del Loto. Quindi, a giudicare dal contenuto, la lettera avrebbe potuto essere indirizzata a una seguace del Daishonin che in precedenza recitava il Nembutsu, o comunque era attratta dalla pratica della Pura Terra, allo scopo di insegnarle le basi della fede nel Sutra del Loto, la cui essenza è la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo.
La parte che analizzeremo è quella immediatamente successiva alla guida dettagliata che riguarda le basi della fede. Il Daishonin prosegue spiegando il significato profondo della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e i benefici che ne conseguono.
Recitare Daimoku ci dà l’energia e la vitalità per realizzare un progresso senza limiti. Ci dà la saggezza e il coraggio per considerare ogni avversità come causa e opportunità per una grande crescita. Questo perché Myoho-renge-kyo4 è il nome della forza vitale fondamentale dell’universo stesso.
Esaminiamo ora, sulla base di questo scritto, il significato della recitazione del Daimoku, fonte della vera vittoria.

«Quanto a Myoho-renge-kyo, si chiama Myoho-renge-kyo il principio per cui la natura di Budda di noi persone comuni, la natura di Budda di Brahma, Shakra e delle altre divinità, la natura di Budda di Shariputra, Maudgalyayana e degli altri ascoltatori della voce, la natura di Budda di Manjushri, Maitreya e degli altri bodhisattva, e la mistica Legge che è l’Illuminazione dei Budda delle tre esistenze, sono una sola identica cosa. Perciò, quando recitiamo una volta Myoho-renge-kyo, con questo singolo suono chiamiamo e manifestiamo la natura di Budda di tutti i Budda, di tutte le esistenze, di tutti i bodhisattva e gli ascoltatori della voce, di tutte le divinità come Brahma, Shakra e re Yama, il sole, la luna e le miriadi di stelle, di tutti gli dèi celesti e terreni, di tutti gli abitanti dell’inferno, degli spiriti affamati, animali, asura, esseri umani e celesti e di tutti gli altri esseri viventi. Questo è un beneficio immenso, incalcolabile».

Il beneficio di recitare Nam-myoho-renge-kyo è immenso

Questo passo illustra il profondo significato e l’infinito beneficio della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo.
Fino all’avvento del Buddismo del Daishonin era pratica diffusa nel Buddismo recitare i nomi di certi Budda o bodhisattva per dimostrare la propria devozione a un certo insegnamento. Uno degli esempi più noti è la pratica nembutsu della scuola della Pura Terra, cioè la recitazione del nome del Budda Amida. Invece, la pratica della recitazione istituita da Nichiren Daishonin è basata sulla recitazione del nome della Legge, in altre parole il Daimoku del Sutra del Loto, Nam-myoho-renge-kyo.
La Legge di Nam-myoho-renge-kyo è la Legge mistica (giapp. myoho) alla quale tutti i Budda si sono risvegliati. È il seme della Buddità che permette ai Budda di ottenere l’Illuminazione. Poiché questa legge fondamentale per l’ottenimento dell’Illuminazione è caratterizzata dalla simultaneità di causa ed effetto,5 il Budda la paragona al fiore di loto (giapp. renge) che produce contemporaneamente fiori e frutti.
Quando la meravigliosa Legge mistica, il seme della Buddità, viene attivata nel terreno della nostra vita, produce simultaneamente i fiori e i frutti benèfici della saggezza e della compassione. Questa Legge è chiamata Myoho-renge-kyo poiché contiene la totalità dei benefici della causa e dell’effetto della Buddità. Il Budda la chiamò così, basandosi sulla sua saggezza illuminata.
In un altro scritto, L’entità della Legge mistica, il Daishonin afferma che Myoho-renge-kyo è il nome dato alla verità fondamentale da un santo del passato che si era risvegliato a tale verità.6 La Legge mistica è l’origine di tutte le cose e la forza fondamentale della creazione di valore che dà origine alla compassione e alla saggezza.
Il Daishonin afferma che Myoho-renge-kyo non è soltanto il nome della natura di Budda latente nella nostra vita di persone comuni che ripetono il ciclo di nascita e morte nel regno dell’illusione e della sofferenza, ma è anche il nome della natura di Budda delle persone dei due veicoli (gli ascoltatori della voce e i risvegliati all’origine dipendente), dei bodhisattva e delle divinità celesti (le funzioni protettive dell’universo).
A causa dell’oscurità innata o ignoranza degli esseri viventi nei nove mondi (dal mondo d’Inferno fino a quello di Bodhisattva), la funzione benefica della Legge mistica per l’ottenimento dell’Illuminazione rimane latente o inattiva nella loro vita, restando solo una potenzialità, e per questo viene definita “natura” (intesa come il secondo dei dieci fattori, n.d.r.) di Budda. Myoho-renge-kyo è il nome della natura di Budda universalmente inerente a tutta la vita.
Questo nome completo e perfetto le fu assegnato sulla base della saggezza illuminata del Budda. Perciò, quando recitiamo Myoho-renge-kyo, richiamiamo la natura di Budda di tutti gli esseri viventi. Myoho-renge-kyo è il nome universale, completo e perfetto della natura di Budda di tutti gli esseri viventi. Di conseguenza il singolo suono di Nam-myoho-renge-kyo, il Daimoku della Legge mistica, ha il potere di far emergere la natura di Budda degli esseri viventi, in qualsiasi condizione vitale essi si trovino.
A differenza delle parole pronunciate nelle pratiche recitative o invocazioni di altre scuole buddiste, Myoho-renge-kyo non è il nome di un particolare Budda, bodhisattva, santo o divinità protettrice: è il nome del seme della Buddità grazie al quale tutti i Budda hanno ottenuto l’Illuminazione, il nome della Legge fondamentale ricercata da tutti i bodhisattva nella loro pratica, il nome del potenziale supremo, o natura di Budda, inerente a tutti gli esseri viventi. Recitare quel nome, Myoho-renge-kyo, richiama non solo la nostra natura di Budda, ma quella di tutti gli esseri viventi.
Ciò significa che ognuno di noi, qui e ora, indipendentemente dallo stato vitale in cui si trova nei termini dei dieci mondi, può manifestare la propria natura di Budda interiore. Inoltre, possiamo far emergere anche la natura di Budda di tutti gli esseri viventi di tutto l’universo e far risplendere il nostro ambiente, il mondo in cui viviamo, con la luce brillante del mondo di Buddità.
Poiché il grande beneficio di recitare Nam-myoho-renge-kyo si estende sia alla nostra vita sia al nostro ambiente, il Daishonin scrive: «Con questo singolo suono chiamiamo e manifestiamo la natura di Budda di tutti i Budda, [...]. Questo è un beneficio immenso, incalcolabile». La meravigliosa natura di questi benefici è descritta nel prossimo passo.

«Quando veneriamo il Myoho-renge-kyo che è nella nostra vita come oggetto di culto, la natura di Budda che è in noi viene richiamata dalla nostra recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e si manifesta. Questo si intende per “Budda”. Per fare un esempio, quando un uccello in gabbia canta, gli uccelli che volano liberi nel cielo sono richiamati e si radunano intorno a lui. E quando gli uccelli che volano nel cielo si radunano, l’uccello in gabbia cerca di uscire fuori. Così, quando con la bocca recitiamo la mistica Legge, la nostra natura di Budda viene richiamata e immancabilmente emergerà. La natura di Budda di Brahma e di Shakra, richiamata, ci proteggerà e la natura di Budda dei Budda e dei bodhisattva, richiamata, gioirà. Questo intendeva il Budda quando disse: “Se qualcuno potrà sostenerlo [questo sutra] anche solo per breve tempo, certo io ne gioirò e così faranno tutti gli altri Budda”».

Costruire una condizione di felicità indistruttibile

Qui il Daishonin descrive i grandi benefici di recitare Nam-myoho-renge-kyo, il “singolo suono” con il quale possiamo richiamare la natura di Budda di tutti gli esseri viventi.
Egli inizia dicendo di “venerare il Myoho-renge-kyo che è nella nostra vita come oggetto di culto”. Il Daishonin rivelò la Legge mistica inerente alla sua stessa vita e la manifestò in forma concreta nel Gohonzon, l’oggetto di culto o di rispetto fondamentale. Solo quando la nostra recitazione di Nam-myoho-renge-kyo si basa sulla fede nel Gohonzon diventa una pratica per il conseguimento della Buddità.
Noi riveriamo il Gohonzon che il Daishonin donò a tutta l’umanità, lo consideriamo specchio e guida della nostra vita e crediamo di possedere ed essere capaci di manifestare la stessa condizione vitale di suprema nobiltà del Daishonin. Così facendo stiamo “venerando il Myoho-renge-kyo che è nella nostra vita come oggetto di culto”.
Il Daishonin, incarnando le tre virtù di sovrano, maestro e genitore,7 in un’epoca oscura e malvagia si sforzò con infinita compassione di proteggere le persone e insegnare loro la Legge mistica, aiutandole a rivelare il loro potenziale più elevato. La maniera di dimostrare venerazione e rispetto per il Gohonzon è venerare il Daishonin come nostro maestro fondamentale nella fede, imparare dalla sua dedizione altruistica e proseguire i suoi sforzi per la felicità e il benessere di tutte le persone.
In altre parole, riverire il Gohonzon significa essenzialmente impegnarci, indipendentemente dalle difficoltà dei tempi in cui viviamo, a far nostro lo spirito del maestro, ad agire per kosen-rufu in prima persona, a diventare una sorgente di speranza, coraggio e pace interiore per gli altri.
Non si può dire che stiamo veramente “venerando il Myoho-renge-kyo che è nella nostra vita come oggetto di culto” se per ottenere la salvezza cerchiamo l’aiuto di un qualche essere sovrannaturale o riponiamo la fede in entità o Budda al di fuori della nostra vita, come per esempio i Budda di cui si parla negli insegnamenti provvisori precedenti al Sutra del Loto,8 tra i quali il Nembutsu.
In Il reale aspetto del Gohonzon Nichiren Daishonin scrive: «Non cercare mai questo Gohonzon al di fuori di te. Il Gohonzon esiste solo nella carne di noi persone comuni che abbracciamo il Sutra del Loto e recitiamo Nam-myoho-renge-kyo» (RSND, 1, 738). Scopo del Daishonin, quando concretizzò la sua stessa Buddità – «l’anima di Nichiren» (Risposta a Kyo’o, RSND, 1, 365) – nella forma del mandala Gohonzon, era permettere a ciascuno di rivelare il Gohonzon inerente alla propria vita. Il Gohonzon è lo specchio limpido che ci permette di manifestare il Gohonzon che esiste dentro di noi.
Recitare con fede nel Gohonzon è la chiave per manifestare il Gohonzon dentro di noi e attivare «il Myoho-renge-kyo che è nella nostra vita». Se perdiamo di vista questo punto importante, la nostra pratica buddista corre il rischio di cadere in un culto sottomesso a qualche essere assoluto al di fuori di noi.
Il mio maestro, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, diceva spesso: «Voi siete Nam-myoho-renge-kyo» e «Com’è possibile che un Budda sia sconfitto dalla malattia o dalle difficoltà economiche?». Quando ci risvegliamo al nostro enorme potenziale possiamo affrontare qualsiasi avversità. Lo scopo della fede nel Buddismo del Daishonin è risvegliare questa forza interiore.
Spinto da una profonda compassione, Toda dava spesso guide severe ai membri che mancavano di convinzione nella fede o dimostravano un atteggiamento rassegnato e perdente. Quando poi quegli stessi membri tornavano a raccontargli l’esperienza di come avessero superato le difficoltà e conquistato la vittoria nella loro vita, sorrideva felice e gioiva del successo insieme con loro. Esortava costantemente le persone a risvegliarsi al grande io e a rivelare il loro vero potenziale.
Lo scopo della pratica buddista è che ognuno di noi faccia emergere «il Myoho-renge-kyo che è nella nostra vita» e costruisca una condizione interiore di felicità eterna e indistruttibile.

Quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo la nostra vita comunica con l’universo

In questa lettera il Daishonin scrive: «Quando veneriamo il Myoho-renge-kyo che è nella nostra vita come oggetto di culto, la natura di Budda che è in noi viene richiamata dalla nostra recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e si manifesta. Questo si intende per “Budda”».
Poi inizia a spiegare il processo con il quale si manifesta questo grande stato vitale della Buddità, impiegando la metafora facilmente comprensibile di un uccello in gabbia: «Quando un uccello in gabbia canta, gli uccelli che volano liberi nel cielo sono richiamati e si radunano intorno a lui. E quando gli uccelli che volano nel cielo si radunano, l’uccello in gabbia cerca di uscire fuori».
L’uccello in gabbia rappresenta la natura di Budda di noi persone comuni. La gabbia rappresenta uno stato in cui siamo incatenati dall’oscurità fondamentale o ignoranza, da varie illusioni e desideri e da tutti i tipi di sofferenza. L’uccello in gabbia che canta indica le persone comuni che si risvegliano alla fede nella Legge mistica e recitano Nam-myoho-renge-kyo. Gli uccelli che volano in cielo rappresentano la natura di Budda di tutti gli esseri viventi. Noi richiamiamo la nostra natura di Budda, cioè Myoho-renge-kyo, con la nostra voce che recita il Daimoku.
Allo stesso tempo, però, il suono della nostra recitazione richiama anche la natura di Budda dei diversi esseri viventi perché, come avevamo visto nel passo precedente, Myoho-renge-kyo è anche il nome della natura di Budda di tutti i Budda, dei bodhisattva e degli altri esseri viventi dei dieci mondi. Perciò, quando recitiamo la Legge mistica, il suo potere è tale da consentirci di richiamare la natura di Budda di ognuno di loro. In altre parole, la nostra voce che recita Nam-myoho-renge-kyo è il potente suono che risveglia e richiama la natura di Budda di tutti gli esseri viventi di tutto l’universo.
Quando gli uccelli che volano in cielo sono richiamati dall’uccello in gabbia e si radunano intorno a lui, l’uccello in gabbia cerca di uscire, dice il Daishonin. Questo indica il momento in cui la gabbia dell’ignoranza e della sofferenza scompare, siamo liberi da tutte le pastoie delle illusioni e possiamo librarci liberi «nel cielo della natura essenziale dei fenomeni» (Lettera a Niiike, RSND, 1, 914), cioè nel regno dell’Illuminazione vasto e illimitato come la volta celeste.
Una preghiera sincera espressa nella forma della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo risuona con la mistica Legge che pervade l’universo, avvolge la nostra vita e fa emergere il potere di spezzare la nostra oscurità interiore o ignoranza. In altre parole, l’atto di recitare il Daimoku è una rappresentazione della profonda comunione o interazione tra noi e l’universo.
Il Daishonin afferma: «Quando con la bocca recitiamo la mistica Legge, la nostra natura di Budda viene richiamata e immancabilmente emergerà». È da notare che egli usa il termine “immancabilmente”. Recitando Daimoku riusciremo immancabilmente a manifestare dentro di noi gli illimitati poteri benefici della Legge mistica. Inoltre, più persevereremo nella nostra pratica buddista con forte fede, più potremo sperimentare questo potere incommensurabile e sconfinato nella nostra vita.
Per sottolineare quanto sia grande il beneficio della Legge mistica, durante le sue lezioni Toda spesso diceva con tono scherzoso: «Supponendo che il beneficio che io ho ricevuto sia paragonabile alle dimensioni di questa sala, quello che avete ricevuto voi non è più grande del mio dito mignolo». E descriveva i benefici della Legge mistica dicendo che erano inesauribili come una sorgente d’acqua che sgorga eternamente. Ricordo ancora con affetto le sue lezioni.
Lo scopo della nostra pratica quotidiana è riuscire a sperimentare pienamente e liberamente il potere incommensurabile che sgorga dalla natura di Budda, vitale e dinamica, di tutti i Budda, di tutti i bodhisattva e di tutte le divinità protettrici.

La protezione delle divinità celesti e la gioia di tutti i Budda

Più in là in questo passo, il Daishonin afferma che la natura di Budda delle divinità celesti come Brahma e Shakra, i due principali dèi tutelari del Buddismo, sarà richiamata e agirà per proteggerci, mentre la natura di Budda di tutti i Budda e i bodhisattva sarà evocata e gioirà. Qui egli spiega i benefici che otteniamo dalla recitazione del Daimoku secondo due prospettive, cioè la protezione delle divinità celesti e la gioia dei Budda e dei bodhisattva.
Per prima cosa il Daishonin scrive: «La natura di Budda di Brahma e di Shakra, richiamata, ci proteggerà». La protezione delle divinità celesti è una manifestazione delle funzioni della Legge mistica, e viene attivata dalla recitazione di Nam-myoho-renge-kyo che richiama la nostra natura di Budda.
Il Buddismo insegna «che la fragranza interna otterrà protezione esterna» (I tre tipi di tesori, RSND, 1, 752).9 Quando la nostra natura di Budda emerge dall’interno, attiva anche la natura di Budda nella vita degli altri che si manifesta sotto forma di protezione esterna. Perciò la protezione che si riceve dalle forze positive dell’universo dipende dal fatto che noi per primi facciamo emergere la nostra natura di Budda. In altre parole, queste funzioni protettive sono attivate dalla nostra determinazione nella fede. La nostra natura di Budda si manifesta nel momento in cui apriamo un varco nell’oscurità interiore o ignoranza basandoci su una forte convinzione nella fede. Perciò in uno dei suoi scritti il Daishonin cita le parole del Gran Maestro cinese Miao-lo: «Più forte è la fede, maggiore è la protezione degli dèi» (La supremazia della Legge, RSND, 1, 546)10 e commenta: «Se uno conserva una fede salda, certamente la protezione degli dèi sarà grande».
Recitare Nam-myoho-renge-kyo con tutto il cuore attiva le funzioni protettrici dell’universo. È la nostra trasformazione interiore, cioè l’emergere della nostra natura di Budda, che le sprona ad agire. Nel Buddismo di Nichiren Daishonin, aspettarsi la loro protezione senza trasformare la nostra vita non è il modo corretto di pregare.

La gioia è l’essenza dei mondi di Bodhisattva e Buddità

In questo passo il Daishonin scrive anche: «La natura di Budda dei Budda e dei bodhisattva, richiamata, gioirà». E, per avvalorare la sua affermazione, cita un passo dell’undicesimo capitolo del Sutra del Loto, L’apparizione della Torre preziosa: «Se qualcuno potrà sostenerlo [questo sutra] anche solo per breve tempo, certo io ne gioirò e così faranno tutti gli altri Budda» (SDL, 234). La gioia dei Budda e dei bodhisattva di cui parla il Daishonin costituisce il vero beneficio che si ottiene recitando il Daimoku. In altre parole, il mondo vasto e omnicomprensivo della Buddità, e il mondo compassionevole dei bodhisattva, caratterizzato dal desiderio di ricercare la Legge mistica e trasmetterla agli altri, si manifestano e agiscono nella nostra vita in modo attivo e vibrante.
In La raccolta degli insegnamenti orali il Daishonin afferma: «Si riferisce alla grande gioia che si sperimenta quando si comprende per la prima volta che la propria mente fin dal principio è stata il Budda. Nam-myoho-renge-kyo è la più grande di tutte le gioie» (BS, 124, 54). Non c’è gioia più grande di quella che si prova quando la nostra natura di Budda emerge, quando il mondo di Buddità pulsa vibrante nella nostra vita.
Di fronte alle numerose richieste e pressioni della vita quotidiana, alcuni penseranno che questa gioia in teoria è bella, ma che essi non riusciranno mai a sperimentarla concretamente. Ma innumerevoli membri della SGI hanno davvero assaporato questa gioia nella loro vita reale, dedicandosi instancabilmente a lavorare per la causa di kosen-rufu, l’intenzione e il mandato del Budda, nonostante i loro numerosi e diversi impegni quotidiani.
Un esempio degno di nota fu la gioia che provarono i membri che parteciparono alla campagna di Osaka (1956)11 quando contribuirono a realizzare ciò che tutti credevano fosse impossibile. In quell’impresa molti membri che avevano appena cominciato a praticare il Buddismo del Daishonin, e che stavano ancora faticosamente lottando nella loro vita quotidiana, sperimentarono una gioia che non avevano mai conosciuto prima. Parlavano l’uno all’altro del piacere che provavano lavorando per kosen-rufu, recitando sinceramente il Daimoku e impegnandosi con energia a far conoscere la pratica buddista alle persone intorno a loro.
Quando ci impegniamo assiduamente nella pratica di shakubuku, insegnare agli altri la Legge mistica che è la missione dei Bodhisattva della Terra, la nostra vita si riempie naturalmente di gioia. E quando vediamo i nostri amici che si rivitalizzano, superano le avversità e si lanciano in nuove imprese basandosi sulla fede nella Legge mistica, ci ricordiamo che stiamo avanzando sul sentiero della felicità, nostra e degli altri, come messaggeri del Budda, e questo ci dà una meravigliosa sensazione di essere vivi. Molti dei nostri membri lo hanno sperimentato personalmente.
Il Daishonin parla di «provare gioia insieme agli altri» (cfr. Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 118, 50). Agire per la felicità degli altri e il benessere della società, mossi dalla compassione, corrisponde all’opera dei Budda e dei bodhisattva. Perciò questi nostri sforzi non possono mancare di far felici i Budda e i bodhisattva di tutto l’universo, che ci loderanno. Oggi, gli sforzi assidui dei nostri membri in tutto il Giappone e nel mondo, e il continuo sviluppo del nostro movimento di kosen-rufu, stanno dando gioia ai Budda e ai bodhisattva.
In tanti luoghi del globo i membri della SGI stanno recitando Nam-myoho-renge-kyo basandosi sul loro voto di propagare ampiamente la Legge mistica come Bodhisattva della Terra. È arrivato il giorno in cui tutto il nostro pianeta è avvolto da un potente Daimoku recitato dai membri che pregano e agiscono per la pace mondiale e la felicità di tutta l’umanità.
I membri della SGI credono nel potenziale di cambiamento interiore delle persone, nella loro capacità di trionfare anche nelle situazioni più avverse. Ovunque nel mondo ci sono esempi di questa vera forza e ricchezza di carattere, di lavoro per la pace e per il benessere degli altri come buoni cittadini e membri responsabili della società. L’apparizione di questa rete di individui dotati di una fede incrollabile nel potenziale umano è di per sé un evento di significato storico. L’intero mondo sta aspettando il nostro progresso e la vittoria che otterremo basandoci sempre sulla recitazione del Daimoku.

«Tutti i Budda delle tre esistenze hanno anch’essi conseguito la Buddità grazie ai cinque caratteri di Myoho-renge-kyo. Questi cinque caratteri sono la ragione dell’avvento nel mondo dei Budda delle tre esistenze; sono la mistica Legge con la quale tutti gli esseri viventi possono raggiungere la via del Budda. Comprendi bene il significato di tutto ciò e, sulla strada per il conseguimento della Buddità, recita Nam-myoho-renge-kyo senza arroganza o attaccamento a idee preconcette».

La mistica Legge con la quale tutti gli esseri viventi possono raggiungere la via del Budda

Perché i Budda delle tre esistenze gioiscono? Perché tutti loro hanno ottenuto l’Illuminazione attraverso la Legge mistica. Nam-myoho-renge-kyo è «la ragione dell’avvento nel mondo dei Budda delle tre esistenze». È la Legge «con la quale tutti gli esseri viventi possono raggiungere la via del Budda». In altre parole, Nam-myoho-renge-kyo non è solo la Legge fondamentale che ha permesso a tutti i Budda delle tre esistenze di ottenere l’Illuminazione, ma è anche il seme della Buddità che permette a noi, persone comuni dei nove mondi, di farlo. Recitiamo Nam-myoho-renge-kyo perché è esattamente il nome della natura di Budda.
Noi tutti siamo intrinsecamente dotati del “seme della Buddità”, Nam-myoho-renge-kyo, ma la nostra Buddità non brilla semplicemente perché esiste dentro di noi, deve essere attivata. La chiave per dischiudere la nostra Buddità interna è la pratica della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo. Recitare è il modo per manifestare la nostra natura di Budda.
Quando recitiamo, anche la natura di Budda delle divinità celesti – le funzioni protettive dell’universo – si manifesta e agisce per proteggerci. Allo stesso modo, la natura di Budda di tutti i Budda e i bodhisattva delle tre esistenze si manifesta avvolgendoci in un mondo di gioia. Attraverso il potere della Legge mistica possiamo sbarazzarci delle catene dell’ignoranza e della sofferenza e rivitalizzare la nostra vita a un livello fondamentale. E quando lo facciamo, assaporiamo una condizione vitale che trabocca dell’illimitata gioia della Legge.
Il carattere myo di myoho, o Legge mistica, ha tre significati: aprire, essere pienamente dotato e rivitalizzare.12 Non c’è pratica buddista altrettanto meravigliosa che recitare Nam-myoho-renge-kyo, un atto che di per sé afferma la suprema dignità di chi basa la propria vita sulla Legge mistica. Il Buddismo di Nichiren Daishonin esiste per permettere agli individui di scoprire e far emergere l’infinito potenziale che risiede dentro di loro.
Il Daishonin conclude questo scritto con le parole: «Comprendi bene il significato di tutto ciò e, sulla strada per il conseguimento della Buddità, recita Nam-myoho-renge-kyo senza arroganza o attaccamento a idee preconcette».
Le varie scuole buddiste dei tempi del Daishonin avevano perso di vista la «vera intenzione del Budda» (RSND, 1, 776). Il Daishonin osserva che «ogni scuola si ostina orgogliosamente nei propri preconcetti» (Ibidem). Queste scuole avevano dimenticato il punto di origine del Buddismo, ovvero risvegliare le persone alla loro dignità interiore, al loro valore. Non essendo più preoccupate di aiutare gli altri a rivelare il proprio potenziale umano, vasto e illimitato come l’universo, avevano formulato dottrine che conducevano in altre direzioni. In altre parole, avevano commesso l’errore di ricercare la Legge al di fuori dell’essere umano. Di conseguenza non potevano alleviare alla radice le sofferenze delle persone dell’Ultimo giorno, né condurle all’Illuminazione.
Inoltre offendevano il Sutra del Loto, l’insegnamento che contiene il vero intento del Budda e permette a tutte le persone di ottenere l’Illuminazione. Per questo motivo il Daishonin condannava gli errori delle scuole buddiste tradizionali dei suoi giorni. Adoperandosi per restaurare lo scopo originale del Buddismo, egli proclamò l’insegnamento corretto del Sutra del Loto e istituì la pratica di recitare Nam-myoho-renge-kyo, il mezzo con il quale tutte le persone dell’Ultimo giorno possono conseguire la Buddità.
Il Buddismo di Nichiren Daishonin è l’insegnamento che permette alle persone di risvegliarsi e manifestare concretamente il proprio sublime potenziale interiore. Attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo chiunque può manifestare nella propria vita la stessa natura buddica che possiedono i Budda. Questo è un insegnamento di suprema eguaglianza, e quello della fede nella Legge mistica è un mondo di supremo rispetto per tutte le persone.
Il Gohonzon è l’oggetto di culto per manifestare la Legge mistica che esiste dentro di noi, è lo specchio limpido per vedere la nostra stessa vita come un’entità della Legge mistica. Il Daishonin afferma ripetutamente nei suoi scritti che uno stato vitale identico a quello incarnato nel Gohonzon esiste dentro ognuno di noi. Far emergere il Gohonzon che risiede in noi rappresenta il nostro conseguimento della Buddità. In questo senso, il Gohonzon esprime la suprema nobiltà della vita di tutte le persone. Il Buddismo del Daishonin è un insegnamento umanistico, che sottolinea dall’inizio alla fine la suprema dignità e il supremo valore dell’individuo. È un insegnamento per vivere in accordo con il nostro io più grande.

Una fede forte e invincibile

Una volta, in un’intervista per un periodico, il presidente Toda rispose così alla domanda sul significato della recitazione davanti al Gohonzon svolta dai membri della Soka Gakkai: «I nostri corpi sono la stessa cosa del mandala [cioè il Gohonzon iscritto da Nichiren Daishonin]. Però, anche se le nostre vite sono identiche a esso, la forma del mandala non appare nella nostra vita senza uno sforzo da parte nostra. È recitando Nam-myoho-renge-kyo al Gohonzon che il mandala [Gohonzon] si stabilisce saldamente nella nostra vita. A quel punto il potere dei bodhisattva e degli dèi buddisti Brahma e Shakra inerente al Gohonzon si attiva. Per questo diventiamo felici. Il Gohonzon non ci dà la felicità. Essa è già dentro di noi e la facciamo emergere con la pratica di recitare il Daimoku. Non c’è niente di magico in questo».13
Sono passati quasi otto secoli da quando il Daishonin fece il suo avvento nel mondo. Cercando di realizzare la sua profezia di un’ampia propagazione della Legge mistica, la Soka Gakkai ha istituito una pratica giornaliera concreta basata sulla fede nel Gohonzon che permette a tutte le persone di far emergere la propria Buddità innata. Non è eccessivo affermare che, quando apparve per la prima volta la Soka Gakkai, il cammino di trasformazione interiore che costituisce l’essenza originale del Buddismo del Daishonin era stato dimenticato da chi si professava credente. Il primo e il secondo presidente della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi e Josei Toda, però, insegnarono che la fede nel Gohonzon doveva essere direttamente legata allo scopo di cambiare radicalmente la propria vita, di realizzare la rivoluzione umana e di trasformare in positivo la società nel suo complesso. La Soka Gakkai è l’unica organizzazione i cui membri percorrono saldamente il sentiero del conseguimento della Buddità basandosi sulla sincera recitazione di Nam-myoho-renge-kyo in esatto accordo con questo scritto di Nichiren Daishonin. Lo spirito di mettere il Daimoku al primo posto e di fare del Gohonzon il nostro fondamento è intensamente vivo nella SGI.
Nell’aprire un sentiero di suprema speranza per l’umanità, la SGI sta realizzando concretamente l’affermazione del Daishonin nella quale dichiara che attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo egli stava «mettendo in grado tutti gli esseri viventi di conseguire la Buddità nei diecimila anni dell’Ultimo giorno della Legge» (Raccolta degli insegnamenti orali, BS, 110, 62). I membri della SGI possiedono una fede veramente forte e invincibile. Si sostengono e si incoraggiano a vicenda, si impegnano nella loro vita con impavido coraggio per adempiere al loro voto per kosen-rufu. Sono grandi vincitori, e la loro natura di Budda brilla con uno splendore pari a quello di ogni Budda dell’universo. Coloro che perseverano nella loro pratica buddista per la felicità propria e degli altri basandosi sulla recitazione del Daimoku riusciranno a ottenere lo stesso stato vitale da leone del Budda. E mentre raggiungeranno una felicità e una gioia sempre maggiori, per sé e per gli altri, potranno anche stabilire una condizione vitale incrollabile che trabocca del potere di una grande saggezza e dello spirito di una grande compassione.
Recitiamo per dimostrare che davvero «myo significa rivitalizzare» (Il Daimoku del Sutra del Loto, RSND, 1, 132) e diamo prova del potere benefico della Legge mistica di trasformare il veleno in medicina. Recitiamo per provare il principio secondo cui «quando accade un grande male, seguirà un grande bene» (Grande male e grande bene, RSND, 1, 992). Recitiamo per realizzare una società pacifica e prospera, quella che i sutra chiamano “terra del Budda”, diffondendo gli ideali e i principi di Nichiren Daishonin.
Facendo riecheggiare il suono vibrante della Legge mistica attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, continuiamo a portare avanti la nostra missione di trasformare la società come alfieri del mondo dello spirito e avanziamo dinamicamente verso il trionfante centesimo anniversario della Soka Gakkai (nel 2030).

Se viviamo
basandoci sulla recitazione della Legge mistica,
assaporeremo con gioia
l’onore e lo splendore
della nostra esistenza in questo mondo

Note

1) «Gioia senza limiti della Legge»: La suprema e fondamentale felicità del Budda, il beneficio della Legge mistica. In Felicità in questo mondo il Daishonin scrive: «Non c’è vera felicità per gli esseri umani al di fuori del recitare Nam-myoho-renge-kyo. Il sutra afferma: “… e là gli esseri viventi sono felici e a proprio agio” (SDL, 303). Potrebbe forse indicare qualcosa di diverso dalla gioia senza limiti della Legge?» (RSND, 1, 607).
2) Nei cenni storici della Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin si afferma che questa lettera era indirizzata alla monaca laica Myoho, ma recenti studi lo hanno messo in dubbio.
3) Il culto del Budda Amida, insegnato nella scuola buddista della Pura Terra (Nembutsu). Amida è un Budda descritto nei sutra della Pura Terra che si dice dimori nella Pura Terra di Perfetta Beatitudine, situata a ovest. I credenti della scuola della Pura Terra ricercano la salvezza attraverso l’aiuto di questo Budda e aspirano a rinascere nella Pura Terra nella loro prossima esistenza.
4) Il Daishonin usa spesso nei suoi scritti Myoho-renge-kyo come sinonimo di Nam-myoho-renge-kyo.
5) Simultaneità di causa ed effetto: il principio secondo il quale causa ed effetto coesistono simultaneamente in un singolo istante di vita.
6) Il Daishonin scrive: «Il principio supremo [cioè la Legge mistica] in origine non aveva nome. Mentre il santo osservava il principio e assegnava i nomi a tutte le cose, percepì l’esistenza di quest’unica Legge meravigliosa [myoho] dotata simultaneamente di causa ed effetto [renge] e la chiamò Myoho-renge» (L’entità della Legge mistica, RSND, 1, 374).
7) Le funzioni benevole di cui è dotato un Budda. La virtù del sovrano è il potere di proteggere tutti gli esseri viventi, la virtù del maestro è la saggezza per istruirli e condurli all’Illuminazione, e la virtù del genitore è la compassione di farli crescere e sostenerli.
8) Gli insegnamenti provvisori precedenti al Sutra del Loto non insegnano che la Buddità esiste in tutte le persone e descrivono invece i Budda come figure idealizzate ed esseri superiori. L’insegnamento della Pura Terra (Nembutsu), per esempio, spiega che, anziché contare sui propri sforzi, per salvarsi bisognerebbe dipendere esclusivamente da un Budda, e in particolare da Amida.
9) Questa frase si trova in Annotazioni su “Grande concentrazione e visione profonda” del Gran Maestro Miao-lo. La “fragranza interna” è il potere di manifestare la natura di Budda, o verità, che esiste nella vita. La “protezione esterna” indica le funzioni che proteggono e aiutano coloro la cui vita è oscurata dalle illusioni. In I tre tipi di tesori il Daishonin scrive: «Il Buddismo insegna che la fragranza interna otterrà protezione esterna. Questo è uno dei suoi princìpi più importanti» (RSND, 1, 752).
10) Annotazioni su “Grande concentrazione e visione profonda” di Miao-lo.
11) Nel maggio 1956 i membri del Kansai, uniti intorno al giovane Daisaku Ikeda, inviato dal secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda a sostenerli, introdussero 11.111 famiglie alla pratica del Buddismo del Daishonin. Alle elezioni che si svolsero due mesi dopo il candidato sostenuto dalla Soka Gakkai conquistò un seggio alla Camera alta, un risultato che a quel tempo era considerato impossibile.
12) In Il Daimoku del Sutra del Loto il Daishonin discute il significato di myo di myoho, la Legge mistica: «Il carattere myo significa aprire» (RSND, 1, 127), «myo vuol dire “pienamente dotato”, che a sua volta significa “perfetto e completo”» (Ibidem, 128), «myo significa rivitalizzare, rivitalizzare significa ritornare a vivere» (Ibidem, 132). 13) Musei Tokugawa, Mondo Yuyo: Musei Taidan-chu (Aperto al dialogo, interviste di Musei), Sanshusha, d.s., Tokyo, vol. 11, p. 102.

(Traduzione di Marialuisa Cellerino)

 

 

 

Quattro debiti di gratitudine

Shion sho
Gosho Zenshu, pag. 935
Gli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 7 pag. 129

Chi studia il Buddismo deve assolutamente ripagare i quattro debiti di gratitudine. Secondo il Sutra Shinjikan, il primo debito di gratitudine è quello verso tutti gli esseri viventi. Se non fosse per essi, non sarebbe possibile fare il voto di salvare innumerevoli esseri viventi. Inoltre, se non fosse per le persone malvagie che li perseguitano, come potrebbero i bodhisattva accrescere i loro meriti?
Il secondo debito di gratitudine è quello per il padre e la madre: per nascere nei sei sentieri, è indispensabile avere dei genitori. Se uno nasce in una famiglia di assassini, di ladri, di gente che viola le regole di condotta o di gente che offende la Legge, benché egli non commetta tali colpe, partecipa del loro karma. Quanto ai miei genitori in questa esistenza, dandomi la vita mi hanno fatto diventare un credente nel Sutra del Loto. Perciò devo ai miei attuali genitori una gratitudine ancora più grande che se fossi nato nella famiglia di Bonten, Taishaku, dei quattro grandi Re celesti o di un Re che gira la ruota1 e avessi ereditato il triplice mondo o i quattro continenti e fossi venerato dalle quattro categorie di credenti2 nei mondi umani e celesti.
Il terzo è il debito di gratitudine dovuto al sovrano. Grazie alla benevolenza del sovrano, possiamo riscaldare il nostro corpo nelle tre luci del cielo3 e possiamo mantenerci in vita con i cinque cereali4 della terra. Per di più in questa esistenza ho potuto aver fede nel Sutra del Loto e ho incontrato un sovrano che mi ha permesso di liberarmi dalle sofferenze di nascita e morte in questa vita. Come posso stupidamente serbargli rancore per l’insignificante male che mi ha fatto?
Il quarto è il debito di gratitudine dovuto ai tre tesori. Quando Shakyamuni si impegnò per innumerevoli kalpa nelle pratiche dei bodhisattva, accumulò ogni genere di fortuna e di meriti. I benefici che aveva ottenuto li divise in sessantaquattro parti, una delle quali la tenne per sé, mentre le altre sessantatré le lasciò in questo mondo: «Ci sarà un’epoca in cui predomineranno le cinque impurità, fioriranno le eresie e le persone che offendono la Legge riempiranno il mondo. Le innumerevoli divinità benevolenti private del gusto della Legge esauriranno la loro autorità e il loro potere. Il sole e la luna perderanno la loro luce, i draghi celesti non faranno cadere la pioggia e le divinità della terra diminuiranno la fertilità del suolo e alberi e piante, radici e foglie, fiori e frutti perderanno le proprietà medicinali e i sette sapori5. Anche i re che hanno osservato i dieci buoni precetti6 diventeranno avidi, collerici e stupidi, i figli non rispetteranno i genitori e si romperanno i legami dei sei parenti7. I miei discepoli, pur radendosi il capo, saranno ignoranti e senza precetti e, abbandonati anche dalle divinità tutelari, non avranno di che vivere. Per sostenere la vita di questi monaci e monache [lascio loro sessantatré parti dei miei meriti]».
Inoltre, i benefici dello stato di Budda conseguito come effetto della sua pratica, li divise in tre parti di cui ne utilizzò per sé solo due: infatti egli avrebbe dovuto vivere fino all’età di centoventi anni, ma morì dopo gli ottant’anni, offrendo a noi gli altri quarant’anni. Anche adoperando tutta l’acqua dei quattro oceani8 per stemperare l’inchiostro, bruciando tutti gli alberi e le piante per fare l’inchiostro, raccogliendo i peli di tutti gli animali per fare i pennelli e usando tutte le superfici dei mondi delle dieci direzioni come carta per descrivere la nostra riconoscenza, non potremmo mai ripagare il debito di gratitudine per il Budda.
Quanto al debito di gratitudine per la Legge, la Legge è la maestra di tutti i Budda. I Budda sono rispettabili grazie alla Legge. Perciò, chi vuole ripagare il debito di gratitudine dovuto al Budda, deve ripagare il debito di gratitudine verso la Legge.
Infine, per quanto riguarda il debito di gratitudine per il prete, il tesoro del Budda e il tesoro della Legge sono invariabilmente perpetuati dal prete. Per fare un esempio, se non c’è legna da ardere, non c’è fuoco e, se non c’è terra, gli alberi e le piante non crescono. Allo stesso modo, anche se il Buddismo esisteva, senza i preti che lo hanno studiato e trasmesso, non avrebbe potuto propagarsi attraverso i duemila anni del Primo e Medio giorno fino all’Ultimo giorno della Legge. Per questo il Sutra Daijuku (della Grande assemblea) afferma: «Supponete che nel quinto periodo di cinquecento anni qualcuno tormenti monaci ignoranti e senza precetti accusandoli di qualche colpa. Sappiate che quell’uomo sta spegnendo la grande torcia del Buddismo». È veramente difficile ripagare il debito di gratitudine che dobbiamo al prete!
Pertanto dobbiamo ripagare il debito di gratitudine ai tre tesori. Nel tempi antichi, c’erano santi come Sessen Doji, il bodhisattva Jotai9, il bodhisattva Yakuo, il re Fumyo10 e altri. Tutti costoro offrirono [la propria vita], o dando il corpo in pasto a un demone, o vendendo il sangue e il midollo, o bruciando il braccio o offrendo la testa. I comuni mortali dell’Ultimo giorno invece, pur ricevendo i benefici dei tre tesori, non ripagano il debito di gratitudine. Come potranno mai raggiungere la Via del Budda? I Sutra Shinjikan, Bommo e altri affermano che coloro che studiano il Buddismo e ricevono il precetto della perfetta e immediata Illuminazione devono assolutamente ripagare i quattro debiti di gratitudine. Io non sono che un comune mortale ignorante il cui corpo è fatto di carne e sangue, non mi sono liberato neppure di una frazione delle tre categorie di illusioni, eppure, poiché per la causa del Sutra del Loto sono stato insultato, calunniato, attaccato con spade e bastoni e mandato in esilio, penso di potermi paragonare ai grandi santi che si bruciarono il braccio, si spezzarono le ossa e offrirono la testa. Per questo provo un’immensa gioia.

note:

1] Re che girano la ruota: sovrani ideali della mitologia indiana. Nel Buddismo, sono i re che governano il mondo con la giustizia e non con la forza. Posseggono trentadue caratteri distintivi e governano i quattro continenti che circondano il monte Sumeru girando la ruota ricevuta dal cielo al momento dell’incoronazione. La ruota può essere d’oro, d’argento, di rame e di ferro.

2] Quattro categorie di credenti: monaci, monache, credenti laici e laiche.

3] Tre luci del cielo: la luce del sole, della luna e delle stelle.

4] Cinque cereali: grano, riso, fagioli e due tipi di miglio. Cereali in genere.

5] Sette sapori: dolce, pungente, acre, amaro, salato, stringente e sapore sottile.

6] Dieci buoni precetti: proibizioni contro le dieci azioni malvagie citate nella nota 2. Nascere re era ritenuto effetto della fortuna accumulata in esistenze precedenti osservando i dieci precetti.

7] Sei parenti: padre, madre, fratello maggiore, fratello minore, moglie, figlio o figlia. Secondo un’altra classificazione, sono: padre, figlio o figlia, fratello maggiore, fratello minore, marito e moglie.

8] Quattro oceani: secondo la visione indiana del mondo, circondano i quattro continenti.

9] Jotai: bodhisattva che appare nei Sutra Hannya. Egli non si curava di fama e ricchezza, ricercava solo la perfetta saggezza.

10] Fumyo: nome di Shakyamuni in un’esistenza precedente quando era impegnato nella paramita dell’osservanza dei precetti.

cenni
storici

Questa lettera, datata 16 gennaio 1262, è indirizzata a Kudo Sakon-no-jo Yoshitaka, conosciuto anche come Kudo Yoshitaka, signore di Amatsu, nella provincia di Awa. Nichiren aveva allora quarantuno anni e si trovava in esilio a Izu. Si ritiene che Yoshitaka sia diventato discepolo di Nichiren nel 1256, nello stesso periodo di Shijo Kingo e Ikegami Munenaka. Durante l’esilio del Daishonin, Kudo Yoshitaka mantenne una fede pura e continuò a inviare offerte al maestro. Rimase ucciso, insieme a Kyonin-bo – un altro discepolo del Daishonin – durante la persecuzione di Komatsubara, nel novembre del 1264, dove era accorso per proteggere il Daishonin, attaccato da Tojo Kagenobu e i suoi soldati: in quel combattimento il Daishonin stesso fu ferito alla fronte da un colpo di spada e si fratturò la mano sinistra. Questo è l’unico Gosho ancora esistente indirizzato a Kudo Yoshitaka. Il 28 aprile 1253 Nichiren aveva proclamato Nam-myoho-renge-kyo e iniziato le attività di propagazione. Il 16 luglio del 1260, aveva inviato alle autorità il Rissho ankoku ron (Adottare la dottrina corretta per la pace nel paese), per questo si era attirato le ire dei discepoli della setta Nembutsu. Un mese dopo, il 27 agosto del 1260, un gruppo di seguaci Nembutsu attaccò la sua capanna, a Matsubagayatsu, con l’intenzione di ucciderlo: fortunatamente Nichiren, avvertito, riuscì a fuggire e si rifugiò nella dimora di Toki Jonin. L’anno successivo, nella primavera del 1261, tornò a Kamakura e riprese le attività di propagazione. A seguito delle calunnie dei preti Nembutsu, venne arrestato con il reato di diffamazione e il 12 maggio del 1261, senza alcun processo, il governo decretò per il Daishonin la pena dell’esilio. Il luogo prescelto fu la penisola di Izu, una roccaforte della setta Nembutsu, dove rimase quasi due anni. Ottenne infatti il perdono il 22 febbraio 1263.

spiegazione

a cura di
anna conti

All’inizio di questa lettera Nichiren manifesta la sua gioia riguardo all’esilio, perché è la prova di ciò che è scritto nel Sutra del Loto, e grazie a questo ha potuto «praticare il Sutra ventiquattro ore al giorno, anche senza doverci pensare» (SND, 7, 133). Egli è perfettamente consapevole di subire persecuzioni poiché propaga il Sutra del Loto: «Sono incolpato unicamente per aver cercato di diffondere il Sutra del Loto – afferma – […] Non riesco a esprimere la mia gioia al pensiero che una persona così umile, ignorante e senza precetti, sia menzionata nel Sutra del Loto predicato più di duemila anni fa, e che il Budda abbia profetizzato le persecuzioni che avrebbe subito. […] Quale gioia più grande potrebbe esistere per chi nasce essere umano?» (ibidem, pagg. 132-133).
«Ciò dimostra la vastità del suo stato vitale che gli permise di considerare le persecuzioni che incontrava per il Sutra del Loto come una gioia suprema – scrive il presidente della SGI Daisaku Ikeda nel Mondo del Gosho – […] Il suo comportamento esprime un coraggio assoluto pur mantenendo una profonda umanità. Ogni volta che il Daishonin incontrava una persecuzione diventava più forte e capace. Questo perché manifestava dentro di sé la forza vitale del Tathagata che mette a repentaglio la sua vita per la Legge» (Il Nuovo Rinascimento, n. 280, pag. 17).

Chi studia il Buddismo deve assolutamente ripagare i quattro debiti di gratitudine.

Il concetto di gratitudine è molto importante nel Buddismo, così come in altre religioni e culture. La sua importanza è riconosciuta universalmente: per millenni ripagare i debiti di gratitudine è stato un principio guida per gli esseri umani. Nel Buddismo è considerato un’azione da Bodhisattva che pone i semi per l’Illuminazione ed è la chiave per aprire e sviluppare la nostra vita.
Il desiderio di ripagare i debiti di gratitudine è stato al centro della vita del Daishonin, che ha sempre manifestato una grande umanità e una profonda riconoscenza, come dimostra nelle sue lettere in cui non solo ha parole di ringraziamento per i discepoli che gli inviavano offerte, ma anche per coloro che lo perseguitavano. «Proprio le persone che mi hanno falsamente accusato e il governante che mi ha esiliato sono le persone con le quali ho il più profondo debito di gratitudine», così affermava nonostante le innumerevoli persecuzioni e minacce alla sua vita (SND, 7, 134).
In una spiegazione del Gosho L’esilio di Izu Ikeda afferma: «La gratitudine è fonte di umanità… Fa di una persona un vero essere umano. […] Il senso di gratitudine rafforza e nobilita la vita, mentre dare per scontato i favori e l’aiuto che abbiamo la fortuna di ricevere può renderci meschini (Gli eterni insegnamenti di Nichiren Daishonin, Esperia, pag. 17).
Nella realtà di tutti i giorni è spesso difficile esprimere con naturalezza questo sentimento tanto nobile: a volte è considerato come qualcosa di superfluo o di scontato e spesso il nostro orgoglio ci impedisce di manifestarlo, soprattutto quando la nostra vita è chiusa in se stessa.
Persino nel mondo animale, dominato dall’istinto, esistono manifestazioni di gratitudine, a maggior ragione dovrebbero esserci tra gli esseri umani, proprio come spiega il Daishonin: «La vecchia volpe non dimentica la collinetta in cui è nata, e la tartaruga bianca ripagò il favore ricevuto da Mao Pao. Persino gli animali conoscono la gratitudine, a maggior ragione dovrebbero conoscerla gli esseri umani. […] Ma per ripagare questi grandi debiti (chi si dedica al Buddismo) deve assolutamente studiare a fondo la Legge buddista e diventare un saggio» (SND, 2, 115-116).
«Studiare a fondo la Legge buddista» significa mettere in pratica l’insegnamento buddista nelle nostre azioni, utilizzando la saggezza che emerge dal nostro cuore ogni qualvolta preghiamo il Gohonzon con sincerità: questo richiede un impegno continuo per far sì che il nostro “essere buddisti” viva nella quotidianità e non rimanga pura teoria.
Secondo il Buddismo, non solo abbiamo debiti di gratitudine verso molte persone o entità, ma vi sono anche tre metodi per ripagare i debiti di gratitudine, in ordine crescente di significato. Il primo è fornire i mezzi necessari a sostenere la vita: ad esempio dare cibo e vestiti a una persona, o pagare le tasse al governo. Il secondo è non andare contro quella persona o contro le volontà del governo. Il terzo – il migliore ma anche il più difficile – consiste nel manifestare nella nostra vita la Buddità e utilizzare questa condizione vitale per condurre le altre persone alla felicità e per migliorare la società intera.
Il Daishonin è consapevole di quanto sia difficile questo terzo percorso, ciononostante ci incoraggia continuamente in questa direzione.

Secondo il Sutra Shinjikan … come potrebbero i bodhisattva accrescere i loro meriti?

Senza gli esseri viventi per i bodhisattva sarebbe difficile realizzare il grande desiderio di salvare la gente dalla sofferenza.
Gli esseri viventi sembrano separati gli uni dagli altri, in realtà fanno tutti parte della grande vita cosmica: nessun fenomeno esiste in sé, ma solo in relazione a tutto il resto del mondo; tramite questo principio (engi, origine dipendente) il Buddismo insegna che siamo legati gli uni agli altri e nessuno può vivere isolato.
Proprio perché esistono le altre persone noi possiamo fare la nostra rivoluzione umana, perciò il nostro debito verso gli altri è immenso. Anche grazie alle persone che ci creano difficoltà o sofferenza possiamo migliorare e rafforzare la nostra vita.
Succede spesso, ad esempio, che proprio quando abbiamo problemi con qualcuno – che sia un familiare, un’amica, un collega, ecc. – ci sforziamo di recitare Daimoku con più forza e convinzione, e quest’azione fa emergere dalla nostra vita uno stato vitale così alto che ci permette di affrontare le difficoltà con grande coraggio. La via della Buddità non esiste distaccata dalla sofferenza, anzi più grande è la sofferenza, più grandi saranno i benefici.
Da un punto di vista più ampio ripagare il debito di gratitudine verso gli esseri viventi significa far conoscere l’insegnamento di Nichiren, propagare Nam-myoho-renge-kyo, donare a tutte le persone il seme per l’ottenimento della Buddità.

Il secondo debito di gratitudine … dalle quattro categorie di credenti nei mondi umani e celesti.

Anche in Ripagare i debiti di gratitudine, Nichiren afferma: «A maggior ragione chi si dedica al Buddismo non dovrebbe dimenticare la gratitudine verso i genitori…» (SND, 2, 116).
Spesso i figli si ribellano ai genitori, in certi casi li accusano di essere la causa della loro insoddisfazione o infelicità. Questo contrasto generazionale può essere particolarmente ricorrente negli anni dell’adolescenza e nella prima giovinezza, poi, con gli anni, i conflitti tendono a placarsi e nella maggior parte dei casi si riesce a ricreare un buon rapporto con i genitori. Al di là delle storie personali, il Buddismo insegna che ciascuno di noi ha un grande debito di gratitudine verso i genitori. Prima di tutto perché ci hanno donato la vita, il bene più prezioso: grazie a loro siamo nati come esseri umani e abbiamo così avuto la possibilità di incontrare il Buddismo di Nichiren Daishonin in questa esistenza. Per questo, qualunque siano le circostanze in cui viviamo, dovremmo sempre essere disponibili e benevoli verso i nostri genitori. «L’inferno esiste nel cuore di chi disprezza suo padre e non si cura di sua madre», ci avverte Nichiren nel Gosho di Capodanno (SND, 4, 271).
Nel caso in cui i nostri genitori siano defunti, possiamo ripagare il nostro debito pregando sinceramente ogni giorno per la loro eterna felicità. Mentre sono in vita, possiamo manifestare in tanti modi il nostro amore e la nostra gratitudine, ad esempio prendendoci cura di loro, assistendoli in caso di malattia, sostenendoli economicamente laddove fosse necessario.
A questo proposito, Daisaku Ikeda dice: «In una lettera al giovane Nanjo Tokimitsu il Daishonin scriveva: “Anche quando si desidera far felici i nostri genitori ma non ci è possibile, si dovrebbe sorridere loro almeno due, tre volte al giorno”. I genitori sono sinceramente felici quando vedono i volti radiosi dei loro figli, i cui sorrisi sono come raggi di sole che pervadono i loro cuori. Questo comportamento nei confronti dei genitori è coerente con il Buddismo. Non vi è fonte di gioia più grande di avere un figlio sereno e responsabile, del quale si possa dire: “Che figlio meraviglioso!”. […] Penso sia naturale continuare a pregare sinceramente perché i propri genitori raggiungano l’illuminazione» (Il Nuovo Rinascimento, n. 113, pag. 18).
Provare gratitudine per i genitori non vuol dire solamente essere figli affettuosi, premurosi, consapevoli di quanto hanno fatto per noi, e quindi ripagarli, ma significa prima di tutto manifestare la gioia di vivere e realizzare una vita che ci soddisfi pienamente, tanto che ringraziare mamma e papà per averci messo al mondo diventa un atto spontaneo, naturale.

Il terzo è il debito di gratitudine … per l’insignificante male che mi ha fatto?

Il terzo debito di gratitudine è verso il sovrano o, in termini moderni, verso la società in cui viviamo.
Nella nostra epoca si tende a considerare l’individuo e la società come due entità a se stanti, in realtà siamo individui sociali, di continuo in relazione con gli altri. Nella Proposta di pace di quest’anno il presidente Ikeda scrive: «Quando Ortega Y Gasset afferma: “Io sono me stesso più il mio ambiente; se io non lo salvo, non posso salvare me stesso”, […] stava dando voce a un imperativo che tutti dovremmo considerare, e cioè che non c’è “sé” senza “l’altro”, non c’è umanità senza natura. In questo stesso senso il fondatore della Soka Gakkai, Tsunesaburo Makiguchi, nella sua opera La geografia della vita umana del 1903 affermò con grande preveggenza: “Nobili sentimenti come la compassione, la buona volontà, l’amicizia, la gentilezza, l’onestà e la semplicità non possono essere coltivati con successo al di fuori della comunità locale» (Buddismo e società, n. 97, pag. 44).
Secondo il Buddismo esiste unicità tra vita e ambiente: la nostra vita comprende anche le nostre famiglie, i nostri amici, la società e i luoghi in cui viviamo, e persino l’universo. Questo è il motivo per cui ogni nostro cambiamento interiore si traduce in un cambiamento nell’ambiente in cui viviamo. «L’ambiente è come l’ombra e la vita come il corpo, senza il corpo non può esistere ombra» afferma Nichiren «Allo stesso modo, senza vita non può esistere ambiente, anche se la vita è sostenuta dal suo ambiente» (SND, v. 6, p. 130). Ogniqualvolta ci dedichiamo alla nostra rivoluzione umana e ci impegniamo ad aiutare le altre persone, ci sarà inevitabilmente un cambiamento positivo nella società, proprio come si legge nella prefazione al romanzo La rivoluzione umana: «Una grande rivoluzione nel carattere di una sola persona permetterà di realizzare un cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità…».

Il quarto è il debito di gratitudine … non potremmo mai ripagare il debito di gratitudine per il Budda.

Ripagare i debiti di gratitudine verso i tre tesori (il Budda, la Legge e il prete) nel Buddismo è fondamentale.
Dedicandoci ai tre tesori ripaghiamo anche il debito di gratitudine verso gli esseri viventi, verso i nostri genitori e verso la società.
Il primo dei tre tesori è il Budda. In questo Gosho il Daishonin spiega che Budda equivale a compassione. Per questo, nonostante le difficoltà dell’esilio, il suo pensiero costante era rivolto alla felicità di ogni persona. Attraverso il suo comportamento ci insegna a vivere con grande benevolenza verso ogni essere vivente, e con il grande desiderio di vederli felici quanto noi stessi, proprio come recita il Sutra del Loto:

Questo è il mio pensiero costante:
come posso far sì che tutti gli esseri viventi
accedano alla via suprema
e acquisiscano rapidamente il corpo del Budda?
(SDL, 16, 305)

Dedicarsi agli altri è il modo migliore per ripagare il debito di gratitudine al Budda. Nel suo discorso di investitura del 3 maggio 1951 Josei Toda disse: «Se la nostra mente è la stessa del Budda e noi desideriamo dedicarci sinceramente alla causa di kosen-rufu, spinti da un amore sincero per gli esseri umani, dobbiamo necessariamente sviluppare l’azione di shakubuku, la via migliore per realizzare la felicità individuale e contemporaneamente dare un contributo alla prosperità della nazione» (Il Nuovo Rinascimento, n. 259, pag. 17).

Quanto al debito di gratitudine per la Legge … deve ripagare il debito di gratitudine verso la Legge.

Il secondo dei tre tesori è la Legge. «La Legge è la maestra di tutti i Budda»: da questa frase si comprende l’importanza del tesoro della Legge. I sutra precedenti al Sutra del Loto lodavano i benefici del Budda, mentre nel Sutra del Loto la Legge è più importante della persona.
Il Daishonin ci insegna a basarci sulla Legge, non sulla persona. Così ne parla Ikeda nel Mondo del Gosho: «Anche Nichiren Daishonin, sia nella pratica personale che insegnando ai discepoli, diede sempre particolare importanza alla frase: “Segui la Legge, non le persone”. La fede nel Buddismo del Daishonin è sempre fondata sulla Legge. Noi pratichiamo la Legge e noi la diffondiamo» (Il Nuovo Rinascimento, n. 272, pag. 11). Abbracciando e avendo fede in questa Legge – Nam-myoho-renge-kyo – ogni persona, senza eccezione, può manifestare il suo vero io, la sua natura di Budda, ossia può raggiungere la Buddità in questa esistenza. Per noi membri della SGI, ripagare i debiti di gratitudine alla Legge significa propagare Nam-myoho-renge-kyo condividendo con gli altri le nostre esperienze di fede, incoraggiandoci e sostenendoci l’un l’altro. Nel Gosho Ripagare i debiti di gratitudine, Nichiren scrive: «Il sutra del Nirvana dice: “Basatevi sulla Legge, non basatevi sulla persona”. Basarsi sulla Legge significa basarsi sui vari sutra; non basarsi sulla persona significa che, all’infuori del Budda, non bisogna basarsi su nessun altro, né sui bodhisattva Fugen o Manjushiri, né sui vari maestri summenzionati» (SND, 2, 119-120).
Questo è un monito per tutti noi credenti: durante il nostro percorso di fede c’è sempre il rischio di appoggiarsi a qualcuno, a qualche persona che ci piace particolarmente, o a qualcuno con un carisma particolare, ma Nichiren ci esorta a basarci solo su Nam-myoho-renge-kyo, e a costruire una fede forte e autonoma, in cui ciò che conta siamo noi e il Gohonzon, noi e Nam-myoho-renge-kyo, noi e Nichiren Daishonin.
Non è sempre facile mantenere questa consapevolezza, per questo è fondamentale, nella nostra pratica quotidiana, mantenere un fresco spirito di ricerca e il desiderio di approfondire ogni giorno la nostra fede, anche attraverso lo studio dei Gosho, dei principi fondamentali e dei discorsi dei tre presidenti Makiguchi, Toda e Ikeda.

Infine, per quanto riguarda il debito … sono invariabilmente perpetuati dal prete.

Il terzo dei tre tesori è il prete, o il sangha, la comunità dei credenti. Senza il prete che insegna e propaga correttamente il Buddismo, non esistono neanche il tesoro del Budda e della Legge. Nel Buddismo di Nichiren, il tesoro del Budda è Nichiren Daishonin, il tesoro della Legge è Nam-myoho-renge-kyo, il tesoro del prete è Nikko Shonin, che ha ereditato gli insegnamenti di Nichiren e li ha trasmessi alle generazioni successive fino ai nostri giorni. Nikko non solo ha trasmesso correttamente gli insegnamenti di Nichiren, ma ha dimostrato come vivere da discepolo di Nichiren. Inoltre, nei suoi Ventisei ammonimenti ha severamente ripreso preti e laici; ad esempio nell’articolo 8 scrive: «I monaci che non hanno la padronanza della filosofia buddista e che non cercano altro che celebrità e profitto non sono miei discepoli», e ancora nell’articolo 17: «Non bisogna seguire chi formula princìpi erronei, anche se è il patriarca in persona» (DuemilaUno n. 68, pag. 12).
Nella storia della Nichiren Shoshu, molti preti e patriarchi, nonostante fossero esperti di teoria buddista, non solo hanno praticato in modo scorretto, ma hanno anche cercato di distruggere la purezza degli insegnamenti del Daishonin: l’attuale patriarca Nikken è un esempio eclatante di questo modo di fare. Rispetto alla corruzione del clero attuale della Nichiren Shoshu afferma Ikeda (Il Nuovo Rinascimento, n. 151, pagg. 16-17): «La setta Nikken non rispecchia alcuna delle quattro virtù e non mette in pratica i quattro debiti di gratitudine che il Daishonin ha insegnato. Il clero, oggi, non è un degno figlio del Daishonin, e non è fedele a colui che incarna le tre virtù del sovrano, maestro e genitore. I preti si dimostrano inoltre privi di autentica compassione nei confronti della gente. È questo un esempio di come il clero viva nella più totale inosservanza degli insegnamenti racchiusi nel Gosho. Per questa ragione la SGI, che sostiene la verità insegnata dal Daishonin, si oppone agli errori della setta Nikken. Il clero ha cercato di sopprimere la nostra associazione, ma la sua colpa è di aver attaccato gli insegnamenti del Daishonin» (per un approfondimento sulla storia della Nichiren Shoshu vedi DuemilaUno n. 68 e n. 76).
Quasi cinquant’anni fa, nel novembre 1953, durante una riunione generale della Soka Gakkai, il presidente Toda così spiegò il significato originale del termine buddista “prete” (giapponese: so): «Un prete è una persona qualificata a guidare la società e a condurre le persone verso la felicità.
Nella nostra epoca, chi sta svolgendo la “funzione del prete”? Tutti noi membri della SGI, che pratichiamo correttamente il Buddismo di Nichiren Daishonin e lo diffondiamo in tutto il mondo. È importante essere consapevoli che attualmente la SGI è l’unica organizzazione che sta realizzando gli obiettivi di Nichiren Daishonin. Con la guida dei primi tre presidenti, infatti, la Soka Gakkai ha fatto proprio il grande desiderio di kosen-rufu e l’ha diffuso in 185 paesi.
«La Soka Gakkai cerca di creare solidarietà tra la gente – disse Ikeda durante una riunione a Milano nel 1994 – tramite la compassione basata sul condividere la sofferenza degli altri. […] È tramite la SGI che il Buddismo di Nichiren Daishonin ha messo forti radici nel cuore degli italiani, degli europei e dei popoli di tutto il mondo. È un fatto indiscutibile, ed è successo perché gli insegnamenti del Buddismo non sono stati applicati in modo superficiale o astratto, ma messi in pratica nella vita e nella comunità dai nostri membri di ogni nazione. E questo non cambierà mai» (Il Nuovo Rinascimento, n. 150, pag. 6).
Ancora oggi, più di allora, questo dovrebbe essere il nostro impegno: approfondire giorno dopo giorno la nostra fede per vivere nella nostra vita, “ventiquattro ore al giorno”, il cuore dell’insegnamento di Nichiren Daishonin. 

Bibliografia

Il Nuovo Rinascimento n.283 1 giugno 2003

L’inverno si trasforma sempre in primavera

spiegazione di Daisaku Ikeda

(Brani scelti, testo integrale: WND, 1, 535; cfr. SND, 4, 207)

Titolo originale: Myoichi Ama Gozen Goshosoku (Fuyu wa kanarazu), GZ, 1252
Scritto nel maggio 1275, a 54 anni, da Minobu
Destinato a Myoichi Ama

Il tuo defunto marito aveva una figlia e un figlio malato. Non posso fare a meno di pensare a quanto dolore deve aver provato: se fosse morto e fosse stato costretto a lasciarli, sua moglie, anziana e fragile come un ramoscello secco, sarebbe rimasta da sola e con una grande tristezza nel cuore per questi due figli. Inoltre deve essere stato in grande apprensione per le sorti di Nichiren. Dato che le parole del Budda non sono in alcun modo false, il Sutra del Loto si diffonderà sicuramente. Sapendo questo, tuo marito deve aver sentito che sarebbe accaduto qualcosa di meraviglioso e che un giorno questo prete sarebbe stato molto rispettato. Quando fui esiliato contro ogni sua previsione, deve essersi chiesto perché il Sutra del Loto e le dieci fanciulle demoni avessero potuto permettere che ciò accadesse. Come sarebbe felice di vedere Nichiren perdonato se fosse ancora in vita! Come sarebbe lieto di veder realizzate le mie predizioni, ora che l’impero mongolo ha attaccato il Giappone e il paese è in crisi! Tali sono i sentimenti dei comuni mortali.
Quelli che credono nel Sutra del Loto sono come l’inverno, ma l’inverno si trasforma sempre in primavera. Sin dai tempi antichi, non si è mai visto né udito di un inverno che si sia trasformato in autunno, né abbiamo mai sentito di un credente del Sutra del Loto che sia rimasto un comune mortale non illuminato. Il sutra afferma: «Fra coloro che ascoltano questa Legge, nemmeno uno mancherà di conseguire la Buddità!» (SDL, 51).
Tuo marito ha dato la vita per il Sutra del Loto. Il suo intero sostentamento dipendeva da un piccolo feudo che gli fu confiscato a causa della sua fede. Sicuramente ciò equivale a dare la vita per il Sutra del Loto. Il ragazzo delle Montagne Nevose fu capace di offrire il suo corpo per conoscere la metà di un insegnamento buddista e il bodhisattva Re della Medicina fu capace di bruciarsi i gomiti come offerta al Budda; poiché entrambi erano saggi, per loro queste azioni furono come versare acqua sul fuoco. Ma tuo marito era un comune mortale, e le persecuzioni subite furono come gettare carta nel fuoco. Perciò i benefici che riceverà saranno sicuramente grandi quanto i loro.
È possibile che egli stia osservando giorno e notte sua moglie e i suoi figli negli specchi celesti del sole e della luna. Dal momento che tu e i tuoi figli siete comuni mortali non potete né vederlo né sentirlo, così come un sordo non può udire il fragore del tuono né un cieco vedere la luce del sole. Siate certi che egli vi è vicino e vi protegge.
Proprio mentre stavo pensando di fare il possibile per venirti a trovare, tu mi hai spedito un abito. La tua premura era del tutto inattesa. Considerato che il Sutra del Loto è il più nobile di tutti i sutra, è ancora possibile che io guadagni prestigio nel corso di questa vita. In tal caso sii certa che avrò cura dei tuoi figli, sia che tu viva ancora o no. Hai mandato il tuo servitore in mio aiuto quando ero a Sado e anche durante la mia permanenza qui a Minobu. In quale esistenza potrei mai dimenticare ciò che hai fatto per me? Ripagherò questo debito di gratitudine servendoti nella prossima esistenza.

SPIEGAZIONE

MANIFESTARE IL GRANDE POTERE DELLA FEDE, LA FORZA ISPIRATRICE DELLA IMMENSA CONVINZIONE DEL DAISHONIN

Una volta l’ex sottosegretaria del Ministero austriaco dell’educazione, dell’arte e dello sport Jutta Unkart-Seifert, con la quale io e mia moglie abbiamo avuto una lunga amicizia, ha detto sorridendo: «Ho sentito parlare di una meravigliosa espressione buddista» e ha citato la frase di Nichiren Daishonin: «L’inverno si trasforma sempre in primavera». Poi ha spiegato che in Austria esistono modi di dire simili, come ad esempio: «Dopo la pioggia ritorna il sole», e ha raccontato che i suoi genitori, entrambi non vedenti, le hanno insegnato a vivere con uno spirito solare e positivo per dare speranza agli altri.
Le parole del Daishonin continuano a incoraggiare tante persone in tutto il mondo che, ispirate dalla sua traboccante compassione e dalla sua indistruttibile convinzione, rinnovano il loro slancio e vivono con vigore e determinazione.
Durante le sue lezioni sul Sutra del Loto, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda era solito affermare che se si mette in pratica anche una sola frase o un brano dei ventotto capitoli del sutra, si può arrivare a comprendere il sutra nella sua interezza. Allo stesso modo chi mette in pratica anche una singola frase o un brano degli scritti del Daishonin, nutrendo una profonda convinzione nel suo significato e dimostrando la prova concreta, diventerà una persona forte.
È importante imparare a conoscere i trattati e le lettere del Daishonin – in particolare i suoi cinque scritti maggiori1 – e studiarne le profonde dottrine. Spero che i giovani risveglino il loro spirito di ricerca e si impegnino nello studio degli scritti di Nichiren.
È bene cercare ispirazione da qualunque brano del Gosho incidendone le parole nel nostro cuore, recitando Daimoku per comprenderle al meglio e cercando di metterle in pratica mentre siamo alla prese con i problemi della vita e lottiamo contro le avversità. In ciò consiste la vera essenza dello studio buddista nella Soka Gakkai, uno studio strettamente collegato alla vita quotidiana.
Le parole d’oro del Daishonin sono fonte di infinito incoraggiamento e di ispirazione per i membri della SGI di tutto il mondo, spronano a trasformare la vita e a conquistare una solida vittoria. In questo scritto si trova la famosa frase: «Quelli che credono nel Sutra del Loto sono come l’inverno, ma l’inverno si trasforma sempre in primavera». Non è esagerato dire che in queste parole è concentrata tutta la filosofia della speranza che è l’essenza del Buddismo di Nichiren Daishonin.
Studiamo insieme il Gosho L’inverno si trasforma sempre in primavera con lo scopo di acquisire una comprensione più profonda del cuore del Daishonin.

«Il tuo defunto marito [...] i sentimenti dei comuni mortali».

IL BUDDISMO È IL PRINCIPALE ALLEATO DELLE PERSONE CHE SOFFRONO

Questo Gosho fu scritto a Minobu nel maggio 1275, circa un anno dopo il ritorno di Nichiren dall’esilio di Sado, ed è indirizzato alla monaca laica Myoichi che viveva nella città di Kamakura.
Meno di quattro anni prima, nel 1271, il Daishonin aveva subito la persecuzione di Tatsunokuchi ed era stato esiliato a Sado, dove era rimasto per due anni e mezzo, fino a marzo del 1274. A questi eventi era seguito un violento attacco contro i suoi seguaci di Kamakura, tra i quali vi erano anche Myoichi e il marito. I due coniugi subirono la confisca dei loro possedimenti, ma mantennero una salda fede nel Sutra del Loto rivelandosi discepoli autentici, capaci di lottare con tutto il cuore per essere solidali con il Daishonin.
Purtroppo il marito morì prima che Nichiren ottenesse il perdono. Così Myoichi, afflitta da una salute cagionevole e priva di sostegno, rimase sola ad allevare i due figli, uno dei quali era malato. Nonostante le difficili circostanze Myoichi continuò a sostenere con sincerità il Daishonin, inviandogli un servo per aiutarlo e assisterlo sia durante la permanenza a Sado sia dopo il trasferimento a Minobu. Il Daishonin scrisse questa lettera per ringraziarla del dono di un abito.
Il Buddismo è il principale alleato delle persone che soffrono ed esiste per aiutare chi affronta grandi avversità a conquistare la suprema felicità. I leader buddisti hanno la responsabilità di offrire il massimo sostegno alle persone nel realizzare questo scopo.
L’inverno si trasforma sempre in primavera è una lettera colma di un incoraggiamento che viene dal cuore. Non c’è dubbio che in quei momenti difficili Myoichi stesse perseverando coraggiosamente nella pratica buddista. Mentre tanti discepoli e la società in generale erano disorientati a causa dell’esilio del Daishonin a Sado e per l’invasione mongola (avvenuta nell’ottobre del 1274), questa lettera testimonia che la monaca laica non aveva vacillato nella fede e aveva continuato a praticare con un cuore puro accanto al suo maestro.
Le difficoltà affrontate da Myoichi possono essere paragonate all’inverno, e si può intuire che il Daishonin abbia voluto scriverle questa lettera di incoraggiamento motivato dal profondo desiderio che la sua discepola potesse diventare felice e conseguire la Buddità, cercando di dissolvere in lei ogni traccia di afflizione e angoscia.
Il Daishonin afferma: «È il cuore che è importante» (WND, 1, 1000). Myoichi aveva mantenuto la fede fino a quel momento ed era importante che perseverasse con uno spirito fresco e proteso al futuro. Nichiren, con le sue parole, voleva accendere la fiamma inesauribile della fede nella profondità della vita di Myoichi, affinché potesse superare le illusioni e andare avanti con fiducia, priva di dubbi o esitazione di fronte agli ostacoli.
L’inverno si trasforma sempre in primavera è uno scritto ricco di compassione, e ogni sua parola riflette l’ardente desiderio del Daishonin di incoraggiare la sua discepola.

L’ULTIMO DESIDERIO DI SHAKYAMUNI: GUIDARE AJATASHATRU ALL’ILLUMINAZIONE

All’inizio della lettera il Daishonin riflette su quanto il marito di Myoichi, avvicinandosi al momento della morte, potesse essere preoccupato per la famiglia che stava lasciando. I suoi pensieri – immagina il Daishonin – erano sicuramente rivolti alla giovane figlia, al figlio malato e alla moglie che sarebbe rimasta da sola ad allevarli sotto il peso di tante difficoltà. Descrivendo lo stato d’animo del marito di Myoichi il Daishonin sta cercando di esprimere i sentimenti e le preoccupazioni della donna.
Nel Buddismo non c’è traccia di sentimentalismo o di pessimismo. Le parole del Daishonin sul marito defunto rasserenarono Myoichi, le diedero la certezza che il suo maestro aveva compreso le difficoltà che stava attraversando e stava vegliando con calore su di lei e sulla sua famiglia.
Nella prima parte della lettera (che qui non viene riportata) il Daishonin racconta come Shakyamuni, nei suoi ultimi giorni di vita, avesse il cuore pieno di angoscia e apprensione per il destino del re Ajatashatru.2 Il Budda era molto preoccupato perché Ajatashatru era stato fuorviato da Devadatta e ora stava soffrendo di una terribile agonia come retribuzione per le sue gravi offese alla Legge. Il Budda si preoccupa in modo imparziale e senza distinzioni di tutti gli esseri viventi, tuttavia il suo pensiero è sempre rivolto alle persone destinate a cadere nei cattivi sentieri, proprio come i genitori si preoccupano sempre del loro figlio malato, pur amando in egual modo ciascuno dei figli. Il Daishonin cita l’esempio di Shakyamuni per spiegare come il marito di Myoichi, prima di morire, fosse in apprensione per le sorti della propria famiglia.
Il Daishonin si riferisce a Myoichi definendola una donna anziana e fragile come un ramoscello secco, tuttavia non dobbiamo intendere queste parole in senso letterale. Possiamo supporre che il Daishonin intendesse descrivere lo stato d’animo del marito di Myoichi, preoccupato del fatto che sua moglie sarebbe rimasta sola, oppure volesse dare voce ai sentimenti di ansia e sfiducia della donna.
Poi, riguardo al fatto che il marito di Myoichi fosse morto prima che Nichiren ottenesse il perdono, scrive: «Dato che le parole del Budda non sono in alcun modo false, il Sutra del Loto si diffonderà sicuramente. Sapendo questo, tuo marito deve aver sentito che sarebbe accaduto qualcosa di meraviglioso e che un giorno questo prete sarebbe stato molto rispettato. Quando fui esiliato contro ogni sua aspettativa, deve essersi chiesto perché il Sutra del Loto e le dieci fanciulle demoni avessero potuto permettere che ciò accadesse. Come sarebbe felice di vedere Nichiren perdonato se fosse ancora in vita! Come sarebbe lieto di veder realizzate le mie predizioni, ora che l’impero mongolo ha attaccato il Giappone e il paese è in crisi! Tali sono i sentimenti dei comuni mortali».
Il Daishonin era deciso a toccare in profondità il cuore di Myoichi e per questo motivo si impegnò con tutto se stesso per trasmetterle un grande incoraggiamento. Questo gesto testimonia la lotta seria e compassionevole del Daishonin nel voler risvegliare lo spirito di Myoichi e fare breccia nella sua oscurità e nelle sue illusioni dissolvendo ogni suo dubbio.
In questo passo il Daishonin parla dei «sentimenti dei comuni mortali», dicendo che il marito di Myoichi, addolorato per l’esilio di Nichiren, avrebbe certamente gioito alla notizia del compimento della profezia di Nichiren sull’invasione mongola. Secondo Nichiren è naturale provare questi sentimenti, perché il cuore degli esseri umani è influenzato dalle circostanze esterne e tende a oscillare tra gioia e dolore. Tuttavia, la vita e i sentimenti del marito di Myoichi erano permeati dalla grande Legge mistica: il suo era il cuore che pulsa per kosen-rufu, che gioisce per la diffusione del Sutra del Loto, ed era il cuore leale del discepolo che condivide lo stesso impegno del maestro, il devoto del Sutra del Loto.
Se i «sentimenti dei comuni mortali» – in questo caso provare gioia o dolersi per le sorti del proprio maestro – vengono analizzati con gli occhi del Budda, appare chiaro come il marito di Myoichi avesse combattuto coraggiosamente al fianco del proprio maestro fino alla fine, concludendo la propria vita in modo vittorioso e senza rimpianti.
Subito dopo il Daishonin afferma che l’inverno si trasforma sempre in primavera per chiarire che il marito di Myoichi aveva sicuramente conseguito la Buddità.
Parlando dei sentimenti dei comuni mortali, il Daishonin intendeva lodare la fede dimostrata dal discepolo defunto, una fede capace di permeare la vita e i sentimenti degli esseri umani; inoltre cerca di rassicurare Myoichi riguardo all’ottenimento della Buddità del defunto marito.
Il cuore umano è estremamente mutevole. È probabile che Myoichi fosse triste perché suo marito non era vissuto abbastanza per vedere Nichiren perdonato. Nutrire inquietudine e tristezza è naturale, tuttavia tali sentimenti possono far nascere dubbi e illusioni. Per questo motivo il Daishonin rassicura Myoichi dicendole che suo marito, avendo mantenuto la fede fino alla fine, ha conseguito senza dubbio la Buddità. Voleva essere certo che Myoichi non perdesse lo spirito vibrante della fede necessario per continuare a vivere con speranza.
Il rimorso, la lamentela e il malcontento possono far ristagnare la fede e per questo per andare avanti è essenziale mantenere uno spirito puro e coraggioso. Afferma il Daishonin: «La potente spada del Sutra del Loto deve essere brandita da un coraggioso nella fede» (SND, 4, 150).
Se raccogliamo la sfida della nostra rivoluzione umana convinti che otterremo la vittoria finale nella nostra vita, potremo espandere enormemente la nostra condizione e saremo capaci di conseguire uno stato vitale di infinita libertà che ci porterà ad abbracciare tutte le avversità e i dispiaceri come se fossero un grande oceano. Verrà il momento in cui ci apparirà chiaro il significato di tutte le nostre esperienze.
Per questa ragione è vitale progredire basandoci sulla recitazione del Daimoku, sia nei momenti di sofferenza sia nei momenti di gioia. Quando stiamo soffrendo possiamo far emergere la saggezza per cambiare il veleno in medicina, e quando stiamo bene possiamo addirittura diventare più felici. Diventeremo “persone comuni” dotate di un’alta condizione vitale e capaci di dimostrare concretamente le parole del Daishonin: «Soffri per quel che c’è da soffrire e gioisci per quel che c’è da gioire» (SND, 4, 157).

«Quelli che credono nel Sutra del Loto [...] nemmeno uno mancherà di conseguire la Buddità!».

L’INVERNO SI TRASFORMA SEMPRE IN PRIMAVERA SIGNIFICA CHE CONSEGUIREMO SENZA ALCUN DUBBIO LA BUDDITÀ

Il Daishonin afferma: «Quelli che credono nel Sutra del Loto sono come l’inverno». Prima di poter dare il benvenuto alla primavera, dobbiamo passare attraverso l’inverno. Per ottenere la Buddità in questa esistenza è indispensabile intraprendere una dura lotta per cambiare il nostro karma e respingere gli attacchi che sorgono dai tre ostacoli e i quattro demoni3 e dai tre potenti nemici.4 Le prove dell’inverno sono inevitabili se vogliamo andare incontro a una brillante primavera basandoci sulla fede.
«Quelli che credono nel Sutra del Loto sono come l’inverno»: sono parole ricche di compassione pronunciate da un padre severo che ci invita a seguire il sentiero certo dell’ottenimento della Buddità, che consiste nel lottare per il superamento degli impedimenti karmici. Il modo per ottenere la Buddità è racchiuso nelle parole «l’inverno si trasforma sempre in primavera».
L’inverno si trasforma in primavera e non in autunno: questa è una legge immutabile della natura. Allo stesso modo, secondo il Daishonin, coloro che sostengono la Legge mistica – il grande insegnamento per l’ottenimento della Buddità – non mancheranno di diventare Budda e non rimarranno nella condizione di illusione delle persone comuni non illuminate. Come promesso dal Budda nel Sutra del Loto, coloro che ascoltano e abbracciano la Legge mistica otterranno tutti, senza eccezione, la Buddità (SDL, 51). Questo è un principio universale della vita.
Dalla prospettiva del Budda ogni persona ha il diritto di essere felice. Ciascuno possiede il potenziale di condurre una vita traboccante di gioia. Inoltre, noi che abbracciamo il Buddismo di Nichiren Daishonin sappiamo come attingere al potere della Legge mistica nella nostra vita e per questo motivo non solo abbiamo il diritto di essere felici noi, ma abbiamo anche l’importante missione di aiutare gli altri a conquistare la vera felicità nella loro vita.
«L’inverno si trasforma sempre in primavera»: i comuni mortali che superano le sfide che si presentano nel corso della pratica buddista diverranno senza dubbio dei Budda. Con parole simili al potente ruggito del leone, il Daishonin proclama che i suoi discepoli che dedicano la vita ad aiutare gli altri a risvegliare e manifestare la Buddità inerente alla loro vita, non mancheranno di ottenere la Buddità.

LE PROVE FANNO SBOCCIARE I FIORI DELLA VITTORIA

È importante comprendere questo punto: proviamo gioia per l’arrivo della primavera grazie all’inverno che l’ha preceduta. Soltanto se si superano le prove dell’inverno grazie al potere della fede è possibile assaporare la primavera della vittoria.
Prendiamo l’esempio degli alberi di ciliegio che fioriscono in primavera: le gemme si formano in estate ed entrano in una fase di dormienza in autunno. Poi devono affrontare i rigori dell’inverno – cioè attraversano una fase chiamata interruzione della fase di dormienza – e quindi cominciano a svilupparsi fino alla piena fioritura. Le gemme si sviluppano grazie al freddo dell’inverno. Una volta risvegliatesi dalla condizione di dormienza iniziano a crescere sotto l’influsso delle temperature più miti fino a sbocciare.
L’inverno ha la funzione di risvegliare il potere intrinseco e il potenziale latente: questo è un principio che si applica sia alla vita che alla pratica buddista. Tutti gli esseri viventi possiedono il seme della Buddità, o natura di Budda. Questo seme contiene un potenziale vasto e illimitato quanto l’universo stesso. La fede nel Sutra del Loto, grazie alla quale siamo capaci di superare le prove dell’inverno, ha il potere di risvegliare questo seme dalla fase di latenza e portarlo a produrre i suoi frutti. In altre parole, i frutti si raccolgono attraverso la lotta contro gli ostacoli che sorgono nel corso della nostra pratica buddista, cioè attraverso la lotta contro i tre ostacoli e i quattro demoni e i tre potenti nemici. Possiamo far sbocciare nella nostra vita i fiori brillanti della vittoria quando resistiamo alle difficoltà dell’inverno e trionfiamo su di esse basandoci sulla pratica della Legge mistica.
Ma se nel mezzo dell’inverno della vita esitiamo nel progredire nella fede, dubitiamo del suo potere intrinseco e riduciamo i nostri sforzi nella pratica, finiremo per non ottenere alcun risultato. Si dice che se l’inverno non è freddo abbastanza per interrompere la fase di dormienza, la fioritura delle gemme sarà ritardata e i fiori non sbocceranno come dovrebbero. La chiave per vincere nella vita è nell’intensità con cui combattiamo durante il nostro inverno, dalla saggezza con cui affrontiamo quei momenti e dal significato che sappiamo attribuire a ogni singolo giorno vissuto nella certezza che la primavera alla fine arriverà.
Avere fede nel Sutra del Loto significa farsi strada coraggiosamente attraverso l’inverno delle nostre avversità. Assumendoci l’arduo compito di cambiare il nostro karma potremo dare il benvenuto alla primavera e costruire felicità e buona fortuna. Per questo motivo non dobbiamo evitare le prove dell’inverno, ma affrontarle con coraggio per poter avanzare senza limiti verso la meravigliosa primavera dell’ottenimento della Buddità e realizzare kosen-rufu.
Il Sutra del Loto insegna l’importanza di trionfare sull’inverno della vita, e il Daishonin ci assicura che l’inverno si trasforma sempre in primavera. I nostri continui sforzi volti a trasformare l’inverno in primavera rappresentano il sentiero fondamentale per ottenere il pieno appagamento e il progresso nella vita. Se avanziamo con forza su questo sentiero apriremo la via dell’ottenimento della Buddità in questa esistenza e godremo di una condizione vitale gloriosa e simile alla primavera, uno stato vitale che brilla di incommensurabile buona fortuna e benefici attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro.

«Tuo marito ha dato la vita [...] Siate certi che egli vi è vicino e vi protegge».

LE NOBILI “PERSONE COMUNI” CHE SI DEDICANO ALLA LEGGE MISTICA

Le persone comuni che si basano sempre sulla fede e sulla pratica con lo spirito di non risparmiare la propria vita sono persone nobili.
In questo brano del Gosho il Daishonin mette a confronto gli sforzi del ragazzo delle Montagne Nevose con quelli dei comuni mortali. Per un saggio come il ragazzo delle Montagne Nevose non era stato difficile offrire la propria vita per cercare la verità eterna, ma per una persona comune è veramente arduo portare avanti una pratica altruistica e sacrificare qualcosa di grande valore, come successe al marito di Myoichi che dovette rinunciare al suo feudo, per lui prezioso come la sua stessa vita. Il Daishonin afferma che non c’è alcuna differenza fra i benefici acquisiti dal ragazzo delle Montagne Nevose che aveva offerto la sua vita per la Legge e i benefici del marito di Myoichi che aveva perseverato nella fede senza lesinare la propria vita.
Toda era solito usare l’espressione “un comune mortale illuminato sin dal tempo senza inizio.” Le persone comuni che dedicano la loro vita alla Legge mistica sono capaci di entrare nel “regno del tempo senza inizio”, la condizione eterna della Buddità.
Il marito di Myoichi mantenne una salda fede nonostante avesse perso il feudo da cui dipendeva il sostentamento della sua famiglia. L’incommensurabile beneficio che ottenne grazie alla sua fede altruistica fu che al momento della morte la sua vita poté fondersi con il mondo di Buddità dell’universo – un mondo che il Daishonin nei suoi scritti definisce spesso come “la pura Terra del Picco dell’Aquila” – e acquisire uno stato vitale vasto e infinito. Alla luce degli scritti di Nichiren Daishonin tutto ciò è perfettamente chiaro. Il Daishonin dice anche che il marito di Myoichi, dalla dimensione eterna della Buddità, avrebbe sempre vegliato sulla moglie e i figli proteggendoli come il sole e la luna nel cielo.
Il marito di Myoichi aveva ottenuto senza alcun dubbio la Buddità e pertanto le preoccupazioni del Daishonin erano tutte rivolte alla moglie rimasta sola a crescere un figlio malato in circostanze così difficili. Si rivolge a lei con calore, dicendole che non deve preoccuparsi di nulla e che suo marito sta vegliando su di lei dalla pura Terra del Picco dell’Aquila. In queste parole possiamo percepire la premura sincera del Daishonin che avvolge Myoichi e i suoi figli come una dolce brezza primaverile. Nichiren rassicura la monaca laica dicendole che non deve nutrire alcun dubbio.
Sono certo di non essere il solo a essere profondamente toccato dall’intensa compassione del Daishonin racchiusa in queste parole così incoraggianti. Egli desiderava ardentemente portare felicità alle madri e ai loro figli e a tutti coloro che stavano soffrendo. Il suo calore compassionevole è veramente come il sole primaverile che scioglie la neve dell’inverno.
Il Daishonin voleva lodare la fede devota dei due coniugi e sostenere la vedova Myoichi e la sua famiglia. Desiderava che questi seguaci che avevano condiviso i suoi sforzi avanzassero con speranza e orgoglio fino alla fine, conseguendo uno stato vitale di grande vittoria e apprezzamento per la pratica buddista. Animato da questo spirito, il Daishonin continuò a offrire incoraggiamenti pieni di compassione e convinzione.

«Proprio mentre stavo pensando [...] servendoti nella prossima esistenza».

IL LEGAME FRA MAESTRO E DISCEPOLO È ETERNO

I veri discepoli si impegnano per tutta la vita per ripagare il debito di gratitudine verso il loro maestro. Io ho speso tutta la mia vita per ripagare i debiti di gratitudine verso il mio maestro Toda.
Myoichi, come si accenna in questo scritto, inviò al Daishonin un servitore per assisterlo e gli fece dono di un vestito. In risposta a questa madre che aveva dedicato la vita a kosen-rufu rimanendo al suo fianco nonostante le grandi difficoltà, il Daishonin dice che ripagherà il suo debito di gratitudine verso di lei non solo in questa esistenza ma anche nella prossima e che veglierà sui suoi giovani figli nel caso in cui le dovesse accadere qualcosa. Le parole del Daishonin abbracciano con calore l’intera famiglia di Myoichi.
Non c’è fortuna più grande che avere un maestro. Non esiste un modo di comunicare più sincero di quello condiviso dal maestro e dal discepolo e dai compagni praticanti che si dedicano alla Legge mistica. Il legame fra maestro e discepolo continua nell’arco delle tre esistenze, è un legame eterno costruito dai discepoli che si impegnano insieme al maestro per superare grandi ostacoli e per realizzare kosen-rufu, lottando per superare i rigori dell’inverno.
Nel febbraio del 1951 Toda stava attraversando il momento più critico della sua vita lavorativa. Un giorno, fermando il suo sguardo su alcuni germogli spuntati dal terreno in un angolo del minuscolo giardino di fronte al suo modesto ufficio, disse: «La primavera è arrivata, finalmente. Quando arriva la primavera, emerge una fresca forza vitale. L’inverno si trasforma sempre in primavera. La fede nel Sutra del Loto è come l’inverno che annuncia la primavera».
In quello stesso periodo io scrissi nel mio diario: «La primavera arriverà presto, risplendente di speranza. La mia passione e la mia grande convinzione cresceranno come l’erba e gli alberi…Giovani, alzatevi!/ Giovani, avanzate!/ Giovani, muovetevi!/ Avanti, sempre avanti!/ Senza paura degli abissi profondi e delle onde impetuose…
Adesso il signor Toda e la Gakkai sono oggetto di offese e maldicenze. Ma nel profondo del mio cuore nasce una grande emozione: vedranno fra dieci o venti anni, quando saremo cresciuti!».5
Animato da quello spirito ho costruito la Soka Gakkai facendola diventare l’organizzazione che è oggi. Ho vissuto la mia vita basandomi sullo spirito di unicità di maestro e discepolo e ora, insieme al signor Toda che è dentro il mio cuore, posso dare il benvenuto alla primavera di kosen-rufu mondiale. Oggi le persone in tutto il mondo elogiano i nostri sforzi e nutrono grandi aspettative. Noi abbiamo trionfato su tutto. La Soka Gakkai Internazionale sta godendo di una gloriosa primavera di benefici, con tante persone capaci che stanno sbocciando orgogliosamente nelle loro comunità in tutto il mondo.
Adesso, all’inizio della seconda fase di kosen-rufu, figure di spicco di tutti gli ambiti guardano con entusiasmo al nostro movimento che preannuncia la partenza di una nuova primavera dell’umanità. Tutti ripongono grandi speranze nei nostri sforzi e li considerano come una brillante forza di cambiamento capace di salvare l’umanità dall’inverno della guerra e della miseria, e di guidarla verso la primavera della felicità e della pace.
Con fiducia e con allegria, con gioia e vitalità, parliamo agli altri di questa grande filosofia della speranza riassunta nelle parole: «L’inverno si trasforma sempre in primavera». Illuminiamo l’umanità con la luce della compassione e della saggezza del Buddismo di Nichiren Daishonin, ed entriamo nella primavera della pace, della cultura e della nuova epoca dell’umanesimo.
Intorno alla terra,/ sorge il sole splendente -/ la Legge mistica/ la chiave per ottenere /una luminosa felicità.

Note

1) Cinque scritti maggiori: i cinque scritti più importanti di Nichiren Daishonin, secondo la classificazione elaborata da Nikko Shonin, il suo discepolo e successore diretto. Essi sono: Adottare l’insegnamento corretto per la pace nel paese, L’apertura degli occhi, L’oggetto di culto per l’osservazione della mente, La scelta del tempo e Ripagare i debiti di gratitudine.
2) Re Ajatashatru: re di Magadha, in India, all’epoca di Shakyamuni. Istigato da Devadatta, salì al trono dopo aver ucciso il proprio padre, il re Bimbisara, seguace di Shakyamuni. Sempre su istigazione di Devadatta, Ajatashatru tentò di uccidere il Budda e i suoi discepoli aizzando contro di loro un elefante ubriaco. Successivamente, tormentato dal rimorso per aver ucciso il padre, fu afflitto da piaghe virulente che gli ricoprirono tutto il corpo. Seguendo il consiglio del suo medico e ministro Jivaka, chiese aiuto a Shakyamuni, che gli espose la dottrina del Sutra del Nirvana. Ajatashatru, grazie a quell’insegnamento, riuscì a sradicare il cattivo karma e a prolungare la propria vita.
3) Tre ostacoli e quattro demoni: vari ostacoli e impedimenti che sorgono nella nostra pratica buddista. I tre ostacoli sono: l’ostacolo dei desideri terreni, l’ostacolo del karma e l’ostacolo della retribuzione. I quattro demoni sono: l’impedimento delle cinque componenti; l’impedimento dei desideri terreni; l’impedimento della morte e l’impedimento del Re demone.
4) Tre potenti nemici: tre tipi di persone arroganti che perseguitano coloro che propagano il Sutra del Loto nell’epoca malvagia successiva alla morte del Budda. Sono descritti nella sezione in versi del tredicesimo capitolo del Sutra del Loto, Incoraggiamento alla devozione. Il Gran Maestro cinese Miao-lo li definisce laici arroganti, preti arroganti e falsi santi arroganti.
5) Daisaku Ikeda, Diario giovanile, Esperia, Milano, 2001, pp. 121-122.

Gli otto venti

Titolo originale: Shijo kingo dono Gohenji, (Happu sho), GZ, 1150
Scritto nel 1277, a 56 anni, da Minobu
Destinato a Shijo Kingo

Ero in pensiero non avendo tue notizie da molto tempo e sono stato veramente felice di ricevere il messaggero che hai inviato con vari doni. Ti concederò un Omamori Gohonzon.
Per quanto riguarda il problema delle terre che ti hanno assegnato, ho analizzato la tua lettera e quella inviata a te dal signore di Ema e le ho messe a confronto. Era una cosa che avevo previsto prima ancora di ricevere la tua lettera. Visto che per il tuo signore è una questione della massima importanza, suppongo che altri vassalli gli abbiano parlato male di te dicendo: «Il fatto che Yorimoto1 rifiuti le nuove terre è una mancanza di rispetto nei vostri confronti. Esistono molte persone egoiste, ma nessuno lo è più di lui. Vi consiglieremmo di non accordargli altri favori». Tu devi capire bene la situazione e agire con prudenza.
Tu, tuo padre e la tua famiglia avete un grande debito di riconoscenza verso il vostro signore. Inoltre, quando Nichiren è stato esiliato ed era odiato da tutta la nazione giapponese, egli si è mostrato clemente nei tuoi confronti non prendendo alcun provvedimento contro i tuoi. Molti miei discepoli ebbero i beni confiscati dal governo, o furono licenziati e scacciati dalle terre dei loro signori. Anche se non ti concedesse più alcun favore, non devi serbargli rancore. Non devi biasimarlo solo perché a te non piacciono le tue nuove terre.
L’uomo saggio non si lascia sviare dagli otto venti: prosperità, declino, onore, disonore, lode, biasimo, sofferenza e piacere. Non si esalterà nella prosperità né si lamenterà nel declino. Il cielo sicuramente proteggerà chi non si piega di fronte agli otto venti, ma se tu nutri un irragionevole rancore per il tuo signore, per quanto possa pregarlo, il cielo non ti proteggerà.
Ricorrendo in tribunale si può vincere la causa, ma si può anche perderla. D’altra parte, si può ottenere giustizia anche senza ricorrere in tribunale. Ho considerato se fosse bene fare ricorso per il caso delle guardie notturne; provo molta compassione per loro che si trovano in tali angustie a causa di Nichiren. In ogni modo, dissi che avrei pregato per loro se non fossero ricorsi in tribunale. Essi acconsentirono e promisero che non l’avrebbero fatto. Quando poi fecero causa, temetti che non avrebbero ottenuto nulla perché in questo periodo c’è tanta gente che non fa che scrivere appelli e ricorsi per complicate controversie legali, e infatti la loro causa è ancora in sospeso.
Hiki Yoshimoto2 e Ikegami Munenaka3 hanno ottenuto risposta alle loro preghiere perché hanno seguito il mio consiglio. Hakiri Sanenaga,4 benché sembri credere nei miei insegnamenti, non ha fatto quello che gli avevo detto riguardo alla sua causa. Io ero preoccupato dell’esito, ma forse perché gli avevo detto cosa doveva fare, qualche cosa ha ottenuto, ma non quanto si aspettava perché ha fatto come voleva.
Se le preghiere del seguace e del maestro non si accordano, saranno inutili come voler accendere un fuoco sull’acqua. Anche se le preghiere del seguace si accordano con quelle del maestro, se egli ha per lungo tempo trasgredito la grande Legge aderendo alla piccola Legge, non otterranno risposta e infine sia il maestro, sia il seguace si rovineranno.
Myoun era il cinquantesimo patriarca della setta Tendai. Nel mese di maggio del secondo anno di Angen (1176) fu punito ed esiliato a Izu dall’ex imperatore. Giunto a Otsu venne liberato dai monaci del tempio Enryaku-ji5 e riprese la sua posizione di patriarca. Ma l’undicesimo giorno del secondo anno di Juei (1183) fu arrestato da Minamoto Yoshinaka e decapitato. Fu arrestato e decapitato, ma questo non significa che fosse colpevole. Anche ai santi e ai saggi accadono queste cose.
Quando scoppiò la guerra civile tra Yoritomo del clan Minamoto e Kiyomori del clan Taira, più di venti uomini di Kiyomori sottoscrissero un giuramento e vi apposero i sigilli: «Consideriamo l’Enryaku-ji come il tempio del nostro clan. Rispettiamo i suoi tremila monaci come nostri genitori. Le disgrazie del tempio sono le nostre disgrazie, le gioie del tempio sono le nostre gioie». Donarono al tempio i ventiquattro distretti della provincia di Omi. Quindi Myoun con una folla di discepoli eseguì i riti della setta Shingon e ordinò ai monaci armati di scagliare frecce contro i soldati di Minamoto. Tuttavia, Minamoto Yoshinaka6 e uno dei suoi vassalli, Higuchi, con non più di cinque o sei uomini scalarono il monte e fecero irruzione nella sala principale; trascinarono via dall’altare Myoun, lo legarono con una corda e lo fecero rotolare giù dalla scarpata occidentale della montagna come fosse un grosso sasso e infine lo decapitarono. Nonostante ciò, i giapponesi non abbandonano la setta Shingon e non si sono mai chiesti perché [le loro preghiere rimangano senza risposta].
Durante i mesi di giugno e luglio del terzo anno di Jokyu (1221) la corte imperiale di Kyoto entrò in guerra contro il regime di Kamakura.7 A quel tempo i templi Enryaku-ji, To-ji, Onjo-ji e i sette templi di Nara pregarono Tensho Daijin, Hachiman e Sanno8 eseguendo i riti esoterici. Quarantuno tra i preti più famosi, incluso il defunto arcivescovo Jien della setta Tendai, i vescovi del To-ji e del Ninna-ji e Jojuin del tempio Onjo-ji, pregarono intensamente per la sconfitta di Hojo Yoshitoki. Anche il secondogenito dell’imperatore Gotoba cominciò a pregare nella sala delle cerimonie di stato l’8 di giugno. La corte imperiale proclamò che avrebbe vinto entro sette giorni. Ma il settimo giorno, il 14 giugno, la battaglia si concluse con una sconfitta e il principe morì di dolore per la morte del suo paggio Setaka che fu decapitato. Ciò nonostante, nessuno si è mai chiesto che cosa ci fosse di sbagliato nelle dottrine Shingon. La prima cerimonia di riti Shingon condotta da Myoun e la seconda condotta da Jien portarono alla completa sconfitta della corte imperiale giapponese. Adesso per la terza volta è stata tenuta una speciale cerimonia per respingere l’invasione mongola. L’attuale regime subirà sicuramente lo stesso destino, ma tieni per te quanto dico, non parlarne a nessuno.
Per quanto riguarda il tuo problema, ti consiglio di non ricorrere al tribunale. Non serbare rancore al tuo signore e non lasciare le tue attuali terre. Rimani a Kamakura e frequenta il tuo signore meno assiduamente di prima; servilo solo di tanto in tanto. Allora realizzerai i tuoi desideri. Rimani calmo, non ti far trasportare dai tuoi desideri, dalla preoccupazione per il tuo rango e dal tuo temperamento.

Note

1) Yorimoto: nome di Shijo-Kingo.
2) Hiki Yoshimoto (1202-1286): maestro di Confucianesimo; si dice che si sia convertito al vero Buddismo quando il Daishonin gli mostrò un abbozzo del Rissho ankoku ron.
3) Ikegami Munenaka: funzionario del governo di Kamakura che divenne discepolo del Daishonin all’incirca nel 1256. Diseredato due volte dal padre, riuscì con la sua fede risoluta a superare questa difficoltà.
4) Hakiri Sanenaga (1222-1297): signore dell’area di Minobu. Era stato convertito da Nikko Shonin, ma abbandonò la fede dopo la morte del Daishonin.
5) Tempio Enryaku-ji: il tempio principale della setta Tendai, situato sul monte Hiei vicino a Kyoto.
6) Minamoto Yoshinaka (1154-1184): aiutò il cugino Yoritomo, capo del clan dei Minamoto, nella rivolta contro i Taira.
7) Guerra contro il regime di Kamakura: avvenimento conosciuto come “disordini di Jokyu”, che stabilì il potere della reggenza di Hojo.
8) Sanno: divinità protettrice del monte Hiei.

CENNI STORICI E CONTENUTO

Nichiren Daishonin scrisse Gli otto venti dal monte Minobu nel 1277, all’età di cinquantasei anni. La lettera è indirizzata a Shijo Kingo, samurai e medico che serviva la famiglia Ema, un ramo del clan reggente degli Hojo. Si pensa che si sia convertito agli insegnamenti del Daishonin attorno al 1256 diventando uno dei suoi più devoti seguaci.
Come molti credenti, Shijo Kingo si risvegliò a una fede ancora più profonda quando, contro tutte le aspettative, il Daishonin tornò sano e salvo dall’isola di Sado nel 1274. Decise di parlare al suo signore e di convincerlo ad abbracciare gli insegnamenti del Daishonin.
A quel tempo il signore di Ema era il protettore di un nemico di vecchia data di Nichiren Daishonin, il prete Ryokan della setta Shingon-Ritsu, e si infuriò per quello che gli parve un atto di presunzione da parte del suo vassallo che cercava di convertirlo.
Altri guerrieri del clan, gelosi da tempo delle capacità di Shijo Kingo e della fiducia che il suo signore aveva riposto in lui, approfittarono di questa occasione per riferire al signore di Ema notizie tendenziose sul suo conto. Alcuni addirittura cercarono un’opportunità per ucciderlo.
Nel 1276 il signore di Ema diminuì il reddito di Shijo Kingo e minacciò di privarlo del suo feudo e di trasferirlo nella lontana provincia di Echigo se non avesse abbandonato la sua fede. Pur affermando la sua incrollabile fedeltà al suo signore per tutto ciò che riguardava le questioni secolari, Shijo Kingo non accettò nessun compromesso a proposito della sua fede e rifiutò di abbandonare Kamakura. In questo frangente Nichiren Daishonin scrisse Gli otto venti per incoraggiarlo.

SPIEGAZIONE

Con il Gosho Gli otto venti inizia un breve ciclo di studio, da ottobre a dicembre, dove saranno proposte lettere del Daishonin che insegnano a costruire una fede solida e a mantenerla nella vita quotidiana. Gli altri Gosho in programma saranno: L’inverno si trasforma sempre in primavera, Aver fede nel Gohonzon, Grande bene e grande male, Il significato della fede.
Nella spiegazione del Gosho Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza il presidente Ikeda dice: «Potremmo descrivere il tipo di fede che occorre per raggiungere la Buddità in questa esistenza come una fede che diventa sempre più profonda: una fede simile contraddistingue i Bodhisattva della Terra». È necessario quindi, attraverso le diverse occasioni della vita quotidiana, mantenere la fede e non farsi sviare ma sforzarsi seriamente di disperdere le nubi dell’oscurità fondamentale, come il dubbio, la sfiducia, l’impazienza, l’avidità ecc. così da poter attivare il potere della Legge mistica nella nostra vita sotto forma di benefici e funzioni positive.

COME INCORAGGIAVA NICHIREN DAISHONIN

«Per quanto riguarda il problema delle terre che ti hanno assegnato, ho analizzato la tua lettera e quella inviata a te dal signore di Ema e le ho messe a confronto. [...] Tu devi capire bene la situazione e agire con prudenza».

Cercando di immaginare come dovrebbe essere il comportamento di un Budda, o perlomeno quello di un buddista “perfetto”, succede che la nostra fantasia ci faccia immaginare cose spettacolari, eventi fenomenali e capacità mirabolanti, tutte cose cioè che poco hanno a che fare con la nostra quotidianità e con la nostra umanità e che invece rivelano poteri particolari o qualità difficilmente raggiungibili dai comuni mortali. Per nostra fortuna, invece, le caratteristiche del Budda sono profondamente connesse con la nostra condizione umana, o per meglio dire sono esattamente l’espressione della condizione umana nella sua più alta manifestazione.
In un suo articolo, Daisaku Ikeda spiega che la pratica del bodhisattva consiste nell’impegnarsi concretamente ad aiutare gli altri e che le azioni che ci permettono di percorrere la Via della Legge sono radicate nelle azioni quotidiane che ognuno di noi può decidere di intraprendere senza essere dotato di particolari caratteristiche, ma semplicemente mettendo in pratica il principio di compassione buddista: «Lavorare per gli altri è qualcosa che chiunque può fare, indipendentemente dalle circostanze. Non richiede particolari titoli o qualifiche. Essenzialmente consiste nello sforzo di impegnarsi per incoraggiare gli altri. Ma questo incoraggiamento non è qualcosa che si offre “da lontano”, mantenendosi a una distanza di sicurezza. Il vero incoraggiamento si fornisce solo nel processo di condividere la realtà delle sofferenze della vita e le sue sfide».
È con questo atteggiamento che il Daishonin inizia ad incoraggiare il suo discepolo Shijo Kingo, che stava attraversando assieme a lui e agli altri seguaci un periodo di aspre difficoltà a causa della sua fede. È importante infatti considerare che le difficoltà che tutti i discepoli stavano condividendo con il loro maestro non erano riconducibili a una imprecisata sfortuna o a una particolare casualità, bensì erano il diretto risultato dei loro sforzi di propagare la Legge per affermare il profondo rispetto della vita insito nel Sutra del Loto e per combattere le aberrazioni sociali e religiose che condannavano le persone dell’epoca a una serie incessante di sofferenze. Queste difficoltà, quindi, erano il risultato di una precisa scelta, in primo luogo del Daishonin e poi dei suoi discepoli, che egli si sforzava di incoraggiare costantemente nell’arduo cammino della rivoluzione individuale che li avrebbe portati a manifestare la sua stessa condizione illuminata.
Nell’incoraggiare i propri discepoli, quindi, Nichiren non si tiene ai margini dei loro problemi, dispensando consigli generici o falsamente mistici, ma con l’attenzione di un “consulente della vita” analizza ogni aspetto della situazione in cui si trovano e li consiglia con precisione, dopo una ponderata riflessione basata sugli eventi che stanno accadendo e su un’attenta analisi di testi buddisti e non buddisti.
Come leggiamo dalle prime righe di questa lettera, infatti, il Daishonin analizza in dettaglio i termini della disputa fra Shijo Kingo e il suo signore e poi inizia con estrema attenzione a spiegare al suo discepolo quale atteggiamento gli avrebbe permesso di non soccombere alle difficoltà e di riconquistare la fiducia del suo signore, minata dalle calunnie degli altri vassalli. Sebbene Nichiren avesse già previsto il verificarsi di questa difficoltà, aveva atteso che i fatti si evidenziassero per evitare di basarsi su delle supposizioni e per permettere a Shijo Kingo, che aveva difficoltà a controllare il suo carattere, di essere consapevole della delicatezza della situazione e degli sforzi che sarebbero stati necessari per poterla risolvere.
Nella sua Proposta di pace 2007 Ikeda sottolinea l’importanza di esercitare il proprio autocontrollo come primo gradino per costruire una società pacifica, chiarendo che alla base della pace globale che tutti auspichiamo c’è lo sforzo individuale di autoriforma e di miglioramento del sé proprio del Buddismo.

GRATITUDINE

«Tu, tuo padre e la tua famiglia avete un grande debito di riconoscenza verso il vostro signore. [...] Non devi biasimarlo solo perché a te non piacciono le tue nuove terre».

Lo spirito di gratitudine è un principio particolarmente importante nel Buddismo in genere e in quello del Daishonin in particolare. Secondo il principio buddista di “origine dipendente” la nostra vita individuale non è in alcun modo separata dalla vita e dall’ambiente che ci circonda, ma anzi ne è parte integrante. In nessun istante, infatti, possiamo tracciare una linea di confine fra il nostro io e gli altri, in nessun istante possiamo vederci come un’isola, in quanto la nostra nascita, la nostra crescita e la nostra esistenza presente sono il risultato dell’interrelazione costante fra noi e l’ambiente.
Secondo questa concezione, quindi, l’atteggiamento egoistico secondo cui “tutto ci è dovuto” è privo di ogni fondamento e dovrebbe invece essere sostituito da uno spirito di gratitudine nei confronti di tutto ciò che ci circonda e che ci permette di continuare a esistere, sebbene la condizione che stiamo attraversando possa non essere delle migliori.
Oltre a ciò, pensare che le cose debbano andare per il meglio e che incontrare difficoltà sia in qualche modo un’anomalia di cui non ci riusciamo a capacitare, in particolare perché pratichiamo, è un’altra idea che non trova fondamento nel Buddismo che seguiamo.
Infatti in un brano del Gosho Felicità in questo mondo (SND, 4, 157) si legge: «Non permettere che le avversità della vita ti preoccupino, nemmeno i santi o i saggi possono evitarle». È quindi chiaro che le difficoltà sono una componente inscindibile dalla nostra vita quotidiana e il modo di affrontarle non è di dolersene ma di comprendere che attraverso la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e le nostre attività per incoraggiare gli altri Nichiren ci dice che «quanto più grandi saranno le difficoltà che incontrerà, tanto più grande la gioia che egli proverà grazie alla sua forte fede» (Una nave per attraversare il mare della sofferenza, SND, 4, 261).
Ne consegue che dovremmo essere comunque grati alla vita per ciò che abbiamo, mentre ci sforziamo di migliorare noi stessi. Questo atteggiamento ci permetterà, come accadde a Shijo Kingo, di far emergere immensi benefici e di cambiare la nostra condizione in un modo che non ci saremmo mai aspettati. In un suo articolo per un giornale giapponese, il Japan Times, Daisaku Ikeda parla della felicità come è intesa nel Buddismo: «Essenzialmente, tutte le attività umane hanno come loro obiettivo la realizzazione della felicità. Perché quindi siamo arrivati a produrre il risultato opposto? Potrebbe darsi che la causa prima del nostro fallimento si trovi nell’errata comprensione della vera natura della felicità?
La gratificazione del desiderio non è felicità. Se così fosse, come diceva Socrate, una persona che passi la sua vita a grattarsi un prurito potrebbe essere definita felice. La vera felicità può essere raggiunta soltanto quando trasformiamo la nostra vita da un’irrefrenabile ricerca del piacere a una dedicata ad arricchirci profondamente, quando ci concentriamo a “essere di più” piuttosto che semplicemente ad avere di più» (Japan Times, aprile 2007).

MANTENERE LA DETERMINAZIONE NEL TURBINIO DEGLI EVENTI

«L’uomo saggio non si lascia sviare dagli otto venti [...] per quanto possa pregarlo, il cielo non ti proteggerà».

Nel cuore di questa lettera Nichiren incoraggia il suo discepolo a vivere costruendo una vita che non sia sviata dagli avvenimenti quotidiani, chiarendo che la saggezza è lo strumento fondamentale che ci permette di orientarci nelle tempeste che inevitabilmente si abbattono su di noi. Saggio è colui che mantiene la sua determinazione nel turbinio degli eventi, che siano positivi come la prosperità e il piacere o negativi come il declino e il disonore. È importante notare che non solo i “venti negativi” sono considerati in grado di sviare la nostra fede, ma anche quelli che rappresentano delle condizioni apparentemente favorevoli come la prosperità, l’onore e la lode. Nel mondo del Buddismo, infatti, ogni cosa non ha un valore “assoluto”, in sé positivo o negativo, ma manifesta il suo intrinseco potenziale a seconda della relazione con le altre cose. Anche l’essere umano non è visto come “assolutamente” positivo o negativo, ma come capace di manifestare entrambi i potenziali. La differenza in ciò che manifestiamo è determinata dal nostro ichinen, cioè dalla direzione del nostro cuore, quindi dalla nostra decisione. Quando la nostra preghiera è orientata dalla nostra determinazione verso la nostra natura illuminata, allora siamo in grado di ottenere i migliori risultati. Il segreto per una vita felice, ci spiega il Daishonin, è non permettere alle situazioni esterne di sviarci dalla nostra convinzione, perché in questo caso non riusciremo ad attivare le funzioni protettive, chiamate nel Buddismo shoten zenjin, che esistono all’interno e all’esterno della nostra vita. Il Daishonin spiega dunque a Shijo Kingo l’importanza di avere un atteggiamento corretto per attivare questa protezione.
A prima vista potrebbe sembrare che l’invito di Nichiren a non nutrire rancore nei confronti del suo signore sia un consiglio di tipo moralistico, teso semplicemente a correggere l’impulso a lamentarsi del suo discepolo, e quindi un implicito invito ad accettare con rassegnazione ciò che gli stava capitando. L’insieme del Gosho però, così come ci rivela anche l’analisi di altre lettere inviate a Shijo Kingo, ci mostra che Nichiren prima di tutto intendeva chiarire che la causa delle difficoltà che il suo discepolo stava incontrando non era da ricercarsi all’esterno, e che quindi non c’era motivo di nutrire “irragionevoli rancori” nei confronti del suo signore. Inoltre, intendeva invitarlo a comportarsi con prudenza e a non agire in maniera emotiva in risposta alla situazione contingente, ma a muoversi sulla base di una precisa strategia che scaturisse dalla saggezza insita nella natura di Budda. Nelle situazioni difficili bisogna utilizzare sempre la massima cautela, questo è un suggerimento che si ritrova innumerevoli volte negli scritti del Daishonin, che ci invita a non credere superficialmente di essere al sicuro solo perché stiamo praticando. Al contrario, Nichiren incoraggia spessissimo i suoi discepoli, e in particolare Shijo Kingo, a “non risparmiare sul prezzo del cavallo”, a “circondarsi di persone fidate” e comunque a comportarsi con grande attenzione per evitare ogni possibile incidente. Un atteggiamento consapevole della possibilità dell’insorgere di problemi è infatti parte integrante di ciò che attiva la protezione degli shoten zenjin.

LE ACCUSE INGIUSTE SORGONO A CAUSA DELLA FEDE NELLA LEGGE MISTICA

«Ricorrendo in tribunale si può vincere la causa, ma si può anche perderla. [...] L’attuale regime subirà sicuramente lo stesso destino, ma tieni per te quanto dico, non parlarne a nessuno».

Gli insegnamenti contenuti in questa lunga parte del Gosho sono di grandissima attualità e sembrano scritti proprio per noi. Hanno valicato più di settecento anni senza perdere di efficacia perché non nascono dall’impulso di sciorinare principi dogmatici ma dal desiderio che tutte le persone diventino felici. Nello specifico, Nichiren spiega a Shijo Kingo di non riporre troppe speranze di risolvere le sue controversie attraverso le vie legali, poiché sapeva bene quanto il sistema giudiziario dell’epoca fosse una diretta emanazione del potere che lo stava perseguitando a causa della sua fede, e quindi capiva chiaramente che una semplice azione legale non sarebbe bastata per sconfiggere quella che in realtà era una manifestazione della forza demoniaca della vita.
A questo proposito, Daisaku Ikeda scrive in una sua guida citando il Daishonin: « “Il mio attuale esilio non è dovuto ad alcun crimine mondano”. Le persecuzioni sorgono nonostante la propria innocenza. In realtà, spesso le questioni mondane sono usate come pretesto per le persecuzioni. Visto dalla prospettiva odierna, è ovvio che Nichiren fu perseguitato a causa della sua fede nella Legge mistica. Tuttavia, agli occhi di molte persone del suo tempo Nichiren appariva semplicemente come un criminale che aveva violato le leggi del paese. Perché le questioni mondane vengono solitamente usate come pretesto per le persecuzioni? La ragione è che sebbene sia difficile far abbandonare la fede calunniando la Legge, è facile instillare il dubbio negli altri diffondendo la voce che i praticanti del Sutra del Loto hanno commesso dei crimini, anche se questo è falso» (Il Gosho e la missione di kosen-rufu, Esperia, p. 231).

I CONSIGLI DEL DAISHONIN SONO MOLTO DETTAGLIATI

«Per quanto riguarda il tuo problema, ti consiglio di non ricorrere al tribunale. [...] Rimani calmo, non ti far trasportare dai tuoi desideri, dalla preoccupazione per il tuo rango e dal tuo temperamento».

In conclusione, dopo una precisa disamina dei motivi che avevano portato il Giappone a peggiorare la situazione sociale e religiosa, essenzialmente a causa di credenze negli insegnamenti provvisori del Buddismo che portavano le persone a guardare fuori di sé invece che a svilupparsi e a migliorare la propria vita, Nichiren torna a parlare direttamente con Shijo Kingo della sua situazione. Per evitare che si esponesse inutilmente, facendo il gioco dei suoi detrattori che non aspettavano altro che di poter dimostrare al suo signore quanto fosse mal riposta la sua fiducia, lo consiglia in modo estremamente dettagliato. «Rimani calmo, non ti far trasportare dai tuoi desideri, dalla preoccupazione per il tuo rango e dal tuo temperamento»: queste parole ci mostrano quanto a cuore il Daishonin avesse il suo discepolo e quanto profondamente conoscesse i suoi punti deboli. Questa intensa compassione fece sì che Shijo Kingo, seguendo precisamente i consigli del suo maestro, potesse non solo superare le difficoltà che stava sperimentando ma anche vedere accresciuta la sua considerazione e i suoi possedimenti, in una trasformazione di eventi che alla fine fece infrangere i progetti perversi dei suoi nemici contro i solidi bastioni della relazione di maestro e discepolo.
 

Bibliografia

 

Buddismo e Società n.124 settembre ottobre 2007
Il nuovo rinascimento, n. 197, p. 23.
Il nuovo rinascimento, n. 237, p. 18.
Una frase dal Gosho, Buddismo e società, n. 107, pp. 6-9.
Daisaku Ikeda, Il mondo del Gosho, vol. 2, p. 149 e seguenti; pp. 283-291.
Daisaku Ikeda, “Mai come foglie al vento”, Il nuovo rinascimento, n. 155, pp. 17-18.
Daisaku Ikeda, Lezioni sul Gosho “Il raggiungimento della Buddità in questa esistenza”, Buddismo e società, n. 119, pp. 35-41.
“Con il maestro nel cuore”, Buddismo e società, n. 108, pp. 58-59.
“Una vita in pericolo”, Il nuovo rinascimento, n. 367, p. 19 e seguenti.